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Giustizia

La rilevanza del patrimonio intangibile

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOProviamo a seguire il ”fil rouge” tracciato nei precedenti interventi ed introduciamo, oggi, un tema estremamente attuale: La rilevanza ed i caratteri del Patrimonio Intangibile nel Family business.

Sul patrimonio intangibile dell’azienda incidono: il livello delle conoscenze, i valori reputazionali, il grado di coesione ed appartenenza delle risorse umane ma soprattutto incide il modo in cui detti aspetti si combinano fra di loro e con le risorse tangibili.

Il valore del Patrimonio Intangible è determinato dall’integrazione dei: valori reputazionali, livello delle conoscenze, grado di coesione ed appartenenza delle risorse umane. La disponibilità delle risorse finanziarie è condizione positiva, ma sono fondamentali: la capacità di innovare, il grado e la diffusione delle competenze e del know-how fra le risorse umane, la percezione dell’immagine aziendale, la qualità delle relazioni instaurate con il mercato.

Vanno comunque considerate le principali caratteristiche/ punti di forza dei beni intangibili: la deperibilità.

Il patrimonio intangibile va continuamente alimentato poiché è soggetto a rapido deterioramento; la difficolta’ di copiatura.

La creazione del patrimonio di risorse intangibili richiede sforzi e tempi notevolmente superiori rispetto all’acquisizione di qualsiasi altra risorsa; la unicita’. Ogni impresa possiede un patrimonio intangibile particolare che la differenzia rispetto alle altre imprese. Per valorizzare gli elementi intangibili nel sistema “Family Business” si può costruire un sistema informativo che valorizzi tutti gli aspetti tipici di tale particolare tipo di azienda. E’ necessario, però, scomporre tutte le attività/processi secondo le seguenti direttrici/ dimensioni: Tecnicoproduttiva, commerciale finanziaria, manageriale, del consenso sociale e storico culturale. La dimensione tecnico-produttiva attiene alle competenze ed alle professionalità che consentono l’applicazione di innovative tecnologie da parte del personale tecnico e che si riverbera positivamente sul grado di affidabilità dei prodotti e sulla capacità di attrarre risorse umane qualificate. Su questo aspetto incidono: la politica di formazione ed aggiornamento, la proiezione dell’azione verso la ricerca e sviluppo, la definizione di un sistema premiante nei confronti delle risorse umane, la capacità del soggetto economico di saper creare e gestire il senso di orgoglio ed appartenenza all’azienda. La dimensione commerciale riguarda la predisposizione e la capacità di comprendere ed anticipare i bisogni del mercato e si correla positivamente con il grado di fidelizzazione della clientela e con il prestigio del proprio marchio. La dimensione finanziaria concerne il livello ed il grado di formazione e ed esperienza delle risorse professionali chiamate a gestire la funzione finanziaria in modo organico ed integrato con le esigenze aziendale. Professionalità e competenza specifica – soprattutto alla luce dei cambiamenti in atto con Basilea II – offrono in questo caso maggiori e diverse possibilità di ricorrere alle fonti di finanziamento esterne. La dimensione manageriale chiama in causa la vivacità economico- intellettuale e la professionalità dell’organo di governo nell’indirizzare ed interpretare l’orientamento strategico di fondo, alimentando così in modo positivo anche l’immagine e la reputazione del management. La dimensione relativa al consenso sociale si riferisce alla capacità di interpretare e contestualizzare la funzione sociale dell’azienda: assumono rilievo la capacità di dialogo ed il livello di interazione con gli interlocutori sociale che a loro volta influenzano il grado di fiducia dell’azienda nel contesto economico sociale di riferimento. La dimensione storico culturale ha significato soprattutto per quelle aziende con significativa longevità ed ha lo scopo di evidenziare il valore sociale del percorso di sviluppo intrapreso nel tempo. Dimensione di sintesi delle altre in quanto essa è sancita e si sostanzia nell’insieme delle scelte strategiche ed operative assunte negli anni. È il caso di quelle aziende che si sono sviluppate in stretta simbiosi con un territorio di riferimento decretando, di fatto, anche uno sviluppo sociale dell’area di riferimento al di fuori dell’investimento tecnico-industriale in senso stretto. E’ quindi corretto ed importante quando parliamo di aziende familiari enfatizzare il ruolo e la loro capacità di essere un sicuro riferimento per lo sviluppo nel contesto economico sociale di riferimento.

 

 

Giuseppe Brancati

 

 


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Padri separati: ricordiamoci di loro

Ormai siamo travolti da scandali incivili, legittimi impedimenti, tutti argomenti che meritano attenzione ma che non lasciano spazio a quelli fondamentali per la vita dei cittadini: il lavoro e la disoccupazione crescente, l’ingiustizia sociale, la povertà dilagante.
Una realtà sociale senza tutela, sulla via di una degenerazione incontrastata, è quella dei padri separati, i nuovi poveri d’Italia; questi uomini tra i 30 e i 50 anni, dopo aver affrontato una separazione e tutto ciò che questa comporta a livello psicologico, si trovano senza alloggio, poiché la casa coniugale viene attribuita al genitore affidatario dei figli.
Quindi devono pagare, magari oltre al vecchio mutuo, un nuovo affitto che si aggiunge all’assegno di mantenimento giustamente elevato. I più fortunati possono rivivere una nuova giovinezza, diventando come la maggior parte della gioventù italiana per l’onorevole Brunetta: dei mammoni che dipendono dai genitori. Invece, per molti padri separati, meno fortunati, la sopravvivenza diventa un problema insormontabile, si ritrovano ad elemosinare un letto o vanno ad ingrossare le file alle mense Caritas, o, sempre più soli e disperati, si rivolgono ai vari centri di ascolto. Secondo i dati Caritas, e quelli della fondazione Zancan, i padri separati o divorziati in Campania che si rivolgono ai centri ascolto sono il 14,7% degli utenti, un valore altissimo.
Nonostante l’entrata in vigore nel nostro ordinamento (il 16 Marzo 2006) della legge che prevede l’affido condiviso dei figli con le madri, i giudici sono ancora restii dall’applicarla, forse per motivi culturali, e nulla cambia. A livello locale sono state prese alcune iniziative che, pur non apportando grandi cambiamenti, dimostrano una presa di coscienza dell’entità del problema: nella regione Piemonte i padri separati con un reddito basso possono ottenere un abitazione, temporanea o definitiva, con un contributo minimo, supportati dai centri di assistenza e mediazione familiare per sostegno sociale, legale e psicologico. Anche a Roma affidano ai padri separati in difficoltà un alloggio, ma per un periodo determinato, massimo un anno.
Considerando l’entità del problema, si tratta, però, di provvedimenti isolati ed inadeguati. La matrimonialista Annamaria Bernardini de Pace sentenzia che sono i padri separati ad essere irresponsabili e a non aver saputo “organizzarsi la vita”.
Tuttavia, fare di tutta l’erba un fascio non ha mai portato ad alcuna soluzione e la risposta ad una simile problematica richiederebbe più decisionismo da parte dello Stato in vari fronti della vita sociale. Infatti, ritengo che, osservando attentamente la nostra società, la povertà stia diventando il comune denominatore per un sempre più ampio numero di persone (solita formula:i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri), fra cui i padri separati. Se la società civile si sta impoverendo, lo Stato dovrebbe rispondere tutelando i suoi cittadini.
Aspettando una risposta da chi ci governa, speriamo che i padri separati riacquistino la loro dignità, per poter avere la possibilità di essere veramente padri. Sono sempre più soli e poveri...e senza tutela.

Elettra Monaci


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La piccola e media impresa

La chiave di lettura della “Cultura del Cambiamento”per le PMI risiede nel disproporzionamento del rapporto di valore esistente tra “Beni Materiali” (Tangible Assets) e “Beni Immateriali”, quest’ ultimi oggi sono infatti correlati alla gestione e condivisione delle conoscenze in un sistema di economia a rete(Intangible Assets).
Ciò provoca una ulteriore necessità di flessibilità del mercato che però deve necessariamente coniugarsi con una profonda modifica dei tradizionali modelli organizzativi aziendali. E’ opportuno riflettere come nella recente fase dello sviluppo imprenditoriale, abbiamo assistito, come risposta alla dinamica oscillante del mercato ,alla crescita di una “micro impreditorialità”, basata sulla innovazione tecnologica e l’ automazione dei processi produttivi, che però nella maggior parte dei casi ha mantenuto costanti le caratteristiche di amministrazione e di gestione e organizzazione tradizionale del lavoro.
Ciò ha dato luogo ad una strategia di ristrutturazione della produzione, dove la innovazione del sistema produttivo si è generalmente accompagnata alla riduzione del personale, ed alla intensificazione della flessibilità del lavoro proprio al fine di accelerare i tempi di risposta alle oscillazioni del mercato.
Tale progressivo sistema dar vita alla crescita della Economia della Conoscenza nella quale risulta fondamentale la Ricerca Collettiva tra Centri di Ricerca e Sviluppo e Piccola e Media Impresa; tale strategia e’ stata delineata come vincente per competere nel quadro del declino delle obsolete concezioni di concorrenzialità più proprie della Grande impresa. In tale quadro interpretativo fondato sul c a m b i amento dei livelli di competitività di un mercato globalizzato sempre più dinamico, diverrà modello di sviluppo del mercato Europeo un sistema di “KNOWLEDGE ECONOMY” che è oggi una condizione prioritaria, per favorire la crescita di nuovi settori di intervento e di intermediazione dei mercati, che certamente saranno fondati sulla valorizzazione dei “beni intangibili” tra i quali spicca la formazione di un Nuovo Management appropriato allo sviluppo della NET-WORK ECONOMY proprio della gestione “d’impresa a rete”. In particolare le nuove modalità di Knowledge Management debbono essere indirizzate per attuare una riduzione dei fattore del rischio di isolamento della “Piccola Media e micro-impresa” attuando un profondo cambiamento organizzativo di sistema di network imprenditoriale, facente leva su una integrazione tra PMI e la ricerca e sviluppo innovativo transnaziodi micronizazione della struttura impreditoriale ha fatto seguito, da un lato a una sequenza di ricorso al subappalto impostato dalla grande impresa, che ha esternalizzato ed anche internazionalizzato intere fasi della produzione, mentre dall’ altro lato, e’ succeduta alla trasformazione industriale dell’ artigianato e del settore agroindustriale, che troppo spesso e’ stata associata ad una estensione di contratti di lavoro precari.
In particolare focalizzando le prospettive e opportunità di sviluppo della recente strategia di Estensione della Europa, ritenuta capace di dare una risposta concorrenziale alla globalizzazione dei mercati, ci si accorge con immediatezza della impellente necessità di un superamento delle carenze professionali di “Gestione Imprenditoriale delle Conoscenze”, in modo tale che il valore aggiunto dai “Beni Intangibili” nel quadro Estensione della Europa fino ai limiti dei suoi confini storico- geografici. . Il connubio tra Ricerca e PMI, dovra aprire nuovi fronti di intervento basati su un “partenariato di impresa” ; ciò evidentemente comporta il netto superamento di ogni precedente strategia di “Servizi alle Imprese”. Infatti si è recentemente constatato che la domanda di servizi di rete da parte delle PMI e assai bassa, persino quando tali servizi sono oggerti “ gratuitamente “ da soggetti pubblici o convenzionati; quanto sopra consegue alla difficoltà della PMI ad internalizzare i benefici di tali servizi on line , nell’ ambito di una antiquata ottica del tutto obsoleta della tradizionale gestione aziendale. E’ necessario infatti attuare una trasformazione della concezione di servizio in quella di “partenariato di impresa”.
Il Sesto Programma Quadro della Unione Europea , partendo da similari considerazioni .è basato sulla valorizzazione e disseminazione delle “migliori prassi di interrelazione e trasferimento tecnologico tra Ricerca e PMI” autonomamente realizzate al fine di incrementare una nuova valutazione tra la crescita del capitale proprio dei “Beni Tangibili” e quella del lavoro intellettuale innovativo; quest’ ultimo valore e’ quello più proprio della gestione dei “Beni Intangibili” derivanti dalla innovazione cognitiva. Infatti e’ dalla integrazione tra le due modalità di espressione del valore economico e sociale , che si potrà ottenere un elevato valore aggiunto alla produzione, ciò proprio quando la gestione imprenditoriale delle reti comunicative, nella estensone ed internazionalizzazione dei mercati, progressivamente diverrà sia il vettore dello sviluppo economico che della crescita sociale e culturale.
Certamente anche nel settore della innovazione della formazione il successo formativo nei riguardi delle opportunità di lavoro , consiste nella capacita di rispondere al cambiamento dello sviluppo esercitando nuove modalità di formazione capaci di capire e favorire le esigenze dello sviluppo socio-economico contemporaneo.
Bisogna a questo proposito considerare che la formazione per corrispondere a opportunità di lavoro, deve essere “anticipativa” delle esigenze di sviluppo, proprio in seguito al fatto che, anche ricorrendo ad appropriate metodologie di NETLearning, comunque ci vuole più tempo per formare competenze innovative che non per produrre beni tangibili. Occorre tenere in conto,comunque, che le conoscenze specialistiche conoscono un rapido grado di obsolescenza ( e’ stato recentemente affermato da studi eseguiti nell’ ambito della programmazione Europea, che circa il 50% delle conoscenze dei laureati diviene superato in meno di un anno) e tale circostanza viene accentuata dall’ evolversi delle tecnologie moderne di comunicazione interattiva. Tenendo conto di tale dato di fatto, lo stile formativo dei progetti sviluppati da alcune Università Italiane viene fondato su strategie operative di NET-Learning on the job nelle quali si impara lavorando su Progetti, e si valuta il lavoro sulla base dei risultati. raggiunti da una formazione di Team collaborativo con ruoli e competenze differenziate e specifiche. Le metodologie di nuova formazione di tali Progetti pertanto sono finalizzate a dare un contributo operativo nel ridisegnare l’ assetto stretegico della innovazione gestionale ed organizzativa della micro impresa e comunque delle PMI, al fine di favorire la condivisione produttiva e cognitiva necessaria per lo sviluppo Europeo della Economia della Conoscenza.

Giuseppe Brancati
* STUDIO DI INGEGNERIA GESTIONALE-PARTNER IN.TE.SI


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XIII Congresso Ordinario dell'Unione Camere Penali Italiane

Il primo ottobre 2010 alle ore 14.00, nella splendida cornice del teatro Politeama di Palermo, si è aperto il XIII Congresso Ordinario dell’Unione Camere Penali Italiane.
Il titolo dato al congresso è sicuramente forte e rassicurante ”UN GIUDICE GARANTE UN AVVOCATO FORTE CONTRO LA DERIVA DELLE GARANZIE”.
Il titolo è molto accattivante ma non vi è chi non veda, operando nel mondo giudiziario come avvocato penalista, come questo titolo rappresenti più un auspicio che la rappresentazione del sistema giudiziario italiano.
Questa l’opinione che è stata espressa in maniera unanime dai grandi nomi dell’avvocatura penalista italiana riunita al Politeama che ha rappresentato un sistema alla “deriva delle garanzie” in cui gli avvocati sono “l’ultimo baluardo” della giustizia.
I temi affrontati in apertura dei lavori hanno riguardato la riforma della professione forense e la separazione delle carriere.
In modo unanime gli avvocati intervenuti nel dibattito ed in primis l’avv. Oreste Dominioni, Presidente uscente dell’UCPI, hanno affermato in modo netto e senza mezzi termini che per avere un sistema giudiziario “garante” dell’insopprimibile diritto di difesa è necessario avere un giudice terzo ed un avvocato forte.
Su questi temi è intervenuto anche il Presidente del Senato On. Renato Schifani il quale ha affrontato il problema della riforma della professione e della separazione delle carriere partendo dall’affermazione che in Italia è necessaria la certezza della pena la quale non può che passare da uno snellimento delle procedure e dal potenziamento delle risorse finanziarie per il pianeta giustizia.
L’alta carica dello Stato ha altresì evidenziato come il “processo giusto” passi anche e soprattutto dalla qualità di tutti i soggetti coinvolti: un giudice terzo ed un avvocato preparato per il quale è assolutamente necessaria la qualificazione e la specializzazione, per le quali si deve sollecitare il ritorno nelle aule parlamentari della riforma delle professioni.
Sull’argomento dello snellimento delle procedure e celerità del processo è intervenuto l’avv. Michele Cerabona presidente delle Camere Penali di Napoli, il quale ha rappresentato la necessità di mantenere alto il rispetto delle garanzie in un sistema in cui l’attenzione alla celerità del processo potrebbe comprimere l’effettivo diritto della difesa.
Sabato due ottobre il Congresso è ripreso con la presentazione delle candidature per l’elezione del Presidente dell’Unione e della Giunta delle Camere Penali Italiane per il biennio 2010-2012.
Anche in questa giornata non sono mancati toni accesi e la “vis oratoria” tipica dell’avvocato.
I due canditati alla presidenza l’Avv. Valerio Spigarelli e l’Avv. Domenico Battista, entrambi della Camera Penale di Roma, si sono dati battaglia presentando un programma articolato e corposo ma in entrambi i casi finalizzato a far si che l’Unione Camere Penali Italiane possa continuare ad essere quell’organismo forte e indefettibile nella riforma del sistema giudiziario al quale, non bisogna dimenticare, si deve l’introduzione di quelle norme che garantiscono ogni giorno, nelle aule dei tribunali penali italiani, l’attuazione del diritto alla difesa delle persone che affidano agli avvocati la loro libertà.
Il tre ottobre il Congresso ha proclamato vincitore e Presidente dell’UCPI l’Avv. Valerio Spigarelli, eletto con una larga maggioranza, che sarà coadiuvato nel biennio di carica dalla Giunta composta dagli avvocati Giuseppe Conti Vice Presidente, Franco Oliva Segretario, Vinicio Nardo Tesoriere, Bruno Botti, Francesco De Minicis, Manuela Deorsola, Fabio Di Bello, Carmelo Franco, Renzo Inghilleri, Ezio Menzione, Paolo Moretti, Simone Zancani Consiglieri.
Io, che ho partecipato al Congresso per la prima volta come delegata della Camera penale di appartenenza, non posso che chiudere dicendo ciò che viene detto in ogni Congresso UCPI e cioè “Lunga Vita alle Camere Penali” ed aggiungere “ Lunga vita agli Avvocati italiani”.

Stefania Sensini * Avvocato del Foro di Velletri


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Non c'è due senza tre

Recentemente il legislatore è intervenuto due volte in materia di pubblicazione delle sentenze penali di condanna (art. 36 c.p.). Com’è noto questa è una pena accessoria, comune ai delitti e alle contravvenzioni, che a differenza delle altre pene accessorie deve essere ordinata dal giudice.

Comportano tale pena accessoria, esemplificativamente, le condanne per delitti contro l’incolumità pubblica connotati da frode (come l’avvelenamento di acque o alimenti ed epidemie), contro la pubblica amministrazione (come l’usurpazione di funzioni pubbliche (art. 347 c.p.), usurpazioni di titoli o onori (art. 498 c.p.), in materia di marchi e segni distintivi (come la contraffazione di segni distintivi di opere dell’ingegno o prodotti industriali, contraffazione di pubblici sigilli o del sigillo dello Stato) (artt. 448, 475 c.p.), per le contravvenzioni di esercizio o partecipazione al gioco d’azzardo (art.722 c.p.). Essa trova attuazione in modi diversi: la sentenza di condanna all’ergastolo è pubblicata con l’affissione nel comune ove è stata pronunciata, in quello in cui è stato commesso il delitto ed in quello ove il condannato ha la residenza. La stessa, viene inoltre pubblicata per estratto, per una sola volta, in uno o più giornali designati dal giudice, salvo che egli non ne disponga la pubblicazione per intero. Per effetto del primo intervento del legislatore (art. 67, L.18 giugno 2009, n. 69) che ha modificato il citato art. 36, la pubblicazione deve avvenire, oltreché sui giornali, sul sito internet del Ministero della Giustizia, per una durata non superiore a 30 giorni. Il successivo intervento legislativo (art. 2, cc. 216-218, L. 23 dicembre 2009, n. 191, “legge finanziaria 2010”) modificativo ulteriormente del citato art. 36, ha previsto, per le sentenze diverse da quelle di condanna all’ergastolo, che la pubblicazione nei giornali sia sempre fatta mediante la sola indicazione degli estremi della sentenza e dell’indirizzo internet del sito del Ministero della Giustizia (art. 2, c. 216).

Pur essendo le spese per la pubblicazione, che deve essere eseguita d’ufficio, poste a carico del condannato, sono comunque elevati i costi che l’erario si trova ad anticipare e a sostenere per il pagamento degli oneri per la pubblicazione sulle testate giornalistiche, e sono frequenti negli Uffici giudiziari i casi in cui risulta molto difficile se non impossibile procedere al recupero delle somme iscritte nel modello 1/A/SG (registro delle spese di giustizia anticipate dallo Stato) a causa della condizione di irreperibilità o indigenza in cui quasi sempre versano gli autori (generalmente extracomunitari) dei reati in materia di diritto d’autore contemplati dall’art. 171 ter, L. 22 aprile 1941, n. 633 (esemplificativamente: duplicazione, riproduzione, trasmissione o diffusione in pubblico, abusivamente e per uso non personale, di opera dell'ingegno destinate al circuito televisivo, cinematografico, opere o parti di opere letterarie, drammatiche, scientifiche o didattiche, musicali o drammatico-musicali, ovvero multimediali, o vendita o noleggio di videocassette, musicassette, dischi, nastri di opere musicali o cinematografiche, ecc.) nei cui casi la pubblicazione della sentenza di condanna deve avvenire, in forza dell’art. 2, c.217 legge finanziaria citata, nella nuova modalità prevista dall’art.36 c.p., “in uno o più quotidiani, di cui almeno uno a diffusione nazionale, e in uno o più periodici specializzati”. In un momento qual’è l’attuale in cui è di tutta evidenza la necessità del contenimento della spesa pubblica non v’è chi non consideri e non veda i benefici di una previsione normativa che consenta, in alternativa alla pubblicazione a mezzo stampa, l’esecuzione della pena accessoria in questione mediante la sola pubblicazione in un sito informatico, possibilità che appare preclusa dalla vigente formulazione dell’art. 36 c.p. per cui allo stato la pubblicazione nel sito internet deve essere eseguita congiuntamente, e non in alternativa, alla pubblicazione sul giornale. E’ perciò da auspicare una terza modifica normativa dell’art. 36 c.p., sia pure limitatamente ai reati di cui al citato art. 171 ter che sono quelli che maggiormente ricorrono, e ciò in ragione dell’indiscutibile vantaggio economico che l’Amministrazione giudiziaria sicuramente ne trarrebbe.

 

Alfredo ROVERE*   Dirigente Ministero della Giustizia

 


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