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Intervista all'Avv. Borzone, vicepresidente UCPI

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Tra etica e mercato la riforma dell'ordinamento forense.

La riforma della professione forense in cantiere rappresenta uno dei capisaldi dello snellimento e della razionalizzazione del nostro sistema giustizia, vittima non solo della notoria lentezza dei processi ma anche del degrado. Si presenta così una ghiotta occasione per confrontarsi e ridisegnare per il prossimo futuro la funzione sociale dell’operatore del diritto per eccellenza. Un modello, selezionando fortemente i futuri avvocati, garantirebbe l’etica e la fiducia che il comune cittadino ripone nella figura dell’avvocato, un po’ come fa con il medico; al contrario l’altro modello aprirebbe al mercato un nuovo settore dove investire ponendo anche un freno alla disoccupazione del paese, ma al costo di aumentare la competizione con conseguente penalizzazione dell’etica e del decoro dell’avvocato. Abbiamo così intervistato l’avvocato Renato Borzone, vicepresidente dell’Unione Camere Penali Italiane, le quali hanno ripetutamente preso posizione sul tema.

 

L’Antitrust ha recentemente bocciato i punti più importanti della riforma della professione forense approvata dalla Commissione Giustizia del Senato, suscitando clamore e polemiche tra i professionisti del settore. Particolari critiche si sono avute sulle questioni delle esclusive, delle tariffe, della pubblicità, dell’accesso alla professione e infine del potere regolamentare in capo al Consiglio nazionale forense. Quale direzione consiglia la Camera Penale per una giusta riforma?

Recentemente l’avvocatura unita ha preso posizione in un documento che indica 10 punti per la riforma. Su questo provvedimento chiederemo alla politica un’approvazione celere perché la situazione è ormai insostenibile.

L’Unione camere penali sottolinea in particolare come i punti principali e più urgenti di questo decalogo siano: -la riforma dell’accesso alla professione forense -l’introduzione delle specializzazioni forensi, le quali non rappresentano un vincolo per l’avvocato ad operare solo in un determinato settore ma un riferimento per i cittadini, i quali spesso si affidano ad un legale “generalista” anche quando sarebbero necessarie specifiche cognizioni in un certo settore. -una seria formazione professionale, non in un’ ottica mercantilistica ma di verifica dell’aggiornamento professionale per assicurare al cittadino una effettiva e qualificata difesa da parte di un avvocato versato nella disciplina che affronta. L’Antitrust vorrebbe addirittura semplificare l’accesso all’avvocatura perché questo richiederebbe il mercato, ma il contesto è già talmente degradato dal numero eccessivo di legali, spesso impreparati, che continuare su questa strada sarebbe la fine dell’avvocatura.

Va poi abolito nuovamente il “patto di quota lite”, per assicurare ai cittadini quella indipendenza dell’avvocato che rientra nella sua funzione e che è la garanzia della dignità della professione.

 

Il Consiglio nazionale forense, in replica alle critiche dell’Antitrust, ha evidenziato come le misure anti-crisi del governo abbiano trascurato gli avvocati e i professionisti in genere, con effetti distorsivi, questa volta sì, della concorrenza. Secondo Lei i professionisti potrebbero giovare comunque dei provvedimenti del governo in quanto indotto delle imprese?

Questo sono situazioni rispetto alle quali le camere penali non interloquiscono perché non sono competenti. Le posizioni del Consiglio nazionale forense sono comunque condivisibili e danno un segno di rinnovato vigore al fine di vedere approvata questa riforma forense.

 

Uno dei problemi dell’avvocatura italiana, praticata a volte ancora in modo poco professionale, è quello di non riuscir a tenere il passo con la concorrenza delle grandi law firm internazionali. Quale può essere la via d’uscita dal “nanismo” della professione?

Si tratta di temi che attengono a settori diversi da quello penale; in ogni caso ogni paese ha le sue peculiarità, e anche gli studi medi e piccoli hanno spesso, da noi, grande dignità.

 

Infine, cosa auspica per il futuro della professione?

Auspico meno corporativismo e più attenzione alla tutela dei cittadini. Quello che conta è che la figura dell’avvocato sia quella di un professionista preparato e affidabile, e il Consiglio nazionale forense insieme a tutta l’avvocatura sta promuovendo la riforma proprio in quest’ottica. L’avvocato deve tornare ad essere il garante rigoroso del rispetto delle regole del gioco, il cane da guardia del potere giudiziario: per questo deve essere preparato, rigoroso, rispettoso delle leggi e consapevole del proprio ruolo.

 

Massimo Reboa