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Avvocatura

Uffici giudiziari e praticanti avvocati: il Consiglio di stato sospende il parere

Il Consiglio di Stato ha sospeso il parere riguardante lo schema di decreto ministeriale relativo al Regolamento recante disciplina dell'attività di praticantato del praticante avvocato presso gli uffici giudiziari, in attesa che arrivini dei chiarimenti da parte del Ministero della Giustizia dopo le perplessità espresse da CNF e CSM. Il decreto contiene 8 articoli. L'art. 2 indica come requisiti per lo svolgimento del tirocinio presso un ufficio giudiziario, l'iscrizione al registro dei praticanti avvocati e il possesso dei requisiti di onorabilità ex art.42 ter, comma 2, lett g), r.d. n. 12/41. L'art.3 indica gli uffici giudiziari presso cui è possibile svolgere il tirocinio ed enuncia le modalità di presentazione della relativa domanda. L'art. 4 fissa in 12 mesi la durata massima del tirocinio, che può proseguire anche presso uffici giudiziari diversi da quello iniziale, mentre l'art. 5 stabilisce che ogni magistrato non può rendersi affidatario di più di due praticanti, ad eccezione degli ultimi sei mesi, durante i quali può "formare" un altro tirocinante. L'art. 6 indica i criteri per la selezione dei praticanti , qualora quelli richiedenti il tirocinio siano numericamente superiori rispetto a quelli ammissibili. L'art. 7 indica le attività del praticante avvocato: assistere e coadiuvare il magistrato affidatario attraverso lo studio di fascicoli, l'approfondimento delle questioni sul piano giurisprudenziale e dottrinale, la partecipazione alle udienze e alle camere di consiglio e, se funzionale alla formazione forense, attraverso lo svolgimento di attività di cancelleria. La stessa norma prevede inoltre che il tirocinio può essere svolto anche contestualmente all'attività di lavoro subordinato privato e pubblico; che è il magistrato a stabilire caso per caso le modalità di accesso ai fascicoli, e che è vietato al praticante di occuparsi di fascicoli rispetto a cui versa in conflitto di interessi. Infine, il tirocinante ogni quattro mesi, deve scrivere una relazione che descrivi analiticamente le attività svolte e trasmetterla al Consiglio dell'ordine. Di fronte alle critiche mosse allo schema in oggetto, il Consiglio di Stato ha deciso pertanto di sospendere il parere, aspettando che il Ministero della Giustizia fornisca ulteriori chiarimenti.


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Interruzione servizi Portale dei Servizi Telematici il 22/08/2015

Si rende noto che a causa di improrogabili interventi di manutenzione, il sito web del Portale dei Servizi Telematici non sarà disponibile dalle ore 8 alle ore 12 del giorno 22/08/2015. Saranno inoltre indisponibilianche i servizi di consultazione registri e pagamenti telematici ed i servizi di registrazione e consultazione del Registro Generale degli Indirizzi Elettronici (ReGIndE).


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Tribunale Ordinario di Roma: nuovo orario Cancelleria della sezione Prima bis

Con una nota del 22 luglio u.s. Il Presidente del Tribunale civile di Roma, Dott. Bresciano ha disposto che fino al 30 settembre 2015 l'orario di chiusura al pubblico della Cancelleria della sezione civile Prima bis sarà alle ore 12.00 invece che alle ore  13.00 come per gli altri uffici. 

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Tribunale e Corte d'Appello Civile: al via lo sportello telematico

Presso la Corte d'Appello Civile ed il Tribunale Civile è operativo dal 7 luglio u.s. lo "sportello telematico".  L'iniziativa è stata realizzata dall'Ordine degli Avvocati di Roma in collaborazione con la Fondazione Italiana per l'Innovazione Forense (FIIF) del Consiglio Nazionale Forense, con i rispettivi Uffici Giudiziari interessati, e con il supporto tecnico della Lextel. Il nuovo sportello, cui hanno già aderito gli Ordini di Tivoli e Velletri, fornirà un ausilio concreto ed immediato in loco per gli avvocati di Roma e del Distretto, ponendo rimedio ad importanti criticità evidenziate nell'uso del PCT. A completezza del servizio offerto sono stati messi a disposizione degli utenti sia un indirizzo email  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. cui sottoporre ventuali quesiti sia una newsletter periodica finalizzata a dare contezza delle maggiori problematiche evidenziate nel deposito telematico degli atti e, al contempo, delle relative soluzioni pratiche individuate. 


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Ministero della Giustizia: incompatibilità del mediatore avvocato

In data 14 luglio il Ministero della Giustizia ha emanato una circolare interpretativa sull'art. 14 bis d.m. n. 180/2010 introdotto dal d.m. n. 139/2014 sulla norma che aveva introdotto una tipizzazione delle ipotesi di incompatibilità del mediatore con l'attività dell'avvocato e che è  oggetto di ricorso al TAR del Lazio (udienza del 7 ottobre 2015). Di seguito il testo della circolare:

Circolare 14 luglio 2015 - Incompatibilità e conflitti di interesse mediatore e avvocato 14 luglio 2015 Ministero della Giustizia Dipartimento per gli affari di giustizia Ufficio III - Reparto mediazione

IL DIRETTORE GENERALE DELLA GIUSTIZIA CIVILE

Visto il decreto interministeriale del Ministro della Giustizia di concerto con il Ministro dello Sviluppo Economico del 18 ottobre 2010 n. 180, pubblicato su G.U. 4 novembre 2010 n. 258;

visto il decreto interministeriale 6 luglio 2011 n. 145, recante modifica al decreto del Ministro della giustizia 18 ottobre 2010 n. 180;

visto il decreto del 4 agosto 2014 n. 139, recante modifica al decreto del Ministro della giustizia 18 ottobre 2010 n. 180;

ritenuta la necessità di fornire delle indicazioni sull'interpretazione da dare all'art. 14 bis del D.M. 180/2010;

adotta la seguente

CIRCOLARE

Come noto, il decreto ministeriale n. 139 del 4 agosto 2014 ha modificato il regolamento approvato con il d.m. 180 del 2010 introducendo l'art. 14 bis.

Tale disposizione sancisce un complesso ed ampio quadro di incompatibilità.

Tenuto conto della novità introdotta, dei quesiti pervenuti e dei principali profili di incertezza applicativa che sono stati posti all'attenzione degli uffici ministeriali, si ritiene necessario fornire le seguenti linee interpretative.

Al riguardo occorre premettere che la ratio sottesa a tale norma risiede nell'esigenza di garantire la sussistenza dei requisiti di terzietà e imparzialità dell'organismo di mediazione e dei suoi mediatori, ciò in quanto, come più volte ricordato da questo Ministero, viene svolta una attività delicata e significativa in quanto, prospettando un percorso alternativo alla giurisdizione, tende a definire una controversia mediante l'intervento di un terzo che, pertanto, deve porsi, anche in via di fatto, in una posizione di assoluta equidistanza rispetto alle parti in lite.

In tale prospettiva, dunque, deve ritenersi che l'art. 14 bis miri ad assicurare che l'attività di mediazione sia svolta da un soggetto che offra garanzie, anche sul piano dell'apparenza, di indipendenza e terzietà. Ciò anche in considerazione del fatto che, le norme sull'incompatibilità esprimono lo standard minimo indispensabile per garantire l'imparzialità del mediatore.

Tanto premesso, appare necessario dare compiuta attuazione alla suddetta disposizione, attraverso le seguenti direttive che gli organismi sono chiamati a rispettare.

Difensore del chiamato in mediazione, iscritto come mediatore presso l'organismo prescelto dall'istante.

Il primo dubbio interpretativo attiene all'operatività del divieto anche per l'avvocato di fiducia della parte chiamata in mediazione, iscritto come mediatore presso l'organismo scelto dalla parte istante.

Dal dato letterale della norma e dalla ratio della stessa appare evidente che la previsione normativa trovi applicazione nel caso in cui il difensore del chiamato in mediazione sia mediatore presso quell'organismo perché, diversamente, le parti si troverebbero in posizioni ingiustificatamente differenziate e non si darebbe la giusta garanzia alla parte istante, circa lo svolgimento imparziale del procedimento di mediazione.

Di conseguenza, il divieto di cui all'art. 14 bis opera anche nei confronti del difensore di fiducia della parte chiamata in mediazione, che rivesta al contempo la qualifica di mediatore presso l'organismo adito.

Estensione alle sedi in convenzione ex art. 7, comma 2, lett. c) D.M. 180/2010.

Ulteriore dubbio interpretativo attiene all'operatività del divieto, anche qualora l'organismo si avvalga delle strutture, del personale e dei mediatori di altri organismi con i quali abbia raggiunto a tal fine un accordo, anche per singoli affari di mediazione, ex art.7, comma 2, lett. c), D.M. 180/2010.

Appare evidente che in tali casi l'organismo "condivide", tra l'altro, i mediatori di un altro organismo di mediazione che si trovano, pertanto, nella medesima posizione formale dei mediatori iscritti presso l'organismo "delegante".

Di conseguenza, anche al fine di evitare una facile elusione della norma, l'incompatibilità non può che estendersi anche ai mediatori dell'organismo con cui si è concluso un accordo ai sensi dell'art.7, comma 2, lett. c), D.M. 180/2010.

Accordi derogatori.

Altra questione controversa, attiene alla possibilità rimessa alle parti chiamate in mediazione di derogare consensualmente all'incompatibilità.

Al riguardo, si ritiene per le ragioni sopra dette che la materia sia sottratta alla libera disponibilità delle parti.

Di conseguenza, non è possibile sottoscrivere tra le parti in mediazione accordi derogatori del divieto di cui all'art. 14 bis.

Compiti dell'organismo.

Altro dubbio interpretativo, infine, riguarda il potere dell'organismo di rifiutare eventuali istanze di mediazione, laddove gli avvocati delle parti siano iscritti, quali mediatori, presso l'organismo medesimo.

Considerata la funzione di vigilanza e controllo che la normativa attribuisce all'organismo, si ritiene che, trattandosi di una domanda proposta in evidente violazione di norma, all'organismo vada riconosciuto il potere - dovere di rifiutare tali istanze.

Di conseguenza, l'organismo di mediazione deve rifiutare di ricevere le istanze di mediazioni nelle quali si profilano ipotesi di incompatibilità di cui all'art. 14 bis.

IL DIRETTORE GENERALE

Marco Mancinetti


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