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Sull’affidamento condiviso iniziate le audizioni al Senato

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIeri, 29 giugno, sono iniziate presso la Commissione Giustizia del Senato le audizioni in merito ai ddl 957 e 2454 che modificano la legge 54/2006 sull’affidamento condiviso. Tra i soggetti auditi la Libera Associazione Donne Divorziate e Separate (LADDES Family FVG, ma di recente allargatasi in ambito nazionale) e Crescere Insieme, alla quale si devono i suddetti ddl. Le due associazioni, in perfetta sintonia, hanno fatto notare come la nuova proposta nasca da una pressoché completa inosservanza della legge in vigore, che sacrifica tutti i  membri della famiglia separata, a partire dai figli, cui si negano diritti indisponibili in nome di un “interesse del minore” che ne è l’esatto contrario. L’affidamento condiviso rappresenta, infatti, la scelta effettuata dal Parlamento a larghissima maggioranza tra i modelli monogenitoriale e bigenitoriale di gestione dei figli a favore del secondo, caratterizzato dalla presenza equilibrata di entrambi i genitori, entrambi investiti di compiti di cura a vantaggio dei figli, ai quali provvedere direttamente. Il sistema legale, che già era riuscito a ritardare di 12 anni questa svolta, ha insistito invece nel privilegiare il vecchio modello, attribuendo a un solo genitore, il collocatario, ogni responsabilità e fatica e all’altro solo l’obbligo di trasferirgli denaro, con una frequentazione del tutto squilibrata dei due nuclei allevanti. Il completo scollamento del sistema legale dal paese reale – unito ancora una volta, madri, padri e figli,  nel chiedere effettive pari opportunità per tutti – è stato ieri confermato ancora una volta, essendosi i rappresentanti di AIAF, OUA, UNCM e AIMMF arroccati a difesa del modello monogenitoriale, lasciando all’altro solo la derisione del nome. Le associazioni promotrici si impegnano a proseguire la loro civile battaglia, confidando che il potere legislativo sappia difendersi dalle invasioni di campo del potere giudiziario.