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Giustizia

Affitto toghe...in nero

togheMerita pubblicazione la notizia riportata dal settimanale Panorama sull'affitto in nero delle toghe in Cassazione. Infatti, secondo l'inchiesta del settimanale, l'Ufficio toghe posto al piano terra del Palazzaccio, "affitterebbe" le toghe agli avvocati sprovvisti al costo di 10 euro senza rilasciare alcuna ricevuta E, sempre secondo quanto viene riportato, questa è una radicata consuetudine di tutti gli uffici giudiziari, comprese le corti d'appello ed i tribunali, anche dei piccoli centri. A conti fatti emerge un business non da poco! Mistero sulla destinazione degli importi percepiti per tale servizio. Viene da chiedersi, se sia accettabile nel luogo per eccellenza deputato all'osservanza ed al rispetto delle regole possa essere consentito in maniera indiscriminata l'esercizio di pratiche commerciali, di questo si tratta, completamente sconosciuta al Fisco.


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Avvocati dello Stato: elezioni il 13 maggio

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOSono indette le elezioni per la nomina dei componenti del Consiglio degli Avvocati e Procuratori dello Stato dell'art. 21 della legge 3 aprile 1979, n. 103. Le elezioni avranno luogo il giorno 13 maggio 2012 in Roma, presso la Sede dell'Avvocatura Generale dello Stato, dalle ore 9,00 alle ore 21,00. LO ha stabilito il decreto 9 marzo 2012 dell'Avvocatura generale dello stato pubblicato sulla "Gazzetta Ufficiale" del 17 marzo 2012 n. 65.


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Avvocatura pubblica: questa sconosciuta

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOAll'interno delle pubbliche amministrazioni si aggirano "strani" personaggi, sono soggetti chiamati a svolgere compiti di grande responsabilità e competenza. A loro è affidata la specifica ed esclusiva attribuzione delle cause e degli affari legali, dotati di una propria autonomia e ai quali viene affidata la consulenza e la assistenza, giudiziale e stragiudiziale, nelle controversie coinvolgenti gli enti di appartenenza, con esclusione delle attività di "gestione" (v. Cass. Civ. Sez. Un. 03/05/2005 n. 9096, CNF 29 maggio 2006 n. 37, TAR Emilia Romagna Parma 20 dicembre 2001 n. 1049). Di fatti si tratta di una categoria un po' particolare ed è per questo che fanno parte di un elenco speciale allegato all'albo degli avvocati dei consigli dell'ordine, sono avvocati anche loro, ma spesso sono considerati avvocati di serie B. Concorrono con la loro attività sia di consulenza professionale e di assistenza stragiudiziale che di difesa e rappresentanza in giudizio al migliore perseguimento delle funzioni istituzionali dell'Ente di appartenenza, ma spesso subiscono in prima persona tutti i disagi e le disfunzioni più evidenti dell'apparato amministrativo dell'Ente cui appartengono. Gli avvocati dipendenti appartenenti al ruolo legale, assumono però una responsabilità professionale e rispondono direttamente al legale rappresentante dell'Ente, a garanzia dell'indipendenza della professione, dell'autonomia di giudizio e di iniziativa tipica degli avvocati, rendendo incompatibile l'esercizio della professione stessa di avvocato al di fuori del ruolo legale dell'Ente di appartenenza per la sussistenza, comunque, di un rapporto di pubblico impiego. Ai sensi della legge professionale spetterebbero anche ai professionisti legali dipendenti i compensi di natura professionale, recuperati a seguito di condanna della parte avversa soccombente, ma spesso nei regolamenti interni questo tipo di compenso non è riconosciuto manifestandosi così l'evidente contrasto tra l'attività professionale svolta e la qualifica di lavoratore professionista dipendente. C'è qualcuno che ritiene che la situazione di eccezionale criticità degli uffici legali, conseguente ad un arretrato di enormi dimensioni, nonostante il carattere seriale delle controversie, dipenda appunto dalla circostanza che gli avvocati dipendenti non sono destinatari di compensi aggiuntivi quali quelli professionali. Da questo tipo di considerazione sembrerebbe che la responsabilità dell'elevato contenzioso delle amministrazioni debba attribuirsi agli avvocati pubblici. Non si è mai esaminata la difficoltà nella quale gli avvocati pubblici si dibattono per difendere le proprie amministrazioni e la tutela dei diritti delle stesse a fronte della inefficienza e spesso della incapacità dell'apparato amministrativo del quale anche loro pagano le conseguenze. I ritardi con i quali vengono trasmessi gli atti e i documenti che spesso non consentono la costituzione in giudizio nel rispetto dei termini previsti dalle norme procedurali; lo smarrimento di documenti attestanti l'interruzione dei termini prescrizionali o delle diffide la mancata registrazione dei contratti; il mancato rinnovo delle iscrizioni ipotecarie e così via, rendono spesso indifendibili le posizioni degli enti. E che dire dell'obbligo della stipula di una polizza professionale? E delle spese sostenute per l'iscrizione nell'elenco degli avvocati? E di non poter usufruire del part-time? E dell'obbligo di garantire comunque la presenza in udienza anche nelle giornate in cui il personale amministrativo non è in servizio per la chiusura obbligatoria? Non si sceglie di fare l'avvocato pubblico per caso o per "comodità". L'avvocato pubblico è in possesso di un titolo professionale, ha quasi sempre avuto accesso al posto per una specifica ulteriore selezione oltre all'esame di avvocato, subisce le limitazioni determinate dal duplice ruolo che riveste di dipendente e di libero professionista, spesso costretto a lavorare senza limiti di orario rispetto agli altri dipendenti. E' sufficiente la garanzia del posto fisso, alle dipendenze di un unico datore di lavoro, uno stipendio mensile e una pensione ordinaria a far ritenere gli avvocati pubblici dei privilegiati? E che dire della inadeguatezza dell'importo dello stipendio rispetto alla qualità e alla specializzazione necessaria per la difesa dell'Ente di appartenenza? E dei limiti di una struttura organizzativa spesso inadeguata che costringe l'avvocato a svolgere oltre all'attività professionale la maggior parte degli incombenti che spesso sono svolti dalla segretaria di studio? E che dire, infine, della differenza del rapporto economico tra i compensi riconosciuti per una sola consulenza ai professionisti del libero foro rispetto allo "stipendiuccio"? Forse basterebbe solo un po' più di rispetto e qualche riconoscimento in più per una categoria di soggetti che non possono essere equiparati agli altri dipendenti delle Amministrazioni (usciere, ragioniere, geometra, assistente sociale o maestro), ma che pur in possesso di un titolo professionale hanno spesso dovuto rinunciare per ragioni varie all'esercizio della libera professione.

Michela Vassallo

Capo Avvocatura ATER Comune di Roma

Avvocato del Foro di Roma


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Nuovi orizzonti della giurisdizione domestica

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOOccorre fare un po' di chiarezza sul tema della imminente riforma degli Ordini professionali, ed in particolare in materia disciplinare, imposta da una serie di norme succedutesi nel breve giro di poche settimane. Uno degli ultimi atti del Governo Berlusconi (la c.d. Manovra bis), e cioè il D.L. 13 agosto 2011 n. 138 (convertito dalla L. 14 settembre 2011 n. 148) ha obbligato, infatti, tutti gli ordinamenti delle libere professioni (con esclusione di quelle sanitarie) a "prevedere l'istituzione di organi a livello territoriale, diversi da quelli aventi funzioni amministrative, ai quali sono specificamente affidate l'istruzione e la decisione delle questioni disciplinari e di un organo nazionale di disciplina. La carica di consigliere dell'Ordine territoriale o di consigliere nazionale è incompatibile con quella di membro dei consigli di disciplina nazionali e territoriali". A questa disposizione, confermata pienamente dalla normazione successiva (in tema di liberalizzazioni), ha fatto seguito una ancor più stringente imposizione, introdotta dall'art. 10 comma 2 della L. 12 novembre 2011 n. 183 (c.d. legge di stabilità), in forza della quale "le norme vigenti sugli ordinamenti professionali in contrasto con i princìpi di cui al comma 5, lettere da a) a g), sono abrogate con effetto dalla data di entrata in vigore del regolamento governativo di cui al comma 5 e, in ogni caso, dalla data del 13 agosto 2012".Il D.L. 6 dicembre 2011 n. 201 convertito, con modificazioni, in L. 22 dicembre 2011, n. 214 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici: c.d. legge "Salva Italia"), ha lasciato inalterato tale impianto normativo. Ne risulta, quindi, un sistema per il quale la c.d. giurisdizione domestica degli Ordini professionali sta per entrare in una fase di profonda modificazione, che lo renderà finalmente coerente con la disciplina vigente in altri Paesi europei. Durante alcune mie missioni all'estero, in rappresentanza dell'Ordine forense romano, ho infatti registrato da più parti lo stupore dei colleghi stranieri nell'apprendere che negli organismi di disciplina nostrani continuavano a militare esclusivamente esponenti della categoria professionale senza l'inserimento di alcun membro laico. "Tra cani non si mordono" è il leit motiv che si ascolta da parte dei cittadini che, rivolgendosi all'organo disciplinare di un Ordine professionale, sono costretti poi a constatare la mitezza con la quale lo stesso Ente affronta la delicatissima materia del rispetto della deontologia dei propri iscritti. Il caso della riforma delle Co.re.di. (Commissioni regionali di disciplina) in seno all'ordinamento notarile, è emblematico per apprezzare a fondo l'esigenza di rinnovamento che il nostro Paese sta finalmente per esaudire. Invero, la presidenza affidata per legge ad un magistrato ordinario ha fatto sì che anche la "casta" dei notai inizi a trovare nella sede disciplinare interna un presidio di legalità, nel rispetto degli interessi a presidio della credibilità della intera categoria. Per carità, mi si intenda bene: non vorrei di certo essere giudicato, sotto il profilo deontologico, da un magistrato (che, pure loro, con la speciale commissione insediata presso il C.S.M., non possono di certo vantare una giurisdizione moderna ed imparziale) e, tuttavia, l'attuale assetto che si rinviene nell'Ordine forense – quando questo si erge a giudice degli iscritti – presta il fianco a mille critiche spesso fondate. Ho subìto fortemente quella Presidenza che, fatto entrare in Aula un incolpato, non esitava – davanti ai difensori od ai testi – ad assumere un tono fastidiosamente amicale con costui, con domande sul luogo di origine dei suoi avi o sullo stato di salute dei propri familiari, con l'istaurazione di un clima di "colleganza" che stonava in modo solare con la celebrazione di un procedimento disciplinare. Il grado di civiltà di un popolo lo si misura anche dal sano distacco (che non va disgiunto dal rispetto) e dall'imparzialità che il giudice (foss'anche appartenente alla stessa categoria professionale dell'incolpato, come avviene nel caso della giurisdizione domestica) deve mantenere nei riguardi di chi è accusato di aver violato norme giuridiche. Che si sia superato il segno, in termini di perdita di credibilità della serietà di una categoria, sotto il profilo che qui interessa, è un dato di fatto. Le decisioni di "non luogo a procedere" superano di gran lunga quelle che irrogano sanzioni; queste ultime sono, poi, di norma di tale mitezza che chiunque perderebbe fiducia in una Istituzione che ambisce ad essere attendibile agli occhi dei consociati.Un caso che molte trasmissioni televisive hanno fatto diventare un vero e proprio tormentone (quello, cioè, dell'avvocato inventore di bufale colossali, divulgate al solo scopo di procurarsi un'orrenda pubblicità personale) dimostra da sé, semmai ce ne fosse bisogno, a quale livello di degrado sia arrivata la nobilissima professione forense, dinanzi all'endemica incapacità di reagire con la doverosa severità punitiva dinanzi a fenomeni così disdicevoli. Le norme sopra menzionate non dicono "come" si dovranno formare, d'ora in avanti, i collegi istruttori e giudicanti, essendo le relative regole affidate ad un prossimo regolamento di emanazione governativa: ma sta di fatto che la nomina dei futuri giudici disciplinari, vista l'incompatibilità con i membri degli Ordini professionali, non potrà avvenire per opera di questi ultimi (che potrebbero essere portati a gratificare, per motivi di appartenenza,questo o quell'iscritto) o, comunque, senza la previsione di criteri rigidi ed oggettivi che impongano che la scelta ricada su soggetti "davvero" esperti in materia deontologica e disciplinare, capaci, credibili. Si tratta di una sorta di ultima spiaggia per gli Ordinamenti professionali (che, perduta oramai la funzione dell'opinamento sui crediti professionali – a tariffe definitivamente abolite – e sottratta loro la funzione disciplinare, rischiano di doversi limitare allo svolgimento di marginali compiti burocratici e ragionieristici): solo se sapranno davvero rinnovarsi si potrà, infatti, continuare a difendere la loro stessa esistenza.

Rodolfo Murra

Avvocato del Foro di Roma


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Nuovi obblighi processuali per i separandi

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOSino ad ora è stato il "rischio" degli accertamenti reddituali della "Polizia Tributaria", connessi al processo di seprazione coniugale, in merito alla reale consistenza economica dell'altro, la richiesta processuale che costituiva un evento da fuggire ad ogni costo. Dalle Presidenziali di fine marzo 2012, le cose sono destinate a cambiare radicalmente, ciò in quanto il Presidente della Sezione Famiglia, Dr. Massimo Crescenzi ha studiato e concertato con i "suoi" Giudici l'introduzione, immediatamente operativa, di una diversa ed molto più articolata versione del "Decreto di fissazione della Udienza Presidenziale". Con il nuovo testo del Decreto viene richiesto "ad entrambe le parti" (non più solo alla parte convenuta) di depositare "entro 10 giorni liberi dalla udienza presidenziale" (raddoppiando così il tempo per lo studio del fascicolo da parte del giudice) non solo la documentazione reddituale dell'ultimo triennio, ma anche una "dichiarazione sostitutiva di atto notorio" nella quale indicare in pratica tutte le "circostanze rilevanti il tenore di vita della famiglia". Al di là di tutte le considerazioni che potranno essere formulate in occasione di un successivo migliore approfondimento di natura procedurale e sostanziale in merito alla natura del nuovo "provvedimento", non può nascondersi il carattere assolutamente innovativo di un tale "ordine del giudice" che in tematiche delicate come gli equilibri familiari in crisi può comportare più di uno "scossone", basti pensare come di fatto renderà impossibile alle difese il non sparare, nella "guerra giurisdizionale", tutte le cartucce e "da subito" ! Senza poter contare, come accade sino ad oggi, su tempi e modi meno invasivi in attesa del "provvedimento presidenziale" sul quale poi plasmare la successiva attività processuale. Buona norma sarà quindi indicare nella "dichiarazione di atto notorio" richiesta a pena di "cartellino giallo", anche il non richiesto ma certamente opportuno "elenco" di tutte quelle spese familiari che risultino, al dichiarante, "INSOPPRIMIBILI" così da obbligare il giudicante a tenerle nel doveroso conto, in sede di successiva determinazione degli assegni perequativi.

Giorgio Vaccaro

* Avvocato del Foro di Roma


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