Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Continuando a navigare nel sito accetti il loro utilizzo.

    Guarda la Cookie Policy

Avvocatura

Avvocati, architetti, ingegneri e medici: manifestazione del 13 maggio

Il COA di Roma, con una nota ufficiale in merito alla manifestazione del 13 maggio p.v.,  ha comunicato che " l’Ordine degli Avvocati di Roma e Napoli, insieme agli Ordini degli Architetti, degli Ingegneri e dei Medici di Roma, ha istituito il Comitato Promotore per l’organizzazione della Manifestazione che si svolgerà a Roma il prossimo 13 maggio 2017". L’iniziativa ha l’obiettivo di ottenere l’introduzione di una normativa sul Giusto Compenso per il Lavoro dei Professionisti (‘’minimi tariffari inderogabili’’), ponendo anche l’accento su altri nostri sacrosanti diritti, quali ad esempio l’equità fiscale e, soprattutto, il riconoscimento del ruolo economico, sociale e istituzionale che i Professionisti rivestono nel nostro Paese. Il Corteo del 13 Maggio si svilupperà da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni, dove allestiremo un Palco per gli Interventi Programmati. Per coloro che avessero intenzione di partecipare sul sito dell'Ordine degli avvocati di Roma è disponibile un form da compilare. 


Add a comment

Giudici di Pace: sciopero dal 19 al 21 aprile

E'stato proclamato un nuovo sciopero dei giudici di pace dal 19 al 21 aprile 2017. Così hanno deciso le tre organizzazioni rappresentative dell'intera "magistratura precaria" (Unagipa, Angdp e Cgdp), con un comunicato congiunto del 3 aprile 2017.  Con questo ennesimo sciopero i giudici di pace chiedono il riconoscimento di alcuni “diritti fondamentali”: continuità del servizio sino all’età pensionabile, trattamento economico adeguato, tutele previdenziali ed assistenziali, garanzie di autonomia degli uffici e di indipendenza del giudice. Di seguito il comunicato stampa integrale: 

C.G.d.P.  CONFEDERAZIONE DEI GIUDICI DI PACE

Comunicato 3 aprile 2017

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

On. Paolo Gentiloni

Al Ministro della Giustizia

On. Andrea Orlando

Alla Commissione per la Garanzia

dello sciopero nei servizi pubblici

Al Consiglio Superiore della Magistratura

Vice Presidente Avv. Giovanni Legnini

A tutti i Presidenti delle Corti di Appello

Oggetto: Proclamazione dell’astensione nazionale dalle udienze dei Giudici di Pace dal 17 al 21 aprile 2017 (*)

Avendo vanamente esperito le procedure di raffreddamento previste dall’articolo 7 del Codice di autoregolamentazione per l’esercizio dello sciopero e delle astensioni dalle attività giudiziarie dei giudici di pace come da lettere del 4 novembre 2016, del 29 novembre 2016, del 9 gennaio 2017 e, da ultimo, del 2 marzo 2017, e malgrado i recenti scioperi della categoria tenutisi dal 21 al 25 novembre 2016, dal 19 al 22 dicembre 2016, dal 26 gennaio al 1° febbraio 2017, dal 21 al 25 febbraio 2017 e dal 20 al 24 marzo 2017, nel prendere, per l’ennesima volta, atto del comportamento reiteratamente lesivo od omissivo del Ministro della Giustizia, malgrado gli impegni assunti nel corso degli incontri avuti con le organizzazioni di categoria, in sede di corretta amministrazione della Giustizia, di garanzie di indipendenza del giudice, di riconoscimento dei più elementari diritti di lavoro (previdenza, equo compenso, continuità sino all’età pensionabile, tutela della maternità e della salute…), di osservanza dei precetti fondamentali statuiti dalla Costituzione e delle principali Istituzioni Europee (Commissione Europea, Parlamento Europeo, Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa, Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa e Corte di Giustizia Europea) e Mondiali (O.N.U.);

nel rilevare che l’attuale Governo non ha manifestato segnale alcuno di sensibilità nei confronti delle istanze di categoria;

con la presente le scriventi organizzazioni proclamano lo sciopero nazionale dei giudici di pace dal 17 al 21 aprile 2017.

Premesso che:


la magistratura ordinaria, alla quale la magistratura di pace appartiene a pieno titolo, costituisce un ordine unico, investito di funzioni e poteri equivalenti; non esiste una giustizia onoraria, semmai una Giustizia che funziona ed una giustizia che non funziona; i giudici di pace chiedono il rispetto della Costituzione, nonchè delle raccomandazioni e decisioni delle più alte Istituzioni Internazionali (Organismo delle Nazioni Unite, Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa, Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, Commissione Europea, Parlamento Europeo e Corte di Giustizia Europea), alla luce delle quali la Giustizia, in qualsiasi grado e da chiunque espletata, esige, al fine di garantire l’imparzialità e professionalità del giudice, a tutela dei cittadini che vi accedono, il riconoscimento a tutti magistrati dei diritti fondamentali della continuità del servizio sino all’età pensionabile, di un trattamento economico adeguato, delle tutele previdenziali ed assistenziali, delle garanzie ordinamentali di autonomia degli uffici e di indipendenza del giudice;

DENUNCIANO quanto segue:


Il 29 aprile 2016 è stata pubblicata la legge 28 aprile 2016, n. 57, di “delega al Governo per la riforma organica della magistratura onoraria ed altre disposizioni sui giudici di pace”, senza, peraltro, che il Ministro della Giustizia Orlando abbia tenuto fede all’impegno assunto nel dicembre 2015 di ascoltare le organizzazioni di categoria prima della sua approvazione in Parlamento; a tale legge è già stata parziale attuazione con decreto legislativo del 31 maggio 2016, n. 92; tali provvedimenti legislativi si appalesano come lesivi dei diritti dei giudici di pace e dei principi di indipendenza del giudice e di autonomia degli uffici; di preciso:

1. Tutte le istanze di categoria, pur fatte tempestivamente pervenire ai competenti organi governativi, sono state respinte, malgrado la presentazione, sia in Senato che alla Camera dei Deputati, da parte di tutte le forze politiche, ivi compresi senatori e deputati appartenenti ai partiti di maggioranza, di numerosi emendamenti che miravano a rendere il testo di riforma compatibile con il dettato costituzionale e con la vincolante normativa comunitaria sul lavoro a tempo determinato ed a tempo parziale; in particolare:

2. Con una disposizione manifestamente lesiva del principio comunitario di non discriminazione (clausola 4 della direttiva comunitaria 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato) è stato prevista una generica ed inconsistente forma di previdenza, incompatibile con la natura professionale dell’attività lavorativa prestata dai magistrati di pace, nonchè che tutti i futuri oneri contributivi ricadano su di essi, in violazione della sentenza della Corte di Giustizia Europea del 1° marzo 2012, O’Brien, C-393/10;

3. Con altra disposizione, parimenti lesiva del principio comunitario “pro rata temporis” (commisurazione del trattamento economico e pensionistico al tempo effettivamente impiegato nell’esercizio delle funzioni, con specifico riguardo al trattamento del magistrato di carriera – vedasi sempre la clausola 4 della direttiva comunitaria 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato e la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 1° marzo 2012, O’Brien, C-393/10), è stata conferita una delega in bianco al Governo sulla determinazione dei compensi dei magistrati onorari e di pace, vincolandola agli attuali stanziamenti di bilancio, del tutto inadeguati;

4. Allo stato il Governo non intende stanziare i fondi necessari per garantire l’osservanza dell’ordinamento comunitario, atto dovuto, non esonerando i vincoli di bilancio da responsabilità lo Stato Italiano nel caso di violazioni di norme comunitarie secondo la consolidata giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea;

5. Con ulteriore disposizione, sempre lesiva del principio comunitario di non discriminazione, è stato abbassato ulteriormente il limite di età dei giudici di pace e di tutti gli altri magistrati onorari in servizio a 68 anni, malgrado le rassicurazioni in senso contrario del Ministro Orlando, peraltro rese pubbliche sul sito internet del suo Dicastero, così ponendo i magistrati medesimi nell’impossibilità di raggiungere l’età pensionabile, attualmente fissata in 70 anni sia per i magistrati di carriera che per gli avvocati, anche in violazione degli articoli 1, 2 e 6 della Direttiva comunitaria 2000/78/CE del 27.11.2000;

6. Già nel decreto legislativo del 31 maggio 2016, n. 92, è stato abbassato il limite di età a 68 anni, con la conseguenza che il giorno successivo i giudici di pace che avevano compiuto 68 anni sono cessati dall’incarico, in violazione della sentenza della Corte di Giustizia Europea C-286/12 del 6 novembre 2012;

7. Il medesimo decreto legislativo non riconosce, da subito, i quattro mandati quadriennali previsti dall’articolo 2, comma 17, restando incerta, allo stato, l’effettiva attuazione della delega conferita;

8. Con una disposizione immediatamente precettiva (articolo 5 della legge) è stato conferito ai presidenti di Tribunale il coordinamento degli uffici del Giudice di Pace, in aperta lesione dei principi costituzionali di autonomia degli uffici e di indipendenza del giudice, peraltro omettendo di prevedere disposizioni per la fase transitoria, così ponendo da subito i capi dell’ufficio nell’impossibilità di garantire l’ordinata transizione dal previgente assetto organizzativo degli uffici, diretti dai giudici di pace coordinatori, referenti e delegati, al nuovo regime di direzione dei Presidenti di Tribunale, che può avvalersi nell’esercizio dei suoi poteri solo di magistrati di carriera, cancellando con un “colpo di spugna”, in violazione dell’articolo 97 della Costituzione, le tabelle di composizione degli uffici, con tutti i gravissimi disservizi che si sono verificati negli ultimi mesi, destinati ad accentuarsi in conseguenza dell’impossibilità del Presidente di Tribunale o dei magistrati delegati di assicurare la quotidiana presenza negli uffici del Giudice di Pace, di fatto privi di organi direttivi;

9. In violazione dell’articolo 3 della Costituzione, e del principio di ragionevolezza ad esso sotteso, il Governo, nel determinare la composizione delle sezioni autonome dei consigli giudiziari, ha semplicemente confermato il numero di componenti magistrati onorari giudicanti già oggi previsto nelle sezioni autonome relative ai giudici di pace, senza tenere in alcun conto della circostanza che, a seguito dell’accorpamento dei magistrati onorari di tribunale ai giudici di pace, mediante l’adozione della nuova e inconsistente denominazione di giudici onorari di pace, che già ha suscitato ilarità nella stampa e presso tutti gli addetti alla Giustizia, il numero dei magistrati onorari giudicanti è raddoppiato, e, secondo elementari nozioni di logica, avrebbe dovuto essere raddoppiato il numero dei componenti nelle sezioni autonome dei consigli giudiziari, anche in considerazione dell’enorme mole di lavoro che tali nuovi organi di autogoverno della magistratura, a livello distrettuale, dovrà sbrigare, con un aumento delle competenze calcolabile prudenzialmente in non meno del 500% delle attuali pratiche assegnate alle sezioni autonome

10. Il restante testo della contestata legge di riforma presenta ulteriori e numerosi aspetti di assoluta criticità, quali, in via meramente esemplificativa: a) l’incostituzionale potere dei magistrati professionali di impartire direttive ai magistrati onorari nell’esercizio delle loro funzioni giurisdizionali, in aperta violazione dell’articolo 101 Costituzione; b) la previsione, parimenti incostituzionale, di retrocessione, dopo il primo quadriennio, dei giudici di pace in servizio ai compiti, di natura prevalentemente amministrativa e di sostegno, conferiti ai magistrati applicati nell’ufficio del processo, applicazione che potrà avvenire anche senza consenso del magistrato onorario, al pari delle applicazioni e dei trasferimenti di ufficio (violazione, in quest’ultimo caso, del principio costituzionale di inamovibilità del giudice); c) previsione di licenziamento in tronco, mascherato sotto l’eufemismo della dispensa d’ufficio, dei magistrati onorari che per cause di forza maggiore (gravidanza, grave malattia) dovranno assentarsi dall’ufficio per 6 mesi; etc…

Nel frattempo le più alte istituzioni europee, su istanza, denuncia o reclamo delle organizzazioni di categoria o di singoli magistrati, hanno avviato plurime procedure volte ad accertare le lamentate violazioni di diritto comunitario, europeo ed internazionale, in particolare:

a) con decisione del 5 luglio 2016, pubblicata il 16 novembre 2016, il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa, su reclamo n. 102/2013 dell’Associazione Nazionale Giudici di Pace, ha accertato all’unanimità che la legislazione italiana viola il principio di non discriminazione previsto dall’articolo E in combinato disposto con l’articolo 12 della Carta Sociale Europea, ossia un trattato internazionale vincolante ai sensi dell’articolo 117, comma 1, della Costituzione, deliberando che i giudici di pace, sotto il profilo delle funzioni, dei doveri e del lavoro svolto, sono equiparabili ai magistrati professionali, con particolare riguardo al diritto inviolabile ad un trattamento previdenziale ed assistenziale corrispondente, anche in materia di tutela della maternità, della paternità e della salute;

b) tutte le menzionate questioni sono attualmente alla valutazione finale della Commissione Europea, alla quale sono state presentate plurime denunce di infrazione per violazione delle richiamate disposizioni comunitarie e al riguardo la CE ha già chiuso un EU Pilot (protocollo n. CHAP(2015)00364) con valutazione integralmente negativa nei confronti dell’operato dell’Italia;

c) di preciso la Commissione Europea ha formalmente contestato al Governo Italiano:

– il mancato riconoscimento di un periodo di ferie annuali retribuite, in violazione della Direttiva 2003/88/CE sull’orario dì lavoro;

– il mancato riconoscimento del congedo di maternità, in violazione della Direttiva 92/85/CEE sulla maternità o – a seconda della natura del servizio prestato – della Direttiva 2010/41/UE sulla parità di trattamento tra uomini e donne che esercitano un’attività di lavoro autonomo;

– l’assenza di limiti alla reiterazione di contratti a termine nei confronti di uno stesso lavoratore, in violazione della Direttiva 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato;

– la disparità di trattamento rispetto ai magistrati professionali, in tema di retribuzione, di indennità di fine rapporto e di regimi di sicurezza sociale, sempre in violazione della Direttiva 1999/70/CE. In relazione al disposto di questa Direttiva, la Commissione ha evidenziato, ai fini del rispetto del principio di non discriminazione, la necessità di osservare il principio del pro rata temporis, in forza del quale il lavoratore a tempo determinato deve godere, proporzionalmente, delle medesime tutele riconosciute al lavoratore a tempo indeterminato (nel caso, al magistrato professionale), ivi compresa la tutela previdenziale;

le su menzionate direttive 2003/88, 92/85 e 99/70, ma anche la Direttiva 97/81 sui lavoratori a tempo parziale (part-time), sono applicabili a condizione che il servizio prestato dai magistrati onorari sia, di fatto, da considerarsi prestazione di lavoro d tipo subordinato;

sul punto, la Commissione ha rilevato che la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che “la nozione di «lavoratore», ai sensi del diritto dell’Unione, dev’essere essa stessa definita in base a criteri oggettivi che caratterizzino il rapporto di lavoro sotto il profilo dei diritti e degli obblighi degli interessati”;

in detto contesto, secondo la giurisprudenza consolidata della CGUE, vincolante per tutti gli organi amministrativi, giurisdizionali, istituzionali e politici italiani, “la caratteristica essenziale del rapporto di lavoro è la circostanza che una persona fornisca, per un certo periodo di tempo, a favore di un’altra e sotto la direzione di quest’ultima, prestazioni in contropartita delle quali ricéva una retribuzione” – sentenza della Corte di giustizia del 4 dicembre 2014, FNV, Kunsten Informatie en Media/Staat der Nederlanden, C-413/13, EU:C:2014:2411; punti 34-36; sentenza della Corte di giustizia del 21 febbraio 2013, L. N./Styrelsen for Videreggende Uddannelser og Uddannelsesstotte, C-46/12, EU:C:2013:97, punto 40 e giurisprudenza citata; sentenza della Corte del 10 settembre 2014, Iraklis Haralambidis/Calogero Casilli, C-270/13, EU:C:2014:2185, punto 25 -;

da qui ben si comprende come sia irrilevante, nella prospettiva della Commissione europea e della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la qualificazione del rapporto di lavoro subordinato dei giudici di pace nell’ordinamento italiano in termini di onorarietà del servizio, qualificazione del tutto anomala, discriminatoria e preconcetta, non supportata da alcuna ragione obiettiva che la giustifichi. Ne deriva, sulla base dell’ordinamento europeo, la necessità di fare applicazione del principio del pro rata temporis, secondo cui il trattamento economico e previdenziale dei giudici di pace deve essere parametrato alla retribuzione ed alla tutela previdenziale ed assistenziale riconosciuta al magistrato professionale, quale figura di lavoratore ad ogni effetto comparabile;

le suddette osservazioni della CE e della CGUE sono corroborate dallo stesso documento dell’Ufficio del Legislativo del Ministero della Giustizia prot. n. LEG/01/03/2017.0002171.U a firma del Capo dell’ufficio dott. Giuseppe Santalucia;

d) la Commissione Europea è stata, altresì, più volte investita dalla Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo, ai sensi dell’articolo 216, comma 6, del Regolamento, del compito di svolgere indagini e fornire informazioni al Parlamento Europeo sulle medesime questioni sopra esposte e sollevate in numerose petizioni dichiarate ricevibili e presentate da giudici di pace (petizioni nn. 1328/2015, 1376/2015, 0028/2016, 0044/2016, 0177/2016, 0214/2016, 0333/2016 e 0889/2016);

e) in relazione ai punti evidenziati alle lettere a), b) e c) numerosi eurodeputati hanno presentato in Parlamento Europeo interrogazioni prioritarie a risposta scritta alla Commissione Europea (allo stato sono state presentate non meno di cinque interrogazioni europarlamentari, delle quali due ancora pendenti);

f) il 28 febbraio 2017, il Parlamento Europeo presso la Commissione per le petizioni ha discusso unitariamente le numerose petizioni presentate dai giudici di pace ed ha deciso di tenere aperte le petizioni medesime, di sollecitare la Commissione Europea ad esaurire la fase preliminare sulle accertate violazioni del diritto comunitario, nonché di predisporre, a cura della stessa Presidente della Commissione On. Cecilia Markstrom, un ultimo sollecito al Ministro Orlando ed al Governo italiano al fine di sanare le contestate e reiterate violazioni, procedendo senza ulteriore indugio alla stabilizzazione dei magistrati precari ed al riconoscimento dei loro inviolabili diritti di natura retributiva e previdenziale;

g) il 23 marzo 2017 è pervenuta al Ministro della Giustizia Andrea Orlando, attualmente distolto dai suoi impegni istituzionali a causa della sua candidatura a segretario del Partito Democratico, una lettera del Parlamento Europeo, a firma della Presidente della Commissione per le petizioni On. Cecilia Wikstrom, che si riporta integralmente in allegato alla presente lettera di proclamazione dello sciopero;

h) sono attualmente pendenti numerose procedure giudiziarie interne, dinanzi al giudice ordinario e amministrativo, presentate da singoli magistrati od organizzazioni di categoria, con richieste espresse e motivate di sollevare pregiudiziali dinanzi alla Corte di Giustizia Europea, sempre in relazione alle denunciate violazioni della normativa comunitaria sul lavoro subordinato ed alla luce dell’ inequivocabile e vincolante contenuto interpretativo della sentenza della CGE del 1° marzo 2012, O’Brien, C-393/10, con particolare riguardo alla configurabilità di un rapporto di lavoro subordinato anche in capo ad un magistrato onorario;

Con lettera di messa in mora del 28 novembre 2016 è stato diffidato il Ministro della Giustizia Orlando e l’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi ad adempiere alla decisione del Comitato Europeo dei Diritti Sociali del 5 luglio 2016 sul reclamo n. 102/2013, adottando ogni dovuto atto, eventualmente a mezzo di decreto legge, sussistendone tutti i presupposti, anche in presenza di un Governo dimissionario. A tale diffida il Governo uscente non ha dato esito.

Con ulteriore lettera di messa in mora del 30 gennaio 2017, estesa anche ai Presidenti dell’Inps e dell’Inail, è stata reiterata una diffida al Ministro della Giustizia Orlando ed all’attuale Presidente del Consiglio Gentiloni ad adempiere alle vincolanti sentenze della Corte di Giustizia Europea e del Comitato Europeo Diritti Sociali del Consiglio d’Europa.

Anche a tale diffida l’attuale Governo in carica non ha dato alcun riscontro

In conclusione, non possiamo che rilevare, con fermo disappunto, che il Ministro della Giustizia Orlando ha disatteso ogni parola data, facendo approvare una legge delega di riforma della magistratura cd. onoraria che va esattamente nella direzione opposta da quanto promesso negli incontri avuti ed elaborato in occasione delle elezioni politiche del 2013 come programma del suo partito di appartenenza.

Tale volontà mortificatrice del Ministro Orlando è stata viepiù accentuata dalle dichiarazioni rese dai suoi più stretti collaboratori in alcuni corsi di formazione della Scuola Superiore della Magistratura tenutisi a Scandicci, e dal Ministro in prima persona, sia nella relazione di gennaio 2017 al Parlamento sullo stato della giustizia, ove è stato ipotizzato un utilizzo dei magistrati onorari per un solo giorno alla settimana ed esclusa la stabilizzazione dei magistrati in servizio, nonché da comunicati stampa e risposte ad interrogazioni parlamentari, ove è stata resa pubblica la richiesta di un inutile parere del Consiglio di Stato, che mirerebbe a stabilizzare esclusivamente i giudici di pace ed i magistrati onorari che fra 16 anni non avrebbero raggiunto l’età pensionabile, laddove gli articoli 97 e 106 della Costituzione, nonché la consolidata giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea, consentono senza alcun margine di dubbio la stabilizzazione di tutti i magistrati di pace ed onorari in servizio, come già successo con leggi dello Stato nel recente passato (legge 18 maggio 1974, n. 217, legge 4 agosto 1977, n. 516, legge 26 luglio 1984, n. 417)

Per tali ragioni le scriventi organizzazioni hanno deliberato la proclamazione dello sciopero nazionale dei giudici di pace dal 17 al 21 aprile 2017 e la prosecuzione delle azioni di protesta nel caso in cui il Governo ed il Ministro della Giustizia non modifichino l’attuale posizione lesiva non solo dei diritti fondamentali dei giudici di pace, ma anche delle garanzie approntate dalla Costituzione a tutela dei cittadini e delle imprese che accedono al servizio Giustizia, adottando tutte le necessarie ed improcrastinabili misure.

Roma 3 aprile 2017

Maria Flora Di Giovanni
(Presidente Unagipa) 

Gabriele Di Girolamo
(Presidente Angdp)

Stefania Trincanato
(Presidente Cgdp)

***

(*) Con successiva nota in data 4 aprile 2017, le organizzazioni hanno comunicato che l'inizio dello sciopero è differito al 19 aprile 2017, poiché ai sensi dell’articolo 6, lettera e) del codice di autoregolamentazione dell’esercizio dello sciopero nel comparto dei giudici di pace “non possono essere proclamate astensioni: e) nei giorni dal giovedì antecedente la Pasqua al martedì successivo“.


Add a comment

Unione Camere Penali: astensione dalle udienze dal 20 al 24 marzo

Con delibera del 4 marzo u.s. l’Unione Camere penali, in merito “all’intenzione della Politica che si accinge alla gravissima scelta di porre la fiducia sul voto parlamentare del DDL sul processo penale” ha dichiarato  l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale nei giorni 20, 21, 22, 23, 24 marzo 2017, invitando le Camere Penali territoriali ad organizzare in tali giorni manifestazioni ed eventi dedicati ai temi della riforma del processo penale indicati nella Delibera, indicendo in Roma una  manifestazione nazionale per il giorno 22 marzo 2017, riservandosi di adottare ogni ulteriore iniziativa a difesa del processo e dei diritti e delle garanzie di tutti i cittadini. Di seguito il testo integrale della delibera:

La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane,

PREMESSO

- che sin dal primo esordio parlamentare del DDL questa Giunta ha segnalato la natura  schizofrenica del progetto di riforma, che al tempo stesso introduceva modifiche capaci di mortificare in profondità principi e garanzie fondamentali, assieme ad altre che al contrario restituivano garanzie, correggendo addirittura - grazie anche al contributo determinante dell’Unione delle Camere Penali Italiane - recenti linee interpretative delle Sezioni Unite (come nel caso della limitazione dell’utilizzo del Trojan e del ripristino della oralità nei ricorsi avverso misure reali), o introducendo nuove inedite forme di controllo sui tempi di esercizio dell’azione penale (art. 18 del DDL);

- che tali contraddizioni sono evidentemente il frutto di un approccio segnato dalla mancanza di un disegno organico, dalla totale assenza di una idea di processo, e dalla mancata individuazione dei suoi principi fondanti che, come tali, non possono essere al tempo stesso, qui demoliti e lì ripristinati, qui oggetto di tutela e lì gettati nel fango;

- che l’avvocatura, consapevole del proprio ruolo, ma anche della propria responsabilità, ha ritenuto necessario ed utile sviluppare ogni possibile interlocuzione con la politica, inducendo in più occasioni il Legislatore a rinunciare alla introduzione di inutili e pericolosi istituti e a rivisitare alcune modifiche del sistema processuale, anche respingendo proposte avanzate con forza dalla Magistratura e da quest’ultima fatte oggetto di pressante campagna mediatica soprattutto sul tema della prescrizione;

- che allungare la prescrizione (attraverso lo sproporzionato aumento delle pene edittali ed attraverso gli irragionevoli meccanismi della sospensione) significa dilatare indebitamente i già troppo lunghi tempi del processo, violando la presunzione di innocenza, il diritto alla vita degli imputati e la dignità delle persone, mortificando l’interesse dell’intera collettività a conoscere nei tempi più brevi se un imputato è colpevole o innocente;

- che è necessario, infine, svelare l’uso della prescrizione come un sapiente strumento attraverso il quale la magistratura esercita un potere incondizionato sul processo, facendo quotidianamente della prescrizione un uso surrettizio e strumentale, esercitando di fatto una incontrollata ed arbitraria discrezionalità dell’azione penale;

- che la proposta estensione del “processo a distanza” ai processi penali con detenuti, produce lo snaturamento del processo attraverso una pericolosa adozione di criteri meramente efficientistici che appaiono del tutto estranei alla natura democratica e liberale del modello accusatorio, ed in manifesta contraddizione con i principi costituzionali e convenzionali del giusto ed equo processo;

- che solo un approfondito dibattito che coinvolga tutte le forze politiche potrà consentire quella difficile operazione selettiva, salvando ciò che del DDL ci sembra andare nel verso della tutela delle garanzie processuali, o verso una improcrastinabile riforma della intera esecuzione penale, contrastando l’eventuale recupero di ciò che va invece in senso contrario; - che la Politica si accinge, tuttavia, a fronte di scelte di straordinaria complessità, che non rilevano solo sulla configurazione futura del processo penale, ma anche sui destini di fondamentali principi democratici, alla gravissima scelta di porre la fiducia sul voto parlamentare del DDL sul processo penale, mortificando la necessaria discussione che possa condurre ad una eliminazione di quelle evidenti storture che l’Unione ha da tempo con forza denunciato;

- che di fronte a tale dichiarata intenzione occorre ribadire come né il processo, né i diritti dei cittadini possono essere merce di scambio di alcuna contesa di potere, e tanto meno ostaggio di conflitti di natura elettorale;

- che l’Unione intende intervenire con autorevolezza in questo grave momento di crisi e farsi artefice e promotrice di un reale cambiamento di rotta della politica giudiziaria, ponendo sul tavolo delle future riforme del processo penale il problema relativo alle scelte valoriali intorno alle quali riedificare il nostro modello accusatorio,  ponendo altresì al centro di ogni riflessione sulla riforma della giustizia penale la imprescindibile necessità della riforma ordinamentale, ponendo in essere nell’immediato tutto ciò che appare necessario al fine di scongiurare una gravissima compressione del dibattito democratico che mai si era in passato verificata adottando lo strumento della fiducia nell’ambito di una così vasta e complessa riforma nella delicata materia del processo penale, che coinvolge le garanzie di libertà costituzionali di ogni cittadino;

DELIBERA

nel rispetto del Codice di Autoregolamentazione, l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale nei giorni 20, 21, 22, 23, 24 marzo 2017, invitando le Camere Penali territoriali ad organizzare in tali giorni manifestazioni ed eventi dedicati ai temi della riforma del processo penale indicati nella presente delibera, indicendo in Roma una  manifestazione Nazionale per il giorno 22 marzo 2017, riservandosi di adottare ogni ulteriore iniziativa a difesa del processo e dei diritti e delle garanzie di tutti i cittadini.

DISPONE

la trasmissione della presente delibera al Presidente della Repubblica, ai Presidenti dei due rami del Parlamento, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Giustizia, ai Capi degli uffici giudiziari.

Roma, 4 marzo 2017


Add a comment

Intervista con Claudia Ricchetti, capo della Direzione Legale e Societaria di Anas

GRANDI INNOVAZIONI PERCORRONO L’ANAS

Trasparenza, maggior controllo, riduzione del contenzioso, più spazio agli avvocati interni ed una piattaforma sperimentale per la selezione dei legali: tante le innovazioni in atto.

Claudia Ricchetti, capo della Direzione Legale e Societaria di Anas, racconta gli importanti cambiamenti che stanno avvenendo in Anas ed in particolare nella gestione degli Affari Legali: tra le tante novità introdotte con il suo arrivo in azienda, una piattaforma sperimentale per la selezione dei legali esterni.

D: Direttore, una tra le tante innovazioni che stanno interessando l’Anas e che ha attirato la mia attenzione, è rappresentata dalle nuove modalità di affidamento esterno dei mandati legali.

R: Si, anticipando il nuovo decreto sulla trasparenza, abbiamo avviato un nuovo sistema di selezione degli avvocati attraverso una piattaforma elettronica 4clegal , in modo tale da tracciare in maniera precisa e puntuale sia l’iter selettivo sia il numero di incarichi affidati ai singoli professionisti. Attualmente siamo partiti in maniera sperimentale con due regioni particolarmente critiche e con il maggior numero di avvocati ossia la Puglia e la Campania. E quindi basandoci sulla logica delle specializzazioni abbiamo individuato una serie di materie nelle quali ciascun avvocato deve dichiararsi competente perché non si può essere tuttologi! Infatti i requisiti di ammissione sono stati tarati secondo la complessità della materia: ad esempio per i penalisti e giuslavoristi così come per il contenzioso in materia di appalti abbiamo chiesto i cassazionisti mentre per recupero crediti, procedure esecutive etc ci sono dei livelli d’ingresso diciamo un po' più bassi. Inoltre, abbiamo varato un nuovo regolamento in cui è previsto che non bisogna essere legati da legami di parentela o affinità con persone che lavorano nella nostra direzione entro il secondo grado, ciò per evitare alcun tipo di commistione e poi tutta una serie di documenti da produrre per avvalorare l’iscrizione in un solo distretto di corte di appello. All’inizio abbiamo avuto un tasso di soccombenza delle iscrizioni altissimo e soprattutto pochissime iscrizioni nelle categorie di specializzazione elevata: pochi penalisti, pochissimi giuslavoristi mentre grande concentrazione su responsabilità civile e recupero crediti. Per promuovere la piattaforma abbiamo chiesto aiuto anche agli ordini forensi, in particolare per le categorie dove c’erano meno iscritti, ed una volta chiuso il processo di selezione è partito l’affidamento dei primi incarichi in Puglia e Campania.

D: Come funziona questa piattaforma?

R: Dunque, se ad esempio ho un contenzioso di recupero crediti piuttosto che di responsabilità civile nella città di Bari, invito, tramite posta certificata, tutti quei soggetti che si sono iscritti per quel tipo di categoria di specializzazione, facendo un contest: qual è l’oggetto della causa, qual è il prezzo che io metto a base d’asta, dando un termine per porre dei questi tramite posta elettronica certificata. Dopodiché viene fatta una graduatoria.

D: Mi scusi un’asta su chi prende la causa? Per esperienza, essendo stato revisore in Croce Rossa, al San Camillo ed al Forlanini, mi domando se questo criterio, senza determinati ulteriori spazi non rischia di qualificare intellettualmente la prestazione?

R: No, intanto non è un’asta ma un sistema di qualità: il sistema infatti permette di ricevere offerte che siano basate e giudicate sulla base di due tipi di parametri: qualitativo e prezzo. Inoltre, non bisogna dimenticare che noi abbiamo un ulteriore vincolo ossia l’avvocatura interna. Io posso assegnare un incarico all’esterno solo quando diventa antieconomico gestire una causa internamente o quando la competenza interna, per il livello di specializzazione richiesto, non è sufficiente. E poi soprattutto non deve essere un incarico riservato all’Avvocatura di Stato!

D: Ma teoricamente tutto il contenzioso è riservato all’Avvocatura dello Stato?

R: No. L’Avvocatura dello Stato ci rappresenta solo per alcune materie: ad esempio il contenzioso in materia di lavori o va all’interno o va all’Avvocatura di Stato così come il contenzioso in materia di concessioni autostradali. Ci possiamo rivolgere all’esterno solo in casi di conflitto con l’Avvocatura o se il contenzioso è particolarmente complesso da richiedere specifiche competenze.

D: Mi scusi ma non è possibile la codifesa?

R: No, la codifesa non è possibile con l’Avvocatura dello Sato.

D: Ma con l’avvocatura interna si però? In fondo non vi è incompatibilità!

R: No. L’Avvocatura interna va da sola. Non è una questione di incompatibilità ma di costi. Non avrei vantaggi perché pagherei il servizio due volte. E in più rispondo di danno erariale perché pago due volte!

D: Beh però l’avvocato interno lo paga in forfettario e poi il regolamento interno non prevede la ripartizione solamente delle spese di vittoria?

R: No, il regolamento interno dell’Anas è diverso. Le spese liquidate in caso di sentenza favorevole vanno all’Anas non al professionista che viene remunerato diversamente.

D: E invece nella vostra piattaforma è prevista una differenza di compenso in base al risultato?

R: No, onestamente sono contraria al sistema della success fees, come la chiamano gli americani, non solo perché ha delle grosse implicazioni negative in termini del dlgs 231/2001, ma anche perché nei modelli organizzativi il pagamento, con una percentuale variabile legata al successo, è visto molto male. In realtà se ci riflette può essere un indizio di corruttela.

D: La mia esperienza come revisore in enti pubblici ed in realtà societarie di grandi dimensioni mi ha insegnato che talvolta in questi luoghi si utilizza il contenzioso “per fare passare” diciamo delle operazioni “impossibili”. Per evitare situazioni del genere, ad esempio in Croce Rossa, abbiamo, come collegio sindacale, adottato un sistema di controllo attraverso il censimento di dati e tipologia di contenzioso. Anche in Anas avviene ciò?

R: Noi siamo come un piccolo tribunale, abbiamo 12.000 mila cause pendenti che sono gestite attraverso un sistema informatico interno attraverso cui si effettua  una classificazione delle cause per tipologia quindi sappiamo già quante cause ci sono in materia di lavori, quante in materia giuslavoristica, responsabilità civile, amministrative etc.…Sicuramente analizzando i tipi di contenzioso ad esempio in materia di gare, abbiamo trovato delle lacune e quindi stiamo realizzando un vademecum di supporto da distribuire alla direzione appalti ed acquisti ed a tutte le commissioni di gara. Anche in materia di lavori, dove abbiamo il grosso del contenzioso in termini di valore ed entità, stiamo cercando di implementare e dare degli strumenti ai direttori di lavori ed ai rup, in modo tale da avere una documentazione molto dettagliata e tracciata di tutto ciò che accade. Stiamo iniziando a mettere un po' di ordine! D’altronde sono qui da pochissimo tempo.

D: Dal suo insediamento in Anas, cosa è cambiato nell’azienda? Come vive questa nuova esperienza?

R: Nell’azienda stanno cambiando tante cose, mi pare che il Presidente Armani abbia fatto tanto e mi sembra che stia continuando a fare, sta cercando di dare degli input. E’ molto orientato al risultato, all’ordine, all’onestà, alla correttezza ed al merito. Ciò che ho fatto io è per esempio aver varato una nuova organizzazione interna, cercando appunto di attribuire i compiti in funzione delle specifiche competenze, per avere un’organizzazione più funzionale e più efficace e devo dirle che sono molto contenta di questa nuova struttura ed anche il mio staff. Consideri che è come se gestissi uno studio legale con quaranta avvocati qui in sede ed altrettanti distribuiti sul territorio. Come sto vivendo? Il lavoro in Anas è un lavoro bellissimo. Secondo me è l’unico posto che ti consente di fare il manager, il direttore legale come in un’azienda privata ma anche l’avvocato sul campo.

D: L’ Europa, poi la fusione Anas-Ferrovie che porterebbe l’uscita dell’Azienda dalla pubblica amministrazione a quanto pare, qual è il futuro dell’Anas?

R: Per quanto riguarda l’Europa, Anas è un’azienda molto nazionale quindi l’impatto con l’UE può essere solo di tipo regolamentare, mentre per la fusione Anas – Ferrovie, non sarà il passaggio in Ferrovie, come ha detto il presidente Armani, a far uscire Anas dalla p.a., perché come Lei ben sa ci sono dei requisiti che vanno mantenuti ad esempio avere dei ricavi da mercato che coprono almeno il 50 % dei costi sostenuti. Quindi il primo passaggio è l’autonomia finanziaria di Anas, una volta definito il percorso di tale autonomia si può passare sotto Ferrovie. Ciò è fondamentale perché noi non abbiamo ricavi da mercato. Il futuro di Anas sta nell’ottenere ricavi da mercato che possono essere o l’accisa, come diceva il Presidente quando è arrivato qui in Anas, o sistemi di eurovignette che invece sono quelli che sono adottati in alcuni paesi d’Europa. Vedremo, stiamo esplorando varie possibilità.

D: Direttore, per concludere: il nuovo sistema di selezione che ci ha illustrato permetterà agli studi di entrare “misurandosi”? Lei ha parlato solamente di alcune regioni al momento coinvolte nel progetto, quando partirà in tutta Italia?

R: Si, come ho accennato, adesso sono partite le iscrizioni per Calabria, Molise, Friuli Venezia Giulia e Umbria. In queste regioni abbiamo avuto poche iscrizioni mentre in Puglia e Campania molte di più. Io penso che lo strumento informatico paradossalmente abbia messo un freno alle iscrizioni, diciamo che c’è una grande resistenza al cambiamento.

D: Mi domando, ma con questo sistema come si supera la parte dell’ intuitu personae?

R: Torniamo sempre allo stesso problema. Ci sono delle cause che sono massive dove l’intuitu personae conta poco nel senso che conta poi la qualità della prestazione offerta, quindi è chiaro che se un avvocato lavora male, tra l’altro lo prevede il regolamento, non viene invitato al prossimo contest, viene sospeso dall’albo e inizia ad avere un track record negativo. Ci sono poi delle cause un po' più delicate dove si può prevedere (infatti alla fine di questa fase di sperimentazione poi rifiniremo il regolamento, perché ripeto anche noi stiamo imparando e testando il sistema) la possibilità per esempio di derogare all’invito a tutti i professionisti di una categoria ma selezionarne solo cinque al massimo dieci perché ritenuti più adatti per svolgere quel tipo di attività. A quel punto il contest viene fatto tra i professionisti scelti. Ma guardi, questa è la stessa logica che ho utilizzato quando ho lavorato in aziende private: quindi l’intuitu personae vuol dire che mi prendo un basket di cinque o dieci avvocati che sicuramente sono il top di gamma in quell’attività lì e chiedo loro di formularmi un’offerta. Sinceramente non la capisco tutta questa grande resistenza al cambiamento.

D: No assolutamente, non è resistenza. In realtà mi domandavo se la trasparenza possa funzionare in questo tipo di meccanismo.

R: Nel nostro regolamento è già previsto un sistema premiale e penalizzante a seconda di come ha lavorato il professionista nel passato: è logico che, se ha sempre vinto tutte le cause ed è stato puntuale nel lavoro, nell’offerta partirà con un punteggio più alto e quindi con più vantaggi rispetto ad un altro. Sinceramente penso che il problema sia un altro: ci sono troppi avvocati. La selezione, a mio avviso, deve essere fatta all’inizio del percorso di studi così come accade per la facoltà di medicina non invece mettendo delle barriere dopo la laurea, tanto poi la vera selezione la fa il mercato: vanno avanti i più bravi!

Romolo Reboa 

avvocato del Foro di Roma 


Add a comment

Avvocati e soci di capitali

Tristemente, l’Avvocatura si accinge ad entrare nell’era dei soci di capitale. L’innovazione era nell’aria da molto tempo ma l’Avvocatura era sinora riuscita a fronteggiare le smanie espresse dai “poteri forti”sul punto. Poi, tramite l’annuale disegno di legge sulla concorrenza (ahimè, subito approvato dalla Camera con amplissima maggioranza), l’imposizione ha preso forma nonostante le evidenti distorsioni che il nuovo assetto ineluttabilmente comporterà. Assisteremo alla nascita di studi legali composti da Avvocati la cui attività verrà plasmata dai “grandi clienti” e cioè da banche, compagnie assicuratrici e facoltosi gruppi industriali. Prevedibilmente,saranno questi i soci di capitale. Essi, tuttavia, si rivolgeranno solo agli studi legali di propria appartenenza e partecipazione. Gli Avvocati di queste strutture saranno, quindi, costretti a precludersi la facoltà di porsi liberamente al servizio di clienti di altra estrazione e ciò in cambio del gettito finanziario che sarà loro assicurato od anche soltanto prospettato. Di conseguenza, gli Avvocati che accetteranno di lavorare in tali strutture, perderanno l’indipendenza. Di contro, gli Avvocati che non accetteranno ciò, non vi verranno ammessi e perderanno una consistente parte delle fonti di loro sostentamento. Resteranno, tuttavia, liberi: più poveri ma più liberi. Tuttavia, i liberi Avvocati non saranno gli unici a manifestare una grave rimessione: il nuovo assetto forense comprometterà anche la tutela dei diritti e, perciò, il più delicato baluardo della democrazia stessa. Che ne sarà del riserbo professionale del difensore, imperituro obbligo e diritto di ogni Avvocato? Con l’avvento dei soci di capitale, potrà mai essere precluso a tali partner l’accesso alle informazioni riservate del “suo” (essendo socio) studio legale? Ragionevolmente, il socio di capitale non potrà essere privato del diritto di conoscere - apertamente od anche indirettamente - tutti gli affari dello studio legale di cui è egli stesso socio. In tale veste, potrà conoscere degli incarichi acquisiti, del loro contenuto e della parcellazione. Accedendo ai carteggi delle cause, potrà anche conoscere di questioni riservate che riguardino i suoi stessi concorrenti, in un contesto di evidente conflitto di interesse. Giungeremo al paradosso: potrà l’Avvocato legittimamente opporre il segreto professionale a magistrati ed ispettori della Guardia di Finanza ma non ai suoi soci di capitale! Eppure, più d’una volta la stessa Corte Europea per i Diritti dell’Uomo ha riaffermato il diritto all’assistenza dell’Avvocato e che tale difensore debba manifestarsi indipendente e riservato, sottolineando che l’invadenza nel segreto professionale possa avere ripercussioni tanto sull’amministrazione degli affari di Giustizia, quanto su quei diritti garantiti dall’articolo 6 della Convenzione. E che dire dell’impatto sulla Cassa Forense? È ragionevole ritenere che  i soci di capitale non saranno Avvocati e, quindi, non avranno obiettivi pensionistici. Essi mireranno essenzialmente a percepire i profitti derivanti dalla fruttuosità del capitale investito. Utili, dunque, difficilmente riconducibili alla contribuzione forense ed al sistema retributivo- solidaristico che deve improntare la nostra Cassa per garantirne la futura stabilità economico-finanziaria. Perché allora questa frettolosa apertura agli evitabilissimi soci di capitale? Tra coloro che la pensa diversamente da me, qualcuno afferma che i soci di capitale servono per apportare i mezzi finanziari che consentano agli Avvocati l’espansione degli studi legali e loro migliore organizzazione. Ebbene, a costoro rispondo con il senso che ebbe ad esprimere un sommo Avvocato: “è forse lecito che si compri l’indipendenza e la riservatezza degli Avvocati?”

Alessandro Graziani 

avvocato del Foro di Roma 


Add a comment
Banner

Newsletter

Newsletter

Immagini da In-giustizia 

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/348377IMG_2330.JPG

404

404: Not Found Sorry, but the content you requested could not be found Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/466707Antonio_Di_Pietro.JPG

La riforma organica della magistratura onoraria

 Nell’ultimo decennio, per contenere l’arretrato giudiziario e alleggerire il carico di lavoro dei magistrati togati, la giurisdizione é stata devoluta sempre più ai magistrati onorari, sia aumentando progressivamente la competenza Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/653028Immagine_015.jpg

Convegno: Magistrati scrittori

Il 2 ottobre 2011 si è tenuta presso la Pinacoteca Palacultura di Latina la quarta edizione del Convegno dei magistrati-scrittori,realizzato da Eugius, Unione Giudici Scrittori d’Europa, nell’ambito della kermesse “Giallolatino”, Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/576096Romolo_Reboa_078.JPG

35 anni tra i protagonisti al "Canottieri Roma"

Festeggiato il compleanno della fondazione del giornale con la presentazione del libro "Da Piazzale Appio a Piazzale Clodio" Martedì 14 dicembre 2010, presso il “Circolo Canottieri di Roma”, si è svolta Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/585707NI2_4866.jpg

Ricadute sugli uffici e sul personale giudiziario della riforma

La parola a Paola Saraceni, Segretario nazionale UGL Ministeri.   Le modifiche apportate dalla riforma del processo civile a detta di molti determinerà un eccezionale aggravio per l’attività giudiziaria in generale ed Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/221145Immagine_008.JPG

Il sistema giustizia per Santacroce

Incontro con il Presidente della Corte di Appello di Roma   Questo doveva essere il resoconto di un’intervista a tu per tu con il Presidente della Corte d’Appello di Roma, Dott. Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/447772Immagine_007.jpg

Convegno: Magistrati scrittori

Il 2 ottobre 2011 si è tenuta presso la Pinacoteca Palacultura di Latina la quarta edizione del Convegno dei magistrati-scrittori,realizzato da Eugius, Unione Giudici Scrittori d’Europa, nell’ambito della kermesse “Giallolatino”, Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/975780Distribuzione_giornale_1993_33.jfif

35 anni tra i protagonisti al "Canottieri Roma"

Festeggiato il compleanno della fondazione del giornale con la presentazione del libro "Da Piazzale Appio a Piazzale Clodio" Martedì 14 dicembre 2010, presso il “Circolo Canottieri di Roma”, si è svolta Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/97025316_dicembre.JPG

"Per i diritti degli ultimi"

La tradizionale serata di fine anno della rivista Venerdì 16 dicembre 2011 la nostra Capitale ha cambiato aspetto, o almeno così è stato in via Flaminia 213 dove, presso lo Studio Leggi tutto