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In attesa della riforma degli ordini professionali l'Ordine si difende da sè

L'Ordine di Roma fa da sè.

 

L’annosa questione dell’accesso all’ordine forense pervade ormai così in profondità l’avvocatura da non essere andata in vacanza neanche nel caldo luglio ultimo scorso: infatti è del 29 l’adunanza dell’Ordine degli Avvocati di Roma in cui viene affrontata la questione dei giuristi che si recano nella penisola iberica a conseguire il titolo di “abrogado” per ritornare in Italia e far valere il titolo in quanto parte dell’Unione Europea.

La necessità di permettere la circolazione dei professionisti per tutto il mercato comunitario ha dato così la sponda a quanti hanno scelto di trovare soluzioni alternative alla difficile prova per l’iscrizione agli ordini forensi italiani, com’è evidente tanto dall’entità del flusso di laureati diretti verso i paesi dei cugini latini quanto dalle percentuali di ammissione agli Ordini italiani (basti pensare che molti al 5° tentativo non desistono ancora).

Il problema sarebbe quasi di facile soluzione se il mondo dei giuristi, ma soprattutto quello dell’economia, non fossero quanto mai divisi sul da farsi (si pensi agli autorevoli interventi del professor Pietro Ichino e al grande dibattito che ogni volta ne segue e agli opposti propositi di riforma del ministro Alfano).

Si apre quindi la caotica discussione a tutto campo che rispecchia visioni sostanzialmente diverse della società: da un lato chi ritiene che quello dell’Avvocatura sia un settore molto sensibile e che come tale vada protetto da parte dello Stato e dall’altro chi invece ha fiducia nel naturale operare del “mercato” e accusa gli ordini di corporativismo. Col risultato che tra una e l’altra opzione la soluzione è sempre stata, fino ad oggi, non scegliere (e quindi non inimicarsi nessuno dei due bacini elettorali).

Dunque l’Ordine degli Avvocati di Roma, ignorato nel bene e nel male, è costretto a difendersi da sé, come del resto sono costretti a fare i giovani giuristi frequentatori della Spagna, per i quali sono nati anche appositi siti web che danno tutte le informazioni del caso e possono curare anche la relativa istruttoria. L’Ordine ha così sospeso le richieste d’iscrizione all’Albo per verificare l’esercizio effettivo della professione forense e per convocare i richiedenti per verificare l’effettivo possesso delle capacità professionali.

Insomma, ognuno se la cava come può.

 

Massimo Reboa