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Avvocatura

Giustizia: istituita la Commissione per riforma sistema delle impugnazioni

Semplificazione del sistema delle impugnazioni, rafforzamento delle garanzie difensive nel giudizio di appello, una riduzione dell'area dei ricorsi per Cassazione che non incida però sulla pienezza delle garanzie difensive. Sono questi gli obiettivi della Commissione di studio istituita per decreto firmato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando. La commissione è stata istituita per la necessità di avviare tempestivamente, in ragione della complessità della materia, il lavoro di elaborazione dello schema di decreto legislativo previsto dal disegno di legge delega recante "modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive e la durata ragionevole dei processi", approvato dalla Camera dei Deputati il 23 settembre 2015 e ora all'esame del Senato (A. S. n. 2067).


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Consiglio di Stato: valida la notifica via pec

La V sezione del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4862 del 22 ottobre 2015, ha condiviso l'orientamento giurisprudenziale (cfr. C.S., sez. VI, n. 2682/2015), che esclude la nullità della notifica del ricorso con tali modalità, effettuata in assenza dell'autorizzazione presidenziale di cui all'art. 52, comma 2, del c.p.a. Recentemente si era espresso al riguardo anche il Tar Veneto riconoscendo il beneficio dell'errore scusabile. Ancora prima il Tar Brescia aveva ritenuto valida la notifica Ad inizio 2015 Tar Lazio e Tar Pescara si erano ritenuti a sfavore mentre Tar Campania e Calabria a favore.

Il testo della sentenza 

N. 04862/2015REG.PROV.COLL. REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex artt. 116 e 74 cod. proc. amm.;

sul ricorso numero di registro generale 1742 del 2015, proposto da:

Citta Metropolitana di Roma Capitale, succeduta ex lege n. 56/2014 alla Provincia di Roma, rappresentata e difesa dall'avv. Giovanna De Maio, con domicilio eletto presso gli uffici dell' Avvocatura della Citta' Metropolitana di Roma in Roma, Via IV Novembre, n. 119/a;

contro

Associazione di Promozione Sociale Raggio Verde, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difes dagli avv. Vittorina Teofilatto e Daniela Terracciano, con domicilio eletto presso Daniela Terracciano in Roma, viale delle Milizie, n. 1;

nei confronti di

Lazio Ambiente S.p.A., in persona del legale rappresentante in carica, non costituita in giudizio;

per la riforma

della sentenza breve del T.A.R. LAZIO – ROMA, Sez. III, n. 13273/2014, resa tra le parti, concernente diniego accesso agli atti relativi alla quantità dei rifiuti abbancati nella discarica di Colle Fagiolara a Colleferro;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Associazione di Promozione Sociale Raggio Verde;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 29 settembre 2015 il Cons. Sabato Guadagno e uditi per le parti gli avvocati Giovanna Di Maio e Daniela Terracciano in proprio e su delega dell'avv. Vittorina Teofilatto;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

1. La Città Metropolitana di Roma ha chiesto la riforma della sentenza del T.A.R. del Lazio, sez. III, n. 13273 del 30 dicembre 2014, che ha accolto il ricorso proposto dall'Associazione di Promozione Sociale Raggio Verde avverso il silenzio – diniego serbato dall'amministrazione provinciale di Roma sull'istanza in data 8 luglio 2014 di accesso agli atti relativi alla quantità di rifiuti abbancati nella discarica di Colle Fagiolara a Colleferro nell'anno 2013 e nel mese di gennaio 2014 e nei mesi successivi dell'anno 2014, ordinando alla predetta amministrazione provinciale di consentire l'accesso agli atti richiesti.

A sostegno del gravame l'amministrazione ha dedotto la nullità della notifica del ricorso introduttivo notificato soltanto a mezzo della pec ed ha quindi contestato anche il capo della sentenza che l'ha condannata al pagamento delle spese di giudizio; nel merito ha rilevato che la domanda di accesso non sarebbe pervenuta per meri disguidi burocratici agli uffici competente ed ha aggiunto di non essere ancora in possesso dei dati richiesti e di essere pronta a consentire l'accesso non appena le saranno pervenuti.

Ha resistito al gravame l'Associazione di Promozione Sociale Raggio Verde, chiedendone il rigetto

2. Va rigettata la prima censura di carattere preliminare, con cui con cui si assume la nullità della notifica a mezzo pec. (Posta elettronica certificata). Al riguardo il Collegio condivide l'orientamento giurisprudenziale (C.S., sez. VI, n. 2682/2015), che esclude la nullità della notifica del ricorso con tali modalità, effettuata in assenza dell'autorizzazione presidenziale di cui all'art. 52, comma 2, del c.p.a..

Non merita accoglimento l'assunto che l'art. 46 del d. l. 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni nella l. 11 agosto 2014, n. 114, nell'aggiungere all'art. 16 quater del d. l. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni nella l. 17 dicembre 2012, n. 221, aggiunto dall'articolo 1, comma 19, l. 24 dicembre 2012, n. 228, un nuovo comma 3 bis, in base al quale "le disposizioni dei commi 2 e 3 non si applicano alla giustizia amministrativa", avrebbe sancito l'inapplicabilità, al processo amministrativo, del meccanismo della notificazione in via telematica –a mezzo PEC dell'atto introduttivo del giudizio da parte degli avvocati (in mancanza dell'espressa autorizzazione presidenziale di cui all'art. 52, comma 2, del c.p.a. ).

In realtà, il sopra citato art. 46 esclude l'applicazione, al processo amministrativo, dei commi 2 e 3 non della l. 21 gennaio 1994, n. 53, ma dell'art. 16 quater del d. l. n. 179 del 2012, conv. con mod. nella l. n. 221 del 2012, il quale, al comma 2, demanda a un decreto del Ministro della giustizia l'adeguamento alle nuove disposizioni delle regole tecniche già dettate col d. m. 21 febbraio 2011, n. 44, mentre al comma 3 stabilisce che le disposizioni del comma 1 "acquistano efficacia a decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del decreto di cui al comma 2".

La mancata autorizzazione presidenziale ex art. 52, comma 2, del c.p.a. non può considerarsi ostativa alla validità ed efficacia della notificazione del ricorso a mezzo PEC atteso che nel processo amministrativo trova applicazione immediata la L. n. 53 del 1994 (e, in particolare, per quanto qui più interessa, gli articoli 1 e 3 bis della legge stessa), nel testo modificato dall'art. 25 comma, 3, lett. a) della l. 12 novembre 2011, n. 183, secondo cui l'avvocato "può eseguire la notificazione di atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale [...] a mezzo della posta elettronica certificata".

Nel processo amministrativo telematico (PAT) –contemplato dall'art. 13 delle norme di attuazione di cui all'Allegato 2 al cod. proc. amm. – è ammessa la notifica del ricorso a mezzo PEC anche in mancanza dell'autorizzazione presidenziale ex art. 52, comma 2, del c.p.a. , disposizione che si riferisce a "forme speciali" di notifica, laddove invece la tendenza del processo amministrativo, nella sua interezza, a trasformarsi in processo telematico, appare ormai irreversibile (in tal senso anche C.S., sez. III, 4270/2015)

3. Il ricorso di primo grado era ed è stato validamente notificato ed è quindi ammissibile.

Il ricorso deve tuttavia essere dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.

Nel corso dell'odierna udienza in camera di consiglio, in ragione della documentazione depositata da Lazio Ambiente S.p.A., l'Associazione di Promozione Sociale Raggio Verde ha dichiarato di essere stata integralmente soddisfatta, insistendo tuttavia per il pagamento delle spese di giudizio

4. In conclusione, pronunciando sull'appello, deve essere dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse il ricorso di primo grado, potendo tuttavia compensarsi le spese del doppio grado di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) definitivamente pronunciando sul ricorso in appello, come in epigrafe proposto, lo dichiara improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse e per l'effetto annulla senza rinvio la sentenza impugnata.

Dichiara interamente compensate tra le parti le spese del doppio grado di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 29 settembre 2015 con l'intervento dei magistrati:

Carlo Saltelli, Presidente FF

Paolo Giovanni Nicolo' Lotti, Consigliere

Nicola Gaviano, Consigliere

Fabio Franconiero, Consigliere

Sabato Guadagno, Consigliere, Estensore

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

il 22/10/2015.


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Giustizia civile: incentivi fiscali su negoziazione e arbitrato

Arrivano gli incentivi fiscali per chi sceglie la strada di una giustizia più rapida. Chi ha corrisposto un compenso all'avvocato che lo ha assistito nel procedimento di negoziazione assistita concluso con successo o chi ha utilizzato l'arbitrato raggiungendo un lodo finale potrà infatti avanzare richiesta di attribuzione di credito di imposta da conteggiare nella dichiarazione dei redditi del prossimo anno, anche in forma di compensazione. E' quello che stabilisce il decreto interministeriale firmato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando - in attuazione della legge 132/2015 recante Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell'amministrazione giudiziaria - che stabilisce le modalità e la documentazione da esibire a corredo della richiesta di credito di imposta, nonché i controlli da effettuare sulla sua autenticità. Il decreto punta a favorire il ricorso a riti alternativi di recente istituzione, come appunto la negoziazione assistita e l'arbitrato, in grado di assicurare un servizio giustizia più efficiente e rapido. Il credito sarà riconosciuto in proporzione al compenso corrisposto fino a 250 euro nei limiti di uno stanziamento di risorse che per ora è fissato in 5 milioni di euro. (www.giustizia.it)


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L'Associazione Nazionale Forense impugna il regolamento sulle specializzazioni

L'Associazione nazionale Forense, in occasione del Consiglio Nazionale tenutosi a Rimini il 26 e 27 settembre u.s. ha annunciato l'impugnazione del regolamento sulle specializzazioni. Il segretario generale Luigi Pansini ha infatti dichiarato che: "Il regolamento per il conseguimento e il mantenimento del titolo di avvocato specialista presenta evidenti profili di illegittimità, dunque non possiamo che impugnarlo di fronte al Tar del Lazio. ANF non é stata mai contraria, e non lo é tuttora, alle specializzazioni, ma, per come l'idea della "specializzazione" dell'avvocato è stata realizzata, il regolamento ministeriale presenta troppe criticità, addirittura ulteriori rispetto a quelle già evidenziate nel corso dell'iter amministrativo di formazione del provvedimento. La specializzazione non può essere ottenuta a seguito di un percorso esclusivamente teorico e culturale, ed è palese è la diversità di trattamento ed il disvalore dell'effettiva esperienza professionale, anche con riferimento al mantenimento del titolo di specialista, rispetto all'attività di frequenza di corsi normativi. Al contempo, la valutazione della "qualità" degli incarichi ai fini della comprovata esperienza non è ancorata ad alcun criterio oggettivo ma rimessa ad un apprezzamento ingiustificatamente discrezionale. Nel settore dell'esecuzione forzata, la qualità ed il numero degli incarichi rende di fatto generica l'individuazione del settore di specializzazione e paradossali il conseguimento ed il mantenimento del titolo di specialista, dovendo l'avvocato escludere, per dimostrare la comprovata esperienza, gli incarichi aventi ad oggetto le medesime questioni giuridiche e che necessitano un'analoga attività difensiva. Queste e tutte le altre criticità erano state portate all'attenzione della politica, delle istituzioni forensi e del Ministero della Giustizia anche nel corso dell'ultimo congresso nazionale dell'Avvocatura di Venezia del mese di ottobre 2014, con due mozioni (di cui una a firma ANF) approvate dalla massima assise dell'Avvocatura, evidentemente rimaste lettera morta, anche in sede di attuazione della volontà degli avvocati. Alla luce di tutto ciò la sensazione che si sia perso tempo prezioso è palese e dunque non abbiamo potuto far altro che decidere di rivolgerci al giudice ha concluso Pansini".


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Tribunale di Roma- sezione fallimentare: copia di cortesia, si grazie

Nonostante le rassicurazioni pervenute dal Ministero della Giustizia di "regolamentare e porre fine alle prassi distorte di un eccessivo ricorso alla copia di cortesia", sollevando così gli avvocati da un ulteriore e superflua incombenza, persiste in alcuni uffici giudiziari la richiesta del deposito della c.d. copia di cortesia. Con una recente ordinanza infatti (14.09.2015) il Tribunale di Roma – Sezione fallimentare, ha stabilito che: "il giudice delegato per l'istruzione del procedimento prefallimentare, visto l'art. 16 – bis comma 9, del d.l. n. 179 del 2012, convertito convertito con legge n.221 del 2012, ordina al ricorrente di consegnare al cancelliere, prima dell'udienza di discussione, copia in forma cartacea: del ricorso introduttivo (una per ciascun componente il collegio) dei documenti offerti in comunicazione con il ricorso unitamente a specifico indice descrittivo di ciascun documento".


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