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Rodolfo Capozzi InGIUSTIZIA la PAROLA al POPOLO”, è un periodico indipendente diretto dal vulcanico collega Romolo Reboa. Non si occupa solo di problemi inerenti alla Giustizia civile, penale ed amministrativa ma anche e soprattutto di politica, oltre alle ingiustizie che occorrono al popolo, alla gente, al cittadino. L’argomento può essere indigesto o irritante, ma è importante e chi la ignora è il primo a patirne le conseguenze quando è “cattiva”, corrotta, forse solo in crisi. Il Direttore Reboa vi dedica alcuni dei suoi editoriali senza infingimenti, senza preconcetti e senza peli sulla lingua. Fra quelli del 2009 ho apprezzato “Emergenza democratica”, per le elezioni europee, dove «la politica, con le europee fa credere che esista ancora la possibilità di scegliere i propri rappresentanti» e definisce quello nostrano come «un sistema politico a liste bloccate, nel quale le segreterie dei partiti hanno il potere di scegliere i candidati» con la conseguenza che il «Parlamento non è più l’organo rappresentativo del popolo, bensì un organo legislativo dove, per volontà popolare, un gruppo di nominati dall’alto è in maggioranza rispetto ad un altro…». Nel 2009 l’argomento principale furono le abitudini sessuali del Presidente del Consiglio, culminate con un interrogatorio da parte di un prestigioso quotidiano nazionale, con le famose dieci domande. Per parlare della crisi della politica partirei dall’astensione dell’eletto rato italiano, fino al 1976 la partecipazione era sopra il 90%, per declinare senza sosta. I sondaggi dicono che oggi il 40% degli elettori non si recherebbe ai seggi. Il profilo socio-demografico di coloro che disdegnano la “gabina” elettorale indica che a farne le spese è la sinistra, specie radicale, che non ha alcuna rappresentanza. L’astensionismo cresce anche nelle regioni più ricche del nord (dal 84,6% al 75,1% poi al 64,7% delle regionali di quest’anno).

Fenomeni scoraggianti sono quelli come Beppe Grillo e il popolo viola, oltre l’ingrossamento dell’ultra destra e ultra sinistra. E allora bisogna concentrarsi sulle cause del problema. Il Presidente Gianfranco Fini, nel suo discorso di Mirabello, che ha sancito lo strappo con il PdL, si è detto convinto che occorra dare «risposte alle tante donne e ai tanti uomini che nemmeno leggono più le pagine della politica, che nutrono fastidio per telegiornali e giornali che sembrano essere fotocopie», preso atto che «nel Paese sta crescendo il distacco nei confronti della politica». Fini ha trascorso l’estate intera a commentare la vicenda di una casetta “sgarrupata” in quel di Montecarlo, scandalo confezionato su misura dai giornali della famiglia Berlusconi o al premier assai vicini ma che non si occupano invece della condanna in secondo grado per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso per un autorevole esponente del PdL, già collaboratore e amico personale del Presidente del Consiglio, delle accuse gravissime – sempre afferenti all’art. 416 bis c.p. e dintorni - mosse a un ex sottosegretario di Stato e attualmente coordinatore regionale della Campania del PdL, ed a quelle – diverse ma altrettanto imbarazzanti – mosse a uno dei tre coordinatori dello stesso partito fondato da Berlusconi e Fini. Questo sia a destra che a sinistra, in alto e in basso. La crisi della politica è diffusa e bipartisan, ma ha precisi nomi, cognomi, numeri di procedimento penale e poi sentenze di condanna divenute irrevocabili con forza esecutiva. Quando anche un ex Primo Presidente della Corte di Cassazione viene accusato di corruzione, quando lo I.O.R. viene nuovamente indagata per riciclaggio (come ai bei tempi di Marcinkus, Calvi & Sindona) vuol dire che nel Paese c’è qualcosa che non va … e allora «che fare?», come pure diceva Lenin? Bella domanda, voi continuate a leggere “InGIUSTIZIA”, ed in particolare gli editoriali del direttore Reboa, che qualcosa succederà.

 

Rodolfo Capozzi