Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Continuando a navigare nel sito accetti il loro utilizzo.

    Guarda la Cookie Policy

Etica

Assegno di mantenimento

Avv. romolo Reboa, Romolo Reboa, avv. Reboa, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLO, Romolo, Reboa Massima: "Nella determinazione della misura dell'assegno al coniuge, devono essere considerate tutte le risorse economiche dell'onerato: tra queste rientrano "gli accantonamenti societari disposti come riserve disponibili" delle società, di cui l'onerato è socio di maggioranza. (Cassazione civile, sezione I, n, 130/2014). La suindicata sentenza ci consente di inquadrare la determinazione della misura dell'assegno di mantenimento a carico del coniuge, considerando tutte le risorse economiche dell'onerato, tra cui, le riserve disponibili delle società partecipata dal socio, soggetto onerato alla corresponsione dell'assegno di mantenimento. La recente Sentenza in commento, analizza due profili afferenti alla rottura coniugale: il primo relativo al presupposto dell'infedeltà coniugale come rilevante causa di addebito e che incide sulla determinazione dell'assegno di mantenimento, l'altro profilo relativo all'influenza delle riserve della società disponibili ed attive nel bilancio della società partecipata, con quote di maggioranza intestate al marito, quale soggetto obbligato alla corresponsione dell'assegno di mantenimento, sulla determinazione del quantum a titolo di assegno di mantenimento. Si parte dal primo rilevante aspetto costituito dalla causa di addebito della separazione, lamentando il ricorrente la circostanza che la Corte di Appello di Venezia, non avrebbe tenuto in considerazione l'intollerabilità della convivenza in virtù dei comportamenti posti essere in violazione degli obblighi matrimoniali da parte della moglie, evidenziando, altresì, la condotta contraria ai doveri di solidarietà matrimoniali, in particolare la dipendenza della stessa dall'alcool. La rottura della crisi coniugale, a dire del marito, sarebbe stata imputabile alla condotta della moglie, la quale, a seguito della reiterata dipendenza dall'alcool, non ottemperava ai doveri ed obblighi matrimoniali. Secondo l'orientamento dei Giudici di Legittimità, più precisamente, a costituire motivo rilevante della rottura coniugale, più che la condotta della moglie e la sua dipendenza dall'alcol, vi era la relazione extra coniugale, intrapresa dal marito nello stesso periodo, il suo abbandono della casa coniugale per trasferirsi nella villetta, ricevuta in donazione dalla moglie. Tale comportamento, rappresentava il motivo determinante l'intollerabilità della convivenza, con conseguente esclusiva addebitabilità della separazione al marito. E' opportuno osservare che dal matrimonio derivano alcuni doveri ed obblighi, ai quali ciascun coniuge deve attenersi; difatti, è doveroso precisare che "Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Dal matrimonio deriva l'obbligo reciproco alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell'interesse della famiglia e alla coabitazione. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia". In particolare il dovere di fedeltà nel matrimonio rappresenta il senso di una vicendevole lealtà e dedizione consistendo nell'impegno, ricadente su ciascun coniuge, di non tradire la fiducia reciproca ovvero di non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi, che dura quanto dura il matrimonio e non deve essere intesa soltanto come astensione da relazioni sessuali extraconiugali. Nella fattispecie de quo il ricorrente, avrebbe violato tale dovere intrattenendo una relazione extraconiugale. Tali episodi, reiterati nel tempo e vissuti anche alla luce del sole, rientrano in comportamenti posti in essere in violazione degli obblighi nascenti del matrimonio e che hanno rappresentato la causa della rottura del rapporto di fiducia che dovrebbe sovraintendere ad ogni unione matrimoniale. Oltre al dovere di fedeltà, nel caso in questione sarebbe stato, altresì, violato il dovere di assistenza morale e materiale, posto quale principio cardine del matrimonio. Nell'ambito di tale dovere rientra il rispetto ed il soddisfacimento dei bisogni quotidiani, economici e materiali, del coniuge, e dunque, il far partecipare il coniuge al tenore di vita consentito dai propri mezzi finanziari; il contenuto dell'assistenza morale, consta, invece, nel reciproco sostegno affettivo, psicologico e spirituale. Per tal via, integra la violazione dell'obbligo di assistenza materiale (oltre che del dovere di coabitazione), la relazione extraconiugale nonché l'allontanamento dalla residenza familiare. Sulla misura dell'assegno di mantenimento e rilevanza delle quote societarie quale riserve disponibili. Esaurita l'argomentazione relativa alla causa della rottura del vincolo coniugale a seguito del comportamento infedele del coniuge per aver violato alcuni degli obblighi posti alla base del matrimonio, resta da esaminare il profilo di doglianza costituito dalla determinazione dell'assegno di mantenimento e dalle varie influenze date da eventuali ed ulteriori utili percepiti dal coniuge obbligato, in grado di incidere positivamente sulla capacità di spesa, potenziale redditualità e patrimonialità del coniuge obbligato. Il ricorrente lamentava l'errata valutazione da parte della Corte di merito, relativamente al quantum determinato a titolo di assegno di mantenimento, che avrebbe tenuto conto delle riserve societarie disponibili in bilancio, le quali avrebbero costituito incremento dell'attitudine reddituale e patrimoniale. Gli Ermellini hanno affermato con la recente sentenza 130/14, la Prima Sezione della Corte, che costituiscono una speciale tipologia di redditi, le "riserve societarie disponibili" presenti nel bilancio delle società, delle quali l'onerato sia socio di maggioranza. Sostanzialmente la Corte di Cassazione ha ritenuto inquadrare come elementi indicativi della capacità reddituale del soggetto non solo gli utili aziendali e le quote societarie ma anche le riserve societarie. In effetti, il reddito emergente dalla posizione lavorativa del marito imprenditore, deve tener conto di tutti gli elementi di ordine economico, o comunque apprezzabili in termini economici, diversi dal reddito dell'onerato, suscettibili di incidere sulle condizioni delle parti (quali la disponibilità di un consistente patrimonio, mobiliare ed immobiliare, e la conduzione di uno stile di vita particolarmente agiato e lussuoso e gli utili aziendali) avuto riguardo a tutte le potenzialità derivanti dalla titolarità del patrimonio in termini di redditività, di capacità di spesa, di garanzie di elevato benessere e di fondate aspettative per il futuro. Pertanto, in ordine al presupposto della refusione dell'assegno di mantenimento ed alla relativa quantificazione va richiamato il principio di diritto, consolidato nella giurisprudenza di legittimità, secondo cui il presupposto per l'attribuzione dell'assegno è la mancata disponibilità da parte del soggetto istante di adeguati redditi propri, la situazione reddituale all'atto della cessazione della convivenza, della moglie e del marito, quale elemento induttivo da cui ricavare, in via presuntiva, il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, avendo riguardo, quale parametro di valutazione del pregresso tenore di vita, alla documentazione attestante i redditi dell'onerato, al patrimonio mobiliare ed immobiliare, ad eventuali utili dell'azienda, ed alla titolarità di quote societarie di maggioranza. Queste ultime consentono al titolare, in questo caso marito, di poter disporre, accantonandole, di ulteriori forme di reddito "c.d. riserve disponibili", che costituiscono indiscutibilmente incrementi di reddito ed incidono inevitabilmente sulla determinazione del quantum in favore della moglie ed a carico del marito. La misura dell'assegno di mantenimento viene stabilita valutando il tenore di vita in atto al momento della cessazione della convivenza familiare e quello del coniuge richiedente e di quello beneficiario in un momento successivo alla separazione. La situazione economica della famiglia va valutata pure con riferimento agli eventuali successivi miglioramenti reddituali dovuti al normale e prevedibile sviluppo dell'attività lavorativa, in questo caso imprenditoriale, svolta durante il matrimonio ed anche dopo. (Cassazione civile 1487/2004; n. 1379/2000; n. 4319/1999; n. 2955/1998; n. 5720/1997; n. 5194/1997). La destinazione delle riserve societarie disponibili non è vincolata ad uno scopo speciale o statutario, ma può essere impiegata ed utilizzata liberamente, previa delibera di spesa, e deve quindi essere considerata quale elemento che influisce in termini positivi sul patrimonio del titolare delle quote di maggioranza societaria. La decisione oggi commentata ha respinto il motivo di gravame proposto dal marito, aderendo alla valutazione corretta operata dai giudici di appello, i quali hanno messo in risalto che tutte le risorse economiche dell'onerato, ivi comprese le disponibilità monetarie e gli investimenti in titoli obbligazionari ed azionari ed i beni mobili, costituiscono potenzialità derivanti dalla titolarità del patrimonio, in termini di redditività e capacità di spesa. Il tenore di vita, inoltre, risulta individuato proprio dalle risultanze delle capacità reddituali e patrimoniali delle parti : la Suprema Corte ha stabilito che "Il tenore di vita goduto in costanza di convivenza va identificato avendo riguardo allo standard di vita reso oggettivamente possibile dal complesso delle risorse economiche dei coniugi, tenendo quindi conto di tutte le possibilità derivanti dalla titolarità del patrimonio mobiliare ed immobiliare, in termini di redditività, di capacità di spese, di garanzia, di elevato benessere e di fondate aspettative per il futuro". (Cassazione civile n. 15326/2006). La sentenza oggetto di commento evidenzia che si considerano redditi di capitale gli utili derivanti dalla partecipazione al capitale o al patrimonio di società; tutti elementi che incidono in positivo sui redditi e patrimoni del proprietario. Indiscutibilmente nelle compagini societarie in cui il soggetto detiene quote sufficienti per esercitare un'influenza rilevante o dominante sull'assemblea, è opportuno che il giudice compia una valutazione analitica delle voci di bilancio ed uno sforzo interpretativo che non si limiti ad esaminare il fatturato della società, l'eventuale distribuzione di utili o dividenti ma che si spinga, al fine di determinare lo stato di salute dell'azienda, ad esaminare il bilancio secondo un'ottica contabile che consenta di evidenziare eventuali strategie poste in essere per "abbattere" gli utili annuali della società. L'accantonamento di somme da destinare a riserve volontarie, il pagamento di debiti non scaduti, il ritardo nella riscossione di crediti esigibili possono essere tutti elementi diretti a diminuire gli utili aziendali in modo tale che la società e, di conseguenza, la situazione economico reddituale del socio appaia meno florida.

Matteo Santini

Avvocato del Foro di Roma


Add a comment

Sinistro mortale

siniavv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOCon la pronuncia n. 22909/12 la Suprema Corte coglie l'occasione per una breve disamina dei criteri di liquidazione del danno a seguito di un investimento mortale di una casalinga. In particolare, i Giudici di Piazza Cavour hanno censurato la sentenza di secondo grado, ritenendo che non vi sia stata una corretta personalizzazione del danno. In effetti, la Corte d'Appello aveva proceduto a liquidare il danno morale in una percentuale del danno biologico, ricorrendo al classico automatismo che è stato più volte censurato in sede di legittimità "perché tale criterio non rende evidente e controllabile l'iter logico attraverso cui il giudice di merito è pervenuto alla relativa quantificazione, né permette di stabilire se e come abbia tenuto conto della gravità del fatto, delle condizioni soggettive della persona, dell'entità della relativa sofferenza e del turbamento del suo stato d'animo". E' quindi necessario che il Giudicante tenga conto delle condizioni personali e soggettive del danneggiato, della gravità delle conseguenze pregiudizievoli e delle particolarità del caso concreto, al fine di valutare in termini il più possibile equilibrati e realistici, l'effettiva entità del danno. Nel caso di specie, tra l'altro, la Corte di merito aveva quantificato i danni non patrimoniali addirittura tramite un doppio automatismo, poiché il danno subito da coniuge, figli e madre della vittima è stato calcolato in una percentuale del danno non patrimoniale ipotizzabile a carico di quest'ultima, che a sua volta è stato determinato in una percentuale del danno biologico ad essa riferibile. In secondo luogo, la Cassazione si sofferma sulle conseguenze pregiudizievoli a carico della famiglia della vittima, la quale svolgeva il fondamentale ruolo di casalinga. Su punto, la Suprema Corte ribadisce come la stessa abbia più volte deciso che "in caso di morte di una casalinga i congiunti conviventi hanno diritto al risarcimento del danno subito per la perdita delle prestazioni attinenti alla cura ed assistenza dalla stessa fornita, le quali, benché non produttive di reddito, sono valutabili economicamente, o facendo riferimento al criterio del triplo della pensione sociale o ponendo riguardo al reddito di una collaboratrice familiare (con gli opportuni adattamenti per la maggiore ampiezza di compiti esercitati dalla casalinga) (Cass. civ. Sez. 3, 12 settembre 2005 n. 18092; Idem, 24 agosto 2007 n. 17977; Idem). Ha soggiunto che il diritto al risarcimento spetta anche nei casi in cui la vittima si avvalesse di aiuti o collaboratori domestici, perché comunque i suoi compiti risultano di maggiore ampiezza, intensità e responsabilità rispetto a quelli espletati da un prestatore d'opera dipendente (Cass. civ. Sez. 3, n. 17977, cit; Idem, 20 luglio 2010 n. 16896)".

Daniele Costa

Avvocato del Foro di Roma

Ius in Action


Add a comment

Efficienza della Giustizia civile

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOLa Commissione UE ha condotto uno studio comparativo dell'efficienza dei sistemi giudiziari degli stati della Unione, cui è seguito un riassunto espresso in tabelle statistiche comparative: "The UE Justice score-board". I dati sono stati rilevati al 2010 e lo studio è di recente edizione. Pur non avendo ancora acquisito il testo completo (c/a 750pg) le notizie di sintesi trapelate meritano di essere subito sottoposte all'attenzione dei colleghi e dei cittadini con qualche immediato commento. Il rapporto riguarda la "non criminal justice" e ciò quella che più tocca da vicino il cittadino; le giurisdizioni civili ed amministrative. E per non fare la figura dei "precisi" l'Italia non ha inviato i dati relativi ai processi amministrativi; cosicché le graduatorie ne risulteranno falsate a nostro vantaggio. Il rapporto mette in luce alcuni fatti e quindi responsabilità, che nella dialettica interna, vengono disinvoltamente attribuite all'Avvocatura. Secondo la vulgata giustizia non funziona perché gli Avvocati sono troppi, perché tendono a dilatare i tempi del processo; perché sono impreparati, perché non sono "trasparenti" (uso un eufemismo) ecc.. Gli altri soggetti del processo sarebbero invece Kaloi Kai Agathoi (corollario: e potrebbero meglio e più presto far da soli). La realtà è ben diversa. Le statistiche interne sono "viziate" dalle fonti; CSM e Ministero e per di più prive di valore scientifico e non esaustive di dati ed argomenti; quali l'analisi costi, il rapporto costi/benefici delle singole Corti e dei Giudici monocratici. Tutto questo era già stato palesato dai tre contro rapporti predisposti dall'OUA tra il 2004 ad il 2007 (Coordinatore l'Avv. M. Ubertini) e da un articoletto di stampa, perso nella nebbia e non ripreso da nessuno dei "giornaloni"; che allegava sinteticamente a "ciucci" la quasi totalità dei partecipanti agli ultimi concorsi per la Magistratura: la legge di Gresham dunque non vale sono per gli Avvocati! Quanto ai costi pubblici del sistema non essendo affidati al mercato, non sarebbe inopportuno un qualche sistema che premi la produttività qualitativa. Ma c'è di più. Certamente tra gli Avvocati c'è un forte deficit formativo, ma a loro giustificazione può addursi il basso livello di reddito, che malgrado le prevenzioni ideologiche è dato reale (come dimostrato dallo studio presentato all'Università di Bologna nel 2008 dal sottoscritto - mi scuso per l'auto citazione; cfr: intervista su Italia Oggi maggio 2008); cosicché un giovane potenzialmente valente sarà stretto tra l'impossibilità propria di sostenere oneri tra i 3.000,00 e gli 8.000,00 euro e quella del suo Ordine, che deve fronteggiare eserciti di praticanti e neo iscritti. Nella formazione dei Magistrati però l'Italia è al terzultimo posto, pur essendo i relativi costi posti a carico della collettività e non dei singoli fruitori. E questo concorre a spiegare perché il 40% delle sentenze sono riformate in appello e i "filtri" si risolvano quindi in denegata giustizia; a tacere dello scandalo di certe, anche recenti, sentenze della Cassazione sull'inammissibilità dei ricorsi. Ma ciò che più duole è la percezione che i cittadini hanno della indipendenza della magistratura: siamo 19° in Europa e 68° nel mondo. L'immagine dell'Avvocato inetto, corrotto o corruttore sconta almeno la circostanza che nel processo uno soccombe. La battaglia sulla separazione delle carriere non è dunque una fisima di Avvocati e politici a rischio. La riforma dell'intero sistema: dall'unità della giurisdizione, al processo telematico, alla separazione delle carriere, ai costi, ai controlli di produttività; allo smaltimento dell'arretrato con metodi non corporativi, la realizzazione di sistemi efficienti di alternative al processo ordinario; non può essere realizzata da uffici legislativi portatori (anche in buona fede) di interessi di parte; ma dovrà coinvolgere tutti i soggetti della giurisdizione con pari dignità e fondarsi su dati scientificamente rilevati. Le cento riforme del C.P.C. non hanno dato alcun esito solo riducendo il "processo giusto" al "giusto processo". Facciamoci in fretta tutti un esame di coscienza e obblighiamo la politica inetta e timorosa a "ratificare" una riforma della giustizia consentita tra tutti quelli che ogni giorno stanno in trincea per salvare almeno l'idea.

Roberto Zazza*

Avvocato del Foro di Roma

Presidente Forum delle Professioni


Add a comment

L'obsoleta figura del buttafuori

buttaavv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOCon l'entrata in vigore della Legge 94 del 15 luglio 2009, c.d. "pacchetto sicurezza", è stata regolamentata la figura dell' "addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi" (es. discoteche e locali notturni; compresi spazi parzialmente e temporaneamente utilizzati a fini privati, ma comunque inseriti in luoghi aperti al pubblico). Si è sostituita l'obsoleta figura del "buttafuori", e facendone un vero professionista la nuova normativa (L. cit. e Decreto del Ministero dell'Interno del 6 ottobre 2009) ha previsto precisi requisiti, il superamento di uno specifico corso di addestramento in psicologia, diritto, prevenzione incendi ed elementi di pronto soccorso, l'iscrizione ad un apposito elenco tenuto presso la Prefettura, nonché la piena riconoscibilità mediante l'esibizione, per tutto l'espletamento del servizio, di un determinato tesserino di colore giallo (recante la scritta rossa "assistenza" e numero identificativo sul retro).

L'art. 5 del D.M. 06/10/2009, definisce i compiti dell'Addetto ai Servizi di Controllo:

• a) controlli preliminari: a.1) osservazione sommaria dei luoghi per verificare la presenza di eventuali sostanze illecite o oggetti proibiti, nonché di qualsiasi altro materiale che possa essere impropriamente utilizzato mettendo a rischio l'incolumità' o la salute delle persone, con obbligo di immediata comunicazione alle Forze di polizia e alle altre Autorità o strutture pubbliche competenti; a.2) adozione di ogni iniziativa utile ad evitare che sia creato ostacolo o intralcio all'accessibilità' delle vie di fuga e comunque a garantire il regolare svolgimento delle attività di intrattenimento;

• b) controlli all'atto dell'accesso del pubblico: b.1) presidio degli ingressi dei luoghi di cui al precedente art. 4 e regolamentazione dei flussi di pubblico; b.2) verifica dell'eventuale possesso di un valido titolo di accesso qualora previsto e, nel caso di biglietto nominativo o di un'età minima prevista per l'accesso, verifica del documento di riconoscimento, e del rispetto delle disposizioni che regolano l'accesso; b.3) controllo sommario visivo delle persone, volto a verificare l'eventuale introduzione di sostanze illecite, oggetti proibiti o materiale che comunque possa essere pericoloso per la pubblica incolumità o la salute delle persone, con obbligo di immediata comunicazione alle Forze di polizia ed alle altre Autorità o strutture pubbliche competenti;

• c) controlli all'interno del locale: c.1) attività generica di osservazione per la verifica del rispetto delle disposizioni, prescrizioni o regole di comportamento stabilite da soggetti pubblici o privati; c.2) concorso nelle procedure di primo intervento, che non comporti l'esercizio di pubbliche funzioni, ne' l'uso della forza o di altri mezzi di coazione o l'esposizione a profili di rischio, volto a prevenire o interrompere condotte o situazioni potenzialmente pericolose per l'incolumità o la salute delle persone. Resta fermo l'obbligo di immediata segnalazione alle Forze di polizia e alle altre Autorità o strutture pubbliche competenti, cui, a richiesta, deve essere prestata la massima collaborazione. Sono state previste rilevanti sanzioni amministrative che vanno da 1.500 a 5.000 euro sia per chi svolge tali compiti in maniera abusiva o difforme a quanto stabilito, sia per i gestori dei locali che impiegano soggetti diversi da quelli iscritti nell'elenco o non danno comunicazione al Prefetto di avvalersi del personale iscritto. Con l'apertura della stagione estiva, e dei locali balneari di intrattenimento e spettacolo, si auspica che scattino i dovuti controlli per consentire un divertimento sano, all'insegna della sicurezza e per prevenire e sanzionare l'abusivismo nel settore della vigilanza e della sicurezza all'interno dei locali della movida cittadina praticato da improvvisati "buttafuori".

ALFREDO ROVERE

DIRIGENTE ISPETTORE MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


Add a comment

L' Avvocatura e la "sua" responsabilità

respavv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOCari amici e lettori, come a tutti "tecnici" del settore è noto e ahimè da tutti noi ampiamente percepito, la Riforma forense si è affacciata a ridosso del Natale 2012, ha indossato un bel vestito rosso e una soffice barba bianca e, con la forma e la sostanza del caro e dolce babbo Natale, il 25 dicembre scorso si è presentata sotto il nostro gioioso e incantevole albero. Solo che questo particolare Babbo aveva con sé, al posto del tradizionale sacco, una bella ventiquattrore rossa fiammante, nuova e grande, da cui ha tirato fuori un regalo annunciato e atteso ma non sperato: la modifica del sistema forense italiano! Da questa "borsa" ha cominciato a tirare fuori tanti pacchi dono che hanno cominciato a essere "scartati" il 2 febbraio 2013, data di entrata in vigore ufficiale della Riforma. La cosa particolare è che questi regali vengono scartati in momenti diversi sicchè dopo il dono di Natale e le uova di Pasqua, nell'autunno 2013 si scarterà un altro pacco dono. Infatti, in questo periodo dell'anno, è previsto l'ingresso ufficiale dell'obbligo per noi avvocati di stipulare l'assicurazione per la responsabilità professionale, anche per non sentirci discriminati dai medici e dai notai. Parlarne in modo ironico e leggero certo non elimina la serietà, se non, drammaticità delle conseguenze: una grande flotta di clienti incentivati a farci causa di risarcimento danni! Quante volte, almeno dall'inizio del praticantato, ci è stato insegnato che il peggior nemico dell'avvocato è il cliente? Forse, in vista di queste previsioni potrebbe fare invidia al migliore dei serial-killer. E' legge e diritto vivente che l'obbligazione dell'avvocato è di risultato e non di mezzo e, quindi, si è obbligati a far tutto quanto è nella professionalità, competenza e preparazione di ciascuno per tutelare al meglio il cliente. Purtroppo, però, quando, nonostante si sia adempiuto al massimo il proprio compito, le cause, oltre ad essere vinte, possono anche essere perse. A chi non è capitato di avere un assistito "agitato" contro di noi per non essersi vista riconosciuto quanto richiesto al quale si è cercato di spiegare, nei termini più semplici possibile, la citata natura dell'obbligazione professionale dell'avvocato! La risposta del cliente? "Avvocato, lei non ha fatto nulla, lei mi ha fatto perdere! Ma che avvocato è! Non la pago!". Forse si potrebbe dire che l'obbligo di un'assicurazione per responsabilità professionale è una maggiore tutela per la categoria o che è uno strumento che ridona autorevolezza al nostro operato. Certo, al di là di belle parole, il risultato effettivo è davanti agli occhi di tutti: il cliente famoso che non solo non ha capito quanto si è cercato di spiegare ma che si presenta con una pistola giocattolo che, anziché sparare acqua o altro, tira fuori il noto slogan "Le faccio causa!". L'Avvocatura, già ampiamente criticata e bersagliata, si troverà, così, nei prossimi mesi a girare con la ventiquattrore, non rossa fiammante, ma pesante del fardello della "sua" nuova responsabilità!

Paola Tullio

Avvocato del Foro di Roma

Addetto stampa di A.T.R.


Add a comment
Banner

Newsletter

Newsletter

Immagini da In-giustizia 

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/348377IMG_2330.JPG

404

404: Not Found Sorry, but the content you requested could not be found Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/466707Antonio_Di_Pietro.JPG

La riforma organica della magistratura onoraria

 Nell’ultimo decennio, per contenere l’arretrato giudiziario e alleggerire il carico di lavoro dei magistrati togati, la giurisdizione é stata devoluta sempre più ai magistrati onorari, sia aumentando progressivamente la competenza Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/653028Immagine_015.jpg

Convegno: Magistrati scrittori

Il 2 ottobre 2011 si è tenuta presso la Pinacoteca Palacultura di Latina la quarta edizione del Convegno dei magistrati-scrittori,realizzato da Eugius, Unione Giudici Scrittori d’Europa, nell’ambito della kermesse “Giallolatino”, Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/576096Romolo_Reboa_078.JPG

35 anni tra i protagonisti al "Canottieri Roma"

Festeggiato il compleanno della fondazione del giornale con la presentazione del libro "Da Piazzale Appio a Piazzale Clodio" Martedì 14 dicembre 2010, presso il “Circolo Canottieri di Roma”, si è svolta Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/585707NI2_4866.jpg

Ricadute sugli uffici e sul personale giudiziario della riforma

La parola a Paola Saraceni, Segretario nazionale UGL Ministeri.   Le modifiche apportate dalla riforma del processo civile a detta di molti determinerà un eccezionale aggravio per l’attività giudiziaria in generale ed Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/221145Immagine_008.JPG

Il sistema giustizia per Santacroce

Incontro con il Presidente della Corte di Appello di Roma   Questo doveva essere il resoconto di un’intervista a tu per tu con il Presidente della Corte d’Appello di Roma, Dott. Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/447772Immagine_007.jpg

Convegno: Magistrati scrittori

Il 2 ottobre 2011 si è tenuta presso la Pinacoteca Palacultura di Latina la quarta edizione del Convegno dei magistrati-scrittori,realizzato da Eugius, Unione Giudici Scrittori d’Europa, nell’ambito della kermesse “Giallolatino”, Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/975780Distribuzione_giornale_1993_33.jfif

35 anni tra i protagonisti al "Canottieri Roma"

Festeggiato il compleanno della fondazione del giornale con la presentazione del libro "Da Piazzale Appio a Piazzale Clodio" Martedì 14 dicembre 2010, presso il “Circolo Canottieri di Roma”, si è svolta Leggi tutto

http://in-giustizia.eu/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/97025316_dicembre.JPG

"Per i diritti degli ultimi"

La tradizionale serata di fine anno della rivista Venerdì 16 dicembre 2011 la nostra Capitale ha cambiato aspetto, o almeno così è stato in via Flaminia 213 dove, presso lo Studio Leggi tutto