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Etica

Vacatio non volat...pecunia manet

images/stories/aereo.jpgDecollati e costretti a tornare alla pista di partenza per un problema dell'aereo? E' possibile ottenere non solo il valore di natura compensativa commisurato in rapporto alla tratta - da 250 a 600 euro - ma anche un risarcimento supplementare per il danno morale eventualmente subito. E' quanto precisato recentemente dalla Corte di Giustizia Europea con la sentenza del 13 ottobre 2011 nella causa C 83/10. La questione nasce da una causa instaurata, presso il giudice spagnolo di Pontevedra, da sette passeggeri contro Air France, inadempiente per un volo decollato ma ritornato dopo pochi minuti all'aeroporto di partenza per problemi tecnici. Gli attori, adducendo che tale circostanza integra un'ipotesi di "cancellazione" del volo ex art. 7 del Regolamento 261/2004, chiedevano, oltre alla compensazione di 250 euro e il rimborso per le spese extra di trasporto e vitto sostenute, la liquidazione di una somma aggiuntiva a titolo del danno morale sofferto. Il giudice a quo di Pontevedra indirizzava quindi una questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia Europea interrogandola circa l'interpretazione di "cancellazione del volo" e di "risarcimento supplementare" di cui agli artt. 7 e 12 del Regolamento Ce del Parlamento europeo e del Consiglio 11 febbraio 261/2004 che dispone regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato. A tale richiesta i Giudici di Lussemburgo hanno dato innanzitutto un'interpretazione estensiva della categoria "cancellazione" così come definita nell'art 2 del Regolamento. La "cancellazione" deve essere intesa quindi non solo come mancata partenza del volo ma ricopre anche l'ipotesi in cui il volo decollato non raggiunga la destinazione finale, inclusa l'ipotesi in cui il pilota sia costretto a rientrare per ragioni tecniche. Deve essere notato infatti che sono ritenute irrilevanti le ragioni per le quali il volo non ha raggiunto la destinazione prevista, fatto salvo il caso in cui si tratti di " circostanze eccezionali che non si sarebbero comunque potute evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso." ex art .5 comma 3 del Regolamento. In quanto al "risarcimento supplementare" esplicitamente evocato dall'art. 12 del Regolamento in caso di cancellazione, ci si chiede se questa compensazione debba riferirsi solo alle spese sostenute dai passeggeri e non equamente indennizzate dalla compagnia aerea nel rispetto degli artt. 8 e 9 del Regolamento o piuttosto ci si riferisca alla possibilità di un risarcimento ulteriore ed estraneo al rimborso non corrisposto. Ebbene la CGUE ha chiarito che il giudice nazionale può accordare il risarcimento per i danni causato dall'inadempimento del contratto di trasporto aereo, alle condizioni previste dal diritto nazionale e dalla Convenzione di Montreal firmata il 28 maggio 1999, relativa al trasporto aereo internazionale, e lo può accordare nelle voci previste dalla normativa nazionale di riferimento. A tal riguardo la stessa GUCE, nella sua sentenza 6 maggio 2010, causa C‑63/09, Walz, ha dichiarato che i termini «préjudice» e «dommage», contemplati nella Convenzione di Montreal, debbono essere intesi in modo che includono tanto i danni di natura materiale quanto quelli di natura morale. Il "risarcimento supplementare" non deve riferirsi quindi al mancato ristoro delle spese occorse e sostenute a causa del mancato adempimento del vettore degli obblighi di sostegno e assistenza di cui agli artt. 8 e 9 di tale regolamento.Per contro, la nozione di «risarcimento supplementare», di cui all'art. 12 del Regolamento n. 261/2004, "deve essere interpretata nel senso che consente al giudice nazionale, alle condizioni previste dalla convenzione per l'unificazione di alcune norme relative al trasporto aereo (Convenzione di Montreal) o dal diritto nazionale, di concedere il risarcimento del danno, incluso quello di natura morale, occasionato dall'inadempimento del contratto di trasporto aereo".

Federica Mingotti*

Avvocato del Foro di Rovigo


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Teorema dell'invarianza

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIl teorema dell’ ”invarianza” dell’energia della Noether, cioè della conservazione della stessa laddove sia svolta all’interno di un sistema che ne permette l’uso per le simmetrie che corrispondono ai gradi di libertà consentiti (le trasformazioni possibili), è, in questa semplificazione ed adattamento analogico, un insegnamento per il metro che deve essere usato, per quanto qui ed oggi interessa, per il riequilibrio del rapporto  uomo-ambiente, economia – ecologia.
Altrimenti quanto nell’andare del tempo, è stato insegnamento e raccolto per l’uomo di oggi,anche per domani, sarà disperso in un altro campo nella regressione di questo mondo-universo che implode  in simmetrie impossibili da riconoscere.
In definitiva il campo dell’energia va coltivato con i criteri della ragione alimentati dal cuore. Una nuova società di uomini nuovi, può farlo.
Il problema da risolvere ha una esatta componente etica ancorata alle conoscenze ed ai mezzi mal utilizzati della società con la galoppante crisi globale che avanza sugli scenari del mondo.
Oggi la scienza, armata di coscienza, può permettere di realizzare il programma che rifonda i rapporti tra l’uomo e l’ambiente.
La dieresi attuale (oltre la dicotomia!) non comporta ritorni se non attraverso una innovazione del linguaggio operativo dell’uomo per la costruzione della nuova società.
Il Nuovo Ordine Mondiale Ecologico.
Questa premessa acquista valore politico nella concreta verifica dei progetti da realizzare, nella collaborazione delle competenze che ognuno può portare al programma maggiore.
Il programma E=E può essere un elemento per un riaggancio della società, cioè dell’uomo, con il cuore del mondo –universo.
In Italia il territorio nella somma delle sue diversità positive non azzerate ancora dai dilaganti paesaggi cementificati,  chiede energia che dalle sue stesse fonti possono essere ricavate: il sole, il vento, il mare.
Il rapporto costo/risultati, anche in previsione di più brevi scadenze temporali, sta divenendo favorevole all’uso  di questi mezzi.
Consideriamo poi l’apporto “culturale” del riassetto dei rapporti territorio - uomo attraverso questi mezzi che sono nelle motivazioni della qualità della vita da ritrovare. “Intelligenti pauca”. Le armonie cercate nei musei sono certo quadro per questa Italia che ha  molto da offrire nelle innovazioni che può portare (e sop-portare) al paesaggio.
Il problema culturale è tale se rimane solo una “Forma mentis” non applicabile per le distorsioni che, all’interno del sistema sociale,ormai  anche a livello mondiale, sembrano    vincenti.
Per il potere del capitale, dio denaro, incoronato negli schemi asettici, virtuali ed informatici.

Giovanni Lombardi*

Avvocato del Foro di Roma


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Le crisi del terzo millennio

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIl mondo si trova ad un bivio. Il disastro di Fukushima, in Giappone, ha portato nuovamente alla ribalta i pericoli delle radiazioni nucleari. In concomitanza con l’inizio della crisi nucleare, un nuovo teatro di guerra regionale si è aperto in Nord Africa, dietro la scusa di una “operazione umanitaria” sponsorizzata dall’ONU, con il compito di “proteggere la vita dei civili”. Questi due eventi, apparentemente non collegati, sono di importanza cruciale per comprendere sia la questione nucleare sia i progetti bellici della NATO – che ora ha esteso le sue pretesa alla Libia.
Le potenziali conseguenze della crisi in Giappone, ancora da valutare pienamente, sono di gran lunga più gravi del disastro di Chernobyl (1986), come riconosciuto da diversi scienziati. I media dicono che la crisi Fukushima è stata “contenuta”; ma il governo giapponese stesso ha dovuto ammettere che “il livello di gravità del disastro nucleare ... corrisponde a quello di Chernobyl”. Inoltre, lo scarico di acque altamente radioattive nell’Oceano Pacifico costituisce un potenziale innesco di un processo globale di contaminazione radioattiva. Elementi radioattivi non solo sono stati rilevati nella catena alimentare in Giappone; acqua radioattiva è stata rilevata nelle piogge della California.
La guerra in Libia è stata lanciata nei giorni del disastro di Fukushima. Mentre leggete queste righe, un pericoloso processo di escalation militare è in corso. Aerei della NATO stanno colpendo obiettivi civili in Libia, incluse aree residenziali ed edifici governativi – in violazione palese del diritto internazionale. La guerra in Libia è parte integrante della più ampia agenda militare in Medio Oriente e nell’Asia centrale, che fino a poco tempo consisteva di tre distinte aree di conflitto: Afghanistan, Pakistan e Iraq. Un quarto teatro guerra si è ora aperto in Nord Africa. Questi quattro teatri di guerra sono interconnessi. Essi fanno parte di un conflitto esteso su di un’ampia regione, dal Nord Africa al Medio Oriente, inghiottendo gran parte del bacino del Mediterraneo.
Gli Stati Uniti si sono imbarcati in un’avventura militare che minaccia il futuro dell’umanità. La guerra globale al terrorismo, presentata come uno “scontro di civiltà”, è in realtà una vera e propria guerra di conquista, mossa da obiettivi “strategici” ed economici. Le bugie raccontate dal governo americano sui fatti dell’11 settembre 2001 sono noti e documentati. L’intervento militare viene giustificato come parte di una campagna internazionale contro i “terroristi islamici”, ma il popolo americano è sempre meno propenso ad accettare questa “crociata” contro il male, il cui scopo ultimo, che non è mai menzionato nei giornali, è la conquista territoriale ed il controllo sulle risorse energetiche. I piani di conquista prevedono anche un sostegno nascosto a gruppi para-militari, che vengono poi utilizzati per destabilizzare i governi non-allineati agli interessi americani e per imporre gli standard occidentali di “governance” e di “democrazia”.
Washington e i suoi alleati hanno scelto di dichiarare guerra ai Paesi con minore capacità militari: questo fattore è stato cruciale nella decisione degli Stati Uniti di mettere in attesa l’operazione Iran, preferendo l’avventura di una “guerra umanitaria” alla Libia.
L’opinione pubblica è tratta in errore dai media: “Dobbiamo lottare contro il male in tutte le sue forme come  mezzo per preservare il modo di vita occidentale”, è il mantra ripetuto ovunque. Rompere la grande bugia che sostiene la guerra come un impegno umanitario significa rompere un progetto criminale di distruzione globale, in cui la ricerca del profitto è la forza principale.
Questa guerra può essere evitata se la gente saprà confrontarsi con i loro governi, mettendo pressione ai loro rappresentanti eletti, organizzando manifestazioni a livello locale, in città, villaggi e comuni di ogni grandezza, diffondendo la parola, informando i cittadini sulle implicazioni di una guerra che rischia di diventare “nucleare” e “mondiale”.


Gabriele Sabetta


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Aspetti morali e giuridici dell'oncologia

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOL’ipetermia nella cura dei tumori.
Quotidianamente capita, a me e alla mia équipe, di essere interpellati per decidere il percorso terapeutico da pazienti affetti da tumore non più controllabile con le terapie tradizionali (chemio e/o radioterapia ).
E’ triste e grave che nel 75% dei casi ci viene descritta dai Pazienti stessi, già provati da esperienze cliniche spesso devastanti, la condanna da parte di molti oncologi che può essere sintetizzata nella frase: o chemio o niente, con previsioni di morte a scadenze prefissate, con sole prescrizioni di morfina a vari dosaggi, con proposte di terapie sperimentali dall’esito incerto e, spesso a nostra esperienza, demolitive.
Esiste nella panoramica terapeutica italiana, e non solo, una scuola di terapie ufficiali che si basano su concetti biologici consolidati dalla bibliografia mondiale .Tra queste l’ipertermia costituisce un ruolo fondamentale nel trattare pazienti non più rispondenti alla chemioterapia  tradizionale e ciò particolarmente è assai utile nel potenziare la stessa chemio e la radioterapia quando si inizi un cammino così delicato come è la terapia dei tumori inoperabili .
La chirurgia  rimane sempre la via iniziale da intraprendere spesso anche con risultati definitivi , ma se la malattia non può essere eradicata totalmente, un corretto approccio multidisciplinare  che non abbassi le difese immunitarie, come spesso accade, può rendere  più lunga la sopravvivenza e migliorare il “performance status”.
L’ipertermia capacitiva dall’esterno potenzia gli effetti della chemio e della radioterapia, non ha effetti collaterali  e aumenta le difese immunitarie e spesso l’oncologo tradizionale non lo sa o per scarsa informazione scientifica o per pigrizia a cambiare i protocolli dettati  dalla case farmaceutiche .
E questo è grave anche perché molti pazienti  riferiscono che l’oncologo è contrario spessissimo
ad associare l’ipertermia ad  altre terapie in una sorta di proprietà privata del paziente  al quale spesso, anche non considerando lo stato di debolezza psicologica, si minaccia di sospendere la chemio se associata alla termo o si spostano le terapie diverse dalla chemio o a quando questa non faccia  più effetto o abbia stremato i Pazienti o ancor più grave si terrorizza il Paziente dicendo che l’ipertermia è dannosa .
Tutto ciò fa riflettere e i Medici, gli Avvocati e i Giudici sapranno certamente come approfondire se nel P.te neoplastico sia stato  fatto tutto il possibile per prolungare la vita ai P.ti stessi.
Se è possibile, questo è eticamente indispensabile in linea  con le decisioni dei Medici che lottano al massimo per la vita! Sarà utile verificare se siano state compiute terapie mediche e chirurgiche ufficiali senza prima rivolgersi alle terapie sperimentali di incerto e spesso devastante risultato.
All’inaugurazione  del VI Corso di Perfezionamento in Ipertermia Clinica del Policlinico Universitario di Tor Vergata diretto dal Prof. G.M. Pigliucci, quest’ultimo e il Prof. Francini, Ordinario Oncologo dell’Università di Siena,  hanno puntualizzato la fondamentale importanza clinico-scientifica dell’associazione chemio-ipertermia, mettendo in evidenza altresì come la chemioterapia isolata, come spesso viene praticata, può diventare di nocumento qualora non sia ben pilotata e ben accompagnata da terapie che  proteggano l’organismo dagli  effetti collaterali .
Dal canto suo il Prof. Roberto Volpi, Urologo (Ospedale  S. Camillo di Roma ) ha  brillantemente esposto la fondamentale importanza in urologia dell’associazione delle terapie tradizionali con le terapia Ipertermia, nell’ottica virtuosa di ridurre l’invasività chirurgica quando questa non risulti radicale e di rendere sempre più ampia la possibilità di migliorare le prospettive di vita e di benessere dei P.ti urologici affetti da neoplasie in operabili.

Prof. Giuseppe M. Pigliucci*

Professore di Ruolo Università Tor Vergata Roma


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Il testamento biologico

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOMetro di confronto culturale della politica italiana.

Oggi più di ieri l’orizzonte della storia, nel disordinato evolversi  della umanità,  sembra naufragare  verso un impossibile futuro che si nutre soltanto di arcobaleni di speranza.

La storia, in una realtà dissipatrice di certezze e di equilibri, sta per giungere alle colonne di Ercole dove la polis si ingarbuglia, ritmata nelle accelerazioni di tempi informatici.

La straordinaria, geometrica, progressione dei mezzi offerti dalla scienza debbono essere “domati”, compresi e riproposti nell’ordine delle utilità conseguenti alla legalità del loro uso.

Infatti nel loro mal uso producono quelle crisi evidenti  in tutto il pianeta, che, sentinella di guardia e cartina di tornasole pone iperbolici guadi alla nostra coscienza.

Infatti la  frontiera delle responsabilità sociali e personali  è erosa in una risacca inconcludente per  radicate, pervadenti,  ideologie discriminatorie, mentre  la persona, come cittadino, deve vivere la dialettica dei diritti-doveri nella “riconoscenza” consapevole  dello Stato che li formalizza con  gli equilibri conquistati dalla convivenza sociale.

Questa forma e in forma proprio là dove la legalità sembra subire uno iato o una offesa, anche nella gradazione della loro imputabilità, (testamento biologico).

Il diritto alla vita si manifesta, alle radici della sua essenza, nella volontà fisiologica di auto sufficienza  della persona.

 Dalla nascita sino alla morte questo diritto, primario ed elementare ad esistere, si arricchisce di tutti gli attributi che formeranno, nello svolgersi della coscienza, l’identità della  persona e questo anche, attraverso il  riconoscimento sociale in cui si articola la società nella sua più ampia relativa pienezza antropologica culturale.

Questa oggi si alimenta al limite del possibile,in una prioritaria contraddizione, per  una sintesi impossibile nell’inesprimibile rapporto tra la vita e la morte.

Orgoglio, paura o fede,costituiti nel tempo della storia, sono in agguato, ai margini di questo  campo che dobbiamo coltivare nel rispetto della legalità.

Questo è ritmato nella originalità del suo tempo che esclude “interferenze di stato”, ed in questo vale riscoprire, nella sua assolutezza, il rispetto della persona in un mondo  che si incurva e cede  di fronte a questa necessità, paurosamente,come oggi vediamo.

Il riconoscimento di questo, comunque, è un paradigma necessario, nella antropologia  della  specie umana, per quel sempre miglior mondo che vorremmo esplicare, nel vivere.

In questo segmento di tempo si svolge il filo della convivenza e della cultura dell’uomo (coscienza, sapienza?) secondo un ordine che tende a quell’armonia, anche sociale, che poi nel concreto,di volta in volta , dibatte o  disattende.

Il testamento biologico, per altra via, è quindi  termine opportuno e necessario per verificare la capacità politica  di una società che vuole  rendere palese  e realizzare quel principio d’ordine, di legalità e di libertà, nei limiti e nei modi in cui l’individuo, nel  suo crescere in società, può esprimere, rispettato, rispettandolo.

Questo laddove, nel cittadino come individuo, si fronteggia, il diritto alla sacralità della vita  che non è discutibile, ed il suo diritto all’autosufficenza della scelta delle cure e delle terapie, nel rispetto, appunto e proprio, della vita.

Questa anche quando è  relativizzata alla autonomia di ciascuno che nel caso è  il passaggio dalla vita alla morte biologica.

Rimangono, agli estremi limiti del passaggio,lungo o breve che sia, le consapevolezze  solo di colui che le ha vissuto e le vive,con la sua persona.

Rimangono all’esterno,  capisaldi di fortini fuori luogo e tempo, le  incommensurabili ideologie di un linguaggio su un campo finito che non consente violazioni e contraddizioni.

L’arida verità di un campo dove  è dato a te solo  il diritto che non hai (vivere ancora) e  non puoi concedere ad altri (accanimento terapeutico).

Sino a che punto il cittadino può decidere allora, oggi,  nel rispetto della solidarietà che ogni forma di intervento sociale -le cure mediche - dovrebbe offrire,  della sua vita con il testamento biologico?

La vita è, nella sua fondamentale indisponibilità, sacra ,ma la sacralità della vita, come bene concesso dal mistero che viviamo ogni giorno, è nella riconoscenza di questa nei limiti  del rispetto che ci conquistiamo l’un l’altro.

Anche con la solidarietà cosciente che si suggella con il canone che il testamento biologico dovrebbe esprimere  e deve concedersi  in una società che ha nella legge di uno Stato le forme della convivenza  “civile”, armoniche ed equilibrate.

Altrimenti questo lungo percorso dell’umanità, per ritrovarsi anche in quei luoghi dove possiamo ancora dare dignità alla nostra vita, con affermare l’umanità conquistata nell’equilibrio dei suoi valori, sarebbe perso.

Chiaramente allora il testamento può esprimere e formalizzare, nei suoi limiti dati, il valore di una cultura , (che si rinnova con la scienza, che  può e deve  dare aiuto tecnico organico e professionale)  nel rispetto però della persona riconosciuta ancora nei suoi diritti civili  che, nella coscienza della solidarietà  nelle forme maturate  dalla nostra identità politica, deve trovare .

La solidarietà sociale si realizzerà così in concreto, fattiva politicamente e culturalmente valida,  senza  quelle  distonie  di  intervento che sarebbero prevaricatrici in un’area  ed un tempo  in cui non vi è più linguaggio.

“Impossibilia  nemo tenetur”in questa saggezza aforistica sarebbe opportuno, proprio per il rispetto della vita, ancorarsi.

 

 Giovanni Lombardi



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