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Giustizia

Esame avvocato: restano i codici commentati

La Commissione Bilancio della Camera dei Deputati ha approvato,  il 4 febbraio u.s., un emendamento al d.l. Milleproroghe che è intervenuto sulla l. n. 247/2012, cioè sulla nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense. In particolare, sono state poste delle modifiche all'art. 49 disciplina transitoria per gli esami di abilitazione all'esercizio della professione di avvocato, sancendo che, per i primi 2 anni dalla data di entrata in vigore della riforma, le modalità di esame sarebbero state quelle previste dalle norme previgenti. Quindi ciò significa che per altri due anni gli aspiranti avvocati potranno utilizzare, durante le prove scritte, i codici commentati.


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Taglio ferie giudici alla Consulta

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOLe ferie dei magistrati saranno decise dalla Consulta. E' finito al suo vaglio infatti per sospetta incostituzionalità l'art. 16 del decreto legge 132/14 che prevede la riduzione delle ferie annuali dei magistrati da 45 a 30 giorni. In vigore dal 13 settembre, il decreto in questione, che riforma la giustizia civile, violerebbe infatti l'articolo 3 e 77. A sollevare la questione il giudice Elio Manenti, gip del tribunale di Ragusa, il quale nell'ordinanza presentata spiega i motivi per cui sarebbero violati gli articoli della Costituzione. L'articolo 77 della Carta sarebbe violato perché "è una contraddizione in termini far passare sotto forma di decreto un provvedimento che si stabilisce entri in vigore a partire dal 2015". Mentre la violazione dell'art. 3 deriverebbe dalla circostanza che l'articolo 16 parifica nei fatti i magistrati agli impiegati pubblici a cui la legge assegna circa 30 giorni di ferie, con la differenza che "mentre gli impiegati vanno in ferie e da quel momento possono tranquillamente non essere più rintracciabili per tutto il periodo, i magistrati hanno invece l'obbligo di essere sempre reperibili e comunque rintracciabili. Per non parlare di tanti colleghi che si portano a casa il lavoro". Ora sarà la Consulta ad esprimersi sulla vicenda.


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Riforma della giustizia: bravo Renzi

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOLe cause civili non devono durare più di un anno. Bravo Renzi !!! Anche quelle di appello che hanno durata variabile dai tre ai cinque anni ed oltre? E come si fa? La strada è quella indicata dai politici con progetti parzialmente condivisi dalla magistratura: gli interessi infatti convergono parzialmente. Si tratta di ridurre l'accesso al contenzioso attraverso procedure alternative o comportamenti persuasivi; poco importa se le statistiche dimostrano che questi strumenti sono falliti: la mediazione e le procedure alternative non bastano; gli arbitrati non servono a niente. Gli uni e le altre non incidono in modo apprezzabile sul contenzioso civile pendente, di oltre cinque milioni di cause. Il coinvolgimento dell'avvocatura nella "negoziazione assistita" non darà alcun risultato come già accade per la mediazione. Come è largamente noto a chi frequenta i Tribunali, quella delle parti che ha torto e ne è consapevole difficilmente collabora alla soluzione conciliativa o negoziata; preferisce invece, come è stato largamente sperimentato, tirarla alle lunghe e guadagnare tempo. Non meno irrilevanti, in termini di effetto dissuasivo, sono gli arbitrati che, a prescindere dalla tipologia che sarà prescelta, sono impugnabili ai sensi degli artt. 827 sgg. c.p.c Così pure la cosiddetta negoziazione assistita di separazioni e divorzi davanti all'Ufficiale dello Stato Civile quando non vi siano figli minori o maggiorenni portatori di handicap. Questa trovata non muta affatto la attuale brevità e semplificazione delle separazioni consensuali e dei divorzi congiunti all'udienza presidenziale. Anche qui se non c'è accordo tra le parti l'istituto, all'apparenza innovativo, non serve a nulla. Si pretende addirittura di spacciare come nuova, nelle proposte alternative messe a punto dal Governo, la condanna della parte soccombente alle spese !!! Del resto gli stessi dati sull'effetto riduttivo del contenzioso per merito dei nuovi (in realtà vecchi) istituti e cioè la immaginata riduzione delle cause in ragione di 140.000 processi è frutto di ottimismo se non di pura invenzione ed è comunque irrilevante rispetto al volume del contenzioso civile di 5.200.000 cause. Quanto alla tutela del creditore nelle procedure esecutive, lo sbandierato accesso on line alle banche (del quale la regolamentazione sarà necessariamente assai rigorosa e circoscritta) non muta gran che l'assetto attuale di cui all'art. 492 comma VII e VIII cpc in ragione del quale il creditore può attingere notizie sugli assetti economico - patrimoniali del debitore. Meglio non parlare poi della responsabilità dei magistrati che è una finta e inutile innovazione salvo per la entità della improbabile e rarissima condanna che, si suppone, dovrà essere pronunciata anche questa ovviamente con tre gradi di giudizio e dunque in tempi complessivamente secolari. Senza dire che l'aumento della responsabilità seppure indiretta e improbabile del magistrato lo renderà ancora più lento ed incline ai rigetti. Questo il quadro delle innovazioni legislative. Quel che meraviglia è leggere che alcune nostre organizzazioni di categoria si dichiarano soddisfatte delle novità legislative annunciate, novità peraltro consistenti all'evidenza nel nulla. Vi sono però strategie dissuasive del contenzioso molto più convincenti, già in atto, che promettono risultati migliori .L'aumento costante e feroce del contributo unificato, la pesante condanna alle spese (agevolata dalla nuova, confusa tariffa professionale); al bisogno la condanna per lite temeraria sono strumenti certamente più persuasivi, segnatamente se sono rivolti non solo contro le parti ma anche, al caso, contro i difensori. Questo indurrà, si suppone, le parti e soprattutto gli avvocati, a un più prudente contenzioso che d'altra parte è già fortemente scoraggiato dalla durata del processo. Si sta dunque rapidamente alimentando una cultura delle inutilità e addirittura della "punibilità" del ricorso alla giustizia civile. Fa da operoso deterrente una cultura ormai largamente punitiva alimentata dalla stessa magistratura che, agli accorti artifici di pseudo-motivazioni spesso solo apparenti e apodittiche, ha ormai va moltiplicando le pronuncie su questioni pregiudiziali e preliminari che, prescindendo dal torto e dalla ragione, consentono agli operatori, a differenza delle pronuncie di merito, di accontentare la statistica con motivazioni brevi se non lapidarie. In questo eccelle la Suprema Corte che, dopo avere dato il meglio di sè col defunto quesito di diritto, insiste con impegno crescente nella trovata dell'autosufficienza del ricorso; tra l'altro contraddicendo se stessa quando esorta gli avvocati (con un autorevole messaggio al nostro Alpa) a non superare nei ricorsi le 20 pagine, impresa questa ardua proprio in ragione del trabocchetto dell'autosufficienza. La lotta al contenzioso civile trova concordi dunque la magistratura e i politici: la magistratura perché le consente di evitare addebiti di ritardi e inadempienza accampando a scusante la nota insufficienza di uomini e di mezzi; la casta politica e i grandi operatori economici perché per essi meno la giustizia funziona meglio è. Anche le banche e persino autorevoli economisti ne sono convinti. Siamo tornati dunque al "laissez faire, laissez passer". Intanto i nostri rappresentanti si occupano della crisi dell'avvocatura perché, si legge, si è ridotto del 30% il reddito degli avvocati, circostanza questa che non interessa nessuno anzi alimenta ulteriormente la cultura punitiva dell'accesso alla giustizia come manifestazione di litigiosità e non, come è invece, di civiltà. Il problema è, lo dico ancora una volta, che il ceto forense che ci rappresenta, non ha, con rare eccezioni, coscienza politica. Come altrimenti restare in silenzio davanti allo scempio del diritto del lavoro, alla cinica aggressione ai pensionati, al ceto medio sia professionale che commerciale, scempio e aggressione che dovrebbero servire a rimediare alle devastazioni compiute dalla classe politica? Come d'altra parte può l'avvocatura italiana aspettarsi coraggiose battaglie da anziani rappresentanti carichi di importanti legami e perfino di prestigiose decorazioni, del tutto ignari del ruolo civile dell'Avvocatura. In conclusione, caro Renzi, l'idea che il processo civile debba durare un anno è suggestiva e brillante solo che non può essere realizzata se non con l'incremento di uomini e di mezzi. Il riconoscimento e il soddisfacimento dei diritti deve passare attraverso l'Autorità del giudice con la sentenza seguita da una esecuzione rapida e severa. Questo più che mai in un Paese come il nostro nel quale è diffusa purtroppo la abitudine a non adempiere ai propri obblighi. Ogni altra strada viola il diritto dei cittadini a una giustizia rapida ed efficace ed è solo un messaggio destinato alla pubblicità

Avvocato del Foro di Roma

Giorgio della Valle


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Il risarcimento del ritardo da volo

aeavv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOL'Unione europea è vista spesso come l'istituzione dei doveri, soprattutto in materia di conti, poco spesso come il difensore dei diritti. Ancora, ultimamente sembra essere il problema, con la sua burocrazia mastodontica, più che la soluzione. Accade però anche che l'Unione intervenga a difesa dei più deboli, e forse se ne parla poco: per me che di Insieme Consumatori sono il tesoriere questa è una notizia di tutto rilievo. Un profilo così pratico del diritto europeo si può riscontrare nella sentenza della Corte di Giustizia Ue del 23 ottobre 2012 per le cause riunite C-581/10 e C-629/10, che risarcisce il danno da ritardo del volo. Infatti, in base al regolamento CE 261/04, vi può essere risarcimento solo per il volo cancellato, mentre per quello in ritardo il passeggero avrà solo diritto ad un volo sostitutivo di quello cancellato. Si deve però definire cosa sia ritardo e cosa cancellazione, a pena di vanificare la tutela specifica del ritardo allargando a dismisura il concetto di ritardo. La prima questione posta alla Corte di Giustizia è stata allora se possa esservi una compensazione anche in alcuni casi di ritardo del volo. A tal proposito la Corte stabilisce che «i passeggeri di voli ritardati e quelli di voli cancellati devono essere considerati in situazioni paragonabili ai fini della compensazione pecuniaria» in quanto «tali passeggeri subiscono un disagio simile, ossia una perdita di tempo pari o superiore a tre ore rispetto alla programmazione originaria del loro volo». Altresì la Corte precisa che, siccome l'inconveniente avviene in prossimità del volo o durante lo stesso, in entrambi i casi i passeggeri siano impossibilitati trovare loro stessi una soluzione alternativa. Un ragionamento, questa, supportata dal terzo considerando del regolamento europeo in materia. La Corte così conclude che, salvo cause di forza maggiore, i passeggeri avranno diritto ad una compensazione anche quando il ritardo sia superiore alle tre ore. Le compagnie aeree hanno cercato di evitare comunque il risarcimento richiamando l'articolo 29 della Convenzione di Montreal, a cui ha aderito anche l'Unione europea. Tale articolo nella seconda frase esclude che i passeggeri possano chiedere una «riparazione a titolo punitivo, esemplare o comunque non risarcitorio». Sul punto però la Corte di Giustizia ha distinto quest'ultima dalla possibilità di forfettizzare il danno. In particolare la Corte ha ritenuto ammissibile «risarcire, in modo uniforme e immediato, i danni costituiti dai disagi dovuti ai ritardi nel trasporto aereo dei passeggeri, senza che questi ultimi debbano sopportare gli inconvenienti relativi all'esercizio di azioni di risarcimento per danni dinanzi agli organi giurisdizionali». Il risarcimento del danno nella forma forfettaria vista peraltro non esclude che i passeggeri, «qualora il medesimo ritardo causi loro anche danni individuali che diano diritto a indennizzo, possano comunque intentare le azioni dirette ad ottenere il risarcimento del danno su base individuale alle condizioni previste dalla Convenzione di Montreal». A tal proposito la Corte ha richiamato l'articolo 12 del Regolamento, il quale «lascia impregiudicati i diritti del passeggero ad un risarcimento supplementare». In ogni caso «il risarcimento concesso ai sensi del presente regolamento può essere detratto da detto risarcimento». La sentenza della Corte di Giustizia fa luce su alcune delicate questioni che riguardano il trasposto aereo, contemperando le esigenze di passeggeri e vettori con delle regole di assistenza adeguate e con un risarcimento proporzionato, ma soprattutto celere. Questo costituisce un vantaggio sia per le compagnie aeree, che non saranno chiamate a difendersi in innumerevoli e costose cause, sia i passeggeri, che manterranno la possibilità di chiedere ai vettori il risarcimento del maggior danno subito. Noi di Insieme Consumatori facciamo valere questi diritti!

Massimo Reboa


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Diritti di copia: nuovi aumenti

lexavv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIn data 18 aprile è stato pubblicato in GU il decreto mi- nisteriale in materia di adeguamento/aggiornamento dei diritti di copia in materia di giustizia, emanato lo scorso 10 marzo u.s. dal Ministero della giustizia di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze. Come previsto dall'art. 274 del Dpr 115/02 (T.U. spese di giustizia), infatti, la misura degli importi dei diritti di copia e di certificato, ai sensi dagli artt. 267, 268, 269 e 273 del medesimo Dpr, è adeguata ogni tre anni in relazione alla variazione, accertata dall'ISTAT, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati verificatasi nel triennio precedente, con decreto dirigenziale del Ministero della Giustizia, di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze. Le disposizioni contenute nel citato decreto e, dunque, i nuovi importi, sono entrati in vigore il 3 maggio u.s. Il diritto di certificato previsto dall'art. 273 del Dpr 115/02 è passato da € 3,54 ad € 3,68. Esso riguarda la richiesta del rilascio del timbro 'depositato' da parte della cancelleria. 


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