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Giustizia

Tutela europea dei diritti umani

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOCon il patrocinio di Thorbjørn Jagland, Segretario Generale del Consiglio d'Europa prende il via a partire dal 23 novembre 2012 il CORSO DI SPECIALIZZAZIONE SULLA TUTELA EUROPEA DEI DIRITTI UMANI. Il corso di specializzazione, giunto alla sua XIII edizione, si articola in una serie di quattro incontri, della durata di tre ore ciascuno, che si terranno presso l'Aula Magna della Suprema Corte di Cassazione, il venerdì ed il sabato. Durante il corso i partecipanti potranno accedere alla documentazione relativa a ciascuna lezione attraverso il sito dell'Associazione (www.unionedirittiumani.it ). Le iscrizioni al corso dovranno effettuarsi presso la segreteria dell'Unione forense per la tutela dei diritti umani (Sig.ra Gioia Silvagni), tel. 06 8412940, e.mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. entro il 22 novembre 2012 e sino al numero massimo di 200 partecipanti. La quota di iscrizione è di € 150,00 (comprensiva di IVA) inclusiva della documentazione distribuita durante il corso. Al termine del corso sarà rilasciato ai partecipanti un attestato di frequenza che darà titolo al riconoscimento di n. 16 crediti formativi da parte del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma.


 


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Banca dati dei minori adottabili

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIl Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha accolto il ricorso presentato da Ai.Bi. (Associazione Amici dei Bambini) contro il Ministero della Giustizia per la realizzazione della Banca Dati dei minori adottabili. La  Banca Dati prevede la messa in rete da parte dei 29 Tribunali italiani dei Minori di un database che contiene: i dati relativi «ai minori dichiarati adottabili nonché ai coniugi aspiranti all'adozione nazionale e internazionale», con indicazione di ogni informazione utile a garantire l'adozione nel più breve tempo possibile (legge 149/2001, art. 40, comma 1); i dati "riguardano anche le persone singole disponibili all'adozione" (149/2001, art. 40, comma 2). Dopo la sentenza del 1° ottobre 2012, il Ministero della Giustizia, incaricato alla realizzazione del database dei minori adottabili dalla legge 149, è stato condannato, dopo oltre 10 anni di inadempienza, a creare la Banca Dati entro 90 giorni.


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Ufficio notifiche Roma: inizia l'avventura

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOLa procedura esecutiva: questo Grande fratello o, meglio, grande incubo quando dalla "teoria" delle aule d'udienza bisogna necessariamente passare alla realtà della messa in pratica, tanto da risultare un'avventura che nemmeno il miglior regista americano o il miglior romanziere potrebbe non solo descrivere e men che mai immaginare. Un giorno il Signor Bonaventura, dopo l'esperienza dell'Ufficio notifiche "ordinario" decide di avventurarsi in quello "Straordinario" delle esecuzioni. Il nostro amico decide, per motivi anche economici di ricorrere al fai da te. Il Signor Bonaventura, allora conosce l'esistenza di un fantomatico "numeretto" ma capisce anche che prendere questo premio è arduo perché Bonaventura capisce che bisogna "mettersi in lista" e che per aumentare le sue possibilità deve praticamente mettersi in fila la notte. E allora il nostro amico, unisce l'utile al dilettevole: tra una pizza, un gelato, una serata con gli amici e un balletto passa davanti ai noti locali e, dato che ci si trova, si mette in lista! Va a farsi un balletto e poi dice tra sé e sé: perché andare a casa, meglio dormire in macchina così domani sono già qua! Perfetto: il nostro esploratore si sveglia la mattina dopo aver dormito in macchina, riposato e fresco come una "rosetta" e, tutto felice e soddisfatto di essere nella lista, alle prime posizioni, aspetta la distribuzione del numeretto quasi come un bambino che aspetta le caramelle. Intanto comincia la preparazione psicologica e atletica, come fa una delle migliori squadre di rugby alla partita finale di campionato, per lo step successivo: apertura delle porte e distribuzione di foglietto colorato che per te, in quel momento, è il senso della giornata, il foglio del numero d'ordine di adempimento! E il Signor Bonaventura per fortuna è anche uno sportivo quindi proprio davvero per lui c'è tutto, anche la possibilità di fare ginnastica. Ore 8.30, il momento è arrivato: si aprono le porte e si comincia a spingere, a litigare anche, per non farsi mancare nulla, a darsi menate e botte tra avvocati, con un omino vestito con un abbigliamento nostrano e diverso, il sedicente vigilante, che finalmente ha il suo momento di gloria e lo scettro in mano: il numero o meglio, il "numeretto"! Finalmente tutti, Bonaventura incluso, entrano con il simbolo della vittoria in mano, il "numeretto" appunto. Peccato che la storia non finisce qui: il nostro amico esploratore arriva dopo ore ed ore allo sportello, facciamo anche verso le 13.00, capisce di dover pregare o incrociarele dita per trovare allo sportello il genio del diritto che ti permette, ad esempio, di notificare o solo controllare! Finalmente alle 13.30, la missione è compiuta e l'esperienza è pienamente vissuta Ma questo è il primo capitolo di una lunga storia perché, cari amici, l'avventura del Signor Bonaventura è appena cominciata!

Paola Tullio

* AVVOCATO DEL FORO DI ROMA

RESPONSABILE DELLA

COMUNICAZIONE A.T.R.


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Legge Pinto: profili di incostituzionalità

europaIl decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, misure urgenti per la crescita del Paese, pubblicato sulla GU n. 147 del 26-6-2012 - Suppl. Ordinario n.129, apporterà delle modifiche alla legge 89/2001 c.d. legge Pinto. Tali modifiche saranno in vigore, salvo ripensamenti da parte del Legislatore, a decorrere dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del decreto (art. 55 ult. comma). Ancora una volta assistiamo all'utilizzo inappropriato degli strumenti legislativi: si approvano norme che non hanno il carattere dell'urgenza, tramite decreto-legge, che dovrebbe essere utilizzato dal Legislatore tassativamente nei casi di necessità ed urgenza. Ciò porta, inevitabilmente, a far si che gli interventi normativi spesso siano inopportuni ed inefficaci o addirittura scontati. Come nel nostro caso. Infatti, buona parte dell'art. 55 che modifica la c.d. legge Pinto, non fa altro che "normativizzare" principi oramai consolidati nella giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione, quali la determinazione dei tempi di durata del processo (3 anni per il primo grado, 2 anni per il secondo grado ed 1 anno per il giudizio di legittimità) e il quantum dell'indennizzo a titolo di equa riparazione (fra € 500,00 ed € 1.500,00 per ciascun anno che eccede il termine ragionevole di durata del processo. Tralasciando aspetti importanti, quale l'entrata in vigore dal 1° dicembre 2009 del Trattato di Lisbona, che ha modificato l'art. 6, comma 3 del Trattato sull'Unione Europea (TUE): "(...) i diritti fondamentali, garantiti dalla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e risultanti dalle tradizioni costituzionali comune agli stati membri, fanno parte del diritto dell'Unione in quanto principi generali", venendo, così, ad incidere profondamente sulla previgente architettura del sistema delle fonti. Le nuove disposizioni, dettate dall'art. 2-bis, pur sostituendo l'art. 2 comma 3 l. 89/2001, hanno confermato che il danno risarcibile da prendere in considerazione è quello eccedente il termine ragionevole della durata del processo e non l'intera durata del processo, come statuito dalla CEDU con varie sentenze a carico dell'Italia (sent. Apicella n. 64890/01, Cocchiarella n. 64886/01, Zullo n. 64897/01 + altre). Solo la CEDU è deputata ad interpretare le norme della Convenzione europee dei diritti dell'uomo ed è ad essa che il nostro Legislatore doveva far riferimento nel dettare le nuove norme. Prima della modifica dell'art. 6 comma 3 del TUE il problema non si poneva in quanto il previgente art. 2 comma 3, l. 89/2001 prevedeva espressamente che la risarcibilità del danno era circoscritta al termine eccedente la ragionevole durata del processo. Pertanto, i giudici nazionali non potevano disapplicare una norma interna a fronte di una norma pattizia di diritto internazionale. Ma con la "comunitarizzazione" della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, l'impianto normativo è cambiato in quanto il Giudice nazionale è tenuto a disapplicare la norma interna quando questa sia in contrasto con una norma comunitaria. La questione è già stata esaminata in una recente sentenza del Consiglio di Stato (n. 1220/2010). In tale occasione, il Consiglio di Stato ha dapprima richiamato la pacifica giurisprudenza della Corte di Strasburgo (CEDU, Sez. III28/09/2006, Prisyazhnikova c. Russia; CEDU, 15/02/2006, Androsov c. Russia; CEDU, 27/12/2005, Iza c. Georgia), in materia di artt. 6 e 13 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (tal disposizioni "impongono agli Stati di rendere una giustizia effettiva e non illusoria in base al principio "the domestic remindies must be effective"). Successivamente, ha stabilito che "si deve fare applicazione dei principi sulla effettività della tutela giurisdizionale, desumibile dall'art. 24 della Costituzione e dagli articoli 6 e 13 della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo (divenuti direttamente applicabili nel sistema nazionale, a seguito della modifica dell'art. 6 TUE, disposta dal Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1 Dicembre 2009)". La giurisprudenza successiva ha recepito tale principio che si basa sul fatto che, ai sensi dell'art. 117, co. 1 Cost., così come modificato con l. cost. 18/10/2001 n.3, le norme della Convenzione sono immediatamente operanti nell'ordinamento italiano: ne deriva l'obbligo, per il giudice nazionale, di interpretare le norme nazionali in maniera conforme al diritto comunitario, ovvero di procedere in modo immediato e diretto, in caso di contrasto, alla loro disapplicazione in favore del diritto comunitario, previa eventuale pronuncia del giudice comunitario, ma senza transitare per il filtro dell'accertamento della loro incostituzionalità sul piano interno. Per una visione esaustiva di tutta la problematica è necessario richiamare le sentenze "gemelle" della Corte Costituzionale, la n. 348 e la n. 349 del 2007, con le quali il Giudice delle Leggi, prima della modifica del Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1 Dicembre 2009, aveva fornito la propria interpretazione dell'art. 117, comma 1 Cost. con riferimento ai rapporti tra ordinamento giuridico interno, trattati comunitari e CEDU. Secondo la Corte "La Convenzione EDU, invece, non crea un ordinamento giuridico sopranazionale e non produce quindi norme direttamente applicabili negli Stati contraenti. Essa è configurabile come un trattato internazionale multilaterale – pur con le caratteristiche peculiari che saranno esaminate più avanti – da cui derivano "obblighi" per gli Stati contraenti, ma non l'incorporazione dell'ordinamento giuridico italiano in un sistema più vasto, dai cui organi deliberativi possano promanare norme vincolanti,, per tutte le autorità interne degli Stati membri". Ne consegue, sempre secondo i Giudici delle Leggi, che il nuovo impianto normativo dovrà essere rapportato all'art. 117, comma 1 della Costituzione, il quale condiziona l'esercizio della potestà legislativa dello Stato e delle Regioni al rispetto degli obblighi internazionali: "il nuovo testo dell'art. 117, primo comma, Cost, se da una parte rende inconfutabile la maggior forza di resistenza delle norme CEDU rispetto a leggi ordinarie successive, dall'altra attrae le stesse nella sfera di competenza di questa Corte, poiché gli eventuali contrasti non generano problemi di successione delle leggi nel tempo o valutazioni sulla rispettiva collocazione gerarchica delle norme in contrasto, ma questioni di legittimità costituzionale". C'è da augurarsi che il Legislatore intervenga prima della conversione in legge del decreto, evitando così in sede processuale il sollevarsi di questione di incostituzionalità relativamente al nuovo art. 2-bis comma 1 per violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., o il proliferare di ricorsi in opposizione al decreto che ha deciso il ricorso, qualora il giudicante ritenesse di non dover disapplicare il nuovo art. 2-bis, non riconoscendo il carattere comunitario della Convenzione EDU, appesantendo così la macchina della giustizia. Dal punto di vista procedurale, il decreto legge introduce importanti novità di cui brevemente se ne riassumono i punti più importanti di seguito: - il ricorso depositato viene deciso con decreto inaudita altera parte da un giudice designato e non più in camera di consiglio; - i documenti allegati quali: atto di citazione, ricorso, comparse e memorie, verbali di causa, relativamente al giudizio nel cui ambito la violazione si assume violata, e il provvedimento che ha definito il giudizio devono essere allegati in copia autentica; -avverso il decreto che ha deciso la domanda di equa riparazione, l'opposizione si propone davanti all'ufficio giudiziario al quale appartiene il giudice che ha emesso il decreto. La Corte si pronuncia con decreto impugnabile per Cassazione entro 4 mesi dal deposito del ricorso. Inoltre, non sarà più possibile proporre ricorso durante la pendenza del giudizio, ma occorrerà che la decisione divenga definitiva; - la domanda deve essere proposta, a pena di decadenza, nel termine di 6 mesi.

Paolo Franzì*

Avvocato del Foro di Tivoli


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Tribunale di Cassino: tutti contro la chiusura

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIl popolo deve combattere per la sua legge come per le mura della città (Eraclito, fr. 44 DK). E' proprio il legame tra il Tribunale e la Città Martire il protagonista della manifestazione senza precedenti cha ha invaso le vie di Cassino lo scorso 21 giugno. Massiccia la partecipazione: cittadini, commercianti, sindacati, circoli politici, ordini professionali, ma soprattutto gli ausiliari, i praticanti, gli avvocati e i massimi vertici delle istituzioni locali e nazionali, tutti uniti nel protestare contro la paventata chiusura del Tribunale di Cassino che, stando alle ultime indiscrezioni provenienti da via Arenula, dovrebbe rientrare nella lista delle sedi da sopprimere in nome di una razionalizzazione di cui talora si fa fatica a cogliere l'aspetto razionale. Tanto è stato sottolineato dal Sindaco e avvocato Giuseppe Golini Petrarcone che, affiancato dai più importanti esponenti politici dei vari schieramenti - tra cui il Presidente del Consiglio regionale Mario Abruzzese e dal leader di Italia dei Valori Antonio Di Pietro - ha richiamato all'attualità una toccante lettera del Primo Sindaco del Dopoguerra, l'avv. Di Biasio, che individuava nel ridimensionamento del Tribunale una nuova ferita inferta al "cuore" pulsante della già provata popolazione cassinate. Perplessità confermate dall'avv. Oreste Cifalitti, decano degli avvocati di Cassino e titolare di uno dei più prestigiosi studi della città. "Il Tribunale di Cassino copre un vasto territorio che comprende l'intero Lazio meridionale e parte dei comuni dell'Alto casertano". La scelta di Cassino fu determinata, nel lontano 1861, dalla sua "centralità" geografica, a metà strada fra Roma e Napoli, punto d'incontro delle arterie vitali che congiungono i paesi montani e interni dell'Abruzzo e del Molise all'autostrada del Sole e al Mar Tirreno. Solo per dare alcuni numeri: 59 comuni, oltre 230.000 abitanti in un territorio che vede la presenza della storica Abbazia di Montecassino, dello stabilimento FIAT di Piedimonte e dell'Università. "La felice posizione geografica – continua l'avvocato – ha reso il Tribunale di Cassino uno fra gli organi giudiziari più attivi nella lotta contro la criminalità organizzata. La sua "produttività", attestata dall'ampiezza del bacino di utenza, dal volume delle pendenze, dal non certo scarso organico di Magistrati e di personale ausiliario, autorizza a considerare inattuale e impraticabile l'evenienza di una soppressione".

di MARIA CRISTINA CARBONE e ANTONIO VISOCCHI


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