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Avvocatura

Cassa Forense: approvata la delibera di aggiornamento dei coefficienti di rivalutazione dei redditi

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha reso noto, con un comunicato sul proprio sito istituzionale, di aver approvato, con nota ministeriale del 25 febbraio 2016, la delibera 459 adottata dal Consiglio di Amministrazione della Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense, avente ad oggetto l’aggiornamento della tabella dei coefficienti di rivalutazione dei redditi ai sensi dell’art. 4, comma 7, del Regolamento per le prestazioni previdenziali, per il calcolo delle pensioni con decorrenza anno 2016. Di seguito il comunicato pubblicato sulla G.U. del 15 marzo 2016, n. 62.

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; G.U. del 15 marzo 2016, n. 62

Approvazione  della  delibera  n.  459  adottata  dal  Consiglio di forense, in data 14 maggio 2015

Con  ministeriale  n.  36/0002571/MA004.A007/AVV-L-121   del   25 febbraio 2016 e'  stata  approvata,  di  concerto  con  il  Ministero dell'economia e delle finanze ed il  Ministero  della  giustizia,  la delibera n. 459 adottata dal Consiglio di amministrazione della Cassa nazionale di previdenza ed assistenza  forense,  in  data  14  maggio 2015, concernente l'aggiornamento della tabella dei  coefficienti  di rivalutazione  dei redditi  ai  sensi  dell'art.  4,  comma  7   del Regolamento per le prestazioni previdenziali, per  il  calcolo  delle pensioni con decorrenza anno 2016.



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Praticanti avvocati: la bozza del regolamento

Il Ministero della Giustizia, in attuazione dell’art. 43 della Legge n. 247/2012 sulla legge professionale forense ha inviato al CNF, per il relativo parere,  la bozza dello “Schema di decreto del Ministro della giustizia concernente: Regolamento recante la disciplina dei corsi di formazione per la professione forense”. Nel regolamento sono previsti corsi formativi della durata minima di 160 ore. L’accesso ai corsi inoltre avverrà secondo criteri di valorizzazione del merito, con riferimento agli studi universitari o al superamento di prove scritte e orali. Inoltre, nel durante i corsi formativi gli aspiranti avvocati dovranno affrontare 3 verifiche intermedie di profitto da parte della Commissione di Valutazione. La verifica finale sarà costituita da una simulazione degli esami di stato per l’abilitazione forense. Saranno i Consigli degli Ordini e le associazioni forensi ad organizzare i corsi, per i quali si potrà richiedere una quota di iscrizione per il pagamento delle spese di organizzazione. Le materie da affrontare sono le seguenti: approfondimenti casistici nelle materie di diritto civile, penale e amministrativo; approfondimenti nelle materie processuali civili, penali e amministrative con riferimento alle tecniche impugnatorie, ordinamento e deontologia forense, previdenza, etica professionale, tecniche di redazione di atti giudiziari e di ricerca anche telematica delle fonti, teoria e pratica del linguaggio giuridico e, infine, diritto costituzionale, tributario, diritto Ue e internazionale.


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Corte di Cassazione: orario di apertura cancelleria centrale civile

Con una nota la Dott.ssa Paola Bilotti, Direttore Amministrativo della Cancelleria Centrale Civile della Corte di Cassazione ha comunicato il provvedimento di modifica dell'orario di apertura al pubblico della Cancelleria centrale civile allo scopo di migliorare la qualità del servizio erogato con i seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle ore 8.30 alle ore 13.30, il sabato dalle ore 9.00 alle ore 13.00.


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Certificato per l'arresto europeo e per l'esecuzione penale comunitaria

E' stato pubblicato sulla  Gazzetta Ufficiale n. 56 dell'8 marzo 2016 il Decreto Legislativo 15 febbraio 2016, n. 31  "Attuazione della decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, che modifica le decisioni quadro 2002/584/GAI, 2005/214/GAI, 2006/783/GAI, 2008/909/GAI e 2008/947/GAI, rafforzando i diritti processuali delle persone e promuovendo l'applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle decisioni pronunciate in assenza dell'interessato al processo". In "applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle decisioni pronunciate in assenza dell'interessato al processo all'interno dell'Unione Europea", recita la norma, l'esecuzione è permessa quando sostanzialmente si provi che l'imputato ha avuto conoscenza "della data e del luogo del processo" o quando, avendo avuto avviso "del diritto di ottenere un nuovo processo o della facolta' di dare inizio al giudizio di appello" questi decida di non avvalersi di tali possibilità. La nuova normativa entra in vigore il 23 Marzo 2016. Di seguito il testo del decreto: 

DECRETO LEGISLATIVO

 15 febbraio 2016, n. 31

Attuazione della decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, che modifica le decisioni quadro 2002/584/GAI, 2005/214/GAI, 2006/783/GAI, 2008/909/GAI e 2008/947/GAI, rafforzando i diritti processuali delle persone e promuovendo l'applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle decisioni pronunciate in assenza dell'interessato al processo.

Capo I

 Disposizioni generali

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione;

Visto l'articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Vista la decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio del 26 febbraio 2009, che modifica le decisioni quadro 2002/584/GAI, 2005/214/GAI, 2006/783/GAI, 2008/909/GAI e 2008/947/GAI, rafforzando i diritti processuali delle persone e promuovendo l'applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle decisioni pronunciate in assenza dell'interessato al processo;

Vista la legge 9 luglio 2015, n. 114, recante delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea del 2014 - e in particolare gli articoli 1 e 18, comma 1, lettera e) della predetta legge;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 447, recante approvazione del codice di procedura penale;

Vista la legge 22 aprile 2005, n. 69, recante disposizioni per conformare il diritto interno alla decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato di arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri;

Visto il decreto legislativo 7 settembre 2010, n. 161, recante disposizioni per conformare il diritto interno alla decisione quadro 2008/909/GAI, relativo alla applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della liberta' personale, ai fini della loro esecuzione nella Unione europea;

Vista la deliberazione preliminare del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 13 novembre 2015;

Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 10 febbraio 2016;

Su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministro dell'interno e il Ministro dell'economia e delle finanze;

E m a n a

il seguente decreto legislativo;

Art. 1

 Disposizioni di principio e ambito di applicazione

1. Il presente decreto attua la decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio del 26 febbraio 2009, nella parte in cui modifica le decisioni quadro 2002/584/GAI e 2008/909/GAI, rafforzando i diritti processuali delle persone e promuovendo l'applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle decisioni pronunciate in assenza dell'interessato al processo.

Capo II

 Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento interno

Art. 2

Modifiche alla legge 22 aprile 2005, n. 69

1. Alla legge 22 aprile 2005, n. 69, sono apportate le seguenti modificazioni;

a) all'articolo 19, comma 1, la lettera a) e' sostituita dalla seguente;

a) quando il mandato di arresto europeo e' stato emesso ai fini della esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza, irrogate mediante decisione pronunciata in absentia, e l'interessato non e' comparso personalmente nel processo concluso con siffatta decisione, la corte di appello puo', comunque, dar luogo alla consegna se il certificato attesta una delle seguenti condizioni;

1) l'interessato e' stato citato tempestivamente e personalmente, essendo informato inequivocabilmente della data e del luogo del processo che ha portato alla decisione pronunciata in absentia e del fatto che una tale decisione avrebbe potuto esser presa anche in absentia;

2) l'interessato, informato del processo a suo carico, e' stato rappresentato nel processo conclusosi con la menzionata decisione da un difensore, nominato dallo stesso interessato o d'ufficio;

3) l'interessato, ricevuta la notifica della decisione ed informato del diritto di ottenere un nuovo processo o della facolta' di dare inizio al giudizio di appello, in cui ha il diritto di partecipare e che consente il riesame del merito della causa e l'allegazione di nuove prove che possono condurre alla riforma della decisione oggetto di esecuzione, ha dichiarato espressamente di non opporsi a tale decisione, ne' ha chiesto la rinnovazione del processo o proposto ritualmente appello;

4) l'interessato non ha ricevuto personalmente la notifica della decisione, ma la ricevera' personalmente e senza indugio dopo la consegna nello Stato membro di emissione e, quindi, sara' espressamente informato dei termini entro i quali potra' esercitare il diritto a un nuovo processo o la facolta' di dare inizio al giudizio di appello, in cui ha il diritto di partecipare e che consente il riesame del merito della causa e l'allegazione di nuove prove che possono condurre alla riforma della decisione oggetto di esecuzione.»;

b) all'articolo 30, comma 1, dopo le parole "decisione quadro" sono aggiunte le seguenti: «come modificato dall'articolo 2, paragrafo 3) della decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009»; conseguentemente l'allegato I al presente decreto sostituisce il modello richiamato dalla legge 22 aprile 2005, n. 69.

Art. 3

Modifiche al decreto legislativo 7 settembre 2010, n. 161

1. Al decreto legislativo 7 settembre 2010, n. 161, sono apportate le seguenti modificazioni;

a) all'articolo 2, comma 1, lettera n), dopo le parole "decisione quadro" sono aggiunte le seguenti: «come modificato dall'articolo 5, paragrafo 2) della decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009»; conseguentemente l'allegato II al presente decreto sostituisce il certificato richiamato dal decreto legislativo 7 settembre 2010, n. 161;

b) all'articolo 13, comma 1, la lettera i) e' sostituita dalla seguente;

i) se l'interessato non e' comparso personalmente al processo terminato con la decisione da eseguire, a meno che il certificato attesti;

1) che, a tempo debito, e' stato citato personalmente e, pertanto, informato della data e del luogo fissati per il processo o che ne e' stato di fatto informato ufficialmente con altri mezzi, idonei a comprovare inequivocabilmente che ne era al corrente, nonche' che e' stato informato del fatto che una decisione poteva essere emessa in caso di mancata comparizione in giudizio; ovvero 2) che, essendo al corrente della data fissata per il processo, aveva conferito un mandato ad un difensore, di fiducia o d'ufficio, da cui in effetti e' stato assistito in giudizio; ovvero 3) che, dopo aver ricevuto la notifica della decisione ed essere stato espressamente informato del diritto a un nuovo processo o ad un ricorso in appello con possibilita' di parteciparvi per ottenere un riesame nel merito della imputazione, compresa l'assunzione di nuove prove, ha dichiarato espressamente di non opporsi alla decisione o non ha richiesto un nuovo processo o presentato ricorso in appello entro il termine a tal fine stabilito.

Art. 4

Clausola di invarianza finanziaria

1. All'attuazione delle disposizioni contenute nel presente decreto legislativo si provvede mediante l'utilizzo delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi' 15 febbraio 2016

 MATTARELLA

 Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri

 Orlando, Ministro della giustizia

 Gentiloni Silveri, Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale

 Alfano, Ministro dell'interno

 Padoan, Ministro dell'economia e delle finanze

 Visto, il Guardasigilli: Orlando


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Rapporto Censis sull'avvocatura: prestigio sì ma non al top

Una professione ancora prestigiosa, ma non più al top. Ai primi posti nella classifica delle professioni d'eccellenza secondo gli italiani si collocano i medici (il 37% ha attribuito il punteggio massimo su una scala da 1 a 10), seguiti dai magistrati (25%), i professori universitari (19,5%), i notai (17%), gli ingegneri (15%), gli imprenditori (15%) e i dirigenti d'azienda (13%). Politici (9%), avvocati (9%) e dirigenti di banca (8%) occupano la metà della classifica, mentre in coda figurano commercialisti (5%) e geometri (4%). Per il 16% degli italiani il prestigio della professione forense è aumentato nel corso degli ultimi anni, per il 47% è rimasto invariato, per il restante 37% è invece diminuito. È quanto emerge dal Rapporto annuale sull'avvocatura realizzato dal Censis per la Cassa Forense, che fa il punto sull'immagine degli avvocati nell'opinione degli italiani. Ad aver fatto ricorso alle prestazioni professionali di un avvocato nell'ultimo quinquennio è stato il 42% degli italiani. Il ricorso alla consulenza legale aumenta al crescere del livello di istruzione della clientela: il 24% degli italiani con la licenza media, il 43% di quelli con un diploma, il 48% dei laureati. Per l'85% degli italiani però il numero degli avvocati oggi in Italia è eccessivo. Nell'immaginario collettivo l'attrattività della professione forense è dovuta in primo luogo alla sua dinamicità, indicata dall'82% degli italiani. Seguono l'autonomia nell'organizzazione dell'attività (81%), i guadagni elevati (74%), gli interessanti sviluppi di carriera che la professione può assicurare e la possibilità di avere relazioni significative con il mondo politico e imprenditoriale (72% in entrambi i casi). Tra i pregi dell'essere avvocato c'è il fatto di godere di una grande reputazione sociale secondo il 62% degli italiani (e il dato sale al 72% tra i giovani di 18-34 anni). Tra gli aspetti che non invogliano alla professione emerge invece in primo luogo la necessità di aggiornamento continuo, segnalata dall'83% degli italiani. Seguono l'eccessiva concorrenza (74%) e la difficoltà di crescita professionale in un sistema percepito come chiuso (67%). Tra gli aspetti negativi della professione il 57,5% indica poi la perdita di prestigio sociale avvenuta nel tempo, il 56% la scarsa capacità di innovazione, il 55,5% il poco tempo libero lasciato per sé e per la famiglia, il 28% gli scarsi margini di guadagno.  Per il 60% degli italiani la figura dell'avvocato è danneggiata principalmente dal cattivo funzionamento del sistema giudiziario. Seguono fattori come la bassa qualità professionale di molti legali, l'eccessivo orientamento al profitto di molti, la troppa vicinanza alla politica (tutti fattori indicati dal 40%). L'elevata litigiosità degli italiani, per cui si ricorre all'avvocato per ogni minima questione, viene indicata dal 28%, l'eccessiva selettività nell'accesso alla professione dal 12,5% e la rappresentazione che i media ne danno dal 9%. Per il 75% degli italiani il sistema giudiziario non garantisce pienamente la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini. E secondo il 57% c'è stato pure un progressivo peggioramento nel tempo (solo il 4% ritiene che la situazione sia invece migliorata). Non a caso, il 51% degli italiani ha ritenuto almeno una volta di rinunciare alla tutela di un proprio diritto a causa della sfiducia nel sistema giudiziario. E tanto più alto è il livello di istruzione degli italiani, tanto maggiore è la sfiducia nei confronti della giustizia. Se ad aver rinunciato alla tutela giudiziale di un diritto è il 38% degli italiani con la sola licenza media, il dato sale al 54% tra i diplomati e al 53% tra i laureati.  Il Rapporto comprende anche un'indagine sull'autopercezione della professione secondo un campione di circa 8.000 avvocati e restituisce una fotografia dell'avvocatura italiana che esce molto provata dalla crisi degli ultimi anni. La professione forense ha subito i pesanti effetti della crisi economica. Solo il 30% degli avvocati italiani è riuscito a mantenere stabile il fatturato dell'attività professionale nell'ultimo biennio, per il 44% è diminuito (e la percentuale sale al 49% tra gli avvocati del Mezzogiorno), mentre solo il 25% lo ha visto aumentare. La professione appare ancorata a una generica specializzazione civilistica. Il 54% degli avvocati dichiara come prevalente la specializzazione in diritto civile, l'11% in materia penale, il 9% in diritto di famiglia (ma tra le donne avvocato la quota sale in questo caso al 14%), solo il 3% in diritto societario e appena l'1% in diritto internazionale. Solo l'11% degli avvocati indirizza la propria attività verso servizi specializzati.


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