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Ambiente

Che razza di ordinanza!

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLO

Dopo un periodo di allarmismo giornalistico il Ministero della Salute ha emesso una discutibile e discussa ordinanza sui cani «pericolosi».

 

 

Il Ministero della Salute ha emanato recentemente un’ordinanza che sarà in vigore per un anno anche se già si parla di un nuovo testo. Dovrebbe, secondo le intenzioni del Ministro Sirchia, ridurre le ripetute aggressioni da parte soprattutto di cani pitbull, verificatesi negli ultimi mesi e fin con troppo zelo rese note da ogni tipo di giornale. Sul sito del Ministero si legge «E’ quindi ai pitbull che la misura decisa dal Ministro è principalmente rivolta, sebbene coinvolga anche i cani appartenenti a ‘razze con spiccate attitudini aggressive’, appartenenti ai gruppi 1° e 2° della classificazione della federazione cinologica internazionale e disponibile in Italia nel sito dell’Ente nazionale della cinofilia italiana (Enci). La stessa Enci però ha precisato che «non esistono razze riconosciute che possono essere definite ‘pericolose’». Inoltre, anche se concorda sull'uso della museruola quale mezzo di prevenzione, questo deve essere utilizzato «soltanto per quei soggetti identificati come ‘morsicatori’ o come ‘potenzialmente pericolosi’ dai servizi di prevenzione veterinaria delle Aziende sanitarie e dagli Enti locali ». Per questo motivo l’ordinanza deve ritenersi «inutilmente discriminatoria, in quanto erroneamente estesa a razze canine ufficialmente riconosciute».

Il testo però, così com’è formulato, non solo può contribuire ad alimentare l’immotivata cattiva fama dei pitbull, ma discrimina anche il resto delle razze canine. Si è posto il divieto di selezionare o incrociare razze di cani per svilupparne l’aggressività, ma giustamente la Lav fa notare che «l’aggressività non è determinata geneticamente, ma risulta dal complesso di esperienze che il cane acquisisce nel corso della sua vita.

E’ previsto anche il divieto di possedere i cani elencati nell’ordinanza ai delinquenti abituali (o per tendenza), a chi è sottoposto a misure di sicurezza personale, a chi abbia riportato una condanna per delitto non colposo punibile con la reclusione superiore a due anni, ai minori di 18 anni, agli interdetti e inabilitati per infermità. Si parla di «acquistare», «possedere» o «detenere», creando una certa confusione: un minorenne che porta il pitbull di casa a fare la passeggiatina quotidiana, violerebbe questo divieto?

Il tema che si annuncia però come il più dibattuto è quello senz’altro dell'assicurazione obbligatoria.

Molti proprietari di cani provvedono già da tempo alla stipula di adeguate polizze assicurative, che mirano non a ridurre le aggressioni ma a tutelare i padroni dei cani e le vittime delle aggressioni sotto il profilo giuridico per eventuali risarcimenti civili. La paura di fenomeni di truffe da parte di false vittime, di speculazioni da parte delle compagnie assicurative, la consapevolezza di un impegno sempre maggiore sia dal punto di vista delle responsabilità sia da quello economico, oltre a gravare sul bilancio delle famiglie potrebbero anche favorire ed incentivare l'abbandono di molti cani, contro di cui si sta lavorando da tanto tempo con campagne di sensibilizzazione.

L’ordinanza non prevede sanzioni, ma per tutti coloro che non la rispettano, si applica la censura prevista dall’articolo 650 del Codice penale che recita: «Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragioni (...) di sicurezza pubblica o d’ordine pubblico (...) è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 206,00».

Una circolare del procuratore della repubblica di Roma Salvatore Vecchione inviata ai magistrati di piazzale Clodio, ai comandanti provinciali dei carabinieri, al questore di Roma, alla polizia municipale e alla guardia di finanza afferma «Il tenore letterale dell'ordinanza non consente, sulla base della formulazione adottata, di includere nelle previsioni tutte le razze appartenenti ai gruppi 1 e 2». L'ordinanza del ministro Girolamo Sirchia sui cani aggressivi non appare pertanto applicabile.

 

 

 

Simona Foschi

 


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Zoomafia: i reati seriali

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLO

La Lega Anti vivisezione ha diffuso il 5° Rapporto Zoomafia alla presenza di importanti autorità della Nazione. Zoomafia, perché gli atti di violenza, sfruttamento e maltrattamento contro gli animali non costituiscono semplicemente una summa di casi isolati, ma esistono vere e proprie organizzazioni criminali, come quelle che sono attive nei settori del traffico di droga ed esseri umani, dedite ad attività criminali di cui sono oggetto, e vittime, gli animali. Un giro d’affari da 6000 miliardi di Lire (3 milioni di euro), contro il quale sono diminuite in certi casi le operazioni di contrasto, nonostante un maggior interessamento delle autorità. Per esempio, contro i combattimenti tra animali la LAV ha contato 53 interventi nel 2000, 25 nel 2001, 17 nel 2002, mentre le persone denunciate per attività collegate sono stati 41 nel 2002, 79 nel 2000 e 233 nel 1998. Secondo Ciro Troiano, autore del Rapporto e responsabile dell’Osservatorio nazionale Zoomafia della LAV, «Quest’anomalia può essere spiegata in parte con l’assenza di un’adeguata normativa di riferimento e in parte con la diminuzione dell’attenzione dei media per la cinomachia, concentrata prevalentemente sul problema della presunta pericolosità dei pit bull e della sicurezza delle persone». Invece ha dato risultati nettamente positivi, e in miglioramento, la lotta contro le corse clandestine di cavalli e le relative truffe, e i dati del 2002 presentano valori doppi o tripli rispetto ai periodi precedenti. Allarmante il fenomeno collegato con gli allevamenti clandestini e macelli illegali (323 allevamenti chiusi dal NAS, 182.801 animali sequestrati, 307 tonnellate di carne sequestrata e un valore complessivo di beni sequestrati pari a oltre 100 miliardi di Lire) ma ancor più negativi sono i dati relativi ai furti di bestiame. Sarebbero stati 20.000 i capi rubati, più del doppi rispetto all’anno precedente. In questi ultimi casi, oltre alla violenza esercitata sugli animali c’è il problema per le persone dei rischi sanitari causati dall’esistenza di un mercato nero parallelo che sfugge ai normali e severi controlli sanitari. Inoltre, secondo Troiano: «un nuovo vigoroso impulso delle attività di contrasto delle forze dell’ordine nei confronti della criminalità che gestisce i combattimenti fra cani e le corse clandestine di cavalli, sarà possibile non appena la Commissione Giustizia del Senato approverà, speriamo nel più breve tempo possibile, la legge LAV già approvata all’unanimità dalla Camera dei Deputati, che istituisce due nuovi titoli del Codice Penale contro il maltrattamento di animali, i combattimenti e le competizioni non autorizzate fra animali, introducendo la reclusione da 2 a 4 anni e la multa da 25.000 a 100.000 Euro: solo allora l’Italia avrà gli strumenti per arginare questa drammatica realtà. Destano preoccupazione però le iniziative legislative in materia ambientale, poiché si profila l'eventualità di un condono per illeciti penali e amministrativi per consentire l'emersione del sommerso anche in questo settore; ma le preoccupazioni più vive vengono dal progetto di depenalizzazione dei cosiddetti reati minori tra i quali sono incluse le sanzioni penali in materia di bracconaggio, di traffico di animali e piante in via d'estinzione e di scommesse clandestine. Se questo scellerato progetto verrà approvato, la tutela degli animali cambierà bruscamente rotta».

 

 

 

 


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Rifiuti: abusivismo dilagante

Ambiente: Rifiuti: abusivismo dilagante

Presentata l’indagine conoscitiva della Forestale sulle discariche abusive in Italia. I dati contenuti nell’indagine conoscitiva sulle discariche abusive eseguita nel 2001-2002 dal Corpo Forestale dello Stato descrivono una situazione peggiore di quanto immaginabile.

 

Le discariche sono diminuite rispetto al 1996, passando da 5.422 a 4.866, ma la superficie totale è aumentata da 17 milioni e 600 mila metri quadri a 19 milioni.

Le discariche non utilizzate ma non bonificate sono 3.212, quelle dismesse e soggette a bonifica sono solo 1.030. Il 15 % delle discariche contiene in tutto o in parte rifiuti pericolosi, molte si trovano in aree soggette a vincolo ambientale, paesaggistico o idrogeologico.

Il Ministro per la Politiche Agricole e Forestali Alemanno (AN) ha affermato che “lo smaltimento illegale di sostanze tossiche nell’ambiente costituisce un rischio anche per le attività agroalimentari e la zootecnia. Le discariche abusive censite dal Corpo Forestale dello Stato sono infatti localizzate in territori rurali dove il contatto con falde acquifere e le colture agricole rappresenta un grave rischio per la salute dei consumatori. Oltre all’azione preventiva e repressiva svolta dal Corpo Forestale è importante coinvolgere tutte le istituzioni competenti affinché sia attuata una decisa azione di contenimento del fenomeno e una forte iniziativa di bonifica dei luoghi contaminati”.

Secondo il Presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti e sulle Attività Illecite ad esso connesse, onorevole Paolo Russo (FI), “la bonifica dei territori inquinati e l’introduzione di sanzioni più dure per chi attenta alla salute dei cittadini è un impegno al quale lo Stato non può sottrarsi. La condizione di degrado e di emergenza sanitaria messa in evidenza dal censimento del Corpo Forestale dello Stato impone una seria e severa strategia di ripristino dell’equilibrio ambientale che deve assolutamente passare per la messa in campo di iniziative di prevenzione e di repressione dei reati. La Bicamerale d’inchiesta contro le ecomafie utilizzerà tutti gli strumenti a disposizione per individuare e contrastare il fenomeno, soprattutto nelle regioni a maggior rischio”.

“Tutte le discariche - ha detto il Capo del Corpo Forestale Di Croce - sono state georeferenziate attraverso il sistema satellitare GPS e riportate nella rete del Sistema Informativo della Montagna (SIM) allo scopo di poter gestire una banca dati aggiornata sulla loro estensione ed evoluzione nel tempo e questo consentirà al personale del Corpo Forestale dello Stato e delle amministrazioni interessate di monitorare costantemente il fenomeno adottando tutte le misure preventive e repressive che si renderanno necessarie per contrastare questo tipo di reato. Con la nuova normativa vengono inoltre inasprite le sanzioni che prevedono pene detentive molto severe. Questo ha consentito al personale della Forestale di eseguire recentemente il primo arresto in flagranza di reato per traffico organizzato di rifiuti nei confronti di ecomafiosi che avevano fatto dello smaltimento illegale di rifiuti una attività molto remunerativa a danno della comunità”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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