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Giustizia

Nuovi obblighi processuali per i separandi

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOSino ad ora è stato il "rischio" degli accertamenti reddituali della "Polizia Tributaria", connessi al processo di seprazione coniugale, in merito alla reale consistenza economica dell'altro, la richiesta processuale che costituiva un evento da fuggire ad ogni costo. Dalle Presidenziali di fine marzo 2012, le cose sono destinate a cambiare radicalmente, ciò in quanto il Presidente della Sezione Famiglia, Dr. Massimo Crescenzi ha studiato e concertato con i "suoi" Giudici l'introduzione, immediatamente operativa, di una diversa ed molto più articolata versione del "Decreto di fissazione della Udienza Presidenziale". Con il nuovo testo del Decreto viene richiesto "ad entrambe le parti" (non più solo alla parte convenuta) di depositare "entro 10 giorni liberi dalla udienza presidenziale" (raddoppiando così il tempo per lo studio del fascicolo da parte del giudice) non solo la documentazione reddituale dell'ultimo triennio, ma anche una "dichiarazione sostitutiva di atto notorio" nella quale indicare in pratica tutte le "circostanze rilevanti il tenore di vita della famiglia". Al di là di tutte le considerazioni che potranno essere formulate in occasione di un successivo migliore approfondimento di natura procedurale e sostanziale in merito alla natura del nuovo "provvedimento", non può nascondersi il carattere assolutamente innovativo di un tale "ordine del giudice" che in tematiche delicate come gli equilibri familiari in crisi può comportare più di uno "scossone", basti pensare come di fatto renderà impossibile alle difese il non sparare, nella "guerra giurisdizionale", tutte le cartucce e "da subito" ! Senza poter contare, come accade sino ad oggi, su tempi e modi meno invasivi in attesa del "provvedimento presidenziale" sul quale poi plasmare la successiva attività processuale. Buona norma sarà quindi indicare nella "dichiarazione di atto notorio" richiesta a pena di "cartellino giallo", anche il non richiesto ma certamente opportuno "elenco" di tutte quelle spese familiari che risultino, al dichiarante, "INSOPPRIMIBILI" così da obbligare il giudicante a tenerle nel doveroso conto, in sede di successiva determinazione degli assegni perequativi.

Giorgio Vaccaro

* Avvocato del Foro di Roma


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Carceri: cultura medioevale della punizione

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOCapita in Italia che appena il parlamento decreta un provvedimento svuotacarceri (amnistia, indulto, etc.) si scatena sulla stampa forcaiola o di parte avversa una campagna d'informazione tendente a dimostrare come il provvedimento sia contro il popolo. Metterebbe fuori, infatti, fior fiori di delinquenti, alimentando altresì il mito secondo cui nel nostro paese gli onesti vanno dentro e i veri, grossi, delinquenti stanno fuori o, se entrano in carcere, ne escono presto. La leggenda metropolitana è tutt'altro che infondata. Il problema, però, non è di questo o quel governo ma dei metodi nel fondo della classe politica tutta che di questi tempi e in quelli precedenti opera secondo strutture incriminatrici desuete e fallimentari. Come diceva Confucio "più aumentano le leggi, più aumentano i delitti", massima di saggezza che si attaglia più che mai al nostro discorso. E più aumentano le carceri, più aumentano le norme che dovranno riempirle e così via senza fine col miraggio forse di mettere dentro tutta la popolazione italiana perché ognuno uno scheletrino nell'armadio dovrebbe pur avercelo... La verità è che ogni giorno sorgono nuove leggi incriminatrici anche per materie che più semplicemente potrebbero essere represse con sanzioni amministrative. Da ciò l'aumento della criminalità che richiede nuove leggi repressive e così in aumento progressivo geometrico ad infinitum fino a riempire le carceri italiane di 70.000 esseri umani potendone contenere solo 40.000. Amnesty dove sei? Spesso il provvedimento estintivo del reato e/o della pena malgrado abbia intento di fondo "umanamente riparatore" di sfoltire le carceri, nella mancanza di una logica organica provoca effetti paradossali per cui un venditore di cd contraffatti per strada reiterato (il Gran Criminale!) sta dentro e lo stupratore di donne, il pedofilo, il rapinatore stanno fuori. Per ovviare a questa insensatezza della politica legislativa cieca e falsamente protettrice della popolazione stiamo elaborando un progetto di Diritto 2000 che sostituisce al medievale diritto penitenziale (basato sulla punizione) il neoumanistico diritto medicinale (cura preventiva e successiva, sanzioni amministrative e civili, misure di sicurezza da applicare soprattutto sul territorio). Lo scrivente, che in pensione come magistrato fa ora il drammaturgo, si batte come giudice per l'abolizione del processo indiziario e letterario, a favore di quello a prova epistemologica, per l'umanizzazione della giustizia e del sistema di pena, per il recupero dei devianti e degli emarginati attraverso l'arte in particolare drammaturgica. Inoltre ha proposto una drastica riduzione del copyright, non più proprietà intellettuale esosa ma detentio, ovvero possesso in nome dell'Umanità, per cui l'opera d'arte va data gratuitamente o, in minimis, smerciata a prezzi alla portata della tasca del popolo. Anche per tutto questo retroterra ha pronunciato sentenza di assoluzione di venditori di cd contraffatti extracomunitari per stato di necessità (leggasi fame) per un reato che comporterebbe la pena di alcuni mesi là dove, nell'attuale sistema, basterebbe la semplice sanzione amministrativa. Quale sanzione? Il carcere, per molti di questi reatucoli inventati dal legislatore ma anche per altri, è diventato un palliativo. Si sbatte dentro un contravventore della legge e chi per un motivo chi per un altro esce. Ciò dipende spesso anche dal gonfiore del portafoglio, sicuramente superiore nei grossi delinquenti e nei criminali dai colletti bianchi, capaci di procurarsi avvocatoni o vere e proprie scientifiche équipe defensionali. Da ciò la sequenza per cui il povero (per un reato anche minimo) sta dentro e il mammasantissima sta fuori. Per tale via neppure il carcere lungo o semilungo è una deterrenza. Il grosso truffatore che ha intascato milioni di euro ai danni della povera gente ha calcolato che si farà qualche mesetto di galera, cella fresca, omnicomfort, relax, vitto e alloggio a spese dello stato (500 euro al giorno ci costa un detenuto! finanziaria dove sei?) e poi andrà a svernare alla Bahamas col gruzzolo guadagnato e opportunamente congelato in una lontana banca straniera... Insomma per voler colpire tutti si finisce per non colpire nessuno e il senso dell'impunità dilaga anche tra la gente "comune": si cammina senza casco, si costruiscono case senza licenza edilizia, ci sono banche che fanno usura allegramente etc. etc. etc. tanto ora una contestazione sbagliata dal vigile, ora un condono, la multa non si paga, e se si paga chi se ne frega, e poi la casa uno se la ritrova con quattro spiccioli e un paio di mesi con la condizionale. A fronte di illeciti dilaganti di tutti i tipi la nostra prima proposta è decriminalizzare una lunga serie di condotte, i cosiddetti reati bagattellari, riducendole ad illeciti amministrativi. La via della prevenzione e della conoscenza dei mali personali e sociali nel contravvenire alle leggi è quella fondamentale per la popolazione, che spesso ignora ciò che è sotteso alle norme intese a proteggere il patrimonio morale e materiale di una nazione. In caso di trasgressione, la nostra proposta per i reati residuali è la cura. Per tutte le devianze residuali riteniamo che il miglior rimedio sia neutralizzare i devianti prima di tutto colpendo i loro beni e le loro azioni. Così chi cammina senza casco si vedrà sequestrato il motorino per un mese la prima volta, per tre mesi, la seconda e alla terza se lo vedrà confiscare dallo stato. Chi costruisce abusivamente deve sapere che senza colpo ferire, scoperta la magagna, interverranno immediatamente le ruspe ad abbattere la costruzione a meno che non si ritenga che la stessa possa essere destinata a scopi sociali in tal caso essendo requisita dallo stato. Il nostro progetto di Uomo Nuovo fondato sul Diritto Medicinale porterà all'eliminazione del terrorismo sanzionatorio penale per fondare l'uomo sull'Etica Pura basata sulla fratellanza e sulla tolleranza. La chiave di volta di un processo non sarà più l'individuazione del "cosa ha fatto" il deviante, ma "chi è" e soprattutto "perché l'ha fatto". Ciò ad evitare che urli davanti ai giudici le sue ragioni in brevi inutili frasi di giustificazione, senza sapere, i giudici stessi, vita, morte e miracoli del soggetto. La fratellanza implicherà che ciascun reo sarà affidato al giudice-psicologo che lo seguirà, con l'aiuto di esperti, nella fase del giudizio e dell'esecuzione della sanzione. La fase della sorveglianza sarà anticipata già a quella della cognizione, caricando il giudice della sorte di ogni singolo individuo sulla via per il recupero, dovendo egli seguirlo passo passo nella sanzione eventuale e nel percorso all'esterno del carcere. Nel progetto medicinale, in una prima fase di transizione, le sanzioni penali saranno sostituite per lo più da sanzioni civili e amministrative. Alla fine il Nuovo Mondo porterà allo smantellamento massiccio delle carceri che saranno abbattute materialmente o trasformate in ospedali, case per il popolo etc.. Saranno cercati spazi ecologici, pianeti verdi dove curare i soggetti affetti da patologia dello ius. Sarà rovesciato il terroristico e falso monito evangelico "Chi non è con me è contro di me", per quello iperevangelico laico "Chi non è con me rimarrà comunque con me". Howard Zehr, direttore del Mennonite Central Comunity Office americano, ha avanzato una proposta di giustizia penale riconciliativa più conforme a suo dire al modello biblico. Il sistema penale attuale è basato ancora sulla retribuzione anziché sulla riconciliazione. Gli atti criminali sono considerati come offese contro lo Stato, ovvero la generalità degli individui. Nella giustizia riabilitativa, invece, il crimine è considerato una violazione contro le persone e crea, quindi, un obbligo verso le vittime. Al riguardo punire per punire è del tutto insensato. Idee nuove ma dettate solo dal buon senso e da considerazioni elementari di chi ogni giorno opera nelle aule di giustizia e tocca con mano, in prima persona, una bilancia della giustizia squilibrata. Ne aspettiamo solo il tracollo dettato proprio da leggi desuete, apocalittiche e medioevali, degne di Rodolfo il Glabro, che per paradosso si arrogano il diritto di quadrare la retta condizione della vita sociale in nome di un diritto che di moderno ha solo il nome.

Gennaro Francione

 

Per chi volesse saperne di più G. Francione IL DIRITTO PENALE TRA REALTA' E UTOPIA (Utopia del sistema penale entropico). Herald editore, Roma, aprile 2008. Tutti fuori! Trattato utopistico sull'apocalisse del sistema penale e sulla sostituzione della cura alla pena nel trattamento dei criminali. La distruzione della Bastiglia continua. L'autore sottolinea l'inutilità della repressione penalistica, proponendo il dialogo, la cooperazione operosa e la nuova via medicinale che sostituisce al carcere la cura (preventiva e successiva), le sanzioni civili e amministrative, le misure di sicurezza sul territorio. Il testo, svolto su base rigorosamente giuridica, antropologica e scientifica, è preceduto da un'introduzione poetica di Visar Zhiti, il poeta albanese condannato a 13 anni di lavori forzati per le sue poesie, e chiuso da Oscar Wilde con la The ballad of Reading Gaol, il suo capolavoro poetico scritto durante la sua esperienza nel carcere. http://www.antiarte.it/eugius/saggio_entropia_penale.htm Altre informazioni su http://www.antiarte.it/eugius/saggio_entropia_penale.htm


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Stagione di riforme per la giustizia

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLONel discorso inaugurale del corrente anno giudiziario presso la Suprema Corte di Cassazione, il Primo Presidente dott. Ernesto Lupo ha rimarcato con soddisfazione il positivo risveglio d'attenzione per la giustizia-servizio, dopo che, per anni, la prevalente attenzione politica era stata rivolta ai temi della giustizia-funzione, "con la dichiarata finalità di operare un riequilibrio dei poteri, ma con il malcelato intento di ridimensionare il controllo di legalità sull'esercizio di ogni potere, di quello politico-amministrativo in particolare, che l'ordinamento affida alla giurisdizione indipendente, nel rispetto dei principi di uguaglianza, di legalità e di obbligatorietà dell'azione penale". Il mutamento di rotta si è palesato con l'approvazione della legge delega 14 settembre 2011, n. 148 di revisione della geografia giudiziaria e la conseguente recente emissione dello schema di Decreto Legislativo recante: "Revisione delle circoscrizioni giudiziarie – Uffici dei giudici di pace", che prevede la soppressione di 674 uffici di Giudice di pace su 846, che consentirà un recupero di personale pari a: 1.944 giudici di pace; 2.104 unità di personale amministrativo, così distinto: 184 dell'Area III; 1.350 dell'Area II; 570 dell'Area I. Si è, in buona sostanza, interrotta una più che decennale inerzia del Governo e del Parlamento di fronte allo spreco di risorse disperse sul territorio, che potrebbero meglio essere utilizzate con la concentrazione dei presidi giudiziari. Sul mantenimento di questo impegno si misurerà la capacità di anteporre l'interesse generale alle resistenze localistiche, che non mancheranno, da parte di ambienti politici, forensi e anche giudiziari. La revisione delle circoscrizioni giudiziarie esistenti, peraltro, è tanto più improcrastinabile per prevenire ulteriori ricorsi (class action), dopo quello già avanzato dall'Ordine degli Avvocati e dall'Associazione Forense di Reggio Emilia, quali titolari di interessi giuridicamente rilevanti ed omogenei per una pluralità di utenti e consumatori, davanti al T.A.R. del Lazio, nei confronti del C.S.M. e del Ministero della Giustizia per la condanna "ciascuno per quanto di propria competenza, all'adozione di tutti gli atti necessari al fine di ripristinare un efficiente ed adeguato funzionamento dei servizi organizzativi di Giustizia". Ricorso di cui il 23 novembre u.s. ha dato comunicazione la stessa Amministrazione pubblicandolo, ex art. 1, c.2, del decreto legislativo 20 dicembre 2009, n. 198, "Attuazione dell'articolo 4 della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ricorso per l'efficienza delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici", nel sito istituzionale http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_27.wp. Sul reale bisogno di razionalizzazione organizzativa, oltre che di contenimento della spesa, anche i Dirigenti della Giustizia hanno fatto sentire la loro voce, manifestando attraverso il loro organismo associativo, il consenso pieno e convinto alla revisione della "geografia giudiziaria", per la soppressione delle attuali Sezioni Distaccate e di alcuni piccoli Tribunali. L'Associazione, anzi, ha ricordato che i primi a segnalare la necessità di riformare il sistema proprio muovendo dalla soppressione dei piccoli Uffici del Giudice di Pace, evidenziandone, già da tempo, i risparmi (finanziari e gestionali) che ne sarebbero conseguiti, sono stati proprio i Dirigenti. Essi sono consapevoli che l'efficiente funzionamento del sistema Giudiziario vale ad alimentare concretamente la crescita e la competitività del sistema, sia come possibile fattore di agevolazione dello sviluppo (attraverso il celere recupero dei crediti, tanto di quelli civilistici tra privati che dei crediti vantati dallo Stato in materia penale, ed il presidio del controllo di legalità sul territorio), sia quale rilevante centro di spesa (il quarto Ministero dopo Istruzione, Difesa e Interno) che richiede, pertanto, di essere riformato per poter costare di meno ed accrescere i livelli di servizio; e che i risparmi determinati dalle razionalizzazioni gestionali debbano essere investiti oltre che nel perseguimento dell'innovazione tecnologica, anche nel reclutamento di nuove e giovani professionalità. Così come "dieta" non può significare...smettere di alimentarsi, risparmiare sui costi del personale non deve, non può, significare abdicazione totale ad ogni politica di reclutamento. Non può significare chiudere per anni la porta in faccia a nuove generazioni, a nuove intelligenze e competenze. Perché, così facendo, le organizzazioni, sostiene l'Associazione dei Dirigenti, non "risparmiano", bensì producono sprechi. Come quelli generati dall'assumere Magistrati e poi lasciarli privi di collaboratori. O quelli determinati dal promuovere ambiziosi "piani di digitalizzazione" che poi si infrangono sulla difficoltà di innesto in un'organizzazione vecchia ed inadeguata. Nell'ottica della funzionalità del servizio-giustizia l'Associazione dei Dirigenti auspica, infine, la piena applicazione - ad oggi apparsa stentata, e che, invece, potrebbe agevolare grandemente il progetto di riforma avviato con la revisione delle circoscrizioni giudiziarie - del vigente Decreto Legislativo n°240/2006 "individuazione delle competenze dei magistrati capi e dei dirigenti amministrativi degli uffici giudiziari nonché decentramento su base regionale di talune competenze del ministero della giustizia" che recepisce un nuovo e più moderno assetto di governo degli Uffici Giudiziari. "Un anno "nuovo" di progetti realistici e impegni concreti" come recita il titolo del primo capitolo della relazione del Primo Presidente, è, dunque, iniziato. Ad esso guardiamo senza alcun scetticismo, ma, come ha affermato il Primo Presidente "con la determinazione di chi ha assunto una responsabilità verso le istituzioni repubblicane e verso la collettività".

Alfredo Rovere

*Dirigente Ispettore Ministero della Giustizia


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Venti di guerra in Medioriente

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOL'amministrazione Obama (premio nobel per la "pace") ha rafforzato la minaccia di attacchi militari contro l'Iran, raddoppiando il numero di portaerei nella regione. La decisione provocatoria aumenta il pericolo di una guerra nel Golfo Persico, e lo stesso vale per l'embargo de facto imposto sulle importazioni di petrolio iraniano, che viene però eluso dalle maggiori potenze extraeuropee (Cina su tutti). Washington ha avvertito che ogni tentativo di chiudere lo Stretto di Hormuz causerà una massiccia rappresaglia militare. Teheran aveva minacciato di chiudere il corso d'acqua, che trasporta circa un quinto del petrolio giornaliero scambiato nel mondo, se gli Stati Uniti e i loro alleati avessero bloccato le esportazioni di petrolio iraniano. La situazione rimane tesa. L'amministrazione Obama si muove minacciosa contro Teheran accompagnata da una campagna di crescente intensità sui media americani e internazionali volta a diffamare il regime iraniano e a creare il clima di opinione pubblica adatto per la guerra. Un flusso costante di editoriali e di commenti fornisce legittimità alle affermazioni (non dimostrate) che l'Iran stia sviluppando armi nucleari, mentre raffigurano il regime aggressivo, provocatorio – una minaccia alla pace regionale. In realtà, la descrizione, più acutamente, vale per la stessa amministrazione Obama, che ha dato la sua benedizione ad una guerra segreta di assassinio e sabotaggio. L'ultima vittima è stato lo scienziato nucleare iraniano Mostafa Ahmadi Roshan, ucciso da una bomba poche settimane fa, in un'operazione che ha tutte le caratteristiche del modus operandi dell'agenzia di intelligence israeliana (il Mossad). Migliaia di persone in lutto hanno partecipato al funerale di Roshan, con rabbia. La guida suprema iraniana, Ayatollah Ali Khamenei, ha accusato gli Stati Uniti e Israele di aver orchestrato il "vile assassinio", ed ha promesso di punire i responsabili. Da Washington, sono giunte ridicole smentite di un qualsiasi coinvolgimento americano nell'attentato, dichiarazioni che sono in netto contrasto con le discussioni, diffuse nei media e nei circoli "ufficiali", che accettano questi atti di terrorismo come "legittimi". Negli ultimi due anni, tre altri scienziati nucleari iraniani sono stati uccisi, una serie di attentati inspiegabili hanno avuto luogo in siti militari iraniani e un virus informatico è stato usato per infliggere danni a impianti nucleari. Tali attività criminali hanno il carattere di provocazioni deliberate, finalizzate alla produzione di ritorsioni da parte di Teheran che, a loro volta, infiammeranno ulteriormente le tensioni nel Golfo Persico, fornendo alla fine il casus belli. Anche le misure "punitive" economiche contro l'Iran sono atti di aggressione calcolata. Il 31 dicembre, il presidente Obama ha firmato un provvedimento che impone sanzioni alle società straniere che fanno affari con l'Iran. Le sanzioni non hanno nemmeno il paravento dell'approvazione delle Nazioni Unite, e significano che Washington può punire le società per lo svolgimento normale di attività commerciali legali. L'Unione Europea deciderà a breve su un embargo totale sulle importazioni di petrolio iraniano. Di fronte alla prospettiva di essere esclusi dal sistema finanziario americano, le banche europee stanno già limitando il loro coinvolgimento nel finanziamento del commercio con l'Iran. La Cina ha rifiutato di tornare in argomento sanzioni in sede Onu, ed ha respinto le chiamate degli Stati Uniti per ridurre le importazioni di petrolio iraniano. La risposta della Cina mette in evidenza lo scopo fondamentale della pulsione aggressiva dell'amministrazione Obama contro l'Iran: assicurarsi il dominio economico e politico in Medioriente, e quindi il controllo sulla fornitura di energia per i suoi rivali europei e asiatici. Il suo intervento nel Golfo Persico rischia di provocare una pericolosa e devastante guerra, che potrebbe coinvolgere l'intera regione e le grandi potenze.

Gabriele Sabetta


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Mediaconciliazione: a breve l'udienza

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOL'istituto della mediaconciliazione obbligatoria, che sicuramente non è nato sotto i migliori auspici, è finito al vaglio anche della Consulta. Il TAR Lazio, infatti, sollecitato dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura, da alcuni consigli dell'Ordine degli Avvocati e da alcune Associazioni del Foro di Roma, ha sollevato dubbi di legittimità costituzionale su alcuni punti del regolamento 180/10 attuativo del D. Lgs. 28/2010. L'udienza si terrà entro il 6 febbraio 2012. Sulla "Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre 2011 n. 54, dedicata alle sentenze della Consulta, infatti, è stata pubblicata l'ordinanza di rinvio del Tar Lazio. Le parti dovranno costituirsi entro il 17 gennaio e l'udienza a quel punto verrà fissata nei 20 giorni successivi.


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