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Giustizia

Dal processo telematico al processo ordinario

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOGli Avvocati sono tanti. È una storia vecchia. Però, nessuno si sofferma a considerare quanto contributo danno gli Avvocati al PIL nazionale, anche movimentando flussi finanziari dai quali attinge risorsa un variegato "indotto" nel quale spicca proprio la figura dello Stato. Ciò è confermato anche dal fatto che una considerevole componente dei flussi finanziari che l'Avvocatura muove è costituita proprio dai pagamenti che ogni Avvocato incassa dal proprio cliente per riversarlo all'Amministrazione sotto forma di contributo unificato atti giudiziari (introdotto dal testo unico in materia di spese di giustizia, il D.P.R. 115/02), di diritti di cancelleria e di marche da bollo. Nell'attuale prassi, gli avvocati provvedono a tali versamenti mediante acquisto di "marche Lottomatica" presso rivendite di generi di monopoli, nel mentre si osserva che non sono affatto praticate dagli avvocati le alternative (modello F24 pagato per tramite bancario, ecc.) consentite dalla normativa per effettuare tali pagamenti. Nell'ambito della perseguita finalità di digitalizzazione e dematerializzazione delle attività processuali, sono state ormai favorevolmente avviate le esperienze del Processo Telematico, che hanno già manifestano le migliori evoluzioni nei settori giudiziari civile, amministrativo e tributario. Tale contesto ha costituito il proficuo "brodo di coltura" delle norme introdotte con il Decreto Legge 179/12, inerenti proprio la giustizia digitale ed i pagamenti telematici. Ciò ha sviluppato l'esigenza di consentire alla platea degli avvocati l'opportunità di fruire di forme di pagamento telematico che possano interfacciarsi direttamente con gli applicativi che gestiscono le risorse del Processo Telematico. La risorsa costituita dai pagamenti telematici ha già acquisito consistenza nell'ambito giudiziario civile, nel cui contesto é stata da tempo portata a termine -con successo- la sperimentazione e ne é stata avviata l'utilizzazione circoscritta, tuttavia, ai soli processi intrapresi secondo le modalità del Processo Telematico. È tuttavia ragionevole ritenere che il sistema dei pagamenti telematici verrà presto esteso a tutti gli ambiti processuali del settore civile e poi dilatato anche ai residui contesti del processo amministrativo e tributario. Ciò ha stimolato l'interesse degli operatori del mondo bancario (Unicredit e Bancoposta) e dei servizi forensi (Lextel), i quali si sono fortemente impegnati a fungere da "apripista", nella legittima aspettativa di radicare così il proprio posizionamento in rapporto a quel segmento di utenza interessato a tale genere di servizi. Insomma, dobbiamo crederci: anche nei pagamenti, l'avvocato telematico è già realtà!

Alessandro Graziani

Avvocato del Foro di Roma


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Sportello del cittadino presso gli Ordini

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOSportelli del cittadino presso ogni Consiglio dell'Ordine per fornire un servizio, gratuito, di informazione e orientamento ai cittadini sulle prestazioni professionali e sul funzionamento della giustizia. L'Avvocatura si fa promotrice di una iniziativa importante con l'obiettivo di avvicinare la giustizia ai cittadini, sulla scia di quanto previsto dalla nuova disciplina dell'ordinamento professionale forense (legge 247/2012). L'iniziativa concretizza così la funzione sussidiaria degli Ordini forensi e afferma il ruolo di garanzia e tutela dei cittadini che la Costituzione affida agli avvocati (funzione sociale) anche attraverso un' attività di "servizio" gratuito e organizzato. Sin da subito, e comunque non oltre il 30 novembre 2013, i Consigli dell'Ordine dovranno istituire nelle loro sedi lo Sportello del cittadino. Tempi e modalità di accesso sono state stabiliti dal CNF che oggi ha approvato il regolamento n. 2-R-2013 in attuazione dell'articolo 30 della legge 247/2012. "Il nuovo ordinamento forense restituisce l'Avvocatura al suo rilievo costituzionale legato al diritto fondamentale di difesa; l'Avvocatura interpreta questo ruolo essenziale per la giurisdizione anche prestando di un'attività di servizio a vantaggio e senza costi per la collettività", ha commentato il presidente del CNF Guido Alpa. Il regolamento è pubblicato sul sito istituzionale www.consiglionazionaleforense.it ed entrerà in vigore il 4 maggio.

Vanessa Pinato


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Ripartizione spese per i figli

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOL'adozione dei provvedimenti giudiziari in merito alla regolamentazione delle modalità di contribuzione di ciascun genitore al mantenimento dei figli suscita problematiche sotto diversi aspetti, tra i quali di particolare importanza quello concernente la differenziazione tra ''spese ordinarie'' e ''spese straordinarie''. Proprio su quest'ultimo punto, frequente fonte di dispute tra i genitori in lite, la giurisprudenza dà origine ad indirizzi troppo spesso incostanti ed eterogenei da un Foro all'altro o, cosa ancor peggiore, anche all'interno del medesimo Foro. Alcuni Tribunali si sono resi conto della necessità di ovviare, per quanto possibile, all'incerta prassi giurisprudenziale che caratterizza la questione in esame. A tal fine, quindi, sono stati redatti da parte degli stessi, d'intesa con i Consigli dell'Ordine degli Avvocati e le diverse Associazioni Forensi, vari Protocolli destinati a fornire un più chiaro indirizzo nella qualificazione e differenziazione tra ''spese ordinarie'' e ''spese straordinarie''. Non tutti i Tribunali, anzi purtroppo solo la minoranza degli stessi, si sono preoccupati di redigere dei Protocolli di tal genere, tra questi se ne possono riscontrare alcuni più dettagliati ed altri, invece, più generici e diretti essenzialmente a sollecitare Difensori e Magistrati ad essere più precisi nella rispettiva redazione degli atti di parte e dei provvedimenti giudiziari. Tra i Protocolli più completi ed esaustivi va certamente ricordato quello del Tribunale di Bergamo, redatto in collaborazione con l'Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e i Minori (AIAF) e l'Associazione Provinciale Forense (APF), ove, oltre ad indicarsi una serie di voci di spesa qualificabili come ''spese straordinarie'', si distingue all'interno delle stesse tra quelle che vanno previamente concordate tra i genitori e quelle che non necessitano, al contrario, di tale preventivo accordo. Il Protocollo in questione, dunque, ordina un elenco così suddiviso: 1) Spese mediche (da documentare) che non richiedono il preventivo accordo; 2) Spese mediche (da documentare) che richiedono il preventivo accordo; 3) Spese scolastiche (da documentare) che non richiedono il preventivo accordo; 4) Spese scolastiche (da documentare) che richiedono il preventivo accordo; 5) Spese extrascolastiche (da documentare) che non richiedono il preventivo accordo; 6) Spese extrascolastiche (da documentare) che richiedono il preventivo accordo. Un altro Foro che si è impegnato molto nella redazione di un Protocollo il più completo possibile è quello di Firenze che attraverso il lavoro del Presidente e dei Giudici della Sezione Famiglia, d'intesa con il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Firenze, l'A.I.A.F.-Toscana, la Camera Minorile Distrettuale Gian Paolo Meucci, l'INDIMI, l'Osservatorio Nazionale del Diritto di famiglia Avvocati di Famiglia ed infine la Procura della Repubblica di Firenze, ha presentato il 6 maggio 2011 il proprio Protocollo per i giudizi di separazione, divorzio e relative modifiche con i relativi allegati. Questo Documento, come tutti gli altri elaborati dai differenti Tribunali, non si occupa solo della questione in esame ma disciplina, altresì, vari aspetti delle diverse fasi dei giudizi di separazione e divorzio, soprattutto per quanto concerne l'affidamento della prole alla luce della legge n. 54 del 2006 (ascolto del minore; mezzi istruttori; accordi tra i genitori e così via). Il Tribunale di Firenze ha disposto espressamente che i Giudici, anche nell'adozione dei provvedimenti provvisori ed urgenti, debbano chiarire: ''la definizione delle cd. spese straordinarie, indicando espressamente le spese che dovranno intendersi come tali, la percentuale che farà carico a ciascun genitore''. Attraverso questo Protocollo, oltre a fornirsi un elenco di quelle che andrebbero generalmente qualificate come spese straordinarie si cerca di redigere, altresì, delle linee guida anche per ciò che concerne le''modalità di corresponsione'' e si introduce, inoltre, la possibilità di ''quantificare forfettariamente l'entità di tali spese, almeno per quelle cd. Straordinarie ma in effetti di carattere routinario e quindi facilmente prevedibile, da porre in tutto o in parte a carico della parte onerata''. Tale ultima possibilità viene finalizzata ad evitare, per quanto possibile, inutili e pregiudizievoli conflitti tra i genitori. Ancor prima, in data 13 febbraio 2009, in anticipo di un paio di anni, anche il Tribunale di Verona siglava il c.d. Protocollo per il Processo di Famiglia il quale, specificamente alla sua sezione III°, si rivolge direttamente a Giudici ed Avvocati evidenziando che: ''1) è auspicabile che i difensori delle parti non si limitino ad utilizzare il termine ''spese straordinarie'' e provvedano, invece, ad indicare in modo dettagliato quali siano le ulteriori spese, rispetto al contributo fisso mensile, che i coniugi dovranno corrispondere pro quota (es. spese mediche e/o specialistiche non coperte dal SSN, spese per l'inscrizione scolastica, acquisto libri e materiali scolastici, gite scolastiche, corsi di lingua e/o sportivi, centri estivi ecc.); 2) (...); 3) è, altresì, auspicabile che siano indicate le modalità del pagamento tra i coniugi (...); 4) è infine auspicabile che le indicazioni di cui ai precedenti punti siano osservate sia dai difensori (...), sia dal Presidente nell'emanazione dei provvedimenti temporanei ed urgenti, sia dal Giudice estensore nelle sentenze o nei provvedimenti conclusivi dei procedimenti ex art. 710 c.p.c. e/o ex art. 9 L. 898/70''. Nell'ultimo Protocollo richiamato si vede chiaramente come il Tribunale di Verona, a differenza di quello di Bergamo sopra citato o anche di quello di Firenze, più che fornire un'elencazione di spese qualificabili come ''straordinarie'' inviti, al contrario, Giudici e Difensori a far ciò nei loro atti in relazione alle singole fattispecie concrete, onde risolvere l'incertezza ed i consequenziali conflitti che possono insorgere tra i genitori. Volendo per completezza citare qualche altro esempio di Tribunali che si sono occupati della redazione di Protocolli di tal genere è possibile richiamare quello siglato presso il Tribunale di Milano, il c.d. Protocollo per i procedimenti di separazione e divorzio tra i coniugi, ed altresì quello del Tribunale di Varese. Il primo, in realtà, contiene esclusivamente un invito ad una maggiore precisione ed attenzione nella redazione degli atti di parte e nei provvedimenti dei Giudici, esprimendosi nei medesimi termini del Protocollo del Tribunale di Verona. Il Tribunale di Varese, invece, con il competente Comitato Scientifico, tratta in modo approfondito la questione in esame nel Documento Diritto di Famiglia Spese ordinarie e straordinarie, al quale allega in conclusione e per fornire un quadro riassuntivo più chiaro una vera e propria tabella schematica in cui distingue ''Spese ordinarie'' e ''spese straordinarie'', dedicando i vari riquadri all'indicazione dei requisiti delle stesse, alla loro definizione e ripartendole tra: spese relative alla salute; spese relative all'istruzione; spese relative alla cultura ed allo sport; spese relative alla cura dei minori. Alla luce dell'esame svolto, dunque, seppur è vero che ogni ipotesi di crisi familiare presenta le proprie peculiarità e problematiche, le quali ovviamente richiedono un'attenta analisi, tanto da parte degli Avvocati quanto dei Magistrati, al fine di adottare le decisioni più opportune a tutelare gli interessi della prole nelle singole fattispecie concrete, tuttavia questi Documenti, più o meno dettagliati, elaborati dai Tribunali e dalle diverse Associazioni e Ordini Professionali, dettano delle utili linee guida. Attraverso l'utilizzo di questi Protocolli non si risolve totalmente il dibattito che verte sull'individuazione delle ''spese ordinarie'' e di quelle ''strordinarie'', data l'assenza di questi in molti Tribunali ed il mancato rispetto degli stessi lì dove esistono, soprattutto quando si presentano come meri auspici ed inviti nei confronti degli operatori del diritto.

Matteo Santini*

Avvocato del Foro di Roma


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Due volte parti lese

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOLa crisi economica si traduce in una crisi di diritti. Infatti, ad oggi, anche subire un reato ha un costo. Questa è la triste sensazione che abbiamo provato uscendo da un'aula del Tribunale penale di Roma. In effetti, nel corso di un'udienza destinata, tra l'altro, alla costituzione delle parti civili, il Giudice ha invitato i difensori costituendi ad apporre sui relativi atti una marca da bollo da 8 euro. Tale richiesta, come un fulmine a ciel sereno, ha spiazzato tanti difensori presenti in aula, che erano sprovvisti del su indicato valore bollato. Tutto ciò ha determinato confusione ed incertezza tra gli avvocati, che si sono confrontati sulla legittimità di tale richiesta di pagamento. Tra i difensori presenti in aula vi era anche l'avv. Romolo Reboa, che, una volta tornato a studio, ha inteso approfondire la questione sulle pagine di questa rivista da lui diretta. Ebbene, da ricerche effettuate è emersa una nota del 5 marzo 2008 a firma del Ministero della Giustizia, la quale ha stabilito che "la parte civile nel processo penale deve provvedere al pagamento della spesa di 8 euro in base all'art. 30 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115". La citata norma, infatti, impone un pagamento forfettario di 8 euro alla parte che per prima si costituisce in un giudizio civile. Ora, la stessa norma non fa alcun riferimento alla costituzione di parte civile nel processo penale. L'effetto è inevitabilmente un notevole stato di incertezza, che ha portato alcuni Tribunali ad adeguarsi alla citata nota ministeriale, senza porsi fino in fondo il problema della legittimità del pagamento, ed altri Uffici Giudiziari, come ad esempio il Tribunale di Bari, a sollecitare il Ministero della Giustizia per ottenere un chiarimento della questione. A tutt'oggi, non essendo stato raggiunto alcun punto certo, il direttore della rivista ha inviato una lettera ai Presidenti dell'Unione delle Camere Penali Italiane e delle Camere Penali del Lazio, così da ricevere la loro opinione su una problematica di diretto interesse non solo per l'avvocato ma, soprattutto, per il cittadino. In attesa di una loro risposta, che provvederemo a rendere nota su queste pagine, ci si chiede quanto sia giusto che migliaia di cittadini che si rivolgono alla giustizia per vedere protetti i loro beni più importanti si debbano trovare di fronte un cassiere prima che un giudice.

Giuseppe Asmodeo


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Avvocatura: una proposta per la rinascita

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOSe una legge non è oggetto di scienza è tuttavia un fatto nella storia e nei rapporti di forza all'interno della dialettica degli interessi. La domanda è, se non si vuole restare rinchiusi nella logica di Amleto; che fare?! Quali battaglie combattere e con quali alleati? Le analisi sulla dinamica socio-economica delle professioni, il sottoscritto le l'ha già fatta ed esposta: la società di massa, con l'espansione della domanda di tutela la delega di funzioni di uno Stato Nazionale, le nuove asimmetrie di conoscenza, la giustizia seriale, i bacini di domanda giudiziaria, la categoria delle tutele come sovra ordinante ogni forma di soluzione del conflitto: l'impoverimento economico e culturale, e fortunatamente, ampliate, migliorate ed approfondita da Colleghi sono entrate nel loro patrimonio cognitivo (anche se non è elegante mi cito: relazione al XXVI° Congresso Nazionale di Napoli "Avvocatura ed Enti locali"; XXVII° Congresso Nazionale di Firenze "L'Avvocatura nella società tecnologica"; 3° Conferenza Nazionale di Firenze "La Sfida dell'Avvocatura tra mercato e società civile"; 4° Conferenza Nazionale di Napoli "Modelli per un federalismo partecipato". Se non più reperibili presso l'OUA richiederli all'autore presso l'indirizzo mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ). Il punto nodale della crisi, e quindi il punto di partenza, deve essere individuato nella natura complessa dell'attività professionale così, come nel concreto - norme e prassi - realizzata nell'ordinamento e cioè nella commistione in un unico soggetto ed in unico ordinamento professionale di una funzione pubblica e di un'attività privata. L'esistenza di questa dicotomia percorre l'intera relazione che tende appunto a dimostrare come da un lato si sia accentuata la funzione pubblicistica nell'ambito della delega di funzioni pubbliche, che lo Stato via via non è più in grado di soddisfare; e dall'altro, sotto la spinta di poteri antagonisti e della crisi economia vi sia accentuata la componente privatistica dell'attività professionale sempre più assimilata, stante a mancanza di espresse riserve, attività reperibili su libero mercato. A riprova della fondatezza della tesi, e non volendo vestire penne di pavone, riporterò pedissequamente quanto scritto sul punto varrà la pena di citare V. Olgiati (in Tousuijn op. cit. pag. 97 s.s.: "La questione professionale"): "Il professionista legale - in quanto libero professionista - si trova pertanto nella ambigua posizione di chi, disponendo di talune guarentigie e di una sorta di privilegio, è pur soggetto ai limiti ed alle obbligazioni, sociali e giuridiche, che e derivano. D'altra parte in Italia il professionalismo legale presenta anche un'altra ambivalenza di fondo: la sovrapposizione di elementi pubblicistici e privatistici inerenti sia alla struttura, sia alla funzione dell'attività svolta". Sottolineo che il testo è del 1987; risale a 25 anni fa. L'ordinamento forense non appare quindi, e non è neppure suo compito, strutturato a risolvere questa lacerazione che è invece propria dell'attività professionale nella sua dinamica. Il sistema in generale va dunque riportato in equilibrio sia sul fronte dell'incremento della funzione pubblica delegata sia su quello dell'attività a vocazione privata. Sotto il profilo della funzione pubblica, il primo impegno deve essere quello di chiedere la riforma dei Consigli giudiziari su basi paritetiche quale punto di condivisione dell'organizzazione della giustizia come servizio; efficienza, razionalità, economicità e ritorno delle risorse sul distretto che le produce; eliminazione delle asimmetrie tra la giustizia civile e quelle di commercio. Questa la funzione sociale dell'Avvocatura nel processo altro che le funzioni ancillari sin ora delegate!. L'altro profilo necessita di un impegno più articolato e gravoso; quello di riequilibrare l'offerta con la domanda di giustizia; è da qui che nasce il recupero del consenso sociale e la possibilità di redditi adeguati "all'importanza dell'opera e al decorso della professione" (art. 2233, 2° c.c.). Dal lato dell'offerta questa è ormai sovra-dimensionata alla domanda e l'esplodere del numero ha vanificato anche quelle camere di compensazione che erano la difesa di ufficio ed il patrocinio dei non abbienti. Le modificazioni sociali con la ristrutturazione dello stato e delle imprese, avevano già ristretto il mercato del lavoro professionale, alluvionando le professioni di altrimenti potenziali, sia detto senza ironia o disprezzo, ottimi funzionari di banca o dello stato, giuristi d'impresa ecc....Peraltro via via dequalificati dalla insufficienza del cursus scolastico ed universitario. Dal punto di vista della domanda questa ha subito una evidente espansione, ma in quanto domanda di massa e seriale (i due termini esprimono però realtà diverse). Sono gli small claims che malgrado l'inesistente risposta dell'ordinamento - vedi il fallimento delle class actions all'italiana - hanno tuttavia garantito un minimo di attività; ma hanno anche "intasato" gli ordinari canali della giurisdizione pubblica. La crisi economica come già detto ha però ulteriormente ristretto l'area della domanda, specie nel settore per così dire "medio" con la crisi dell'artigianato, delle piccole e medie imprese, dell'attività edilizia e con gli assurdi gravami fiscali sulla proprietà e sui risparmi. Il vulnus non è soltanto valutabile in termini economici ma anche in termini sociali poiché inefficienza del sistema giustizia, a fronte della detta crisi induce i cittadini a relinquere la tutela dei propri diritti. Ma dal punto di vista professionale, che qui ci riguarda, appare evidente che l'attività dell'Avvocato sia nella funzione pubblica che nella parte privata non trova allo stato idonea ed armonica regolamentazione; questa sconta, come la dignità ed il rango dell'ufficio pubblico richiedono l'applicazione delle regole di questi munera proprie non solo nell'attività non riservata, ma addirittura nella qualità della vita privata (canone 56, I, 1), l'unicità di regole disegnate esclusivamente sulla funzione pubblica. L'ampliamento della domanda passa quindi dal recupero dei diritti e degli interessi relitti, dai cittadini ma impone una modificazione dell'agire professionale non più vocato prevalentemente alla giurisdizione pubblica, ma all'ampliamento delle tutele, intese come modalità di risoluzione dei conflitti, realizzate con procedure gestite da Avvocati liberi, autonomi e indipendenti, appositamente formati e deontologicamente garantiti; diffuse e in convenzione con corpi e territori. Per esemplificare garante del contribuente, difensore civico in funzione mediatrice, ampliamento della mediazione penale e familiare; poli-ambulatori del diritto, ampliamento del patrocinio dei soggetti in crisi economica; acquisizione di funzioni di garanzia o di supplenza per gli enti territoriali minori ecc... Basta non chiudersi in torri d'avorio o dire sempre no "a prescindere". Per esemplificare il problema riguarda i rapporti di lavoro subordinato e di collaborazione all'interno dello studio; il regime fiscale e finanziario, il delicatissimo problema della valutazione dello studio professionale come patrimonio il suo avviamento e la sua circolazione (tema che se non risolto sarà destinato a creare non poche turbative nelle attività associate). La stessa struttura della tariffa ormai non può prescindere dall'essere meglio strutturata in relazione alle due tipologie di attività. Anche le regole della concorrenza, peraltro già derogabili proprio in virtù della norma europea, hanno bisogno di essere diversamente articolate. In breve occorre riscrivere il capo II, del titolo III, del libro V del c.c., sostituendolo con un vero e proprio "Statuto dell'Avvocato" che appare l'unico strumento in grado di equilibrare le due tipologie di attività svolte dall'Avvocato senza dover pagare un prezzo troppo alto alla funzione pubblica. Lo Statuto dell'Avvocato è anche funzionale confermandone la funzione di avanguardia, allo "Statuto delle professioni", strumento per la ricostituzione del ceto medio. A cavallo fra le due istanze si pone la richiesta al Governo e, alle Regioni ed agli atri Enti pubblici, per quanto di loro competenza di garantire i fondi e le strutture per una selezione meritocratica; che privilegi la qualità e l'attitudine dei soggetti vocati alla professione in condizioni di parità reale, quel che ne sia la situazione di partenza in attuazione del precetto costituzionale. Per chiudere l'Avvocatura deve richiedere ai propri organi istituzionali una campagna di informazione in ogni modo e sede opportuna per chiarire ai cittadini come l'Avvocatura non meriti l'accusa di essere una corporazione chiusa ed insensibile e che chiarisca al volgo ed all'inclita come la sua funzione sociale meriti rispetto e non possa essere lasciata alla mercè di poteri antagonisti che scaricano in realtà le loro esigenze di ottimizzazione del profitto sulla cittadinanza con il mezzo e la scusa della inefficienza della giustizia. Per esemplificare e chiudere non posso non ricordare come proprio il nostro Pres. Alpa abbia redatto un dotto saggio dal titolo "Il costo dei servizi legali" (Contratto e Impresa, 2008, pag. 200 seguito da altro di egual tema di G. Carriero) che però è rimasto nel circuito dei pochi lettori così vanificando la puntuale dimostrazione che è falso l'assioma che servizi legali costituiscano un costo bruto per le imprese e non piuttosto un fattore positivo per la produzione. Ovviamente il costo dei servizi legali e cosa tutt'affatto diversa dalle disfunzioni della macchina amministrativa della giustizia. Con questa terza puntata si chiude la mia analisi della nuova legge professionale, con una proposta non futuribile ed astratta, ma concreta e realizzabile in tempi bevi sulla quale mi aspetto che i Colleghi aprano un fecondo dibattito. Viva l'Avvocatura.

Roberto Zazza*

Avvocato del Foro di Roma

Presidente Forum delle Professioni


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