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Diritti

IL «PAGA PORCELLUM» PIOMBA SUL REFERENDUM

Clamorosa iniziativa giudiziaria di oltre 350 cittadini

La storia delle leggi elettorali approvate con il pretesto della cosiddetta governabilità finisce in Tribunale ed i cittadini chiedono i danni

Mentre il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, è impegnato quotidianamente nella battaglia referendaria, un gruppo di oltre 350 cittadini indipendenti ha aderito all’iniziativa Paga Porcellum di Insieme Consumatori, una battagliera associazione presieduta dall’avv. Romolo Reboa, autore, insieme ad altri sei avvocati, dell’azione giudiziaria collettiva.

Il Tribunale di Roma dovrà infatti a decidere un ricorso di circa 80 pagine, con oltre 350 firme di cittadini che chiedono il risarcimento dei danni per essere stati privati della possibilità di esercitare il loro diritto di voto conformemente al diritto costituzionale (R.G. 74148 /2016).

La causa trova origine nella sentenza n.1/2014 della Corte Costituzionale che dichiarò l’illegittimità della legge elettorale che il suo stesso autore definì Porcellum, con un chiaro riferimento al maiale per le modalità che avevano portato alla sua approvazione.

L’approfondita analisi del diritto costituzionale e comunitario dell’avv. Romolo Reboa ha messo in evidenza come lo Stato sia obbligato a risarcire i danni derivanti dalla lesione dei diritti costituzionali degli elettori.

Gli oltre 350 cittadini firmatari, tra cui spicca per prestigio Osvaldo De Micheli, volto noto della comunicazione cinematografica, hanno ricordato che il diritto di voto è il diritto politico per eccellenza e che la sua violazione produce “effetti prolungati e permanenti". Pertanto chiedono che il risarcimento del danno venga determinato dal Tribunale secondo equità, ma comunque in misura non inferiore ad € 1.500,00 per ogni anno dal 2005.

A supporto di tale calcolo minimo, l’avv. Romolo Reboa ha usato i parametri della c.d. Legge Pinto sull’equa riparazione per i ritardi giudiziari, applicando un semplice algoritmo: "perdita della democrazia = giustizia negata".

Dal 2005 ogni cittadino ha così subito almeno € 15.000,00 di danni.

"Nel quantificare l’entità del risarcimento ci siamo posti il problema degli effetti sulle finanze dello stato di una sentenza di accoglimento che costituirà precedente per altre decisioni analoghe» ha dichiarato l’avv. Romolo Reboa "e per questo abbiamo optato per i parametri della legge Pinto sull’equa riparazione per ritardata giustizia che erano stati determinati dal legislatore tenendo presente i precedenti della Cassazione".

Poi, con un affondo tecnico e politico, l’avv. Romolo Reboa spiega che "il parametro è quello della legge Pinto prima delle modifiche del dicembre 2015 (che la rendono di difficile attuazione e ne hanno ridotto i risarcimenti) volute da questo Parlamento anche in considerazione del fatto che è stata la Corte Costituzionale, nella sentenza n.1/2014, a scrivere che “è la circostanza che alla totalità dei parlamentari eletti, senza alcuna eccezione, manca il sostegno della indicazione personale dei cittadini, che ferisce la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione”.

Considerato che anche la legge modificativa della Costituzione è stata approvata dal Parlamento eletto con il «Porcellum», è altamente probabile che di questa iniziativa si parlerà negli ultimi giorni di dibattito per il o il NO al referendum costituzionale.


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Quando lo shopping rovina il matrimonio

Con la sentenza n. 25843/13 la Suprema Corte si è occupata delle conseguenze della sindrome da "shopping compulsivo" sul giudizio di separazione. A causa di tale motivo, il marito aveva chiesto l'addebito della separazione alla moglie, la quale, soccombente in grado di appello, decideva di proporre ricorso per cassazione. Nel corso del giudizio di merito era emerso come la moglie si fosse resa protagonista di svariati episodi di furti di denaro nei confronti di familiari e terzi al fine di consentirle acquisti "particolarmente frequenti e fuori misura di beni mobili". I Giudici di legittimità hanno confermato la sentenza d'appello, innanzitutto nella parte in cui era stato accertato come la condotta del coniuge comportasse la violazione dei doveri matrimoniali. D'altro canto, la moglie sosteneva come tale comportamento non le fosse addebitabile, proprio a causa della diagnosi da shopping compulsivo. Come noto, infatti, sono due i requisiti che si richiedono per l'addebito della separazione: una condotta lesiva dei doveri coniugali e la sua imputabilità al soggetto agente. Sul punto, tuttavia, la Suprema Corte non ha condiviso la tesi difensiva, ritenendo sufficiente quanto precisato dal CTU nel proprio elaborato. Questi, infatti, aveva rilevato come la perizianda si fosse presentata "lucida ed orientata nei parametri spazio temporali nei confronti delle persone e delle cose, disponibile al colloquio, curata nell'aspetto e nell'abbigliamento, adeguata nel comportamento, ed ha risposto con attenzione e concentrazione, mentre la memoria rimaneva perfettamente integra. Continua il giudice a quo, precisando che la M. era perfettamente conscia della sua patologia e lo stesso CTU ha escluso un'incapacità di intendere e di volere, sussistendo soltanto un impulso compulsivo all'acquisto, sicuro disturbo della personalità che tuttavia, anche in base all'andamento pregresso, si poteva ritenere "ciclico".

Avvocato del Foro di Roma

Daniele Costa

Lawyers in Action


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Il futuro dell'avvocatura

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOStiamo sereni! Abbiamo il regolamento (GU 273 del 24/11/14) e le prossime elezioni per i COA, ed a cascata per il CNF; renderanno dunque "santo l'avvenire" come scrisse il poeta (Carducci da il Canto dell'amore). Ma i tempi moderni e la buona prudenza richiamano piuttosto la nota pubblicità: "non risolve, ma sapessi quanto aiuta!" (cfr Giorgia Moll per la crema Kaloderma). Resta da vedere che cosa e chi aiuti. Un metodo elettorale infatti deve tendere alla selezione della classe dirigente, esprimendo comunque il rapporto di rappresentanza tra elettori ed eletti; tenendo ovviamente debito conto della natura "corporativa" degli interessi dell'Ente/Ordine. Scelte quindi non ideologiche, non egoistiche, ma correlate alla funzione sociale dell'Ordine: in breve parametrate sulla qualità dei soggetti eligendi. Vale la pena di precisare che non si aspira alla repubblica dei filosofi, ma ad un giusto rapporto tra abilita politica, valentia tecnica e deontologia. La rappresentanza purtroppo, specie se su grandi numeri, risentirà della qualità media dell'elettorato attivo: purtroppo la legge di Gresham non vale solo per le monete; questo è un grave ed attuale problema che il regolamento non aiuta certo a risolvere. Neppure pare d'ausilio al superamento del sistema delle satrapie e dei tyrannoi; quest'ultimi recenti vincitori della guerra del Peloponneso prima e della guerra per bande poi. L'ultimo Aristogitone di cui si ha traccia è il professore di "alto gradimento" (per chi vuole approfondire si consigliano i recenti libri di Luciano Canfora e l'archivio Rai). Lascio ai coraggiosi Colleghi ricorrenti ed al Tar del Lazio le raffinate esegesi; mi limiterò a dar sostanza a quanto sopra evidenziando le incongruenze del regolamento. Quanto alla questione delle quote rosa, che non mi pare gratifichino la qualità, ma piuttosto proprio quella specificità che si vorrebbe superare (solita confusione tra eguaglianza ed egualitarismo); non intendo entrare nel merito. Va però osservato che la questione ha dato luogo ad una normativa complessa, oscura e non funzionale. Esemplifico: qual è "il genere meno rappresentato"; poiché la rappresentanza è l'esito dell'elezione, ci si riferirà agli iscritti all'albo, ma se sono al 50%?; e se il giorno antecedente le operazioni elettorali si altera il rapporto uguale/meno? Quid juris? Pongo una domanda: perché le Colleghe non prendono voti almeno tendenzialmente in proporzione alla percentuale di iscritte all'albo? In mancanza dei dati statistici non ho la risposta. E che dire dell'obbligo di candidarsi (Art. 6, 1°); rispetto alla precedente "votabilità" di qualunque iscritto all'Ordine, che almeno nei Fori minori poteva rappresentare, al di là dell'elezione, una voce non conformista e dotata di "futuro" e perciò di cui tener conto. Nei Fori metropolitani o ad alto numero di iscritti, fermo quanto sopra, la questione è più complessa, ed afferisce alle metodologie di comunicazione e captazione del consenso sganciate dal rapporto personale diretto. In una elezione auspicabilmente de-partitizzata e non ideologica; determinante sarà però il possesso dei mezzi di comunicazione, che vedrà oggettivamente favoriti i candidati già fruitori della carica consiliare. Regole sul punto con relative sanzioni deontologiche sarebbero state necessarie; quelle sulla propaganda elettorale, salvo vederne gli effetti in pratica, pur opportune non sono sufficienti; risolvono solo una questione di estetica (ci vediamo tutti nei Bar di Piazza Cavour?). Forse il problema se lo sono posto, altrimenti non si spiega la previsione di un voto di lista, ma peggio la pezza del buco! Di difficile comprensione, almeno per il sottoscritto, la distinzione tra candidatura individuale semplice e candidatura individuale in lista, specie con la previsione del voto di preferenza; se si voleva evitare il panachage tanto valeva dirlo chiaramente. Quel sistema, prima vigente, consentiva di contenere il voto clientelare premiando la qualità delle persone. La previsione del voto di lista completa il quadro dell'irrazionalità politico-istituzionale. Un voto di lista avrebbe un senso, peraltro poco democratico; in un sistema basato sulla ripartizione proporzionale dei seggi tra nominati e con elezione diretta del Presidente o almeno di proporre come tale il capolista. E che dire delle usuali liste del Presidente, spesso uniche nei Fori minori!? Quanto alla commissione elettorale, sconforta la previsione che il Presidente ed il Segretario del COA, se candidati debbano delegare le loro funzioni... agli amici della Parrocchietta; ovviamente terzi, indipendenti e magari candidati. Tutti presi dalle quote rosa (ma il numero degli iscritti agli albi per genere sono stati esaminati?) e spaventati dalla sentenza 8681/14 del Tar Lazio i "regolatori" hanno violato l'art. 28, 3° Lg 247/12; omettendo di garantire la rappresentanza plurale. È talmente evidente il contrasto tra la legge e l'artt. 9 del Regolamento da non necessitare commenti. Duole rilevare che né il Consiglio di Stato (adunanza 28/08/14) né il CNF (parere 07/08/14) abbiano rilevato il vulnus. Il resto è: amido fino a grammi uno, come si legge nei bugiardini.

Roberto Zazza*

Avvocato del Foro di Roma


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Il risarcimento del ritardo da volo

aeavv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOL'Unione europea è vista spesso come l'istituzione dei doveri, soprattutto in materia di conti, poco spesso come il difensore dei diritti. Ancora, ultimamente sembra essere il problema, con la sua burocrazia mastodontica, più che la soluzione. Accade però anche che l'Unione intervenga a difesa dei più deboli, e forse se ne parla poco: per me che di Insieme Consumatori sono il tesoriere questa è una notizia di tutto rilievo. Un profilo così pratico del diritto europeo si può riscontrare nella sentenza della Corte di Giustizia Ue del 23 ottobre 2012 per le cause riunite C-581/10 e C-629/10, che risarcisce il danno da ritardo del volo. Infatti, in base al regolamento CE 261/04, vi può essere risarcimento solo per il volo cancellato, mentre per quello in ritardo il passeggero avrà solo diritto ad un volo sostitutivo di quello cancellato. Si deve però definire cosa sia ritardo e cosa cancellazione, a pena di vanificare la tutela specifica del ritardo allargando a dismisura il concetto di ritardo. La prima questione posta alla Corte di Giustizia è stata allora se possa esservi una compensazione anche in alcuni casi di ritardo del volo. A tal proposito la Corte stabilisce che «i passeggeri di voli ritardati e quelli di voli cancellati devono essere considerati in situazioni paragonabili ai fini della compensazione pecuniaria» in quanto «tali passeggeri subiscono un disagio simile, ossia una perdita di tempo pari o superiore a tre ore rispetto alla programmazione originaria del loro volo». Altresì la Corte precisa che, siccome l'inconveniente avviene in prossimità del volo o durante lo stesso, in entrambi i casi i passeggeri siano impossibilitati trovare loro stessi una soluzione alternativa. Un ragionamento, questa, supportata dal terzo considerando del regolamento europeo in materia. La Corte così conclude che, salvo cause di forza maggiore, i passeggeri avranno diritto ad una compensazione anche quando il ritardo sia superiore alle tre ore. Le compagnie aeree hanno cercato di evitare comunque il risarcimento richiamando l'articolo 29 della Convenzione di Montreal, a cui ha aderito anche l'Unione europea. Tale articolo nella seconda frase esclude che i passeggeri possano chiedere una «riparazione a titolo punitivo, esemplare o comunque non risarcitorio». Sul punto però la Corte di Giustizia ha distinto quest'ultima dalla possibilità di forfettizzare il danno. In particolare la Corte ha ritenuto ammissibile «risarcire, in modo uniforme e immediato, i danni costituiti dai disagi dovuti ai ritardi nel trasporto aereo dei passeggeri, senza che questi ultimi debbano sopportare gli inconvenienti relativi all'esercizio di azioni di risarcimento per danni dinanzi agli organi giurisdizionali». Il risarcimento del danno nella forma forfettaria vista peraltro non esclude che i passeggeri, «qualora il medesimo ritardo causi loro anche danni individuali che diano diritto a indennizzo, possano comunque intentare le azioni dirette ad ottenere il risarcimento del danno su base individuale alle condizioni previste dalla Convenzione di Montreal». A tal proposito la Corte ha richiamato l'articolo 12 del Regolamento, il quale «lascia impregiudicati i diritti del passeggero ad un risarcimento supplementare». In ogni caso «il risarcimento concesso ai sensi del presente regolamento può essere detratto da detto risarcimento». La sentenza della Corte di Giustizia fa luce su alcune delicate questioni che riguardano il trasposto aereo, contemperando le esigenze di passeggeri e vettori con delle regole di assistenza adeguate e con un risarcimento proporzionato, ma soprattutto celere. Questo costituisce un vantaggio sia per le compagnie aeree, che non saranno chiamate a difendersi in innumerevoli e costose cause, sia i passeggeri, che manterranno la possibilità di chiedere ai vettori il risarcimento del maggior danno subito. Noi di Insieme Consumatori facciamo valere questi diritti!

Massimo Reboa


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Paga Porcellum paga

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOChi sbaglia paga; e se i cittadini hanno un "Porcellum" per legge elettorale, lo Stato li deve pagare. Insieme Consumatori ha promosso un'azione risarcitoria collettiva per il diritto di preferenza negato. "In claris non fitinterpretatio" è uno dei brocardi latini più conosciuti, anche tra i non giuristi. La sua forza va forse anche al di là del diritto e stabilisce una regola di vita, secondo la quale non dovremmo neanche discutere sulle questioni su cui siamo già tutti d'accordo, oppure sulle questioni all'evidenza pretestuose. Sarà stato allora difficile, per la Corte costituzionale, valutare la vecchia legge elettorale, il c.d. Porcellum, alla luce della Costituzione? Certamente no, se ricordiamo il testo della Carta fondamentale. Se ne potrebbe citare l'articolo 1, dove si parla di "repubblica democratica",o molti altri articoli dove il concetto di democrazia è previsto come diritto di "associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale",o il diritto di voto "personale ed eguale, libero e segreto", oltre che dovere civico, o il "suffragio universale e diretto" per l'elezione di Camera e Senato. La democrazia, intesa anche come diritto, era quindi un presupposto del lavoro dei nostri padri costituenti. Come si sia arrivati allora ad approvare una legge elettorale disprezzata perfino da chi l'ha redatta è un mistero, come è un mistero come questa non sia mai stata emendata nel corso degli anni: lasciamo tutte e due le questioni ben volentieri al giudizio degli storici. Quello che di sicuro è evidente oggi è che tale legge elettorale è stata dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale e che un diritto che era stato attribuito ai cittadini è stato violato per quasi dieci anni. Dunque, se volessimo dare concretezza alla Costituzione, potremmo cercare di far valere appieno il nostro diritto: l'art. 2043 c.c. prevede che "qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno."I cittadini italiani un danno, ancorché immateriale, l'hanno subito, ossia il diritto a vedere eletto un parlamento secondo regole democratiche. Ecco allora che questa testata, in tandem con l'associazione InSieme Consumatori, che ha anche creato per l'occasione il sito http://dovetepagare.blogspot.it, si sta facendo promotrice di un risarcimento danni dal colore quasi eroico, visti i valori in questione, ed ha raccolto già più di 300 firme per presentare un'azione giudiziaria nei fori di tutta Italia. L'avv. Romolo Reboa, partner dell'iniziativa, ha inoltre offerto una serata a base di porchetta per promuovere l'iniziativa, una sorta di contrappasso per la democrazia negata dal Porcellum. Infatti sempre la Costituzione, all'articolo 28, sancisce la responsabilità civile dello Stato per la violazione dei diritti. Già lo Stato prevede i danni conseguenti alla custodia cautelare illegittima, all'errore giudiziario, alla salute e all'ambiente: all'appello manca ancora il danno da violazione delle libertà democratiche, ma solo perché una legge elettorale come il Porcellum non ha precedenti nella storia repubblicana. Usando le norme per le tipologie di danno già risarcite come parametro, ne viene fuori che ogni cittadino avrebbe diritto anche a più di 10.000€ di risarcimento. L'obiettivo non è solo veder riconosciuto un danno che tutti noi cittadini italiani abbiamo subito, ma anche dare un chiaro monito per le prossime leggi elettorali, il monito che noi cittadini italiani non rimaniamo inerti e indifferenti quando vengono toccati i valori su cui è fondata la nostra nazione. La Costituzione italiana è la più bella del mondo, ed i cittadini italiani, con molta civiltà, potranno difenderla, a cominciare dalle aule giudiziarie. L'indirizzo per far valere questo nostro diritto è l'indirizzo di questo giornale!

Massimo Reboa


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