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Giustizia

Tribunale di Cassino: tutti contro la chiusura

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIl popolo deve combattere per la sua legge come per le mura della città (Eraclito, fr. 44 DK). E' proprio il legame tra il Tribunale e la Città Martire il protagonista della manifestazione senza precedenti cha ha invaso le vie di Cassino lo scorso 21 giugno. Massiccia la partecipazione: cittadini, commercianti, sindacati, circoli politici, ordini professionali, ma soprattutto gli ausiliari, i praticanti, gli avvocati e i massimi vertici delle istituzioni locali e nazionali, tutti uniti nel protestare contro la paventata chiusura del Tribunale di Cassino che, stando alle ultime indiscrezioni provenienti da via Arenula, dovrebbe rientrare nella lista delle sedi da sopprimere in nome di una razionalizzazione di cui talora si fa fatica a cogliere l'aspetto razionale. Tanto è stato sottolineato dal Sindaco e avvocato Giuseppe Golini Petrarcone che, affiancato dai più importanti esponenti politici dei vari schieramenti - tra cui il Presidente del Consiglio regionale Mario Abruzzese e dal leader di Italia dei Valori Antonio Di Pietro - ha richiamato all'attualità una toccante lettera del Primo Sindaco del Dopoguerra, l'avv. Di Biasio, che individuava nel ridimensionamento del Tribunale una nuova ferita inferta al "cuore" pulsante della già provata popolazione cassinate. Perplessità confermate dall'avv. Oreste Cifalitti, decano degli avvocati di Cassino e titolare di uno dei più prestigiosi studi della città. "Il Tribunale di Cassino copre un vasto territorio che comprende l'intero Lazio meridionale e parte dei comuni dell'Alto casertano". La scelta di Cassino fu determinata, nel lontano 1861, dalla sua "centralità" geografica, a metà strada fra Roma e Napoli, punto d'incontro delle arterie vitali che congiungono i paesi montani e interni dell'Abruzzo e del Molise all'autostrada del Sole e al Mar Tirreno. Solo per dare alcuni numeri: 59 comuni, oltre 230.000 abitanti in un territorio che vede la presenza della storica Abbazia di Montecassino, dello stabilimento FIAT di Piedimonte e dell'Università. "La felice posizione geografica – continua l'avvocato – ha reso il Tribunale di Cassino uno fra gli organi giudiziari più attivi nella lotta contro la criminalità organizzata. La sua "produttività", attestata dall'ampiezza del bacino di utenza, dal volume delle pendenze, dal non certo scarso organico di Magistrati e di personale ausiliario, autorizza a considerare inattuale e impraticabile l'evenienza di una soppressione".

di MARIA CRISTINA CARBONE e ANTONIO VISOCCHI


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Per crescere, giustizia civile

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOLa grande occasione offerta dalla recessione economica e la raggiunta consapevolezza che il fenomeno "Giustizia", in particolare "Giustizia Civile", costituisca il maggior ostacolo alla crescita del Paese e per essa agli investimenti nazionali e internazionali, può offrire l'opportunità di avviare una riforma organica del processo civile, un inizio fattibile per svecchiare, semplificare, troncare difetti ed antichi rituali obsoleti ed improduttivi. La ricetta è tanto semplice quanto di difficile applicazione: abbandonare l'inefficace principio del come dovrebbe essere (metodo deduttivo) e affrontare il fenomeno per come è (metodo induttivo), con interventi possibili e praticabili, sempre tenendo conto che si lavora su un sistema ed ogni modifica comporta effetti collaterali su le altre componenti dello stesso sistema. Il Sistema Giustizia non è un'isola indipendente dai fenomeni che hanno travolto l'Italia, a sua volta è parte di un sistema più grande, il Sistema Italia. Forse per la prima volta (è stata sempre in primo piano la "giustizia penale") i vertici delle istituzioni pubbliche e private, il mondo dell'informazione, le forze della economia reale hanno metabolizzato che la "Giustizia Civile" ha effetti collaterali sulla economia del Paese, sulla amministrazione finanziaria, sul senso di appartenenza dei cittadini, sulla credibilità dell'Italia all'estero, sul livello di civiltà della nazione, sulla difesa della dignità degli onesti, sul favore improvvido dato ai debitori, su tutti coloro che lavorano e producono, contribuendo alla ricchezza del Paese (PIL) ed in primo luogo sulla crescita dell'Italia. E' ormai acclarato che il fallimento della "Giustizia Civile", unitamente a quella perenne piovra della "Burocrazia", costituisce l'impedimento principale allo sviluppo della bella Italia. L'Avv. Prof. Paola Severino, Ministro dello Giustizia (il solo ministro ad avere rilievo costituzionale art. 110) deve cancellare con decreto o altro provvedimento ad effetto immediato tutte le commissioni, comitati, gruppi di esperti, suggeritori a vario titolo che si sono occupati di "Giustizia Civile"; deve consultare congiuntamente, come è stato fatto per la riforma del mercato del lavoro, "quelli della Giustizia Civile": Confindustria, Rete Imprese, Confcommercio, Confesercenti, Abi, Ania, alleanza delle Coop, i Presidenti degli Ordini territoriali più rappresentativi, il COLAP, il CUP e se utile il Laboratorio Forense che mi onoro di coordinare. La consultazione deve durare una sola settimana e nei 15 giorni successivi, dopo aver acquisito e sintetizzato tutti gli studi, indagini, proposte realizzati sul tema, deve essere "prodotto" un primo pacchetto di provvedimenti, compatibile con i successivi nel quadro di una riforma organica del Sistema. Si può fare, si deve fare per aiutare il Governo Monti impegnato a salvare l'Italia. In un dotto articolo su questo giornale Dimitri Buffa ha segnalato che la mala giustizia (civile) costa 5 punti di PIL. Gli antagonisti, del tutto inconsapevoli, potrebbero essere una parte della Magistratura, arroccata su modelli desueti, convinta di detenere le formule per la ristrutturazione del "Sistema Giustizia", senza averne le competenze specifiche quali: conoscenze di econometria, statistica descrittiva, sociologia dell'organizzazione, analisi costi-benefici, calcolo della produttività ecc. Peraltro, essendone parte in causa, con evidenti coinvolgimenti emotivi e di pratica professionale. Comprensibilmente coloro che si sentono idonei per indicare il percorso del processo di ammodernamento, fatalmente possono essere elementi che ne impediscono la fattibilità. Compromettere il futuro vorrebbe dire non agire, non possiamo più guardare al passato e vivere di ricordi. La soluzione non è tanto sui principi, ma si basa sull'efficienza, sulla produttività, sulla organizzazione del lavoro, sul metodo costi-benefici, sulla privatizzazione di alcune procedure da attribuire agli avvocati, per accrescere la domanda di lavoro e far partecipare i nuovi giovani professionisti, attraverso un outsourcing rispetto alle attività proprie della magistratura e ausiliari. Efficienza e competitività. I Tribunali lavorano al 50% al di sotto delle loro capacità (turnazione di 6 ore + 6, mattina e pomeriggio): a) raddoppiare il numero dei togati con immissione nei ruoli di avvocati con 15 anni di professione certificata attraverso un concorso-colloquio; b) trasferire gli esuberi della P.A. più personale in mobilità, cassaintegrati, esodati nelle cancellerie dei Tribunali, previo un corso di formazione di tre mesi gratuito organizzato dagli Avvocati; c) licenziare con effetto immediato i Giudici di Pace che non superano un test di verifica sulla conoscenza delle procedure e dei codici ed assumere con un concorso-colloquio, da indire entro 6 mesi, giovani avvocati under 40 con 10 anni di professione certificata. Ampliare l'area della competenza professionale dell'avvocato, conquistare nuovi territori per l'agire forense, creare nuove opportunità, riappropriarsi di competenze sottratte, rivendicare posizioni professionali che vengono impropriamente svolte da altri professionisti. In breve ridisegnare i confini della competenza forense (accertamento tecnico preventivo, compravendita immobiliare fino a € 200 mila; pignoramento; procedimento di ingiunzione; privatizzazione delle esecuzioni; separazione personale consensuale ecc.). Le riforme degli anni '90, le sezioni stralcio operative dalla fine del 1998 non hanno prodotto i risultati sperati. I ruoli civili di "nuovo rito" hanno raggiunto consistenze eccessive. La stessa istituzione del giudice unico di primo grado (dlgs. 19 febbraio 1998, n. 51) si è rivelata misura insufficiente. Da oltre 10 anni gli operatori del diritto segnalano che la prima cosa da fare è "togliere carico di lavoro al giudice"e che la soluzione può essere cercata in due direzioni: a) aumentare considerevolmente il numero dei magistrati; b) diminuire in modo altrettanto consistente la mole dei loro affari. La seconda soluzione inizialmente è più percorribile perché agisce sulla organizzazione e sul tipo di lavoro del giudice: il giudice entra nel processo solo quando deve giudicare. Le parti ed i loro difensori si riappropriano dei tempi e dei modi di introdurre, trattare ed istruire le controversie civili.

Carlo Priolo*

Avvocato del Foro di Roma


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Grido di allarme per il legislatore

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOQuando è impossibile la riscossione della pena pecuniaria (o di una rata), l'ufficio giudiziario trasmette gli atti (tramite il P.M.) al magistrato di sorveglianza che, se accerta l'effettiva insolvibilità del condannato (disp. att 182 c.p.p.), converte la pena in una sanzione sostitutiva (1), se, invece, rileva una temporanea situazione di precarietà /indisponibilità economica del debitore (insolvenza) può: A) disporre la rateizzazione della pena pecuniaria (3), ovvero, B) differire la conversione (4) (art. 660 c.p.p.). Ciò premesso si ricorda che dal 1 gennaio 2006 il servizio nazionale della riscossione è svolto direttamente all'Agenzia delle Entrate, tramite Equitalia s.p.a., essendo stato soppresso il sistema di affidamento in concessione, a cui era stato assegnato per effetto della riforma introdotta dal D.Lgs. 8.7.1997, n.237, che lo sottraeva ai cancellieri (quali agenti delle finanze) che fino allora lo avevano curato. Più specificamente, per la gestione dei crediti di giustizia è stata costituita la società Equitalia Giustizia Spa (art.1, c.367, L. 24.12.2007, n. 244), con cui il Ministero della Giustizia ha stipulato, in data 23 settembre 2010, una convenzione attualmente operativa per gli uffici giudiziari delle Corti di Appello di Milano, Brescia, Palermo, Firenze e Venezia). Negli uffici giudiziari non ancora in Convenzione, la riscossione viene esercitata mediante Equitalia s.p.a.. L'ufficio giudiziario per fare ricorso alla procedura di conversione deve ricevere, entro 3 anni dalla consegna ruolo, la comunicazione d'inesigibilità del credito. La mancata comunicazione costituisce causa di perdita del diritto al discarico (art. 19, c.2, lett. c) D. Lg.vo 112/1999). Alla locuzione "comunicazione di inesigibilità" non deve attribuirsi il significato di documentazione attestante il completo svolgimento, con esito negativo o infruttuoso, dell'attività esecutiva su tutti i beni risultanti dall'effettuazione dell'accesso all'anagrafe tributaria, bensì quello di documentazione comprovante l'avvenuto infruttuoso inizio, quantomeno, dell'attività di riscossione (Circolare M.Fin. del 27/11/00, n. 215). Equitalia quindi deve notiziare l'Ente creditore circa le somme non riscosse e tale comunicazione è dovuta anche in presenza di vendita forzosa o fallimentare. Agli uffici giudiziari, però, che chiedono di conoscere l'esito dell'attività posta in essere, per i ruoli ormai consegnati da anni, Equitalia S.p.A eccepisce la proroga del termine per la comunicazione di inesigibilità e, pertanto, è di fatto inibita la possibilità di attivare la procedura di conversione della pena. Ciò perchè il Legislatore ha reiteramente prorogato i termini di trasmissione (anche per via informatica) delle comunicazioni di inesigibilità. Da ultimo l'ultima proroga al 31 dicembre 2013 per tutti i ruoli consegnati dagli uffici giudiziari dal 1 luglio 2002 al 31 dicembre 2010, è stata introdotta con D.L. 29.12.2011, n.216; conv. in L. 24.2.2012, n.14. Il quadro normativo in proposito è complesso, e si vuole risparmiare al lettore la lunga lista di disposizioni succedutesi nel tempo in materia. Fermo restando, che: a) per le pene pecuniarie in costanza di attività di esecuzione la prescrizione non è operante (e la stessa conversione della pena pecuniaria per insolvibilità già di per sè costituisce attività di esecuzione) (cfr. Cass. Pen., Sez. 4, 11464 del 2001); e b) nel caso in cui il condannato si sottragga all'esecuzione della pena, il termine di prescrizione della stessa decorre dal momento in cui si verifica tale sottrazione da ritenersi coincidente con lo scadere del termine per l'adempimento volontario assegnato al condannato con l'invito al pagamento (Cass. Pen., Sez. 6, n. 5625/2006) (art. 172, c.4, c.p.p.), tuttavia, se la comunicazione nei predetti casi perviene da Equitalia, dopo il decorso del termine per la prescrizione della pena pecuniaria (rispettivamente dieci anni per la multa e cinque per l'ammenda) decorrente dalla data di accertamento dell'insolvibilità, indubbiamente si crea un danno all'erario; a cui consegue la beffa per l'ufficio giudiziario, costretto a chiedere il discarico della pena pecuniaria per intervenuta estinzione per prescrizione, di dovere nel contempo pagare a Equitalia le spese per le procedure esecutive azionate (art. 17, D.Lgs n. 112/99 e D.M. 21.11.2000). E allora, appare chiaro, che le comunicazioni di inesigibilità dei crediti costituiti dalle pene pecuniarie non possano essere oggetto di ulteriore proroga ovvero il legislatore deve espressamente escluderli da una eventuale ulteriore proroga, essendo caratterizzati da profili di specificità rispetto alla totalità delle entrate dello Stato.

Alfredo Rovere*

Dirigente Ispettore Ministero della Giustizia

(1) sanzioni limitative della libertà personale non a carattere detentivo: libertà controllata o lavoro sostitutivo. Per i reati di competenza del giudice di pace, lo stesso giudice opera l'eventuale conversione della pena pecuniaria, in lavoro sostitutivo se richiesto dal condannato o, in mancanza, in permanenza domiciliare.

(3) rinnovabile per una sola volta se lo stato di insolvibilità perdura.

(4) per un tempo non superiore a sei mesi.


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Posto fisso: un controsenso?

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOAlcune riflessioni su un argomento dibattuto senza riuscire ad inquadrare i giusti confini che oggi sembrano non esistere più. In questi giorni tra gli argomenti maggiormente gettonati dai media, il maltempo e la crisi economica, troviamo uno dei più diretti corollari di quest'ultima. Insieme agli interventi del Presidente della Repubblica, alle diatribe sull'art. 18 dello statuto dei lavoratori, le misure anticrisi, viene dato molto spazio al problema del posto fisso di lavoro. Una prima elementare e lapalissiana osservazione. Chi scrive non ha e mai avrà un posto di lavoro fisso per propria (sciagurata?) scelta. Decisi dopo l'università di fare l'avvocato, già nella consapevolezza che una libera professione è l'antitesi del posto fisso e delle certezze che ne derivano: stipendio, ferie, malattie, pensione e, non ultima (anzi), la possibilità di un mutuo. Mi verrà obiettato che un avvocato guadagna di più; che è pieno di soldi, anche perché evade le tasse; che si fa pagare parcelle esose; che fa durare anni i processi perché almeno incassa di più di onorari ed altro ancora. Chi conosce la professione sa bene quanto poco di vero vi sia nei luoghi comuni che riguardano la nostra professione e come noi avvocati abbiamo un reddito mensile garantito pari a zero, vita natural durante, spese fisse ed in costante aumento e la paura quotidiana di perdere il miglior cliente (o l'unico) che abbiamo. Piccola nota, volutamente polemica. I primi che invece non sono consapevoli di quale sia la situazione di un avvocato, sono gli aspiranti praticanti che come prima domanda ad un possibile dominus, chiedono quale sia il loro rimborso spese mensile. Ergo: tu avvocato che non hai certezze economiche devi darle a me. In ogni caso non credo torneremo indietro e continueremo ad esercitare con orgoglio e dignità la nostra professione, nonostante i luoghi comuni e recenti normative da cui emerge come la nostra categoria non sembri essere molto simpatica agli attuali legislatori. Perché noi non abbiamo scelto il posto fisso? Eppure eravamo stati avvertiti. La mente torna ai tempi in cui la frase che fin troppo spesso ci sentivamo dire era "Prendi un pezzo di carta, poi un posto di lavoro si trova". Nell'immaginifico dell'epoca, dei nostri padri e nonni, il posto fisso era quello in banca, alle poste, o in un ministero. Enel e Sip (che fatica ricordare come si chiamava allora) erano ancora prese in considerazione in quanto aziende statali e quindi sicure. E' cambiato qualcosa da allora? Tutto. Non voglio mettermi a fare il tuttologo da salotto televisivo andando a cercare motivazioni sociali, sociologiche, economiche o peggio ancora pseudo psicologiche, ma mi sembra non siano molto cambiate le cose (rectius, la mentalità) da quegli anni. Ancora oggi si cerca il posto fisso. Vicino casa, magari. Il problema è che ad essere radicalmente cambiata, è la situazione mondiale, ma pare proprio che questa puerile evidenza non voglia essere accettata. E non intendo certo parlare della situazione economica, ma di quello che possiamo definire semplicemente il mondo esterno, ossia quello che si è costituito di fatto come il villaggio globale. Il mondo è più piccolo e si muove più rapidamente. Vi è maggiore accesso alle informazioni in tempo reale; un viaggio che solo pochi decenni fa poteva sembrare infinito, oggi è diventato un fatto di routine quotidiana. E i voli low cost se prenotati per tempo, lo rendono abbordabile a tutti. All'inizio degli anni 90 si vedevano i manager con in mano pesanti cassettoni che avrebbero fatto venire la scoliosi ad uno scaricatore di porto: erano i primi cellulari. Oggi arzilli ottantenni chiamano con piccoli smart-phone la moglie o la badante per dire a che ora vogliono trovare la pasta in tavola. Per non dire gli effetti che ha portato internet nei rapporti quotidiani, non solo di lavoro ma anche interpersonali. Potrei continuare con esempi a non finire, ma mi sembra essere già scaduto nel banale discorso da bar. Il mondo del lavoro è cambiato, la società è cambiata, la globalizzazione ci ha cambiati. I ristoranti cinesi che nei primi anni 70 sembrava fossero degli spacci di cavallette, oggi sono parte della quotidianità, ed è normale mangiare con le bacchette, oppure nella pausa pranzo fermarsi per un kebab o un sushi. L'economia è cambiata. Le dinamiche internazionali sono cambiate. Cosa invece non è cambiata? La mentalità del posto fisso, conseguenza diretta (voluta se non pretesa) del pezzo di carta. Quanti istituti (pseudo scuole forse è meglio definirle) offrono recupero anni scolastici, esami universitari garantiti, diplomi in breve tempo? Come dire: "venite da noi (ed evitate la scuola ordinaria) per avere in mano lo strumento che vi metterà in mano il diritto al posto di lavoro fisso."Anzi!!! Andiamo oltre. Noi scuole private oggi vi facciamo anche avere il titolo professionale che vi permette di accedere ad una libera professione evitando di superare un difficile esame riservato solo a raccomandati o superfortunati!!! Dopo la pubblicizzata possibilità di diventare abogado in Spagna, abbiamo visto anche la possibilità di ottenere, nello stesso paese, il titolo di fisioterapista o qualcosa del genere. Per fortuna sembra le cose sul punto stiano cambiando. Ma il punto non è quello di far avere a chiunque (di fatto pagandolo), il famoso pezzo di carta. La questione è sempre ed ancora quella di un posto fisso. Ho la fortuna (o forse sfortuna, dipende dalle prospettive) di avere amici nel mondo con cui confrontarmi e valutare le proprie esperienze. Da molti mi sono sentito dire che il loro sogno nella vita è cambiare lavoro "almeno ogni cinque anni", altrimenti sarebbe un fallimento la loro vita. Ho conosciuto chi si è preso un anno di aspettativa non retribuita dal lavoro per seguire un master, per poi avere maggiori possibilità di carriera. Forse agevolati dal fatto di conoscere bene l'inglese e magari altre lingue si spostano nel mondo a cercare nuove opportunità. E prima di arrivare a questo punto, molti di loro hanno cercato di entrare in atenei prestigiosi, o cambiato università non per cercare quella dove gli esami erano più facili, ma quella migliore per il loro curriculum; quella più difficile d importante. Facendo anche debiti per avere un titolo spendibile. Non voglio ripetere i loro immaginabili commenti su fenomeni tipicamente italiani quali le sopra nominate scuole provate, il turismo universitario o, peggio ancora (visto che ha toccato proprio noi avvocati) il turismo per l'esame di abilitazione. Il mondo continuerà a cambiare, ne dobbiamo prendere atto, accettarlo ed adeguarsi, a meno di non voler correre il rischio dell'obsolescenza personale. Noi avvocati, nel nostro piccolo, già ci confrontiamo con questo profondo cambiamento nel nostro quotidiano, nella lotta per accaparrarci un cliente e mantenerlo. Sappiamo bene cosa vuol dire non avere un posto fisso. Anche chi gode del privilegio di avere importanti clienti, provati o istituzionali, che garantiscono centinaia di pratiche, può perderli in un solo pomeriggio. E quindi continuiamo nelle nostre battaglie quotidiane, prima per la pagnotta e poi per difendere la categoria da attacchi esterni e da lotte intestine. Ma permettiamoci un momento di riflessione. Le parole di alcuni ministri, attaccate ferocemente da più parti, sono drammaticamente vere. Il posto di lavoro fisso è qualcosa che andrà pian piano a scomparire. Flessibilità, ed elasticità devono essere le parole d'ordine riferite non al mercato del lavoro, bensì a noi stessi. E non voglio riferirmi a chi non riesce a trovarlo il lavoro, ma principalmente a chi può perderlo. Le aziende chiudono, si trasferiscono, cambiano. Possono non avere più ragione di esistere. L'esempio più eclatante? Immaginate le aziende che producevano rollini fotografici negli anni settanta, o chi produceva le vecchie macchine da scrivere e non ha saputo prevedere l'avvento del computer. Chi di noi oggi, come Indro Montanelli, scriverebbe qualcosa con la amata lettera 32? Sarà necessario per tutti reinventarsi per trovare un posto in questa nuova società, oppure essere solo comparse in attesa di una sempre meno possibile e più lontana pensione. Eppure ci sarà sempre chi continuerà a combattere per il posto fisso, quello da avere subito dopo il diploma o la laurea, quello da mantenere fino alla pensione, con qualche possibilità di carriera, ma senza fare mai un salto nel vuoto. Con tutto ciò che in termini di sicurezza può comportare, ma anche con la prospettiva che una volta perso questo posto (ed il rischio oggi c'è, ed è concreto), una persona adagiatasi sullo status quo, senza una preparazione a nuove possibilissime situazioni, ed incapace a riadattarsi, possa trovarsi senza prospettive o alternative. Insomma, in una prospettiva europea, mondiale, globale, avverto ancora spinte verso l'italianismo più stagnante. In questo caso auguriamoci che, chi lo vuole, possa conservare a vita il proprio posto di lavoro, fisso, timbrando ogni giorno il cartellino, nella stessa stanza, con gli stesi colleghi, ossequiando il solito superiore .....Opss.. scusate, ma non vi ricorda tanto il ragionier Ugo Fantozzi?

Gianni Dell'Aiuto*

Avvocato del Foro di Roma


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Avvocati in sciopero

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOE' prevista una vera paralisi degli uffici giudiziari dal 15 maggio al 16 giugno per combattere le " ingiuste riforme" alla giustizia italiana.  È prevista una forte adesione degli ordini forensi allo sciopero bianco, come raccomandato dal Presidente OUA Maurizio De Tilla. Sciopero bianco significa, in sostanza, rigorosa applicazione delle procedure, il che comporterà, viste le attuali carenze di uomini e mezzi di cui soffre l'apparato giudiziario italiano, il collasso per un mese della giustizia nel nostro Paese. Intanto, Maurizio De Tilla, conferma la disponibilità al dialogo con il Governo, ma, allo stesso tempo, ricorda che rimangono irrisolte varie questioni: revisione della geografia giudiziaria, riforma con legge della professione forense, media-conciliazione obbligatoria. In realtà, OUA e CNF, già nel recente congresso straordinario di Milano, avevano insistito per avere un dialogo, tuttavia in assenza di atti concreti da parte dell'Esecutivo almeno per un confronto, l'assemblea dell'OUA ha deciso di partecipare allo sciopero proposto dagli Ordini forensi di Trani, Reggio Emilia e Forlì-Cesena. Inoltre, l'OUA ha chiesto al Ministro Severino il rinvio del termine del 13 agosto previsto per l'emanazione del regolamento governativo per la riforma professionale. L'avvocatura ha un ruolo fondamentale nel buon funzionamento della giustizia, eppure, è continuamente attaccata- ha ribadito il Presidente De Tilla affrontando, in conclusione, il tema dello spending review- si tagliano i tribunali e i giudici di pace, ma non si risparmia nulla: anzi così si rottamano i diritti dei cittadini.

Vanessa Pinato


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