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Giustizia

Polemica su una decisione del Tribunale

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOUn articolo del quotidiano romano "Il Tempo" ed una dura reazione dell'avv. Carlo Priolo infuocano l'imminente campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma per il biennio 2012-2013. La stura l'ha data un pezzo che commentava l'esito negativo di un ricorso presentato dall'attuale Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma, Antonio Conte, avverso principalmente la dichiarata incandidabilità ed ineleggibilità e conseguente esclusione dal Comitato dei Delegati della Cassa Forense, a causa del mancato pagamento di contributi previdenziali relativi all'anno 2002. Poiché la rivista InGiustizia intende rimanere super partes rispetto alla vicenda, ha chiesto ad un avvocato appartenente ad un altro Foro di commentare quanto avvenuto. Con l'avvertenza che, in assenza delle motivazioni del Tribunale, si analizzeranno sono le motivazioni poste a fondamento del ricorso. L'avv. Antonio Conte ha partecipato, quale capolista della lista "Avvocati per l'Ordine e per la Cassa" alle elezioni del 2009 per far parte degli 80 componenti del Comitato dei delegati della Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense per il quadriennio 2009-2013 presso il Distretto di Roma. All'esito delle consultazioni, è risultato eletto ma la Commissione Elettorale Centrale, con verbale del 23.04.09, non ha proceduto alla convalida dichiarandone la ineleggibilità, a seguito del ricorso presentato dall'avv. Bruno Ricciotti, il quale così gli è subentrato quale primo dei non eletti. Avverso tale decisione l'avv. Conte ha proposto, prima, reclamo ai sensi dell'art. 5 del Regolamento e, successivamente al suo rigetto, ricorso ex art. 702 bis cpc dinanzi al Tribunale di Roma. In esso si è sostenuto che la Commissione Elettorale Locale aveva già provveduto ad effettuare le opportune verifiche sulle 94 candidature, escludendo 23 candidati ma non il collega Conte. Decisione stravolta dalla Commissione Elettorale Centrale la quale avrebbe fissato, con criteri non predefiniti e non resi pubblici, un assurdo discrimine tra debitori "regolari" e debitori "irregolari", individuando nella prima categoria coloro i quali a seguito di contestazione avevano sanato la propria posizione debitoria entro il 29.11.08 ed inserendo, nell'altra categoria, tutti gli altri. Ciò costituirebbe una violazione dell'obbligo di predefinizione di quei criteri di valutazione specificatamente indicati nell'art. 13 dello Statuto della Cassa. Inoltre, l'avv. Conte sostiene di aver spontaneamente provveduto, prima delle elezioni, a regolarizzare la propria posizione debitoria, determinata da un mero errore di calcolo risultante nel mod. 5/03 per l'anno di contribuzione 2002 nella suddivisione del contributo calcolato nelle due rate da pagare. In ogni caso, ex art. 25 D.Lgs. 46/99, la Cassa non avrebbe più potuto far valere la propria pretesa, in quanto la cartella avrebbe dovuto essere notificata, a pena di decadenza, entro il 31.12.2005. Ciò non è avvenuto quindi può giustamente sostenersi che l'Avv. Conte all'atto di presentazione della domanda era in regola con i pagamenti dovuti. Senza entrare, quindi, nel merito delle polemiche scaturite dall'articolo de "Il Tempo" e senza, tuttavia, conoscere le ragioni che hanno spinto al rigetto della domanda, per quanto esposto e motivato nel ricorso, una valutazione personale sicuramente sarebbe stata protesa verso l'accoglimento della stessa. Ciò anche e soprattutto per quella disparità di trattamento che è stata imposta al collega Conte laddove sono state diversificate le categorie di debitori sulla base di requisiti nè previsti né, tantomeno, pubblicizzati per tempo.

Lorenzo Marcovecchio*

Avvocato del Foro di Isernia


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Attiva Radio Tribunale

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOUn nuovo strumento ad iniziativa del Movimento Forense a disposizione degli operatori del diritto del Foro di Roma per agevolare la quotidianeità professionale. Non è una radio nel senso tradizionale del termine, assolve alle stesse funzioni, si tratta di uno strumento gratuito di comunicazione basato su Twitter. Tramite una connessione internet (in Tribunale per esempio c'è il wireless gratuito) e un account Twitter (gratuito) è possibile conoscere e far conoscere in tempo reale le notizie che provengono dagli uffici giudiziari e che interessano gli avvocati, utilizzando i seguenti codici identificativi: #rmtc - roma tribunale civile; #rmtp - roma tribunale penale; #rmtm - roma tribunale minorenni; #rmtce - roma trib. civile esecuzioni; #rmtar - roma TAR lazio; #rmac - roma corte di appello civile; #rmap - roma corte di appello penale; #rmgpc - roma giudice di pace civile; #rmgpp - roma giudice di pace penale; #rmsup - magistrature superiori; #rmtax - giurisdizioni tributarie; #rmug - roma ufficiali giudiziari. Per le istruzioni  di attivazione e di utilizzazione di radiotribunale sono reperibili sul sito www.radiotribunale.it ; troverai anche il Codice Etico a cui attenerti al fine di fornire informazioni vere, leali, corrette e "di servizio" alla comunità degli avvocati romani.


 


 


 



 


 


 


 


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Contributo di solidarietà

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIn questi giorni sta infuriando la polemica sulla posizione assunta dai calciatori, riguardante il loro rifiuto ad assoggettarsi al così detto “contributo di solidarietà”, come disposto dall’ultimo decreto legge, varato dal governo, per fronteggiare l’ennesima crisi che sta coinvolgendo finanziariamente l’intero pianeta. I Signori calciatori (la “c” di calciatori è volutamente in carattere minuscolo, cosi come la “g” di governo), tra l’altro sostenuti dalla loro Associazione di categoria, asseriscono che nulla debbono in quanto le loro retribuzioni sono state concordate “al netto” d’imposte e tasse con i propri datori di lavoro (le Società Calcistiche). Quasi contemporaneamente similari rimostranze sono state sollevate da numerosi parlamentari (decisamente poco onorevoli), tra l’altro con toni più lamentosi, quasi piagnucolosi, in quanto – a loro avviso – verrebbero coercizzati da tale decreto a subire un prelievo fiscale non previsto, né programmato, come hanno dichiarato in varie interviste su Radio Radicale. A questo punto, ritengo siano opportune e necessarie alcune osservazioni:
1) A prescindere dalle interpretazioni giuridiche della normativa in oggetto, la questione riguarda un problema di sensibilità che, a quanto pare, non lambisce minimamente né i signori calciatori, né i signori parlamentari.
Per quanto riguarda i “calciatori”, questi – con il loro atteggiamento – dimostrano di costituire una categoria o una ennesima casta (a livello vip e star) di “lavoratori” – per così dire – strapagati nonché privilegiati e che pertanto, dall’alto dei loro stratosferici appannaggi, non dovrebbero fingere di non sapere che ci sono famiglie che stentano ad arrivare a fine mese. 
Così come l’altra casta dei parlamentari, che piagnucola a Radio Radicale per future eventuali decurtazioni a prebende e privilegi, non dovrebbe fingere di non sapere che quanto ognuno di loro spende in un intero mese, per le prelibatezze dei menù nei ristoranti della Camera e del Senato, corrisponde a quanto una famiglia spende quotidianamente, e con sacrificio, nel reparto alimentare di un supermercato.
2) La “questione” mossa dai calciatori, secondo cui la retribuzione contrattata con i propri datori di lavoro deve intendersi “netta”, conferma quanto più volte affermato sulla Consul Press, ove si è sempre evidenziato come le imposte sulle retribuzioni a carico dei lavoratori-dipendenti, nel settore privato, non gravano assolutamente sugli stessi dipendenti, ma solo sui loro datori di lavoro.
Infatti nella realtà, quando il dipendente - in sede di contrattazione con la propria  azienda - concorda la  propria “retribuzione netta”, è l’imprenditore che sulla base dell’importo netto deve ricostruire a tavolino un importo lordo da assoggettare a contributi previdenziali e all’Irpef che, poi, sarà tenuto a versare tramite il modello F24.
Quanto qui nuovamente asserito, nel punto 2, è stato condiviso anche dai quotidiani “Rinascita” e “L’Opinione”, nonché dal mensile “Il Borghese” che hanno a suo tempo pubblicato alcuni articoli della Consul Press in cui veniva ribadita tale tesi.
Ciò con buona pace dei sindacati e delle sinistre che sostengono come i lavoratori-dipendenti siano gli unici a pagare interamente le imposte, perché trattenute direttamente sulla loro busta paga, mentre – a loro dire – i lavoratori autonomi ed i professionisti sono sempre gli unici ed i soliti evasori.

Giuliano Marchetti

 


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Riforme ed avvocatura

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIngiustizia n.4 del 2011 è quasi per intero dedicata alle riforme della giustizia e dell’avvocatura, già varate o in fieri. Temi centrali la mediaconciliazione e la progettata riforma dell’avvocatura.
Dalla lettura emerge un dato costante: l’avvocatura è sempre intervenuta tardi e male;  tardi perché  le proteste sono sopraggiunte a cose fatte o, per dirla alla buona, a babbo morto; male perché le critiche alle progettate riforme sono rimaste nel chiuso delle stanze degli addetti ai lavori, O.U.A., CNF. Niente, o quasi, per l’opinione pubblica, destinataria prima, in democrazia, dell’informazione sui problemi del diritto e della giustizia, informazione alla quale, prima di ogni altro soggetto, è tenuta l‘avvocatura nel suo ruolo di interprete e guardiano delle leggi, quel ruolo che è stato solennemente affermato dal Parlamento Europeo con la risoluzione 23 marzo 2006 sulle professioni legali… “la riforma delle quali ha conseguenze importanti che vanno al di là delle norme sulla concorrenza incidendo nel campo della libertà, della sicurezza e della giustizia e in modo più ampio, sulla protezione dello stato di diritto nell’Unione Europea”.
 Così è accaduto che l’assenza dell’avvocatura dal dibattito collettivo ha agevolato e sta agevolando riforme dell’ordinamento del tutto incompatibili col modello di stato di diritto al quale ci ostiniamo  a credere sia conformato il Paese. Basti pensare alle riforme del diritto del lavoro che stanno mandando alle ortiche lo Statuto dei Lavoratori;, alle riforme del diritto societario e di quello fallimentare che hanno allargato le porte all’avventurismo dell’impresa nel quadro  disastroso e selvaggio dell’economia globale, alla riforma della giustizia che ha partorito soltanto  l’aumento vistoso e generalizzato del contributo unificato; alla mediaconciliazione che ha aumentato costi e  tempi della giustizia moltiplicando strutture e centri di interesse e prospettando per di più vergognosi sospetti e sanzioni nei confronti dell’avvocatura, alla quale si fa, da parti autorevoli ma non disinteressate, carico della crisi  !!!
Ma l’avvocatura “organizzata”  continua a esibirsi in interventi flebili e tardivi dai quali traspare un radicato senso di colpa. Esemplare un intervento del Prof. Alpa su Guida al Diritto del 27 agosto. L’illustre Presidente del C.N.F. si impegna in una accorata difesa della classe forense, accusata, si legge, di avere un approccio di tipo “commerciale” al servizio giustizia. Ma alla difesa dell’avvocatura in cui si adopera Alpa non si accompagnano nè la doverosa e veemente indignazione per la assoluta e strumentale infondatezza dell’addebito nè la denuncia di ben altre e più gravi responsabilità della classe politica. Ed ecco che, nel silenzio degli organismi forensi, (mentre sto per licenziare questo articolo), Il Messaggero di Roma titola il 9 settembre a pag.7 “Così le lobby hanno stravolto la manovra – Avvocati- parlamentari ma anche farmacisti, tassisti, medici, tutti all’opera in Parlamento”.
Per buona fortuna qualche segno di consapevolezza si va manifestando nelle sedi diverse da quelle, inoperose, della rappresentanza istituzionale e associativa della categoria. Primo fra tutti è l’Ordine di Roma. Già con la Presidenza Cassiani l’avvocatura romana fece sentire la sua voce sui problemi del diritto e della giustizia nella pagina di un importante quotidiano della capitale; l’esperimento fu breve ma significativo. La Presidenza Conte ha incrementato i tempi e i modi degli interventi, ormai necessariamente sostitutivi della inerzia e della fragilità degli organismi nazionali. Così Antonio Conte promuove incontri col Ministro della Giustizia scuotendo dal torpore il C.N.F. (leggasi la eloquente lettera di Conte ad Alpa dell’11. agosto che appare su Internet);  promuove il 20 giugno, all’insegna del giusto orgoglio dell’avvocatura e con larga eco di stampa, la celebrazione del centenario della presenza dell’Ordine di Roma nel Palazzaccio.
 Così pure accade che ai dibattiti  dell’Ordine di Roma compaiano non solo avvocati e magistrati ma anche personaggi della vita civile, della cultura, dello spettacolo (Dacia Maraini, Maurizio Costanzo, Renzo Arbore). Piccoli segni di presenza, si dirà forse, ma grandi di vitalità e di novità. Questa è la strada per uscire dal chiuso di una concezione corporativa della categoria forense, per trasformarla in un soggetto politico, in un interlocutore necessario della classe politica e del potere.
Per raggiungere l’obiettivo i tempi, i modi, i mezzi devono radicalmente mutare.
I procedimenti di formazione delle leggi con le quali l’avvocatura è chiamata a operare vanno attentamente scrutinati fin dal nascere delle proposte di riforma, alle quali l’avvocatura deve concorrere quale necessario protagonista; l’avvocatura deve presenziare in prima linea al dibattito pubblico  sull’ordinamento e sulla giustizia avvalendosi, l’ho detto più volte, di tutti i mezzi della comunicazione: la stampa quotidiana e non solo quella specializzata, la televisione, internet ecc. ecc.. Questa presenza dell’Avvocatura è assolutamente necessaria e urgente per contrastare la campagna di discredito in atto nei nostri confronti da parte di esponenti anche autorevoli del mondo politico e della informazione. La nostra assenza, il silenzio dei nostri rappresentanti contrastano incomprensibilmente con l’assiduo attivismo di altri organismi professionali, dai Notai ai Commercialisti, sempre presenti nel dibattito perfino, quando occorre, con inserzioni a pagamento sulla stampa nazionale.
 In mancanza di questo non servono a nulla le geremiadi sulle condizioni precarie dell’avvocatura che ne danno anzi una immagine misera e irrilevante; non servono a nulla le minacce di sciopero che anzi legittimano l’accusa di contribuire alla crisi.
L’Avvocatura deve diventare, più che mai nell’attuale drammatica congiuntura del Paese, un “soggetto politico”. Con questo non voglio dire che Alpa e De Tilla debbano seguire l’esempio degli avvocati Robespierre e Danton o quello dell’avvocato Gandhi,(1)  questo no, perché le rivoluzioni sono pericolose…soprattutto per i protagonisti, ma che almeno….. organizzino dei girotondi come faceva in passato quel simpaticone di Moretti. Sto scherzando naturalmente.

Giorgio della Valle*

Avvocato del Foro di Roma


(1) Guido Alpa-Manuale di Diritto Privato – Cedam 2009 pag. 17: “Spetta ai giuristi il merito di aver promosso e governato alcuni dei più importanti rivolgimenti epocali, come la Rivoluzione francese e le Rivoluzioni italiane della fine del Settecento, e poi il Risorgimento.”

 


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Cassa Forense: nuovo vertice e bilancio record

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOAlberto Bagnoli è il nuovo presidente della Cassa Nazionale di Assistenza e Previdenza forense. Chiuso un bilancio da record.
“Solidità ed efficienza sono le fondamentali basi su cui poggia la Cassa forense, come testimonia il Bilancio approvato all’unanimità il 24 giugno scorso”.
Queste le prime dichiarazioni di Alberto Bagnoli, avvocato amministrativista del Foro di Bari eletto nuovo Presidente della Cassa nazionale di assistenza e previdenza forense che succede a Marco Ubertini.
Il neo Presidente, nelle sue prime dichiarazioni alla stampa, infatti ha voluto tranquillizzare quanti nei giorni scorsi erano stati allertati da un possibile crac della Cassa.
Ciò era stato denunciato in un’inchiesta pubblicata dal quotidiano la Repubblica, che aveva suscitato non poche polemiche ed addirittura l’ira del Presidente uscente Ubertini, il quale in una comunicato stampa palesava l’opportunità di agire nelle adeguate sedi nei confronti del giornale.
A confutazione di quanto erroneamente asserito da  “La Repubblica”, la Cassa forense ha chiuso il bilancio consuntivo del 2010 con un avanzo d’esercizio di oltre mezzo miliardo di euro (510.205.291 euro), superiore del 112% a quello registrato nel 2009, a dimostrazione che la gestione dell’ente non solo è sufficientemente prudente da scongiurare perdite, ma ha permesso una crescita esponenziale dei ricavi, che è un’assicurazione sul futuro delle pensioni degli iscritti.
Un risultato eccezionale, essendo questo il bilancio più alto mai registrato dalla Cassa, e che per la prima volta è stato approvato all’unanimità dagli 80 delegati, tutti presenti per l’occasione.
Quindi niente buchi o crac per la Cassa.
Inoltre, il Presidente Bagnoli ha voluto rassicurare i propri iscritti, ed in particolare chi si trova in difficoltà, dichiarando che <>.
Una ventata di ottimismo in un periodo di certo non floreo per gli avvocati, che stanno attraversando giorni di fuoco non per le alte temperature della stagione ma per una serie di “sorprese” della manovra economica (aumento del contributo unificato, la sua introduzione in materie esenti per civiltà giuridica e sociale, la previsione di ulteriori importi in caso di mancata indicazione del codice fiscale o dell’indirizzo del codice fiscale o del numero di fax, l’utilizzo delle risorse derivanti da tali aumenti destinato a settori diversi da quello della giustizia, il riordino del processo tributario) che lasciano intravedere un futuro non certo roseo per il pianeta giustizia e per la professione.

Carmen Langellotto


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