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Attualità

Una soluzione per la delinquenza giovanile

 avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOI miti che la società propone generano "mostri".

Il fenomeno della delinquenza ha assunto oggi aspetti e problemi pericolosi e sconcertanti, soprattutto se si tiene presente che la criminalità moderna ha operato un salto qualitativo e quantitativo nel suo processo di formazione e nella sua pratica di azione.

Si presenta spesso perfettamente organizzata e più spietata, decisa ed efficiente rispetto alla tradizionale malavita distinta nei suoi “valori” di galanteria, umanità, senso dell'onore, rispetto per i deboli e gli innocenti, rifiuto della violenza fine a se stessa.

La delinquenza odierna usa qualsiasi strumento e mezzo per raggiungere il fine. E' presente in tutti i settori che possono garantire profitti illeciti ed illegali; non si limita più a gestire le sale da gioco o a controllare lo sfruttamento della prostituzione, ma ha allungato i suoi tentacoli sui profitti grandi e piccoli, sul commercio della droga, e sulle tangenti commerciali e industriali, sui sequestri di persona e sul contrabbando, sull'assassinio e sulle rapine.

E' una vera e propria industria strutturata tecnicamente come quelle industrie che impongono duri metodi di lavoro per assicurarsi altri prodotti. Non è del tutto errato avanzare l'ipotesi, peraltro corrispondente nella realtà, che soprattutto nei paesi ad economia avanzata, il fenomeno delinquenziale raggiunge le sue punte più alte, più feroci. La caduta dei valori tradizionali, la disumanizzazione della vita contemporanea, i miti della società attuale, la sua organizzazione industriale, la ricerca paranoica ed ossessiva del guadagno, la ricerca del potere hanno contribuito alla trasformazione oggettiva della delinquenza.

In una società che pone come suoi valori fondamentali la forza e la ricchezza, inevitabilmente una parte degli emarginati scelgono o sono costretti a scegliere la via più breve per soddisfare i bisogni necessari ed anche quelli che la società dei consumi fa apparire come indispensabili. Sarebbe, comunque, limitativo e strumentale ricercare le origini e la causa della delinquenza solo nei disagi economici della società contemporanea; è necessario analizzare anche l'educazione e la formazione politica, i rapporti umani e familiari, l'influenza dell'ambiente sociale che hanno alimentato la spirale delle violenze e le tendenze soggettive alla delinquenza.

Insieme al dilagare della criminalità organizzata, nel corso degli ultimi anni, ha assunto una dimensione preoccupante il numero dei reati commessi da giovani e minorenni. Uno degli aspetti determinanti della delinquenza minorile è l'emarginazione economica e socioculturale di molti giovani che sono esclusi dalla vita attiva e partecipativa del paese: insoddisfatti moralmente, precari economicamente, disprezzati dal mondo civile, senza prospettive per il futuro.

Ostacolati nella loro volontà di desiderio di vita, di soddisfazione dei bisogni, tenuti ai margini della società civile e culturale, spinti nei ghetti della miseria e della solitudine, molti giovani imboccano la strada della violenza e della delinquenza, del crimine individuale.

Allora scippi, furti, rapine diventano gli strumenti per procurarsi beni spesso inutili e impartiti dalla società; la scelta, quasi sempre costretta, della delinquenza appare la scorciatoia più semplice per possedere, senza lavoro, impegno e sacrifici, ciò che è necessario per sopravvivere e i prodotti di consumo superflui che la società moderna ossessivamente propone e spinge all'acquisto.

 

 

Bruno Proietti*

Specialista in criminologia, antropologia criminale e psicopatologia criminale

 

 


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Camere Minorile Nazionale: percorso formativo 15 aprile 2011

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLO

La giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha assunto una rilevanza pratica significativa non sempre conosciuta dagli addetti ai lavori che ne potrebbero ricavare indicazioni utili nell'esercizio della professione.

CamMiNo, Camere Minorile Nazionale propone un incontro di formazione su “LA TUTELA DELLE RELAZIONI FAMILIARI NELLA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO”.

Saranno rilasciati 4 crediti formativi. Venerdì 15 aprile 2011 ore 15,00-19,00 presso il Centro Don Orione Via della Camilluccia 120 Roma. Prenotazione obbligatoria su: http://www.cameraminorile.com.

 

 


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Il crocifisso in tribunale

Si riapre una questione "spinosa". avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLO

 

Basta poco per riaccendere la miccia al dibattito sulla giustificata o meno presenza del crocifisso nelle aule di Tribunale o nelle scuole pubbliche. Questa volta il ‘pretesto’ per riaprire la questione è la notizia che Michele Duchi, presidente del Tribunale di Ragusa, ha fatto togliere i crocifissi appesi nelle nuove aule dell’appena edificata sezione distaccata del Tribunale di Vittoria. Duchi aveva già respinto la richiesta inoltrata dal locale Ordine degli avvocati nel 2005 di rimettere al suo posto, nelle aule di Ragusa, il simbolo religioso della cristianità. ‘L’Italia è uno Stato laico’, risponde a chi gli chiede della sua presa di posizione; concetto ribadito anche dalla Corte Costituzionale in svariate sentenze, che si basano su ciò che dice il dettato costituzionale agli art. n. 7, 8 e 20; ma quando si ricomincia a parlare di togliere crocifissi dalle aule scolastiche o dalle aule di Tribunale non sono in molti a pensarla come lui.

Lo schieramento dei contrari di solito non nega il principio riconosciuto della laicità dello stato ma ricorda come la maggioranza degli italiani si riconosca comunque nella religione cattolica e quindi nel suo simbolo, il crocifisso.

Dal canto loro, i favorevoli dicono che la presenza del simbolo di un’unica religione contrasta con il principio della pluralità delle confessioni.

Andando a ritroso nel tempo ricordiamo che nel 2003 il dibattito si era infiammato per il ricorso d’urgenza presentato al Tribunale dell’Aquila da Adel Smith, presidente dell’Unione musulmani d’Italia, il quale chiedeva la rimozione del crocifisso dalle aule della scuola elementare frequentata dai figli.

All’epoca si mossero tutti, dal Ministro della Giustizia Castelli alla Cei, contro la sentenza del giudice Mario Montanaro, che condannava l’istituto a rimuovere il crocifisso.

Più recente (2008) è la sentenza del Tribunale dell’Aquila che ha condannato il giudice del Tribunale di Camerino, Luigi Tosti, ad un anno di reclusione per essersi rifiutato nel 2006 di fare udienza in aule dove era presente il crocifisso. Una questione di non facile soluzione se lo stesso Tribunale nel giro di pochi anni ha emesso due sentenze così diverse.

Per ora tutto rimane com’è, in attesa della prossima notizia che scalderà gli animi religiosi e laici degli italiani.

 

 

Federica Teresa Calcioli 


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La Corte europea ha deciso: basta i crocefissi nelle aule

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOCrocefisso: tradizione o fissazione italiana?

 

Il 3 novembre la Corte Europea si è pronunciata sul ricorso della cittadina italiana, Soile Lautsi, presentato nel 2002. La cittadina aveva chiesto all'istituto scolastico frequentato dai suoi due figli di togliere i crocefissi dalle aule in quanto rappresentavano una violazione del principio di laicità dello stato; la sua richiesta non fu accolta e altrettanto inutili furono i vari reclami e ricorsi presso i tribunali italiani. La sua istanza è stata però accolta dalla Corte di Strasburgo che ha dichiarato: "la presenza del crocefisso potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come simbolo religioso, che avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione." La corte sostiene, inoltre, che la presenza nelle scuole statali di un simbolo religioso non può servire di certo al "pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica". La sentenza ha provocato molte reazioni del mondo civile, politico e religioso; le parole che caratterizzano il dibattito sono tradizione e laicità.

Il ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini, in linea con il presidente del consiglio, ha già annunciato il ricorso contro la sentenza della Corte europea per difendere un simbolo della tradizione italiana. Il Vaticano ha parlato di "sentenza miope". Le uniche voci stonate del coro provengono dalla sinistra radicale e dall'UAAR (unione degli atei e degli agnostici razionalisti), che definiscono la sentenza “un grande giorno per la laicità italiana”.

Ad essere sincera la prima domanda che mi sono posta è: vi è una qualche legge in merito? Un decreto regio risalente al 1924 prevede la presenza del crocefisso nelle aule. Successivamente questa legge non è mai stata abrogata a chiare lettere, la parola crocefisso non compare neanche nei patti lateranensi in merito all'arredamento delle aule.

Ora se consideriamo il crocefisso in quanto simbolo religioso, il principio di laicità dello stato dichiarato dalla Costituzione ne prevederebbe l'eliminazione.

Inoltre a ciò si aggiunge la legge addizionale del 1985, n.121, che non considera più in vigore il principio, originariamente richiamato dai patti Lateranensi, della religione cattolica come sola religione dello Stato italiano.

Giustamente si potrebbe affermare che il crocefisso può assumere molti significati culturali, può simboleggiare la speranza, la vittoria dell'amore sul potere o anche la solitudine nella morte e la sofferenza che ne deriva, insomma tutti valori che meritano di essere insegnati.

Tuttavia, secondo la mia opinione, il valore religioso è il più evidente e ne costituisce una parte importante e non eliminabile; in una società multietnica, qual’è ormai quella italiana, un simile simbolo posto in aule pubbliche potrebbe creare imbarazzo.

Di tradizioni l'Italia ne è piena, anche se è nata tardi come Stato, un'identità nazionale l’abbiamo da molto tempo; tuttavia non sentiamo il bisogno di “appendere” altre tradizioni nelle nostre aule e il mio spirito critico porta a chiedermene la ragione: si vuole effettivamente salvaguardare una tradizione o in realtà siamo condizionati dalla presenza geopolitica della chiesa nello stato italiano? Ad ognuno la sua risposta.

Comunque, tutta questa discussione nello e fuori lo Stato non ha molto senso in quanto è, così formulata, un dialogo sterile tra adulti. Non credo che i bambini delle elementari o delle medie (confido nei liceali) si accorgano della presenza del crocefisso nelle aule, oramai dove è presente è diventato parte dell'arredamento, come lo può essere una sedia o un banco, nulla più di questo.

Se di una tradizione non se ne avverte il valore, penso che sia ridicolo definirla tale. A questo punto il dibattito politico, riguardando le aule, andrebbe trasferito nelle aule.

 

 

Elettra Monaci


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‘Porta del diritto’

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOE’ in partenza 'Porta del diritto', il servizio di consulenza giuridica gratuita offerta presso i Municipi, messo in piedi dall’Assessorato alla Semplificazione del Comune di Roma con l'Ordine degli Avvocati di Roma e con la Camera di Conciliazione.

L’iniziativa segue quella intitolata 'Bottega del diritto', che negli anni passati ha offerto un servizio analogo per mezzo di un autobus itinerante.

In sette Municipi, IV, V, VI, VIII, XI, XIII, XX, un pomeriggio a settimana un avvocato ascolterà i cittadini su questioni legali, suggerendo le modalità di tutela più adeguate ed indirizzandoli verso gli organismi più adatti per la soluzione dei casi. 'Porta del diritto' tratterà soprattutto materie quali la sicurezza personale, i rapporti con la Pubblica Amministrazione e con gli enti erogatori di servizi, questioni condominiali, controversie familiari, recupero crediti, diritti dei consumatori, istruzione, salute, problemi dei cittadini stranieri.

Per informazioni è disponibile il centralino del Comune 060606.


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