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COA di Roma: in prima linea per la legalità

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOTanti si sono posti il quesito del perché il Legislatore, a fine legislatura, abbia varato la riforma forense. E molti sono stati coloro che hanno pensato ad un ultimo privilegio concesso alla "casta" degli avvocati. Ma non si tratta di una riforma qualsiasi, in quanto era un atto doveroso del Parlamento riconoscere il ruolo costituzionale dell'avvocatura, perché investe direttamente l'art. 24 della Costituzione e, quindi, il professionista, che nell'ambito della propria missione a difesa della legalità, tutela i diritti del cittadino. Nell'ambito di questa "missione", rientra anche la normativa sul gratuito patrocinio che ultimamente rappresenta una doppia sfida per l'Avvocatura, in quanto coinvolge sia le istituzioni forensi sia i singoli patrocinatori. Per un verso, infatti, prima con la legge n. 134/2001, e poi con il Testo unico sulle spese di giustizia (DPR n.115/2002,) i Consigli dei vari ordini sono stati investiti di importanti funzioni, tra le quali l'esame delle domande di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, assolvendo così un importante funzione sociale. Tale funzione infatti è svolta sì nei confronti dell'intera collettività, ma in particolare della collettività più debole ed emarginata. Per altro verso, la responsabilità di fornire un patrocinio fedele grava sul singolo avvocato che assume la difesa del cittadino svantaggiato. Per lo più i richiedenti il gratuito patrocinio sono persone che provengono da paesi stranieri, e, o per mancate documentazioni in possesso o per le difficoltà che si generano nelle Ambasciate di appartenenza, spesso si vedono rifiutata la richiesta avanzata. Divenendo così agli occhi dell'opinione pubblica "vittime sacrificali" dei "poteri forti" rappresentati dalle istituzioni forensi, ree per il solo fatto di gestire le procedure di ammissione. A seguito di "attacchi" da parte di alcuni organi della stampa, nei quali non si entra nel merito, la nostra rivista, come sempre attenta a tematiche così sensitive, ha appurato che, in materia di gratuito patrocinio ed in particolare per ciò che concerne i richiedenti asilo, il COA di Roma, cui va il nostro plauso, ha dimostrato una particolare sensibilità sul tema. In tal modo, consapevole del ruolo sociale che riveste e della delicatezza della materia, il COA di Roma ha ritenuto, attraverso una serie di delibere, tra cui la più importante riteniamo essere quella del 12 luglio 2012, rivolgere un'interrogazione al Ministero della Giustizia "circa le difficoltà obiettive della materia che disciplina gli istituti del gratuito patrocinio e delle difese d'ufficio, nonché della situazione di difficoltà che spesso si genera nelle Ambasciate". Inoltre, nelle more il COA ha invitato i colleghi "a essere più attenti e diffusi nelle note e richieste che elaborano, indicando più motivi possibili e pertinenti per i quali dover ammettere al patrocinio il proprio assistito". A dimostrazione che l'Avvocatura è tutt'altro che quella lobby che certa opinione vuol far credere essere.

Carmen Langellotto