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Roma (foro)

Avvocati e soci di capitali

Tristemente, l’Avvocatura si accinge ad entrare nell’era dei soci di capitale. L’innovazione era nell’aria da molto tempo ma l’Avvocatura era sinora riuscita a fronteggiare le smanie espresse dai “poteri forti”sul punto. Poi, tramite l’annuale disegno di legge sulla concorrenza (ahimè, subito approvato dalla Camera con amplissima maggioranza), l’imposizione ha preso forma nonostante le evidenti distorsioni che il nuovo assetto ineluttabilmente comporterà. Assisteremo alla nascita di studi legali composti da Avvocati la cui attività verrà plasmata dai “grandi clienti” e cioè da banche, compagnie assicuratrici e facoltosi gruppi industriali. Prevedibilmente,saranno questi i soci di capitale. Essi, tuttavia, si rivolgeranno solo agli studi legali di propria appartenenza e partecipazione. Gli Avvocati di queste strutture saranno, quindi, costretti a precludersi la facoltà di porsi liberamente al servizio di clienti di altra estrazione e ciò in cambio del gettito finanziario che sarà loro assicurato od anche soltanto prospettato. Di conseguenza, gli Avvocati che accetteranno di lavorare in tali strutture, perderanno l’indipendenza. Di contro, gli Avvocati che non accetteranno ciò, non vi verranno ammessi e perderanno una consistente parte delle fonti di loro sostentamento. Resteranno, tuttavia, liberi: più poveri ma più liberi. Tuttavia, i liberi Avvocati non saranno gli unici a manifestare una grave rimessione: il nuovo assetto forense comprometterà anche la tutela dei diritti e, perciò, il più delicato baluardo della democrazia stessa. Che ne sarà del riserbo professionale del difensore, imperituro obbligo e diritto di ogni Avvocato? Con l’avvento dei soci di capitale, potrà mai essere precluso a tali partner l’accesso alle informazioni riservate del “suo” (essendo socio) studio legale? Ragionevolmente, il socio di capitale non potrà essere privato del diritto di conoscere - apertamente od anche indirettamente - tutti gli affari dello studio legale di cui è egli stesso socio. In tale veste, potrà conoscere degli incarichi acquisiti, del loro contenuto e della parcellazione. Accedendo ai carteggi delle cause, potrà anche conoscere di questioni riservate che riguardino i suoi stessi concorrenti, in un contesto di evidente conflitto di interesse. Giungeremo al paradosso: potrà l’Avvocato legittimamente opporre il segreto professionale a magistrati ed ispettori della Guardia di Finanza ma non ai suoi soci di capitale! Eppure, più d’una volta la stessa Corte Europea per i Diritti dell’Uomo ha riaffermato il diritto all’assistenza dell’Avvocato e che tale difensore debba manifestarsi indipendente e riservato, sottolineando che l’invadenza nel segreto professionale possa avere ripercussioni tanto sull’amministrazione degli affari di Giustizia, quanto su quei diritti garantiti dall’articolo 6 della Convenzione. E che dire dell’impatto sulla Cassa Forense? È ragionevole ritenere che  i soci di capitale non saranno Avvocati e, quindi, non avranno obiettivi pensionistici. Essi mireranno essenzialmente a percepire i profitti derivanti dalla fruttuosità del capitale investito. Utili, dunque, difficilmente riconducibili alla contribuzione forense ed al sistema retributivo- solidaristico che deve improntare la nostra Cassa per garantirne la futura stabilità economico-finanziaria. Perché allora questa frettolosa apertura agli evitabilissimi soci di capitale? Tra coloro che la pensa diversamente da me, qualcuno afferma che i soci di capitale servono per apportare i mezzi finanziari che consentano agli Avvocati l’espansione degli studi legali e loro migliore organizzazione. Ebbene, a costoro rispondo con il senso che ebbe ad esprimere un sommo Avvocato: “è forse lecito che si compri l’indipendenza e la riservatezza degli Avvocati?”

Alessandro Graziani 

avvocato del Foro di Roma 


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La fine dell'unità dell'avvocatura

Repubblica il 17 giugno scorso ha dedicato un paio di pagine alla ormai conclamata crisi del ceto professionale; crisi reddituale e generazionale; correttamente inquadrata nella liquefazione delle classi medie. I dati reddituali riportati, assunti a parametro prevalente riguardano però il periodo 2007/2015. Milano & Finanza del 19/06/15 rilancia la nota querelle tra l'antitrust ed il CNF risalente ai lontani anni della presidenza Amato (... da chi??). Al fondo c'è la rimeditazione sulla natura imprenditoriale o meno della professione di avvocato; apparentemente risolta dall'art. 5, 2° c., lett. e) della Lg 247/12, che resta però un'astratta dichiarazione di principio se non si declina in positivo; se cioè non si definisce nel concreto rapporto tra attività e normazione il "tertinum genus". Temi non nuovi. Ancora prima il Corrierone del 14/06/13 rilevava il rischio incombente di una crisi tra generazioni e sottolineava la gravità di un sistema di formazione inidoneo e l'assenza di qualunque sistema di Welfare. Su Economy del 12/10/11, presentando un libro sul sistema pensionistico, si sottolineava l'oggettiva contrazione dei redditi degli Avvocati per molti al limite della soglia di povertà e la mancanza di qualunque ammortizzatore sociale. Questo il titolo dell'articolo: "Il paradosso dell'Avvocato (proletario)". Le domande retoriche sono: ma questi non erano gli stessi che riempivano nel 2006 paginate di osanna alle lenzuolate di Bersani? Perché oggi questa riviviscenza di interesse? Sono veramente scomparse le presunzioni socio-ideologiche di allora; di fronte alla realtà c'è un leale ripensamento? Purtroppo è carità pelosa!! Non erano però mancate in anni antecedenti le riflessioni più articolate di De Vico (Piccoli... Marsilio 2010); o i ripensamenti di Galgano su Contratto e Impresa o i tentativi di Prandstraller (da ultimo "La Rinascita del Ceto Medio" Angeli 2011). Esiti pratici? Nulla! Splendide le pagine sulla libertà dell'avvocatura, di quel galantuomo e gran giurista di Giorgio Orsoni, ma chi le ha lette? E l'Avvocatura? Tanti i mugugni della base, verrebbe da dire la pletora; che frequenta quotidianamente le aule; velati per molto tempo da comprensibile pudore per il personale disagio economico; irritati (eufemismo) per le condizioni e gli strumenti di lavoro - compresi i Codici e le Novelle. L'associazionismo, che aveva vissuto momenti di gloria, si è spento negli anni chiuso in una improduttiva autoreferenza e peggio a volte aperto allo scodinzolio prono di fronte al Masaniello od al Ministro di turno. A riprova: la crisi di adesioni specie giovanili si è ormai estesa anche alle Camere Penali (cfr Avv. Comi in il Garantista 13/06/15): queste almeno salde nella difesa del ruolo dell'Avvocatura e dei diritti del cittadino nel processo. Il CNF arroccato a difesa della giurisdizione domestica e del concetto di "non impresa" ha comunque portato a casa una legge professionale che pur dal forte profumo d'antan, ha evitato la nefandezza del DL 183/12. Certo la sua composizione non lo ha favorito nel trovare la soluzione ai fenomeni emergenti; nessuno dei suoi membri infatti pare essere un "non formato" a basso reddito, ma con la nuova presidenza "eppur si muove". Dell'OUA desidero non parlare perché le questioni di famiglia si risolvano in casa. Mi limiterò ad indicare nel 2008 l'anno di cesura tra due modi di intenderla ed a richiamarne l'attenzione alla novelle vague del CNF. La Cassa infine sconta la sindrome Equitalia; è l'Ente esattore! Tuttavia è proprio alla Cassa che dobbiamo l'unico tempestivo studio scientifico sulle mutazioni dell'Avvocatura. Mi riferisco allo studio commissionato al Censis nel 1997, ispiratore di un metodo seguito subito in ambito OUA dall'Ufficio Studi e nei contro rapporti di Marco Ubertini. La scelta, carità pelosa dicevamo! La scelta di Repubblica di datare al 2007 il punto di crisi dell'Avvocatura non è condivisibile, perché lega l'origine un complesso fenomeno sociale, ed oggi antropologico; all'inizio dell'ultima grande crisi economica mondiale; mentre questa lo ha solo acclarato e ne ha rivelato in maniera ineludibile l'esistenza. Nel citato Corrierone poi il parametro di riferimento, indicato come un miraggio irraggiungibile resta la casta produttrice di "posizioni di rendita categorie privilegiate, casta di patenti e benestanti". È vero che c'è una questione generazionale, ma la casta di cui si parla, ammesso che sia sempre esistita nella sua versione agiografica, non esiste più almeno dagli anni 80'. E propalare queste baggianate è solo funzionale da un lato alla definitiva frantumazione del ceto e dall'altro a significare la loro incapacità di comprendere. Come scrive De Vico: "i professionisti non hanno mai goduto di buona stampa non sono mai stati troppo simpatici ed anzi a lungo sono stati percepiti, come portatori di una rendita di posizione" (op. cit. pag. 160). E Giuliano Amato: "certo è che il lavoro autonomo non è entrato né nell'anima né nella cultura di sinistra e dei progressisti in genere..." (in editoriale 3/2009 Il Lavoro 2009). La verità è che: "i professionisti... hanno pagato il sistema di relazioni imperniato sulla grande politica, la grande impresa ed il grande sindacato" (Di Vico op. cit. pag. 162). Eppure a ben leggere il citato rapporto Censis del 1997 le tendenze apparivano evidenti. Solo il 16,4% dei giovani iniziavano la professione nello studio legale di famiglia; mentre soltanto il 28,4% dichiarava che l'avvocatura consentiva di realizzare una vocazione; l'11% riteneva di concorrere al corretto funzionamento della giustizia; mentre il 48,9% privilegiava l'autonomia e l'indipendenza. Tra gli elementi negativi il 6,8% riteneva che non consentisse l'accumulo di risparmi personali; l'11,2% che fosse meno redditizia di altre occupazioni e l'8% che avesse perso la sua tradizionale rilevanza sociale. Quanto all'opinione che gli Avvocati avevano di se il 42,6% riteneva di essere un professionista come un altro e solo il 3,9% di essere membro di una comunità professionale selezionata. Alla domanda quale fosse il limite reddituale per abbandonare la professione il 59,4% professava amore eterno "a prescindere", ma un buon 14,1% poneva la propria soglia tra i 15.000 ed i 30.000 euro. Quanto alle cause del sovradimensionamento degli Avvocati solo il 5,5% riteneva che vi fosse un incremento delle aspettative di mercato; mentre il 47,9% riteneva la professione come una scelta residuale in mancanza di meglio. Si potrebbe proseguire, ma già così ce n'è abbastanza. Un rapido sguardo agli studi sulle classi sociali di Sylos e Labini, mostra come negli studi del 1960 non venisse dato alcun rilievo all'esistenza delle classi medie in conformità all'impostazione classista dell'autore; mentre nel testo degli anni 80' si dava atto di questa ormai ineludibile componente sociale. Sotto altro profilo gli studi di Sergio Cotta (La sfida tecnologica - Mulino 1968) indicava con chiarezza come il mercatismo moderno fondato sulla globalizzazione e gli standard portasse alla costruzione di una società bipolare. Già quindi ben prima del 2007 era ipotizzabile con sufficiente precisione la situazione attuale le cui cause non sono riconducibili ad una casta che ha resistito alla concorrenza, né a crisi economiche recenti, ma alle "correnti di quota" rappresentate, anche nel mondo post ideologico, dal permanere di analisi classiste o iperliberiste e da fenomeni socio economici certamente non condizionabili dal nostro modello di avvocatura. Non ultimo il processo di integrazione europea che assume il servizio giustizia in termini efficientistico-economici funzionali alle imprese e ridisegna l'avvocatura sui modelli anglosassoni accentuatamente privatistici, mentre il modello italiano ha in se l'irrisolto contrasto tra funzione pubblica e attività privata. State sereni! A chiudere il cerchio ed a predisporre la zattera di salvataggio (... è quella della Medusa però) ci pensa la Camusso (da il Garantista 14/04/15): "Quella di oggi è una giornata storica per la CGIL: quella dell'apertura della configurazione al mondo degli autonomi: partite iva, collaboratori e professionisti"; "Già da qualche anno la prima confederazione italiana ha cambiato approccio sul lavoro autonomo"; "Se un tempo era da abolire tutto quello che era fuori dal perimetro del contratto nazione di lavoro, adesso proprio le principali confederazioni inseriscono nelle intese di categoria enti bilaterali per gli autonomi". In quest'ottica sta nascendo lo Statuto dei lavoratori alternativo, al quale si sta lavorando... Ora è tutto chiaro! Grazie all'ospitalità del Direttore nel prossimo numero esporremo come tutto quanto accaduto fosse stato previsto; e come il cronicizzarsi della crisi abbia non solo spezzato l'unità dell'avvocatura sotto il profilo economico ma ne abbia anche modificato la coscienza di se ed addirittura modificato l'antropologia.

Avvocato del Foro di Roma

Roberto Zazza

Dirigente UIF


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Campagna elettorale: le prime liste

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOLe nuove elezioni per il rinnovo dei Consigli dell'Ordine degli Avvocati 2015 resteranno impresse nella memoria dell'Avvocatura italiana, per i tanti colpi di scena che negli ultimi mesi hanno animato la scena elettorale.

Tante le polemiche e le peripezie che stanno caratterizzando questa tanto attesa tornata elettorale e che di seguito ripercorreremo.

Quando si credeva ormai di essere rientrati nella normalità ed anche a Roma (come in tutti gli altri Ordini d'Italia), a seguito della nota ordinanza del Tar del Lazio, era stata fissata la nuova data della tornata elettorale (sospesa l'otto gennaio u.s.), per l'elezione dei nuovi 25 componenti del Consiglio, nei giorni dal 9 al 12 marzo 2015, è arrivata la comunicazione ferale del COA di Roma che differiva a data da destinarsi le operazioni elettorali.

Decisione unanime, dettata dall'invito del Consiglio Nazionale Forense, che appunto ha ravvisato l'opportunità di sospendere le elezioni, in virtù dell'ordinanza del Consiglio di Stato n.735/2015 del 15 febbraio 2015 sul Regolamento per il rinnovo dei Consigli degli ordini!

Ma facciamo un passo indietro.

Come è noto nel pieno della campagna elettorale ed a pochi giorni dal voto, i COA d'Italia, chi con largo anticipo chi a ridosso delle elezioni, sono stati costretti a differire le operazioni di voto a data da destinarsi.

Ciò perché alcune associazioni forensi unitamente a singoli avvocati avevano adito la giustizia amministrativa per chiedere il riesame del decreto che aveva rigettato l'istanza di misure cautelari provvisorie in ordine al nuovo regolamento emanato dal CNF.

In accoglimento a tale istanza, il Tribunale amministrativo del Lazio aveva quindi sospeso, con decreto del 7 gennaio scorso (n. 6/2015 sul ricorso n. 15512/2014), gli effetti del regolamento per le elezioni dei consigli degli ordini (dm n. 170/2014) fino al 14 gennaio 2015, data della trattazione in sede collegiale.

Dinanzi alla decisione della giustizia amministrativa anche il COA di Roma, che, nonostante i ricorsi proposti, aveva comunque fissato la data di inizio delle elezioni per il 14 gennaio 2015, ha dovuto capitolare, e nell'assemblea dell'otto gennaio (ndr. in data sette gennaio è stato reso noto il decreto cautelare n. 6/2015, con il quale il Presidente del TAR del Lazio aveva accolto l'istanza di riesame del decreto n. 6538/2014 sospendendo così "gli effetti del provvedimento impugnato fino alla trattazione in sede collegiale della domanda cautelare alla Camera di Consiglio già fissata") aveva deliberato la sospensione dell'imminente tornata elettorale, in attesa del provvedimento giudiziario.

Rendendo così ancora più incandescente il clima elettorale, già surriscaldato per gli eventi occorsi, che ha visto le liste concorrenti al voto scambiarsi parole al vetriolo.

Numerose polemiche sono infatti piovute sulla decisione del COA di Roma, ritenuta "tardiva" da molti, poiché in seguito alla presentazione dei ricorsi, tempestivamente il Ministero della Giustizia, con una circolare aveva sollecitato gli Ordini a rinviare le elezioni. Secondo il ministero, infatti, sarebbe stato più opportuno "svolgere le elezioni quando la cornice normativa sarà connotata da maggiore chiarezza per effetto della pronuncia, sia pur in sede cautelare, del giudice amministrativo". Invito, però, che pochi ordini forensi, compreso quello di Roma, avevano fatto proprio. Ma è cosa nota che linfa vitale delle competizioni elettorali siano proprio le polemiche!

A placare temporaneamente le polemiche e quindi a far ripartire nuovamente la macchina elettorale (spingendo così gli ordini, tra cui quello romano, ad annunciare le nuove date della tornata elettorale), la decisione del TAR del Lazio, che con l'ordinanza n°151/2015 aveva respinto la domanda incidentale di sospensione del regolamento elettorale forense approvato con decreto del Ministro della Giustizia del 10.11.2014, n. 170.

Per i giudici infatti, i motivi di ricorso "non apparivano assistiti da sufficiente fumus alla luce di una corretta lettura dei commi 2 e 3 dell'art. 28, l. 31 dicembre 2012, n. 247, dei quali il Ministro, nell'impugnato Regolamento sulle modalità di elezione dei componenti dei Consigli degli ordini circondariali forensi di cui al decreto 10 novembre 2014, ad avviso dei giudici, ha dato corretta attuazione."

Il Consiglio di Stato, con l'ordinanza n. 735/2015 del 20 febbraio, ha accolto però, con sorpresa di tutti, il ricorso cautelare avverso tale ordinanza, proposto da una delle associazioni ricorrenti l'ANAI - Associazione nazionale avvocati italiani, sollecitando quindi il Tar alla fissazione di una nuova udienza di merito (fissata per il 20 maggio) dal momento che aveva ritenuto condivisibili le censure dei ricorrenti che evidenziavano il contrasto tra la disciplina dettata dalla legge n. 247 del 31 dicembre 2012 e il nuovo regolamento impugnato in tema di tutela delle minoranze.

Da qui la scelta degli Ordini coinvolti nella vicenda, di differire ancora una volta, la tornata elettorale.

In attesa quindi dell'udienza del 20 maggio, ormai prossimo, che sarà l'occasione per porre fine a questa bagarre elettorale e di conoscere le nuove date elettorali, essendo la nostra mission fare informazione, cercando di operare come sempre nell'interesse di tutta l'Avvocatura, dedichiamo questo spazio alla presentazione delle liste impegnate in queste elezioni sinora a noi note.


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Festival Forense: compagnie fatevi avanti

Dal 25 al 30 maggio 2015 sei compagnie teatrali forensi si sfideranno nella II edizione del festival forense del circondario di Roma, presso il Teatro Golden di Roma in Via Taranto 36, nelle categorie miglior attore maschile protagonista, miglior attrice femminile protagonista, migliore attore non protagonista, regia, autore, miglior spettacolo, premiate nella serata conclusiva del 5 giugno 2015. L'evento si svolge sotto il Patrocinio del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati ed, auspicabilmente, con il Patrocinio dell'ANM e della Scuola Superiore della Magistratura del CSM. Alla rassegna sono ammesse - inderogabilmente e a titolo gratuito - le compagnie teatrali che abbiano tra i loro componenti, autori, registi o attori, Magistrati e/o Avvocati. Per partecipare alla selezione preliminare, dovrà essere inviato via pec, entro il termine ultimo - e inderogabile - del 30 marzo 2015, il progetto dello spettacolo, comprensivo di copione, nomi (e qualifiche) dei partecipanti, copia del testo teatrale rappresentato alla mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ; ogni altra modalità darà luogo all'esclusione dalla selezione preliminare.


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Il COA di Roma ritorna in "rosa"

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLODopo una lunga battaglia giudiziaria che l'ha vista protagonista, conclusasi con la decisione del Consiglio di Stato, l'avv. Livia Rossi è entrata a far parte del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma. La vicenda ha avuto inizio lo scorso anno quando l'avv. Rossi (seconda tra gli esclusi alle ultime elezioni del COA di Roma) non è entrata a far parte del COA, nonostante le dimissioni della Consigliera Tesoriera, avv. Donatella Cerè, passata in Cassa Forense. L'art. 28 della Legge 247/2012, ai commi 2 e 6, infatti prevede che " il riparto dei consiglieri da eleggere sia effettuato in base a un criterio che assicuri l'equilibrio fra i generi" e che "in caso di morte, dimissioni, decadenza, impedimento permanente per qualsiasi causa di uno o più consiglieri, subentra il primo dei non eletti, nel rispetto e mantenimento dell'equilibrio dei generi". Tuttavia, il Consiglio dell'Ordine ha deliberato per il subentro dell'avv. Caifa, anziché di quello di Livia Rossi, in spregio alla suindicata normativa. Cosicchè, con il subentro dell'avv. Caiafa, primo dei non eletti, il Consiglio, nel quale erano state elette due sole donne (tra cui la dimissionaria Cerè) acquisiva un ulteriore componente uomo, senza tener conto della tutela dell'equilibrio fra generi. A tale decisione si era opposta l'avv. Rossi, a tutela non solo delle cd. "quote rosa" in Consiglio ma anche della corretta applicazione della legge, presentando ricorso al TAR, che, ritenendo illegittima la delibera in questione, l'aveva annullata. La giustizia amministrativa di primo grado, infatti, ha trovato irragionevole la tesi del COA, in base al quale si sarebbe dovuta scindere in due un'unica disposizione (art. 28 co. 6 L. 247/12) sostenendo che il subentro del primo dei non eletti in caso di dimissioni di un consigliere andasse applicato immediatamente, mentre la tutela necessitasse di un regolamento attuativo. Il COA di Roma, però, nonostante l'esecutività della decisione, ha pervicacemente sostenuto la propria posizione impugnando la sentenza del TAR dinanzi al Consiglio di Stato. Solo dopo la pronuncia del Consiglio di Stato, in sede cautelare, riconosciuta la legittimità dell'istanza dell'avv. Rossi, la stessa è potuta finalmente entrar a far parte del Consiglio dell'Ordine.


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