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Andrea Trunzo Quando è nata l’idea di scrivere questo articolo per l’anno 2001 sull’euro, in un primo momento sono rimasto spiazzato: l’origine dell’euro si può far risalire al Trattato di Maastricht, quindi al 1992; l’introduzione dell’euro, non fisica, è avvenuta il 1 Gennaio 1999; ci siamo poi trovati le nuove banconote in tasca il 1 Gennaio 2002. A prima vista sarebbe difficile dunque legare l’euro al 2001, nel senso che quest’anno non ha costituito in sé una pietra miliare della storia dell’euro.

Eppure qualche cosa di importante è avvenuto: oltre alle solite riunioni di politici sornioni con le foto di gruppo a suggellare improbabile intese tra capi di governo, quello che ricordo in maniera molto chiara è l’impatto di questa grande operazione sull’Italia, con il fervore tipico delle vigilie.

Immagino già che molti stiano per pensare all’impatto più diretto: quello costituito dalle difficoltà a passare da una moneta all’altra, dall’inflazione nascosta (per l’ISTAT; per tutti gli altri era ben evidente), dai costi di adeguamento, dagli aspetti logistici, da mille altri problemi che sarà difficile raccontare un giorno a “chi non c’era”, per spiegare quanto sia stato impegnativo per un Paese intero cambiare moneta in quel momento. Senza considerare poi gli anni di dura politica economica, fatta di ‘lacrime e sangue’, per entrare a far parte ad ogni costo di questo altezzoso club di ‘Paesi virtuosi’ che hanno adottato la moneta unica di mezza Europa. Ancora oggi paghiamo il prezzo di queste politiche economiche, anche se molti di noi hanno cominciato a pagare, nel vero senso della parola, tanto tempo fa: più precisamente nel lontano 1996, quando con l’eurotassa è stato versato astutamente il pedaggio Italiano per Maastricht.

Da anti-euro della prima ora, avverto che questo discorso potrebbe portare lontano, ma vorrei mettere tasse e problemi da parte per vedere cosa, a distanza ormai di molti anni, è rimasto di quel 2001.

I preparativi per l’euro nel 2001 sono stata l’ultima grande occasione, l’ultima grande avventura collettiva vissuta da questo Paese: da tutti, volenti e nolenti, e contemporaneamente. Tutti avrebbero usato l’euro e tutti sono stati attori del cambiamento. Raramente, nei decenni immediatamente precedenti, era stato vissuto qualcosa di così unificante, e sicuramente nulla è stato vissuto dopo.

L’euro è stata la sfida vinta per non essere considerati un Paese di serie B. La sfida dei parametri di Maastricht e dell’adozione dell’euro ha pervaso un po’ tutti, dai signori un po’ in là negli anni che hanno dovuto gestire i nuovi prezzi con il terrore di non capirci nulla ed essere imbrogliati, ad una classe dirigente che una volta tanto, in questi ultimi decenni, ha saputo individuare e poi centrare un obiettivo. Certo, per me l’obiettivo era sbagliato, ma nonostante tutto ricordo quasi con rimpianto il fervore per questo cambiamento storico. Il punto da evidenziare è infatti l’allineamento tra settori del Paese per raggiungere un obiettivo, non l’obiettivo in sé.

Si è verificato nulla di comparabile, dopo? Temo di no. Purtroppo il 2001 e gli anni successivi sono stati ricchi di eventi di primo piano. Basta pensare all’11 Settembre 2001, senza tornare agli anni recenti. Eppure perfino il terrore che arriva nella vita di tutti i giorni, con le allerte nelle metropolitane o sugli autobus, dà l’idea di qualcosa di diverso. La reazione al terrorismo non è una missione nazionale che si adotta liberamente, è una questione di sopravvivenza rispetto ad un fenomeno che si subisce.

L’euro è stata una moneta unificante, per certi versi, più che unica. Forse quello che manca a distanza di quasi 10 anni nella nostra vita quotidiana e cercando di fare un parallelo 2001-2010, è proprio una nuova grande missione che riunisca tutta la popolazione.

Gli ultimi anni sono stati bruciati, sprecati in beghe spicciole su temi che non solo non rappresentavano una missione, ma non erano né urgenti né importanti per una parte rilevante della popolazione. Certo, tante piccole cose sono cambiate, anche nella vita di tutti i giorni, e la vita di 10 anni fa sembra essere ben lontana; magari qualcuno ricorderà perfino delle piccole riforme. Però la straordinaria amministrazione ha sostituito l’ordinaria amministrazione, e il destino ha rimpiazzato la visione Politica e la pianificazione.

Ecco, pur senza dimenticare il resto, del 2001 vorrei evidenziare il meglio: una Politica nazionale ancora in grado di impostare grandi obiettivi da raggiungere.

 

Andrea Trunzo