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Nolo acerbam sumere...

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLODalle email scatenate dalla campagna elettorale, il mondo forense è stato informato che il sito del Consigliere Segretario dell'Ordine degli Avvocati di Roma, Rodolfo Murra, è stato sequestrato dal Magistrato penale. Il motivo, la denuncia proposta da un altro Consigliere ritenutosi offeso da un articolo dal titolo "La volpe e l'uva", il cui contenuto non ci è dato conoscere, atteso il provvedimento giudiziario. Dai ben informati si è appreso che l'articolo criticava un'affermazione di un Consigliere, sentitosi offeso dalla nota critica di quanto era successo nel corso di una seduta del Consiglio del 7 luglio scorso, reperibile sul sito ufficiale dell'Ordine forense. Conoscendo la correttezza e l'ironia del titolare del sito sequestrato, riesce veramente difficile a questa testata ritenere che nelle parole dell'avv. Murra vi fosse un intento diffamatorio: ma, si sa, la suscettibilità è un sentimento personale! A chi si ritiene «avvocato sino al midollo» appare difficile accettare lo strumento scelto per difendere il proprio onore. Gli avvocati si sono sempre posti in un rapporto di confronto istituzionale con i magistrati e, per le differenti posizioni, spesso contrapposte, non hanno mai gradito che la Magistratura fosse chiamata a dirimere questioni interne fra i professionisti. Giulio Andreotti, che nessuno può negare che sia stato un grande uomo politico del '900, ha sempre evitato di querelare i giornalisti, ritenendo che il diritto di critica ex art. 21 Cost. e, sostanzialmente, la democrazia dovessero essere interpretati in senso estensivo e non restrittivo. Lo spettacolo che si dà all'esterno è quello di due consiglieri dell'Ordine che si affrontano davanti ai giudici perché questi ultimi decidano sulle loro polemiche interne. Polemiche che, nella sostanza, non sono relative a questa o a quella iniziativa in difesa della professione, ma a chi si senta un avvocato più bravo dell'altro. Né si dica che, con tale presa di posizione, questa testata si appiattisce su posizioni istituzionali che, in questi giorni di campagna elettorale, sono viste come di sostegno ad una lista. Il Consiglio dell'Ordine è una istituzione e come tale va tutelata, ma ciò non impedisce di criticarla quando si ritiene che commetta degli errori. E, recentemente, un errore riteniamo sia stato commesso. Infatti non piace a chi scrive l'iniziativa del COA di affiggere un manifesto in cui si propaganda la richiesta degli Enti territoriali di Roma e del Lazio di affidare incarichi a dei giovani avvocati, rappresentando così che il momento di crisi ha creato sostanzialmente la figura dell'avvocato disoccupato. Queste iniziative sono lodevoli allorchè rimangano iniziativa di mutua assistenza, ma se pubblicizzate, magari sulla spinta del momento preelettorale, possono avere un effetto boomerang, cioè quello di confessare al mondo che la dignità della toga non esiste più. È infatti difficile sostenere che elemosinare una difesa sia atto di dignità. A non meno che non si voglia parlare della dignità della toga come dell'uva nella favola censurata da un GIP attento alle vicende forensi: nolo acerbam sumere...