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Attualità

Le insidie del web: phishing

phisavv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOInternet, carte di credito, pin, home banking, bancomat, pagamenti telematici, e-commerce ed altro: il massiccio sopravvento di nuove tecnologie ci apre continuamente nuovi scenari ma - ahimè - stimola anche la fantasia dei malfattori ad esplorare nuovi orizzonti. Tra i nuovi fenomeni da temere, una speciale menzione la merita senz'altro il "phishing", uno dei più diffusi strumenti di acquisizione di illeciti profitti. Il phishing consiste nell'invio massiccio di ingannevoli messaggi telematici (usualmente tramite posta elettronica) che figurino - falsamente - provenire da banche e società affidabili, inducendo i destinatari a rivelare incautamente i dati di accesso (le username e password) alle loro risorse patrimoniali gestibili via internet. L'espressione phishing origina dal verbo inglese "to fish" (cioè "pescare"), evocando le movenze di un immaginario pescatore di frodo che, sbarcato sul web, si adoperi per "prendere all'amo" gli ignari utenti della Rete. Quello che sorprende é che, contrariamente a quanto possa credersi, coloro che attuano il phishing non si avvalgono affatto di complessi strumenti informatici, limitandosi invece a ricorrere a mere tecniche persuasive esercitate per mezzo di parole ben scelte e di grafiche sovente raffinate. Comunque sia, praticando il phishing, i malintenzionati attuano una condotta indubbiamente criminale. Per questo, il fenomeno del phishing deve interessare anche gli avvocati: certamente i penalisti ma anche coloro che debbano occuparsi dei conseguenti profili civilistici del fenomeno. Da un punto di vista penale, il phishing integra certamente gli estremi dell'ipotesi di truffa (art. 640 c.p.), declinando poi nell reato di frode informatica (640 ter c.p) e sovente comportando, inoltre, la successiva fattispecie del delitto di riciclaggio (648 bis c.p.). Ciò in quanto, dopo aver carpito le credenziali per accedere ai conti bancari di coloro che subiscono la truffa, i malfattori prelevano il danaro dai conti stessi e li inoltrano on-line verso le più svariate destinazioni, al fine di far perdere le tracce informatiche del proprio agire e dei patrimoni sottratti. Come attuare ciò? Qui sta la ingegnosità del sistema. Spesso, il criminali del phishing danno corso una complessa serie di trasferimenti bancari - che usualmente terminano in Paesi esotici, dalle giurisdizioni compiacenti- avvalendosi della ingenua complicità di altri sprovveduti utenti della Rete. L'identità di quest'ultimi può coincidere anche con coloro che sono stati essi stessi vittime di phishing, essendo i malfattori venuti a conoscenza delle credenziali di accesso ai loro conti bancari. In altri casi, ulteriori ignari complici possono divenire anche coloro che vengano "arruolati" con promesse di opportunità di lavoro oppure con la prospettiva di facili guadagni. La collaborazione che viene richiesta a questo genere di involontari complici consiste nella disponibilità del loro conto corrente, in cui dovranno essere "ospitate", per un tempo limitato, le somme sottratte alle iniziali vittime, destinate ad essere presto trasferite, tramite ulteriori bonifici, sui depositi bancari dei soggetti fiduciari dei truffatori. In tal modo, i proventi del phishing vengono fatte circolare in molteplici conti correnti, così ostacolando le indagini di ricostruzione dei movimenti finanziari disposti dai criminali. Tale ultima condotta configura, però, il delitto di riciclaggio, commesso da "chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo; ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l'identificazione della loro provenienza delittuosa,..". Attenzione, dunque: dobbiamo essere consci che la Rete non merita tutta la fiducia che siamo abituati a tributarle. Internet è una utilissima risorsa ma può anche divenire una realtà molto pericolosa, se utilizzata senza le dovute cautele.

Alessandro Graziani*

Avvocato del Foro di Roma


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Emergenza rifiuti

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOL'emergenza rifiuti del Lazio inizia (ad essere avvertita) nell'ormai lontano 2000, con la previsione di un Commissario straordinario apposito, e dall'inizio del nuovo millennio non si è mai conclusa, tornando ciclicamente ed inesorabilmente ad occupare le prime pagine di quotidiani nazionali e non. Colpa certamente di quella "politica delle discariche", così è stata ribattezzata dalla Commissione europea nel dossier presentato nel febbraio 2013, che ignora le conseguenze sociali ed ambientali ed a lungo restia dall'avviare un serio progetto di raccolta differenziata. Il dossier critica anche la mala gestione della discariche del Lazio, lasciata principalmente nelle mani di un'unica società privata. In questi giorni la situazione nella città capitolina è critica, in particolare le periferie sono ancora sommerse dai rifiuti. Secondo il sindaco Marino la situazione dovrebbe tornare alla normalità in un paio di mesi e l'obiettivo per i prossimi anni sarà quello di avviare una diversa politica del rifiuto, che mira in prima battuta al suo riuso e riciclo e solo come extrema ratio allo smaltimento nelle discariche, così come ci impongono gli standards europei. Insomma meglio tardi che mai, nel frattempo i cittadini dovranno fare i conti con le conseguenze dei tanti ritardi della politica.

Elettra Monaci


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Sinistro mortale

siniavv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOCon la pronuncia n. 22909/12 la Suprema Corte coglie l'occasione per una breve disamina dei criteri di liquidazione del danno a seguito di un investimento mortale di una casalinga. In particolare, i Giudici di Piazza Cavour hanno censurato la sentenza di secondo grado, ritenendo che non vi sia stata una corretta personalizzazione del danno. In effetti, la Corte d'Appello aveva proceduto a liquidare il danno morale in una percentuale del danno biologico, ricorrendo al classico automatismo che è stato più volte censurato in sede di legittimità "perché tale criterio non rende evidente e controllabile l'iter logico attraverso cui il giudice di merito è pervenuto alla relativa quantificazione, né permette di stabilire se e come abbia tenuto conto della gravità del fatto, delle condizioni soggettive della persona, dell'entità della relativa sofferenza e del turbamento del suo stato d'animo". E' quindi necessario che il Giudicante tenga conto delle condizioni personali e soggettive del danneggiato, della gravità delle conseguenze pregiudizievoli e delle particolarità del caso concreto, al fine di valutare in termini il più possibile equilibrati e realistici, l'effettiva entità del danno. Nel caso di specie, tra l'altro, la Corte di merito aveva quantificato i danni non patrimoniali addirittura tramite un doppio automatismo, poiché il danno subito da coniuge, figli e madre della vittima è stato calcolato in una percentuale del danno non patrimoniale ipotizzabile a carico di quest'ultima, che a sua volta è stato determinato in una percentuale del danno biologico ad essa riferibile. In secondo luogo, la Cassazione si sofferma sulle conseguenze pregiudizievoli a carico della famiglia della vittima, la quale svolgeva il fondamentale ruolo di casalinga. Su punto, la Suprema Corte ribadisce come la stessa abbia più volte deciso che "in caso di morte di una casalinga i congiunti conviventi hanno diritto al risarcimento del danno subito per la perdita delle prestazioni attinenti alla cura ed assistenza dalla stessa fornita, le quali, benché non produttive di reddito, sono valutabili economicamente, o facendo riferimento al criterio del triplo della pensione sociale o ponendo riguardo al reddito di una collaboratrice familiare (con gli opportuni adattamenti per la maggiore ampiezza di compiti esercitati dalla casalinga) (Cass. civ. Sez. 3, 12 settembre 2005 n. 18092; Idem, 24 agosto 2007 n. 17977; Idem). Ha soggiunto che il diritto al risarcimento spetta anche nei casi in cui la vittima si avvalesse di aiuti o collaboratori domestici, perché comunque i suoi compiti risultano di maggiore ampiezza, intensità e responsabilità rispetto a quelli espletati da un prestatore d'opera dipendente (Cass. civ. Sez. 3, n. 17977, cit; Idem, 20 luglio 2010 n. 16896)".

Daniele Costa

Avvocato del Foro di Roma

Ius in Action


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Dispersione dati informatici

datiavv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOPec, smartcard, polisweb, notifiche telematiche: la professione dell'Avvocato è fortemente modernizzata: richiede, perciò, continua formazione e quotidiano accertamento. Oggi gli studi legali pullulano di desktop e di laptop che elaborano atti e documenti (cioè dati) con velocità impensabile sino a poco tempo fa. Questo svela, tuttavia, uno scenario davvero terrificante: cosa c'è di peggio della perdita dei dati del proprio computer? Non si può negare che se la perdita dei dati costituisce un evento - a dir poco - irritante per un comune cittadino, per un Avvocato esso costituisce un vero e proprio disastro. Naturalmente, i rischi di dispersione dei dati rilevanti sono inevitabilmente molteplici, dal momento che la perdita di dati può essere causata da circostanze di varia origine: distrazione individuale, inefficienza dell'hardware, malafede di collaboratori e perfino cause di forza maggiore. Un computer lasciato nella borsa alla stazione o smartphone dimenticato al ristorante, un computer od una rete di studio infettati da virus incendio possono creare tanto una dispersione di dati, quanto la peggiore eventualità che quegli stessi dati finiscano nelle mani sbagliate. Tutti noi dovremmo, perciò, curare maggiormente la sicurezza della conservazione dei dati e prendere le dovute precauzioni. Tanto più se, da Avvocati, i dati "trattati" siano quelli giudiziari e, pertanto, dai contenuti ad alta sensibilità. Eppure, molti di noi tralasciano le pur doverose cautele, ritenendo erratamente che i loro dati siano completamente protetti, grazie all'utilizzo di una svelabilissima password ed alla sola custodia del pc in uffici chiusi a chiave. Al contrario, per ridurre i rischi al minimo è necessario adottare anche ben altre misure. In primo luogo, i dati debbono essere costantemente salvati in maniera sicura. Una modalità di valida messa in sicurezza è rappresentata dalle soluzioni di backup online. Con questa risorsa, i dati che sono archiviati sul proprio dispositivo (pc o notebook personale) vengono periodicamente salvati su un server esterni attraverso internet. Altra misura di sicurezza consiste nell'utilizzo delle soluzioni offerte dal "cloud computing", che consente di tenere i propri dati archiviati direttamente e solo su un server esterno. In questo modo, i dati non sono conservati sul proprio pc - che viene utilizzato come mero apparato terminale - e possono essere reperiti e scaricati in modo semplice e rapido. In questo caso, i vantaggi correlati alla presenza di un server esterno sono anche altri: ciò consente di lavorare in piena mobilità, in viaggio o a casa, in quanto è possibile accedere ai dati in qualsiasi momento e da qualsiasi postazione, via Internet. Queste due soluzioni consentono anche di evitare le conseguenze peggiori che possano derivare da furto, disattenzione od eventi distruttivi. Il lavoro quotidiano acquisisce inoltre maggiore flessibilità e gli utenti possono risparmiare di costosi investimenti in infrastrutture tecnologiche, essendo sufficiente "noleggiare" un adeguato spazio di memoria sul server del fornitore del servizio. Bisogna tuttavia tenere presente che un'altra insidia per la perdita di dati è rappresentata dal mezzo di trasmissione dei dati, ovvero internet stessa. Le principali vie d'accesso per gli hacker o per i programmi dannosi - i cosiddetti malware, worm, trojan, eccetera - sono spesso le stesse e-mail a contenuto dannoso e la navigazione su alcuni siti internet altamente pericolosi. È quindi indispensabile dotare i nostri terminali di efficienti software che inibiscano l'accesso indiscriminato dei terzi non autorizzati ai nostri dati, dotandosi perciò di aggiornati programmi antivirus, firewall ed anche di filtro antispam. Comunque, unicamente precauzioni e accorgimenti tecnici non garantiscono sufficiente sicurezza se non accompagnati da adeguata formazione di quegli stessi utenti che, con tali dati, debbono interfacciarsi. Necessita perciò la massima sensibilizzazione sul tema, rivolta anche ai collaboratori (dipendenti, professionisti, collaboratori, stagisti, ecc.). Distrazione e smemoratezza sono certamente caratteristiche umane assai pericolose e non del tutto eliminabili. Possono tuttavia circoscriversi gli effetti perniciosi di tali disattenzioni tramite una adeguata sensibilizzazione di ogni addetto. É quindi indispensabile tenerci sempre informati riguardo a rischi possibili e minacce in agguato e sensibilizzarci regolarmente e costantemente sul tema della sicurezza dei dati. Solo in questo modo, avremo la possibilità di cogliere tutto il meglio del web e concentrarci fattivamente sulle nostre attività principali di difensori e di Avvocati.

Alessandro Graziani

Avvocato del Foro di Roma


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Wikilegal

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIl Portale Wikilegal offre la libera consultazione, condivisione e discussione di modelli di documenti di carattere legale, quali Contratti, Verbali, Istanze, Ricorsi, etc.. Esso parte da una logica già presente sul mercato del web, quella appartenente a Wikipedia; ciò che ne determina la differenziazione è la peculiarità di rendersi settoriale, dotandosi di contenuti specifici ed indirizzandosi in prevalenza ad un target mirato di professionisti del diritto, ancorché sia fruibile da un utenza più ampia, semplicemente interessata ad avere informazioni di carattere legale. Il portale mette in moto un meccanismo che porta a scoprire nuove professionalità, in grado anche di risolvere complesse vicende legali e magari stimolare la implementazione dottrinale e giurisprudenziale a livello istituzionale.

http://www.wikilegal.it

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