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Etica

Cicerone non abita più qui

ciceroneavv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLONon poco stupore e disapprovazione ha destato tra l'avvocatura romana, la delibera del 29 marzo 2012 del COA di Roma che ha portato alla modifica del logo dell'Ordine. L'effige del Maestro, Marco Tullio Cicerone, antenato illustre degli appartenenti alla categoria Forense, è andato definitivamente in soffitta! Dall'ampia visibilità di cui beneficiava il Maestro all'epoca in cui campeggiava sulle marche da bollo, meglio note come "le marche Cicerone", dell'allora Cassa di previdenza degli avvocati e procuratori, con questo nuovo restyling del logo dell'Ordine il nostro illustre Collega pare oramai irreversibilmente caduto nell'oblio. Il nuovo logo dell'Ordine riporta una ben meno suggestiva immagine stilizzata dei cordoni di una toga. Ora, al di là dei problemi ben più gravi che affliggono l'Avvocatura, questa decisione e la querelle che si è creata attorno alla vicenda ha spinto la nostra rivista a porre una domanda: "Cosa ne pensate del nuovo logo?". Parafrasando una celebre frase del Maestro "Mihi Cicero vivit, semperque vivet". A Voi giurati la parola!


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Dopo il Senato anche Velletri salva Lusi

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIl nome di Luigi Lusi, oggi per le indagini dei magistrati e per le sue accuse al suo sistema politico è sui telegiornali quasi tutti i giorni. Colpisce il piglio con cui il senatore si difende: poi si apre la sua scheda sul sito del Senato e si capisce perché! E' un avvocato penalista, iscritto all'Ordine degli Avvocati di Velletri. Molti anni fa il Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Roma sospese un altro avvocato dal nome illustre perché colpito da provvedimento cautelare in quanto l'art. 43 della legge professionale prevede la possibilità della sospensione cautelare a tutela del prestigio dell'Avvocatura. I testi insegnano che il Consiglio dell'Ordine esercita il potere - dovere "di tutelare in via immediata il gruppo professionale dal disdoro e dal pericolo che possono derivare dal prosieguo dell'attività dell'iscritto che si sia posto in una situazione tale da far ritenere compromesso - allo stato – la conservazione da parte sua di quei requisiti di illibata condotta e dignità che devono presiedere all'espletamento della funzione forense". Per quanto la notizia assunta da questa rivista il COA di Velletri prepara una linea garantista, in fondo, come dargli torto, se chi deve esercitare la funzione legislativa e rappresentare lo Stato dà certe immagini di sé?


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L'avvocato dei "casi-limite"

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOL'Ordine degli avvocati di Roma lo aveva sanzionato (con sentenza non definitiva) e lui, tutti, si era riscritto a Tivoli. Ora, però, vi è il via libera del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Tivoli all'apertura di un procedimento disciplinare, nei confronti di Giacinto Canzona, al centro di alcuni casi di diffusione di notizie rivelatisi poi infondate. A Canzona si contestano almeno sette infrazioni, alcune riconducibili alla finta coppia di naufraghi, che lamentava un aborto subito dalla donna dopo l'incidente della Costa Concordia; altre riguardano casi passati, ancora più "divertenti" quanto inverosimili, come la suora a cui era stata ritirata la patente perché schizzava in autostrada a 150 all'ora, o i novantenni che si separavano per un tradimento di sessanta anni prima. Il problema però è che, come dice un proverbio famoso, "chi la fa l'aspetti" e così ora è proprio il legale dei casi-limite a far notizia e per lui, giovane e brillante avvocato di 39 anni dall'aspetto affidabile e sempre pronto a collaborare con la stampa, sono guai seri. Come spiegato in una nota dello stesso Consiglio dell'Ordine, l'apertura del procedimento è stata deliberata nell'adunanza del 5 marzo scorso anche ai fini di una, eventuale, sospensione cautelare dall'esercizio della professione forense. L'avvocato dovrà presentarsi davanti al Consiglio il 30 marzo per essere sentito nella fase istruttoria del procedimento disciplinare e per la deliberazione in merito all'eventuale sospensione cautelare ma, nel frattempo, è già stato sollevato dall'incarico di vice-procuratore onorario che ricopriva a Bracciano. Nonostante tutto, l'avvocato scova-notizie continua a difendersi, proclamando una verità tutta sua: "Bufale? Ho gonfiato solo i titoli. Le notizie sono vere, ho fornito solo dei ritocchi e sono sereno. Se ho commesso degli sbagli, è giusto che paghi, ma lotterò per fare l'avvocato". L'auspicio di quella parte dell'Avvocatura che ancora crede nei valori della professione è che l'avv. Canzona venga radiato dall'albo: "la radiazione è la sanzione più estrema da applicare, ci si auspica che l'Ordine di Tivoli prenda, alla luce di nuovi fatti, seri provvedimenti soprattutto per tutelare tutti gli avvocati onesti che ovviamente si schierano contro il suo operato." Sicuramente se l'Ordine degli avvocati di Tivoli sarà morbido nel caso Canzona, autorizzerà la stampa ed i cittadini a screditare un mestiere tanto rispettabile quanto faticoso quale è quello dell'avvocato, da sempre garante della verità e della giustizia.

Vanessa Pinato


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La deontologia forense

deontavv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIn questi ultimi tempi, si parla molto di deontologia: ora per capirne il rapporto con il tanto contestato istituto della mediazione, ora per convegni di aggiornamento, ora per seminari organizzati per la formazione continua di noi avvocati. Questa volta, vorrei soffermarmi su un articolo in particolare del Codice, l'articolo 5, intitolato "Doveri di dignità, probità e decoro" e non per esaminarne il testo e commentarlo, bensì perché, traspone dolo con una mia esperienza personale recente, mi sono purtroppo resa conto di quanto la deontologia forense sia, nello specifico, "scollata" tra teoria e realtà. Infatti, con particolare rifermento con riferimento ai rapporti reciproci tra noi colleghi, l'articolo 5, sovra menzionato, mi ha sempre colpito ma, ancor più, recentemente. Già lo stesso titolo "Doveri di dignità, probità e decoro" per cui "l'avvocato deve ispirare la propria condotta ai doveri di dignità, probità e decoro" - è o dovrebbe essere di per sé sufficiente a farci capire la fondamentale importanza non della mera conoscenza teorica del codice deontologico, ma, soprattutto, per il rispetto della dignità della nostra categoria. Poi, addentrandoci nella norma, apprendiamo che: "Deve essere sottoposto a procedimento disciplinare l'avvocato cui sia imputabile un comportamento non colposo che abbia violato la legge penale, salva ogni autonoma valutazione del fatto commesso"; "L'avvocato è soggetto a procedimento disciplinare per fatti anche non riguardanti l'attività forense quando si riflettano sulla reputazione professionale o compromettano l'immagine della classe forense"; " L'avvocato che sia indagato o imputato in un procedimento penale non può assumere e mantenere la difesa di altra parte nello stesso procedimento". Ebbene, di tutto il testo qui riportato, quello che ritengo più importante perché più attuale, aimè non in positivo, è il secondo capoverso, e, ancor più i due concetti, in esso espressi, di reputazione professionale e immagine della classe forense. Ebbene, giorni fa mi sono personalmente recata preso il noto Ufficio notifiche all'interno del Tribunale Civile di Roma, per fare uno dei tanti giri che ciascuno di noi si trova a fare, incastrandoli con tanti altri adempimenti e facendo i famosi "salti mortali" per portare a termine non tutto ma il più possibile. Il mio adempimento presso l'Ufficio notifiche è il più arduo: notificare un atto! Situazione tipo: distribuzione dei numeri, per notificare presso le casse, delle ore 11.50, quindi inserimento nella apposita lista "autodidatta" di noi avvocati per mettersi in coda e, ad abundantiam, effettuazione anche della fila fisica a ridosso "dell'ora X". Eccoci ai nastri di partenza, pronti ad accaparrarsi il numero, con tanti colleghi che, come me, hanno fatto l'inserimento nella lista e anche la fila fisica, quando, dal fondo della fila, si sente una voce forte, acuta e molto adirata che, incessantemente, urla che sul vetro della vigilanza, addetta alla distribuzione di questi ambiti numeri, c'è scritto che non si accettano liste ma conta solo la fila fisica. Dunque, il collega voleva far rispettare questo concetto, peccato con modi alquanto discutibili come urla, spinte ecc.. Peccato anche che, con altrettanti modi discutibili, i colleghi dell'opposizione – la lista – rivendicavano la legittimità di una consuetudine nota ai più. Ovvio l'alterco prevedibile che si comincia a creare, in una fila gremita di colleghi, tra cui io che, come altri, ero proprio nel mezzo. Arriva "l'ora X": la distribuzione dei numeri. Incominciano a volare. Tra i "Montecchi"- la fila fisica - e i "Capuleti" – la lista- parole grosse, le urla aumentano e, il collega che da dietro aveva cominciato a "sollevare" la querelle, comincia ad avanzare da dietro come un panzer con la testa di un ariete che gioca una partita di rugby, senza curarsi dei danni fisici che poteva causare a chi, come me, era in mezzo e, spingendo come un ossesso, arriva avanti alla fila, battendo i pugni contro il vetro per vantare il suo "diritto al numero". Gli si rivolta contro una collega, che sosteneva la tesi opposta, che comincia a spintonarlo con calci, lui risponde con gomitate, lei altrettanto, ecco che interviene un collega che difende la "femminilità violata", poi un altro che impreca e bestemmia contro il collega kamicaze, poi un'altra collega che si aggiunge alla foga: una scena di guerriglia urbana, che vedeva protagonisti collegh"I" collegh"E" e un avvocato di una certa età, il kamikaze appunto. Tutto questo nella più assoluta indifferenza di chi è assunto come vigilante che, al di là di sicuro posto di lavoro, avrebbe dovuto fare, in quel momento, il proprio dovere. Ebbene: la cosa triste è che questa scenetta di guerriglia è accaduta nell'Ufficio notifiche del Tribunale civile di Roma, in una fila dove c'erano solo ed esclusivamente avvocati, in una qualunque giornata di lavoro. Torniamo un momento al secondo capoverso dell'articolo 5, qui in esame: "L'avvocato è soggetto a procedimento disciplinare per fatti anche non riguardanti l'attività forense quando si riflettano sulla reputazione professionale o compromettano l'immagine della classe forense" Ebbene, al di la di procedimenti disciplinari, mi domando e vi domando, in una situazione del genere, dove sono finite la "reputazione professionale" e "l'immagine della classe forense"? Io credo che se non siamo noi per primi a rispettare la nostra reputazione, non lo farà nessuno e, finchè questo non accadrà avremo solo un bel codice deontologico che, come in una vorticosa danza, salta tra teoria e realtà!.

Paola Tullio

* Avvocato del Foro di Roma

Responsabile per la comunicazione di ATR


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L' avvocato d'ufficio

avvocatiPrima ancora che il disordine e le lotte per il potere, (per le quali la "Giustizia" ballonzolando, vittima di questo paese, vive ancora con tutti i suoi ritardi socio culturali che hanno origine nella incapacità di motivarsi oltre l'economia delle immagini e del denaro), divengano egemoni ed insostituibili parametri del nostro presente futuro, ricordiamo le virtù dell' "Avvocato". Oltre agli alambicchi del "riordino" della professione, della magistratura e del servizio, quindi, della Giustizia, vediamo quale é l'orizzonte, nella quale questa si motiva e si organizza se vuole essere tale. Giovanni Verga, in una novella, così la ritrova nella forza di un avvocato d'ufficio, che con quel cuore che oggi gli viene negato, abbraccia la difesa di un povero. "A sua volta prese a parlare l'avvocato. Era un giovane di belle speranze, delegato d'ufficio dal presidente a quella difesa senza compenso. L'avvocato sfoderò tutte le brillanti qualità pel solo onore. Esaminò lo stato psicologico e morale degli attori del dramma, svolse le teorie più nuove sul grado della responsabilità umana, argomentò sottilmente sulle circostanze di fatto per far risultare quanto occorreva per dimostrare la provocazione grave e l'ingiuria....Qui la gelosia senile e lo strazio e le collere furibonde per l'umiliazione e l'abbandono erano il quadro...si, non erano queste le coscienze degli uomini onesti, vissuti nel culto della famiglia, che avrebbero potuto comprendere gli abissi di quelle infime presenze per scoprire il movente della follia del delitto. Forse soltanto il sentimento delicato ed immaginoso di quelle dame eleganti, avrebbe potuto comprendere il tenue filo che lega i fatti mostruosi al sentimento più puro in quell'animo rozzo. L'avvocato espose la fatale concatenazione che c'é tra tutti i sentimenti e le azioni, con una analisi così acuta di partecipazione che chi ascoltava, sentì turbata la sua immaginazione dallo smarrimento della colpa, mentre era lì per giudicare pensando alle sue cose... Per poco non si udirono gli applausi alla difesa dell'avvocato. Lo stesso presidente gli fece, velatamente, i mirallegro." Certo il disordine e la confusione, i cui all'inizio dicevo, nascondono ogni virtù e motivazione del vivere insieme ed i tentativi, sbilanciati perché guidati su un terreno dove le sabbie mobili sono l'invito delle sirene di Ulisse per chi egemonizza lo stato, 250.000 euro al medico del senato... Ma il diritto contro l'in-giustizia é proprio della funzione dell'avvocato, anche d'ufficio, oltre la ragnatela dei bisogni indotti che oggi é www e ti vuole cancellare. Avremo un tempo dato per riformare la nostra professione, ed é giusto che abbia scansioni e ritmi adeguati al cambiamento della società, ma i ritmi abbiano i battiti del cuore.

Giovanni Lombardi *

Avvocato del Foro di Roma


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