Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Continuando a navigare nel sito accetti il loro utilizzo.

    Guarda la Cookie Policy

Giustizia

Esame di Stato: addio ai codici

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOProfessione avvocato: anno nuovo vita nuova. Cari amici e cari lettori, ritorno a scrivere dopo tanto tempo. E' iniziato il nuovo anno, il 2014, e come ogni inizio di nuovo anno, agli auguri reciprocamente scambiati si accompagnano sempre speranze che sia un anno se non migliore, quantomeno diverso dal precedente che, per qualunque motivo, si presenta sempre peggiore del successivo. E' noto a tutti il periodo di grande crisi a 360 gradi che attraversa l'Italia e, per restare in tema, è proprio per il nostro bel Paese che il 2013 è stato un anno "da dimenticare". La ventata di aria nuova che accompagna il nuovo anno, si ripercuote su tutto e, a quanto pare, anche sulla professione forense, anche essa sofferente nello scorso 2013. In questa occasione desidero, non affrontare discorsi noti a tutti come la scorsa Riforma Forense, le novità sulla iscrizione obbligatoria alla Cassa Forense e quant'altro, bensì su una notizia che mi domando quanto abbia effettivamente in sé la cd. "aria nuova". Come noto, con l'approvazione della legge sulla Riforma Forense, è stato presagito un "nuovo esame di stato scritto" per l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato: l'eliminazione dei codici commentati e la loro sostituzione definitiva, in sede di esame, con i codici cd. "secchi" ovvero privi dei commenti giurisprudenziali. La norma transitoria di cui all'articolo 49 prevede, tuttavia, che per due sessioni, dunque lo scorso 2013 e il 2014, le prove si svolgano ancora con il vecchio regime e, dunque, con la possibilità di utilizzare ancora i codici commentati dalla giurisprudenza. Ergo, il 2014, secondo il quadro disegnato, dovrebbe essere l'ultima sessione in cui è consentito affrontare l'esame scritto con il supporto tecnico dei codici commentati. Come direbbe qualcuno, la domanda sorge spontanea: questa sarebbe una novità utile per la formazione all'esercizio della professione forense "di qualità"? Qualcuno potrebbe rispondere che è come il metodo del bastone e della carota, accontentare alcuni e meno altri. In ogni caso l'impressione è sempre la stessa: ci si dimentica che l'esame di stato per l'acquisizione del titolo di avvocato non è un concorso, all'esito del quale, una volta superato, si ottiene un posto di lavoro, ma è, come dice la parola stessa, una abilitazione e, in quanto tale, tutte le modifiche che si progettano dovrebbero tenere presente questo "piccolo" particolare, che fa la differenza. Certo, non è questa la sede per giudicare o valutare una scelta del genere ma, in finale, ci si chiede se con questa ennesimo cambiamento, nel 2015, a questo punto, si potrà davvero dire, per l'avvocatura italiana, anno nuovo vita nuova! Al di di tutto, Buon Anno a tutti voi.

Paola Tullio

Avvocato del foro di Roma

Addetto Stampa di Avvocati della Tavola Rotonda


Add a comment

Giudice di pace Anzio: nuovi orari

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOL'Ufficio del Giudice di pace di Anzio, con una nota ufficiale, ha comunicato che dal 2 gennaio 2014 è stata anticipata la chiusura dello sportello nei giorni di lunedì e giovedì alle ore 11.00 e il ritiro dei numeri "elimina code" alle ore 10.30. Mentre entro le ore 12.00 si accetteranno solo gli atti urgenti con scadenza ultimo giorno.

Add a comment

Diritti, rovesci, doveri

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOE' mio diritto. Quante volte sentiamo ripetere questa frase? E noi avvocati molto più degli altri, specialmente dai clienti che si sentono lesi nelle loro ragioni, aspettative, pretese. Negli atti civili, dopo avere enunciato il fatto, esponiamo le ragioni di diritto. Nel penale si chiede che venga applicato correttamente (ergo, a favore del nostro postulante). Possiamo risalire alle origini del diritto romano per vedere che, almeno questo schema, non è mutato: Da mihi factum, dabo tibi ius. Da quando si è imposto, appunto, lo Stato di diritto, la sfera delle situazioni giuridiche soggettive si è allargata, per non dire dilatata. Il loro riconoscimento e la loro tutela passano dal Codice di Napoleone che, all'articolo uno, ci dice che "Qualunque Italiano gode dei diritti civili." Traduzione forse non impeccabile ma efficace del francese Tout Français jouira des droits civils. Il contenuto dei diritti si è modificato per alcuni di essi, valga per tutti, come esempio, la proprietà che, definita come il diritto di godere e disporre di un bene nella maniera più assoluta, vede oggi i limiti previsti già nella costituzione. Ma, a fronte di alcune rivisitazioni, i concetti di base sono gli stessi, basati sul principio (ancora) dello Stato di Diritto, dove la salvaguardia delle libertà dell'uomo assume un valore dominante e predominante. Non vuole essere questo intervento, però, una lezione, o ripasso di concetti che, per un operatore del diritto (di nuovo!) si presumono acquisiti. Basta ricordare con le parole di Santoro Passarelli che, laddove al singolo venga riconosciuto un diretto potere per la realizzazione di un suo interesse, si può individuare un diritto soggettivo. Non dilunghiamoci ora a distinguere quelli relativi da quelli assoluti, i reali, i patrimoniali, i potestativi. Sono solo categorie accademiche. Quello che, onestamente, risalta è l'aumento esponenziale dei diritti. Non che ciò sia un male (anzi), ma l'elenco sembra si stia allargando a dismisura e, probabilmente, genera delle incertezze e difformità non solo nella applicazione nelle aule di giustizia (e meno male, altrimenti noi avvocati come potremmo vivere?), ma anche nella loro accezione concreta, ripercuotendosi su piani sociali e politici. Diritto alla casa, diritto allo studio, diritto al lavoro, diritto alla privacy, diritto alla salute, diritto all'ambiente, diritto all'acqua, diritto di sciopero, sono solo alcuni fra in più in voga oltre che sui testi universitari anche sulla stampa (che ne fornisce spesso un'interpretazione poco chiara) e nelle piazze, dove ci si riunisce per esercitare i diritti a manifestare il pensiero e a protestare, previo accertarsi del libero diritto di associazione, salvo poi non volere essere ripresi dalle telecamere per tutelare il proprio diritto alla privacy (che sarebbe più opportuno ricordare che nel nostro ordinamento è meglio e più correttamente definita tutela dei dati personali sensibili, ma di questo riparleremo. Vogliamo poi menzionare il diritto di recesso nei contratti e quello di accesso agli atti delle pubbliche amministrazioni? Oggi uno dei più insigni giuristi che abbiamo in Italia è andato oltre in un suo libro che, non a caso, ha intitolato Il diritto di avere diritti. Stefano Rodotà è sempre stato paladino in tal senso, oltre che attento osservatore della realtà, e oltre a quelli più noti, indica, tra gli altri, il diritto all'oblio che, chi scrive, ritiene debba essere tutelato completamente. Ma Rodotà parla anche di diritti dell'identità, del post mortem e, preso atto di come la realtà virtuale e la rete web stiano cambiando il mondo, di tutti gli aspetti connessi alle tecnologie. Ma che cosa deve intendersi come diritto? O meglio: quale è il concetto, e di conseguenza il limite, di ciascun diritto? Il diritto al lavoro viene interpretato come diritto "al posto di lavoro" e talvolta il diritto "a quel posto di lavoro". Così come il diritto allo studio è stato spesso visto come il diritto "al titolo di studio." E il diritto al cibo ha avuto dilatazioni abnormi nei casi delle cosiddette spese proletarie e quello alla casa nelle occupazioni di immobili vuoti. Ma siamo tutti pronti a censurare chi abusi del proprio diritto, specialmente se portatore di una divisa o titolare di un qualsiasi potere: da quello dell'impiegato o di un insegnante, fino ai genitori. Per non parlare del diritto alla privacy che, secondo non pochi, riguarda anche tutti gli aspetti della vita familiare, domestica, la targa dell'auto, quello che il vicino può vedere dal balcone e così via. E si sente parlare anche di diritto al parcheggio, inteso non come posto auto all'interno di un condominio, bensì ad uno spazio nei centri storici e vicino alla propria abitazione. E' il momento di fermarsi e ricordarsi per un attimo che, non solo a livello terminologico, a fronte di un diritto, posizione tutelata e di supremazia, vi deve essere anche una posizione di soggezione che permetta a quella prevalente di trovare il proprio riconoscimento e la relativa tutela. Davanti ad un diritto vi è un dovere. Banale, ma spesso dimenticato. E se alcuni doveri si sostanziano in un semplice permettere agli altri di godere del loro status tutelato, sono a loro volta numerosi i diritti che impongono un comportamento non meramente passivo da parte degli altri. Altri che sono non solo privati ma anche, spesso, lo Stato, passando dagli enti intermedi. Insomma l'altra faccia della medaglia o, se vogliamo, l'insieme di elementi che portano alla costruzione di un diritto. Ergo, una categoria non solo sacrosanta, ma essenziale in ogni società civile, è stata portata alle sue più estreme dilatazioni, dimenticandosi completamente di che cosa vi è di fronte al diritto e come per vedere il riconoscimento di una propria tutela sia necessaria la collaborazione di altri, a cominciare da se stessi. Non voglio certo agganciarmi a precetti quale il biblico "Non fare agli altri quello che non vorresti gli altri facessero a te," concetto che, peraltro, ritroviamo anche in Talete e, prima ancora, Pittaco, filoso di Mitilene, il quale enunciò un concetto che vorrei vedere applicato alle liti condominiali: "Non fare al tuo vicino quello che ti offenderebbe se fatto da lui". In sintesi non è certo un eufemismo affermare che, oggi, spesso, il diritto, viene interpretato come una assoluta pretesa, e come tale appunto, si pretende di tutelarla, rivolgendosi alla giustizia, talvolta a sproposito, ovvero si cerchi di farsela da soli. Non è intenzione fare moralismi, ma viene alla mente la frase fin troppo abusata di John Fitzgerald Kennedy "non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese", frase che, in Italia, specialmente in un momento politico come questo, delicato, peculiare e, si spera, irripetibile, possa essere riconsiderata e, magari, applicata . Rodotà parla del diritto di avere diritti. Siamo tutti d'accordo, ma forse è anche il momento di ricordarsi dei doveri.

Gianni Dell'Aiuto*

Avvocato del Foro di Roma


Add a comment

Decreti: quelli ingiuntivi e quelli del "fare"

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOSono anni che l'Avvocatura protesta e biasima per le conclamate inefficienze della Giustizia civile. Tutto inutile. L'efficientamento propostoci dal Ministero ha sinora partorito soltanto il famigerato programma di revisione della geografia giudiziaria, adottato in adempimento della delega contenuta dalla legge 148/2011 ed incentrato sull'abolizione di tutte le sezioni distaccate dei Tribunali, sulla riduzione degli Uffici del Giudice di Pace e sul taglio di molti Tribunali e Procure. Perché si corresse ai ripari non sono bastate le angosciose grida di dolore dell'Avvocatura ma é bastata l'influente richiamo con cui la Banca d'Italia ha stimato la perdita attribuibile alla lentezza della Giustizia civile: circa 16 miliardi di euro all'anno (pari sostanzialmente ad un punto del Pil nazionale). Memore del fatto che il Centro Studi di Confindustria avesse calcolato come una riduzione di appena 50 giorni nella durata media dei processi aggiungerebbe alle finanze nazionali circa 14 miliardi al Pil, l'Esecutivo in carica ha disposto che ai decreti ingiuntivi notificati dopo il 22 giugno scorso si applichino norme finalizzate a rendere più rapide le decisioni sulla esecuzione provvisoria. L'articolo 78 del Decreto del Fare (69/13) interviene sull'articolo 645 comma 2 del Codice di Procedura Civile, disponendo che, nel processo di opposizione a decreto ingiuntivo, l'udienza di prima comparizione abbia luogo non oltre trenta giorni dalla scadenza del termine minimo ipotizzato dal codice di rito. Il Decreto del Fare ha inoltre riformato l'articolo 648 del Codice di rito civile, stabilendo che il giudice debba decidere subito, nella prima udienza, se concedere o meno la provvisoria esecuzione ai decreti ingiuntivi. Trascorso giugno e luglio, a mezz'agosto, nella canicola più asfissiante, tali disposizioni sono state integralmente confermate in sede di conversione in legge, nella ovvia convinzione che saranno –solo per ciò- più rapidi i tempi processuali delle opposizioni ai decreti ingiuntivi e tutto questo grazie soltanto alla decisione più immediata sulla esecuzione provvisoria delle ingiunzioni. Soffermiamoci, adesso, a fare bene i conti: se il codice di procedura civile impone che l'opponente assegni all'attore –per comparire in Tribunale- un termine minimo di novanta giorni, è ipotizzabile che il rispetto della nuova norma imponga al Giudice di esprimere la propria decisione non oltre il decorso di centoventi giorni. Ciò significa ben quattro mesi dopo l'opposizione (sempre chè il termine non si dilati a cento sessantacinque giorni -cinque mesi e mezzo- per effetto delle ferie giudiziarie). E allora? Questa la chiamiamo rapidità? L'iniziativa governativa può essere anche lodevole ma appare evidentemente deludente. Donatella Ferranti (presidente della commissione Giustizia della Camera) ci ha ricordato che "oggi l'Italia é al 158° posto nel mondo per l'indice di efficienza di recupero del credito a causa di tempi lunghi" della Giustizia. Eppure, l'accelerazione processuale che ci si auspica di perseguire con le suddette norme non appare né significativa, né tantomento soddisfacente. Diciamolo: siamo stufi di "norme-burla", strombazzate con grande enfasi ma di nessun contenuto concreto. Abbiamo già assistito alle nefaste derive rottamatorie che i "filtri" (in appello e nel processo di cassazione) vanno manifestando, senza costituire idoneo argine alla domanda di giustizia della popolazione se non per il tramite del disdicevole innalzamento dei costi imposto ad imprese e cittadini mediante costanti aumenti delle tasse (i contributi unificati) richieste per accedere al "servizio Giustizia". Ben altre soluzioni necessitano. "Chiediamo alla politica di fare una rinuncia importante per il bene del Paese. Non vuole essere una provocazione ma una proposta concreta: rinunciare al finanziamento ai partiti e investire queste ingenti e importantissime risorse nella giustizia e nelle carceri", avevano tuonato taluni Magistrati. Inviti inascoltati. E questo Esecutivo "di larghe intese" cosa propone? Solo l'ipocrita accelerazione dell'articolo 78? Davvero troppo poco. Come Cicerone, verrebbe davvero da proferire "Quousque tandem abutere... ...patientia nostra?"

Alessandro Graziani

Avvocato del Foro di Roma


Add a comment

Chiusura del Tribunale di Ostia

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIl Decreto legislativo n. 155 del 9/2012 attua la delega per la revisione della geografia giudiziaria mediante la riorganizzazione degli uffici di tribunale e delle relative procure della Repubblica. Le nuove disposizioni prevedono la soppressione di 31 tribunali, 31 procure e di tutte le 220 sezioni distaccate di tribunale. In particolare, per quanto attiene queste ultime, la Commissione Giustizia della Camera aveva ipotizzato il mantenimento in vita per un massimo di 5 anni delle sole sezioni distaccate, anche previo accorpamento, che - per carico di lavoro, riferito alle sopravvenienze, bacino di utenza, estensione del territorio, caratteristiche della collocazione geografica – fossero risultate oggettivamente necessarie per evitare, nella prima fase di attuazione della riforma, disagi organizzativi per la popolazione e disfunzioni del servizio giustizia. Il Tribunale di Ostia è l'unica sezione distaccata del Tribunale di Roma, attiva dal 10 Luglio 2000 ed ha un bacino di utenza pari al Tribunale di Bologna. Nonostante configuri un vero e proprio presidio di legalità nel territorio di Ostia, il 13 settembre ne è scattata la chiusura, in conseguenza dell'applicazione delle disposizioni del suddetto decreto. Il presidente dell'Associazione forense del Litorale, Massimiliano Giandotti, ricorda come al tribunale di Ostia approdano ogni anno tremila procedimenti civili e penali ed "il 99% giunge a sentenza in un anno e mezzo, un vero record rispetto al panorama italiano considerato che qui lavorano solo quattro giudici togati e cinque onorari". Dunque si pone fine all'attività di un tribunale efficiente, il quale inoltre rappresenta l'ultimo baluardo di giustizia per i cittadini di Ostia, considerando che dalle ultime inchieste giudiziarie è emersa la presenza di diverse infiltrazioni mafiose sul territorio. La chiusura del foro del litorale romano, sito in via dei Fabbri Navali, non si è ripercossa solo sul X Municipio, ma è andata a congestionare ulteriormente il Tribunale di Roma, il quale può già vantare il primato come il più intasato d'Europa. E forse, a breve, il primato mondiale. Infatti i fascicoli processuali civili sono stati trasferiti presso il Tribunale di Roma. Ciò ha generato notevoli difficoltà per il reperimento dei fascicoli da parte degli avvocati costituiti in giudizio. L'ufficio del ruolo generale del Tribunale di Roma ha però iniziato la riclassificazione di tali fascicoli "ex Ostia", attribuendo loro un nuovo numero di ruolo e smistandoli tra le varie sezioni civili del Tribunale stesso. Si è provveduto a repertoriare nuovamente i fascicoli "ex Ostia", attribuendo loro un numero di ruolo a 6 cifre, decorrente da 100.000 e ricomprendente l'originario numero di ruolo (più corto), a suo tempo assegnato alla causa dalla Sezione Distaccata di Ostia. Quindi, per rinvenire a quale sezione civile sia stato assegnato il fascicolo, bisognerà consultare, tramite il PolisWeb, i registri di cancelleria del Tribunale di Roma e ricercare la causa -in cui si é già costituiti, per il tramite del nuovo numero di ruolo (ad esempio, indicando il n.100061/13 rg invece del precedente n.61/13, indicando il n.107328/12 rg invece del precedente n.7.328/12, e così via). Salvo eccezioni, tutti i fascicoli dovrebbero così essere rintracciabili.

Elettra Monaci


Add a comment
Banner

Newsletter

Newsletter

Immagini da In-giustizia 

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/348377IMG_2330.JPG

404

404: Not Found Sorry, but the content you requested could not be found Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/466707Antonio_Di_Pietro.JPG

La riforma organica della magistratura onoraria

 Nell’ultimo decennio, per contenere l’arretrato giudiziario e alleggerire il carico di lavoro dei magistrati togati, la giurisdizione é stata devoluta sempre più ai magistrati onorari, sia aumentando progressivamente la competenza Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/653028Immagine_015.jpg

Convegno: Magistrati scrittori

Il 2 ottobre 2011 si è tenuta presso la Pinacoteca Palacultura di Latina la quarta edizione del Convegno dei magistrati-scrittori,realizzato da Eugius, Unione Giudici Scrittori d’Europa, nell’ambito della kermesse “Giallolatino”, Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/576096Romolo_Reboa_078.JPG

35 anni tra i protagonisti al "Canottieri Roma"

Festeggiato il compleanno della fondazione del giornale con la presentazione del libro "Da Piazzale Appio a Piazzale Clodio" Martedì 14 dicembre 2010, presso il “Circolo Canottieri di Roma”, si è svolta Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/585707NI2_4866.jpg

Ricadute sugli uffici e sul personale giudiziario della riforma

La parola a Paola Saraceni, Segretario nazionale UGL Ministeri.   Le modifiche apportate dalla riforma del processo civile a detta di molti determinerà un eccezionale aggravio per l’attività giudiziaria in generale ed Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/221145Immagine_008.JPG

Il sistema giustizia per Santacroce

Incontro con il Presidente della Corte di Appello di Roma   Questo doveva essere il resoconto di un’intervista a tu per tu con il Presidente della Corte d’Appello di Roma, Dott. Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/447772Immagine_007.jpg

Convegno: Magistrati scrittori

Il 2 ottobre 2011 si è tenuta presso la Pinacoteca Palacultura di Latina la quarta edizione del Convegno dei magistrati-scrittori,realizzato da Eugius, Unione Giudici Scrittori d’Europa, nell’ambito della kermesse “Giallolatino”, Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/975780Distribuzione_giornale_1993_33.jfif

35 anni tra i protagonisti al "Canottieri Roma"

Festeggiato il compleanno della fondazione del giornale con la presentazione del libro "Da Piazzale Appio a Piazzale Clodio" Martedì 14 dicembre 2010, presso il “Circolo Canottieri di Roma”, si è svolta Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/97025316_dicembre.JPG

"Per i diritti degli ultimi"

La tradizionale serata di fine anno della rivista Venerdì 16 dicembre 2011 la nostra Capitale ha cambiato aspetto, o almeno così è stato in via Flaminia 213 dove, presso lo Studio Leggi tutto