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Giustizia

I diritti sono fatti così

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOI diritti sono fatti così: se non li conosci ti servono a poco e niente. E i diritti umani, anche se li consideriamo un progresso della nostra civiltà talmente grande da essere irreversibile, non possono essere dati per scontati o considerati come qualcosa di oramai acquisito. La nostra storia è costruita sulla violazione di quei diritti umani e sulla consapevolezza, sempre tardiva, del male commesso. Il ripetersi a distanza di pochi anni degli stessi orrori in altri paesi fa pensare, ad una più attenta riflessione, che questo progresso sia solo una pia illusione e che i principi stabiliti in numerose carte dei diritti umani e fondamentali siano destinati a rimanere lettera morta. Le discriminazioni dei più deboli di oggi a confronto sembrano poca cosa se paragonate alle violazioni di diritti umani che hanno fatto la storia, ma esse nascono dallo stesso sentimento di incomprensione del diverso da noi e dal tentativo di sottometterlo. Queste sono le fondamenta latenti per successive discriminazioni. Ecco allora il ruolo delle carte internazionali dei diritti umani e il compito degli avvocati in questa vicenda.
Infatti è proprio con il pensiero rivolto alle piccole e grandi violazioni di tali diritti che la Scuola Superiore dell’Avvocatura del Consiglio Nazionale Forense, di concerto con la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova, ha stampato una raccolta delle principali carte internazionali e sovranazionali a tutela dei diritti umani e fondamentali della persona con la prefazione di autorevoli giuristi. Il volume sarà distribuito ai praticanti che frequentano le Scuole forensi promosse dagli stessi Ordini degli avvocati, ma si auspica l’estensione a tutti gli iscritti. Il fine è quello di ricordare agli avvocati di domani il valore etico e la coscienza morale di cui devono farsi portatori nella nostra società. Valore etico perché con la loro professione rendono ordinata una società dove altrimenti dominerebbero violenza e prevaricazione. Coscienza morale perché con la loro presenza sono capaci di diffondere nella nostra società quella cultura dei diritti fondamentali che dovrebbe informare non solo i nostri rapporti giuridici ma, più in generale, il modo di relazionarci in società.
La svolta, passata sotto silenzio, della Carta di Nizza in particolare ha portato all’integrazione dei principi delle carte fondamentali nel diritto degli stati appartenenti alla UE, salvo poche materie che ne sono rimaste fuori. I diritti sono fatti così: un limite tanto allo strapotere dei mercati quanto all’iniziativa di qualche “impulsivo” che pensi che di aver trovato la soluzione facile al “problema” dello straniero, dell’immigrato o di qualunque altro “diverso”. I diritti bisogna conoscerli; agli avvocati l’oneroso compito di farli valere nei tribunali. La scienza ci fa fare passi da giganti, le carte dei diritti fondamentali ci aiutano a non fare i passi del gambero.

Massimo Reboa


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Contributo unificato: nuovi importi

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOL’estate non è certamente il periodo migliore per chi svolge la professione di avvocato.
Quando ormai tutti sognano spiagge dorate, mari incontaminati ed agognato riposo, ecco che, puntuale come un orologio svizzero, arriva la solita “mazzata”.
Infatti, con il Decreto legge n. 98/2011, il Legislatore, non pago di quanto fatto fin qui e di quanto messo in cantiere, ha pensato bene di sconvolgere ulteriormente il mondo forense.
Il comma 6 dell’art. 37, infatti, apporta importanti modifiche al D.P.R. n. 115/02, in tema di regolamento delle spese di giustizia, rivedendo, ovviamente al rialzo per la terza volta in due anni, gli importi del contributo unificato.
Al di là di un generale aumento pari al 20% degli scaglioni contributivi, la novità più rilevante è l’introduzione del contributo unificato di € 37,00 per le cause di lavoro e per quelle in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie qualora le parti siano titolari di un reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, superiore al doppio dell’importo previsto per l’ammissione al gratuito patrocinio.
Il pagamento del C.U. è previsto anche per i procedimenti esecutivi di consegna e rilascio e per quelli di separazione personale dei coniugi.
Per quanto attiene il processo esecutivo, è stato portato ad € 242,00 il contributo per le procedure immobiliari e per gli altri processi esecutivi lo stesso importo è ridotto della metà; mentre per le esecuzioni mobiliari di valore inferiore ad € 2.500,00 euro il contributo dovuto è di € 37,00 e per le opposizione agli atti esecutivi il C.U. è pari ad € 146,00.
Inoltre, per le opposizioni a decreto ingiuntivo ed alla sentenza dichiarativa del fallimento il contributo unificato non è più ridotto alla metà.
Infine, per la procedura dalla sentenza dichiarativa di fallimento alla chiusura, il contributo dovuto è stato elevato ad € 740,00.
Quanto al processo amministrativo, il contributo unificato è pari a: € 300,00 per i ricorsi previsti in materia di accesso ai documenti  amministrativi e avverso il silenzio (artt. 116 e 117 del D. Lgs. n. 104/2010), per quelli aventi ad oggetto il diritto di cittadinanza, di residenza, di  soggiorno e di ingresso nel territorio dello Stato e per i ricorsi di esecuzione nella sentenza o di ottemperanza del giudicato; € 1.500,00 per i ricorsi cui si applica il rito abbreviato comune a determinate materie previsto dal Libro IV, Titolo V, del D. Lgs. n. 104/2010, nonché da altre disposizioni che richiamino il citato rito; € 4.000,00 per i ricorsi relativi a provvedimenti concernenti le procedure di affidamento di pubblici lavori, servizi e forniture, e i provvedimenti adottati dalle Autorita' amministrative indipendenti, con esclusione di quelli relativi al rapporto di servizio con i propri dipendenti (art. 119, comma 1, lettere a) e b) del D. Lgs. n. 104/2010); € 600,00 in tutti gli altri casi e per il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica nei casi ammessi dalla normativa vigente, il contributo dovuto è di € 600,00; nulla invece è dovuto per i ricorsi previsti dall'articolo 25 della citata legge n. 241 del 1990 avverso il diniego di accesso alle informazioni di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, di attuazione della direttiva 2003/4/CE sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale.
Infine sono variati anche gli importi per i ricorsi principale ed incidentale proposti avanti le Commissioni tributarie provinciali e regionali.
Ma “novità delle novità” il Legislatore ha deciso di sanzionare, con una multa pari alla metà del contributo unificato, il difensore che ometta di indicare “il proprio indirizzo di posta elettronica certificata e il proprio numero di fax ai sensi degli articoli 125, primo comma, del  codice di procedura civile  e 16, comma 1-bis, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, ovvero qualora la parte ometta di indicare il codice fiscale nell'atto introduttivo del giudizio o, per il processo tributario”.
Come tutto ciò, in concreto, possa contribuire all'efficienza del sistema giudiziario ed alla celere definizione delle controversie è una cosa che qualcuno prima o poi ci dovrà spiegare!

Valeria Noccioli*

Avvocato del Foro di Roma

 


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Sull’affidamento condiviso iniziate le audizioni al Senato

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIeri, 29 giugno, sono iniziate presso la Commissione Giustizia del Senato le audizioni in merito ai ddl 957 e 2454 che modificano la legge 54/2006 sull’affidamento condiviso. Tra i soggetti auditi la Libera Associazione Donne Divorziate e Separate (LADDES Family FVG, ma di recente allargatasi in ambito nazionale) e Crescere Insieme, alla quale si devono i suddetti ddl. Le due associazioni, in perfetta sintonia, hanno fatto notare come la nuova proposta nasca da una pressoché completa inosservanza della legge in vigore, che sacrifica tutti i  membri della famiglia separata, a partire dai figli, cui si negano diritti indisponibili in nome di un “interesse del minore” che ne è l’esatto contrario. L’affidamento condiviso rappresenta, infatti, la scelta effettuata dal Parlamento a larghissima maggioranza tra i modelli monogenitoriale e bigenitoriale di gestione dei figli a favore del secondo, caratterizzato dalla presenza equilibrata di entrambi i genitori, entrambi investiti di compiti di cura a vantaggio dei figli, ai quali provvedere direttamente. Il sistema legale, che già era riuscito a ritardare di 12 anni questa svolta, ha insistito invece nel privilegiare il vecchio modello, attribuendo a un solo genitore, il collocatario, ogni responsabilità e fatica e all’altro solo l’obbligo di trasferirgli denaro, con una frequentazione del tutto squilibrata dei due nuclei allevanti. Il completo scollamento del sistema legale dal paese reale – unito ancora una volta, madri, padri e figli,  nel chiedere effettive pari opportunità per tutti – è stato ieri confermato ancora una volta, essendosi i rappresentanti di AIAF, OUA, UNCM e AIMMF arroccati a difesa del modello monogenitoriale, lasciando all’altro solo la derisione del nome. Le associazioni promotrici si impegnano a proseguire la loro civile battaglia, confidando che il potere legislativo sappia difendersi dalle invasioni di campo del potere giudiziario.

 


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Accettazione atti nel periodo estivo

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOLa Corte di Appello di Roma, rende noto che, il Dirigente l'UNEP di Roma ha chiesto l'adozione di un provvedimento, per il periodo compreso tra il primo agosto 2011 ed il 31 agosto, l'accettazione soltanto degli atti di notificazione ed esecuzione, a richiesta sia delle parti private che pubbliche, i cui termini perentori, legali e giudiziari scadano entro il 15 settembre 2011.Tale richiesta è dovuta al fine di consentire al personale UNEP di fruire del periodo di ferie ordinarie, con particolare riferimento ai funzionari UNEP ed agli ufficiali giudiziari che operano nei settori esterni. Per ulteriori informazioni in merito consultare il sito www.giustizia.lazio.it

 


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Società professionali: occorre equilibrio

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOConsiderazioni sulla struttura capitalistica delle società professionali.
E’ ormai indispensabile, nell’interesse del mondo professionale italiano e dell’intero sistema Italia, che si sciolga il nodo delle società professionali. Ancora di recente tornano a  profilarsi due tendenze opposte: l’Associazione studi legali associati reclama l’interdisciplinarietà e chiede di consentire l’ingresso nelle strutture professionali dal socio di puro capitale, mentre il Consiglio Nazionale Forense sembrerebbe essere contrario a ogni forma di struttura capitalistica delle società professionali. Si riapre così una questione che era stata composta e superata.  
Sin dalla Conferenza Nazionale di Napoli 2005, infatti, l’Avvocatura si è dichiarata favorevole a che l’attività professionale potesse essere svolta in forma associata o societaria, con pluralità di tipi, purché tra professionisti, anche appartenenti a diverse discipline, ma con l’esclusione di soci di puro capitale, e col mantenimento del controllo deontologico. Tale indicazione è stata recepita anche dal XXVIII  Congresso Nazionale Forense.
Per questo l’O.U.A. non ha mai condiviso l’impostazione di chi ipotizza società di persone con partecipazione di capitale da parte di soci non professionisti (tale essendo la traduzione nel diritto continentale del progetto inglese cui si fa riferimento nell’articolo del 9.10.2008), né quella di chi intende escludere tout court la possibilità di un’organizzazione delle società professionali su base capitalistica e interdisciplinare.
Se infatti i valori costituzionalmente rilevanti che giustificano l’istituzione in ordine professionale non possono essere insidiati da potenziali condizionamenti di tipo economicistico provenienti da soggetti estranei alla professione, o peggio, dall’esercizio surrettizio della professione per il tramite della partecipazione societaria, sarebbe un grave errore, nel XXI secolo, impedire ai professionisti di valorizzare e capitalizzare le proprie capacità professionali e sinergie organizzative attraverso una forma societaria che, facilitando fusioni e concentrazioni, consente una rapida crescita dimensionale degli studi.
Qualcosa che sinora è del tutto mancato nell’orizzonte professionale italiano, ove il 65,8% degli avvocati si colloca nella fascia di reddito tra 0 e 39.200,00 € (lordi) mentre solo il 6,8% ha un reddito lordo superiore a 250.000,00 € (rilevazione del Censis riferita al 2007, fonte Avv. Roberto Zazza, in Italia Oggi 15.05.08).
Sono questi i numeri della polverizzazione della professione, ed è questa polverizzazione, e non le società professionali di capitale, che dovrebbe preoccupare; con la patologia della concorrenza che essa comporta e con l’oggettiva impossibilità di conseguire e mantenere adeguati standards qualitativi oggi sempre più necessari nell’esercizio della professione. Ridurre il numero degli studi attraverso strumenti di grande aggregazione come le società di capitali non significa solo riduzione dei costi, significa soprattutto creare le condizioni per un lavoro professionale di miglior qualità diffusa e meglio remunerato, a tutto vantaggio della committenza e del sistema paese.  
Ciò è richiesto dai fenomeni di globalizzazione del diritto, dalla crescente domanda di giustizia, dall’incremento delle liti seriali e dall’informatizzazione degli studi professionali, fattori questi che hanno accresciuto notevolmente l’importanza  e l’incidenza del fattore organizzazione nella capacità di rispondere alla domanda di servizi professionali, tanto più se integrati e multidisciplinari.
Si ritiene quindi opportuno prevedere che le società vengano articolate su almeno due modelli speciali: la società semplice tra professionisti (su base personale), ad uso degli studi di minor dimensione, e la società professionale a responsabilità limitata, costituita solo ed esclusivamente da soci professionisti, destinata ad organizzazioni più strutturate e complesse.
E’ ovvio che ciò presuppone una specifica disciplina di dettaglio oltre una compiuta e ragionata disciplina fiscale e previdenziale, come per esempio quella prevista dal DDL quadro sulle professioni presentata dall’on. Siliquini nella scorsa legislatura, dove i modelli societari di diritto comune venivano adeguati alle peculiarità dell’agire professionale, individuandole come tipi specifici. Ciò ci avvicinerebbe al modello francese della società diritto civile.

Avv. Giuseppe Valenti e Roberto Zazza*     

*Avvocati del Foro di Roma


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