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Caso ex ILVA di Taranto

Cercasi difensore per l’Italia e giornalisti d’inchiesta

In questi giorni non v’è nulla di più disinformativo che ascoltare i dibattiti in TV o leggere tanto i quotidiani quanto i siti web che parlano del caso Arcelor – Mittal, con quest’ultima che ha citato in giudizio avanti il Tribunale di Milano i commissari dell’ex ILVA per sentir dichiarare la legittimità della decisione di chiudere lo stabilimento di Taranto.

Infatti tutti parlano e, sostanzialmente, nessuno sa di cosa sta parlando, dato che, malgrado sia reperibile in internet, non si ascoltano persone che parlino di ciò che gli avvocati che difendono la Arcelor – Mittal hanno scritto nell’atto di citazione.

Visto che sono un avvocato, il mio primo istinto è stato leggerla e trovare che c’è un argomento (l’unico) sul quale i sostenitori di questo o quel partito contrapposti concordano: non è contrattualmente affidabile una nazione ove vi è uno Stato che prima fa una gara di affidamento e, poi, cambia in corsa le regole del gioco perché un partito, componente entrambe le maggioranze di governo succedutesi dopo le elezioni del 2018, costringe i propri partner del momento a comportamenti legislativi disomogenei nell’arco di pochi mesi.

La schizofrenia giuridica uccide l’economia e provoca povertà e solo degli irresponsabili o degli incompetenti non lo comprendono. Detto ciò, non significa che ha ragione chi ha accettato il rischio di concludere un contratto in un Paese affetto da malgoverno cronico solo perché dichiara di accorgersi di tale assurda situazione quando i conti non tornano più.

Quel che è certo è che, nell’atto di citazione, si fa riferimento ad una serie di fatti specifici sui quali nessuno dice nulla, se sono veri o falsi.

Un giornalismo serio, d’inchiesta, analizzerebbe tutti gli argomenti contenuti in un atto di citazione che rischia di mettere in ginocchio quindicimila famiglie, la fragile economia di Taranto e della Puglia e, anche, dell’Italia intera.

Un giornalismo serio, d’inchiesta, ad esempio darebbe una risposta prima dei giudici ad esempio all’accusa degli avvocati dell’Arcelor – Mittal ai commissari dell’ex ILVA (e, quindi, al Governo Italiano) di dolo: perché se i fatti sono veri, gli Italiani debbono sapere subito (e non dopo un processo la cui prima udienza si celebrerà (forse) il 6 Maggio 2020) se una multinazionale straniera vuole utilizzare il sistema giustiziario italiana per insultare una nazione, ovvero se i nostri rappresentanti tentano di fare i furbi con chi ancora spera di investire in Italia e, così facendo, mettono tutti noi alla berlina e sul lastrico.

Anche perché, dato che l’Italia è rappresentata da un professore universitario che si è auto definito "avvocato del popolo", è necessario che il popolo, ovvero le persone che egli identifica idealmente quali suoi clienti, non lo lasci da solo e lo aiuti a vincere una causa della quale, abituato a trattare grandi temi, potrebbe perdere di vista quei piccoli elementi che spesso consentono agli sconosciuti di vincere nelle aule di tribunale cause a prima vista perse.

Così, da avvocato in mezzo al popolo, ho deciso con queste righe che probabilmente il Presidente non leggerà, di dargli un suggerimento: quando in una citazione si evidenziano degli espedienti evidenti, bisogna andare a fondo e verificare riga per riga cosa scrive il proprio contraddittore.

Non entrerò nel merito della causa, ma è evidente che, in una controversia di questo genere e valore economico e sociale, una società attrice che invita la controparte a comparire in Tribunale in un termine doppio rispetto a quello fissato dall’art. 163 bis cpc (che è di novanta giorni) non ha quale reale volontà quella di ottenere una sentenza, ma di far cuocere a fuoco lento il proprio instabile avversario, sapendo che è incapace di azioni repentine a tutela del Paese.

In sintesi vi è una volontà destabilizzante che abusa del diritto, cui un Governo legislatore forte, serio e preparato potrebbe rispondere con un decreto legge a tutela della giustizia sociale e sostanziale: e non si venga a dire che evoco sistemi dittatoriali, perché io, da europeista convinto, chiedo solo di usare il principio di reciprocità, ricordando il comportamento del governo di Parigi di fronte alla prospettiva dell'acquisto dei cantieri navali francesi Stx da parte di Fincantieri.

E, ancora, colpisce rilevare, a pag. 34 di un atto di citazione relativo ove si chiede la risoluzione di un contratto di cessione di azienda a un prezzo di Euro 1,8 miliardi, l’espediente a volte utilizzato da avvocati di piccolo cabotaggio per far pagare al proprio cliente un contributo unificato (la tassa processuale) inferiore a quello dovuto.

Nell’atto di citazione dell’Arcelor – Mittal, a pag. 34, si legge che il valore della causa è indeterminato e quindi la società attrice per adire la giustizia italiana paga un contributo di soli € 518,00 in luogo di quello dovuto, calcolando che trattasi di Tribunale delle imprese, che è pari ad € 3.372,00.

Un peccato veniale, un illegittimo risparmio dell’Arcelor – Mittal di € 2.854,00, che è il secondo segnale di come agisce questo gruppo imprenditoriale Franco – Indiano, ma che è molto significativo per chi calca tutti i giorni le aule dei tribunali.

In sintesi, per salvarsi l’Italia ha bisogno di un avvocato difensore della nazione, che anteponga la giustizia sociale e sostanziale ai sofismi dei teorici del nulla.

Romolo Reboa

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