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Regolamento sulle specializzazioni

Da avvocato tuttofare ad avvocato specialista. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 15 settembre 2015 n. 214 del nuovo regolamento, dal 14 novembre p.v., il mondo forense si arricchirà di una nuova figura: l'avvocato specialista, il quale non acquisirà più specifiche competenze sul campo e con l'esperienza, ma, sarà tenuto, per potersi definire tale, a seguire precise regole. Dalle relazioni familiari e patrimoniali all'informatica; dal diritto dei trasporti a quello a tutela della proprietà intellettuale. Sono 18 le aree specifiche del diritto nelle quali gli Avvocati potranno specializzarsi per fornire risposte specifiche qualificate alle esigenze dei propri assistiti, con il limite massimo di due settori da indicare al Consiglio dell'Ordine di appartenenza. Non solo, ma per conseguire la qualifica, l'avvocato potrà percorrere due strade: da un lato, la frequenza di corsi di durata biennale, dall'altro la comprovata esperienza nel settore di specializzazione. Per quanto riguarda la prima strada, sarà compito delle Università stabilire i percorsi da sottoporre al ministero della Giustizia, ai fini della valutazione dei programmi didattici. Sarà poi una commissione permanente, composta da sei esperti, due magistrati nominati dal Ministero, due avvocati scelti dal Cnf, e due professori universitari selezionati dal Miur ad elaborare i programmi per formare gli specialisti. Ed i corsi saranno organizzati d'intesa, stipulando specifiche convenzioni, con il Consiglio nazionale forense o con i consigli degli ordini degli avvocati. Per poter mantenere il titolo acquisito l'avvocato specialista, dovrà dimostrare di avere partecipato in modo proficuo e continuativo a scuole o corsi di alta formazione nello specifico settore di specializzazione per un numero di crediti non inferiore a 75 nel triennio di riferimento e, comunque, a 25 per ciascun anno. Il secondo percorso invece, che si basa sull'esperienza, prevede un riconoscimento d'ufficio per i professionisti iscritti all'albo senza interruzione da almeno otto anni, i quali abbiano esercitato, negli ultimi cinque anni, l'attività forense in uno dei settori scelti. Il legale dovrà così dimostrare di aver trattato nei cinque anni incarichi professionali "rilevanti per quantità e qualità", pari ad almeno 15 per anno. Al Consiglio nazionale forense, spetta il compito di revocare la specializzazione, a seguito di segnalazione da parte del Consiglio dell'Ordine di appartenenza, nei seguenti casi: a)irrogazione di sanzione disciplinare definitiva, diversa dall'avvertimento, conseguente ad un comportamento realizzato in violazione del dovere di competenza o di aggiornamento professionale; b)mancato adempimento degli obblighi di formazione continua ovvero dell'obbligo di deposito nei termini della dichiarazione e della documentazione di cui all'articolo 9, comma 1. Nella fase transitoria, è previsto il conferimento del titolo (previo superamento di un esame scritto e orale), anche a favore degli avvocati che nel periodo 2011-2015 hanno già conseguito un attestato di frequenza a un corso almeno biennale di alta formazione specialistica. Per gli opportuni approfondimenti si rimandano i lettori al link della rivista www.in-giustizia.eu.

Carmen Langellotto