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Etica

Casa della cultura antiatomica

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLO

La giustizia e la sua architettura

 

Olocausto di se la “ Giustizia ” inciampa e cade nel suo andare umano nella causa di sfratto dal palazzo dove ha sede.

Il complesso equilibrio dei suoi sistemi è in difficoltà per quel divenire oltre i rifiuti che, ora, anche all’interno del palazzo, sono concreti ed evidenti.

L’oggi non ha domani se ciascuno non sa leggere le pandette per un mondo che è una polis impazzita……. per colpa di chi?

La “Giustizia”, che già altrimenti ha sofferto nella sua architettura evidente, nel palazzaccio, deve trovare maggior fondamento, ora, sul punto di rottura.

QUINDI: La “Giustizia” (oltre la diatriba che sta soffrendo all’interno col duello giudiziario tra Magistratura e Avvocatura per l’acquisizione di spazi nel “palazzaccio”..?!), ora sclerotizzata ed inquinata dalla perdita dei suoi contenuti, deve ridefinirsi in un dialogo etico di legalità.

La bilancia, che puntella, nei suoi equilibri, i valori della “polis”, sembra sia una stadera mercificante i vantaggi di una società atomica.

Per questo la Giustizia, di per se stessa punto evidente della metafora nella dispersione degli spazi e dei tempi, diviene coscienza operativa e provocatoria.

Per questo i sottoscritti chiedono che, (nella disponibilità –esistenza di locali che possono essere “ritrovati”, anche in concreto proprio oltre i non ottimali uso degli stessi, nello squilibrio delle funzioni rispetto ai risultati) nel “palazzaccio”, abbia anima e si stabilisca quanto è sottoscritto e firmato per uno spazio riconosciuto e non appesantito da con- I sottoscritti magistrati, avvocati chiedono che negli spazi del “palazzaccio” sia formalizzata la costituzione di un’area culturale operativa con eventi di comune accordo azionati per restituire piani di lavoro alla “Giustizia”. CAMERA DELL’UNIONE CULTURALE ANTIATOMICA DEGLI OPERATORI PER LA FUNZIONE GIUSTIZIA trapposte gestioni di potere. Il concorso di una cosciente comune partecipazione alla gestione della Giustizia deve essere, significativamente, in progressione per costruire una cultura nella quale i più giovani ritrovino la motivazione di lavoro. Gli organi di rappresentanza istituzionali della Avvocatura e della Magistratura hanno autorità e mezzi, per realizzare innovativamente questa pagina nuova, accettando questo contributo nei termini di lavoro, non solo culturale e provocatorio.

 

Giovanni Lombardi*

Avvocato del Foro di Roma

www.viapanisperna.com


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L'ordine, la legge e la giustizia

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOI “media” fanno informazione dilagando in ogni personale spiaggia di ciascuno imprigionando i fatti secondo la personale gratificazione del potere.

Le notizie poi ci raggiungono colorando i fatti politici e sociali, la crisi ecologica del pianeta e dei sistemi economici finanziari, con i sapori del gossip arricchendo così la confusione che è la chiave dell’entropia sociale.

I giornalisti, sono gli irresponsabili gestori del maggior potere dell’informazione calibrata sugli squilibri di una regressione sociale in atto di cui la Stampa è la cartina di tornasole.

Il secondo principio della termodinamica rivela l’entropia come indice di degradazione di un sistema fisico e l’umanità è, nell’intero paese mondo, alle colonne di Ercole.

Infatti, nelle complessità della realtà del nostro mondo, in analogia di verifica, il secondo principio rivela il degrado dei sistemi sociali e dei rapporti umani che, così svolgendosi sino all’azzeramento antropico (cioè fuori quadro di quello che è il vivere sociale), corrisponderebbero alla fine della società civile, cioè dell’umanità tutta.

La consapevolezza di questo può determinare un colpo di reni, per risalire dal fondo in cui sembra precipitare il mondo intero che implode nelle sue architetture viziate?

Quale che sia infatti la partecipazione al vivere comune, alla polis, quali che siano i mezzi, (e i luoghi), con cui il consorzio umano vive e costruisce la realtà, la cicloide del tempo è negativa. Ognuno infatti, ignorando questa realtà, è giunto a saccheggiare il mondo-pianeta terra, antropologicamente dovuto alla specie umana come territorio di scambio e riconoscimento.

Questo, nella incapacità della umanità di rigenerarsi per una nuova stagione, è l’ innesco pronto per crisi non più reversibili.

Una specie animale ha dilagato sul pianeta, ed ha rotto gli equilibri che sono da ritrovare nella continuità di un dialogo che si deve riproporre in primo luogo ogni giorno,in ogni luogo.

Il dialogo normalizza all’ordine ed alla legalità le diverse forme di culture e di civiltà gia impegnate in un antagonismo antropico ed è una regola di necessità evidente. .La regola è da ritrovare come giustizia nella compartecipazione al vivere sociale, quale la società determina. La legalità si forma, vive e si attua, punto per punto,secondo le norme che la legge, dei diritti e dei doveri, dispone per restituirla alla polis come ordine.

In Italia specificatamente la riforma dei codici di rito e di merito si pone, quindi, come prioritaria anche nella semantica e nella nomenclatura delle norme che devono omologare una realtà sociale che si trasforma. La bilancia della giustizia si deve realizzare in concreto per quell’equilibrio che la società, nel suo ordine dovuto e percepito, deve al cittadino. Questa funzione è delegata ad ognuno nel suo ordine e, nello specifico agli addetti ai lavori: giudici e avvocati. In questa geometria di rapporti, che in concreto sono una polis vivibile nell’etica di una conoscenza che ha coscienza del divenire ordinata-mente, si riaprirà un orizzonte per la società. Il tempo virtuale delle sempre più complesse virtuosità tecnologiche della scienza non può imprigionare, dentro i suoi schermi, il tempo dell’umanità. Questa costruisce la storia, che si modellizza in ognuno nella speranza, proiettata verso il migliore dei mondi possibili, ed allora, oggi, sembra evidente che il modello della realtà comune debba essere nella legalità, come dominio delle complessità culturali non risolte, perché la polis, ora pianetaterra tutto, possa vivere ancora.

In una architettura della polis nella forma desiderata da ciascuno: nell’equa probabilità delle risorse alla vita e per la sua qualità, nessuno escluso. La cultura giuridica deve trovare nuovi equilibri tra il diritto da riaffermare ed i modi attraverso i quali può gestirlo: la centralità è sempre, però, la legalità come funzione di riconoscimento.

Il giunto cardanico della politica (arco di volta della società) può essere ridimensionato e lubrificato da una giustizia positiva per quella maggiore intelligenza che può permettere quella sterzata (o colpo di reni) richiamata all’inizio di questa riflessione. Per questo una ragione consapevole si arma del diritto per dare spazio ad un tempo diverso per l’umanità oltre una possibile nuova Hiroscima.

 

Giovanni Lombardi*

Avvocato del Foro di Roma

www.viapanisperna.com

 

 


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Il rapporto tra l'uomo e l'informatica

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLODivagazione sulle strutture informatiche del tribunale e sui vantaggi che queste possono dare come tessere di quel mosaico che domani dovrà essere un mondo migliore. Questa è l’utopia: rideterminare l’uso delle tecniche nel programma dell’era dell’acquario. Oggi non c’è luogo per l’utopia se non nel pensiero vincente ed è l’era del matrimonio necessario tra una buona scienza e le sue innovazioni figlie di un’etica vincente. Nei limiti del diritto applicato in concreto nel Nuovo Ordine Mondiale. Platone nella “ Repubblica “diceva che compito della filosofia è quello di dare sapere, altrimenti è inutile. Oggi la filosofia per farlo abbraccia la scienza. Naturalmente mantenendo il quadro che dà senso al percorso dell’umanità. L’informatica sta invadendo i territori della giustizia perché il processo possa recuperare, nei tempi brevi del virtuale, un risultato di certezza utile alla economia dei rapporti sociali. L’iter e lo schema delle procedure, alleggerite dalle sovrabbondanze di antichi rituali cartacei, è un territorio nuovo sul quale dovrebbe navigare la Giustizia. In parallelo infatti, se fosse riequilibrato il rapporto tra queste semplificazioni (l’hard) e gli operatori del servizio (giudici, avvocati, funzionari dipendenti dall’organismo giustizia tutti), gli utenti e i cittadini riconoscerebbero, nello svolgimento e nell’esaurimento dei processi, la Polis. Quella che l’opinione pubblica vorrebbe nel vivere comune rimotivato con buona salute (sanità) anche della cultura (scuola). La società si incardina e vive in queste tre funzioni: la legge, la salute, la cultura. Nell’induzione di queste proposizioni vorremmo ricavare la deduzione (la reductio ad unum), impossibile sino a quando la mole dei processi sarà tale da ingorgare il normale rapporto sociale della società. In definitiva sarà sempre in evidenza, percepito come tale, solo un rapporto di informazione automatica (informatica: quella che non riscalda il cuore) per i cittadini ostacolati nel vivere civile nella città. Quante tonnellate di carte riemergono dal ritardo di riequilibrio che si svolge, ad esempio, a Roma, tra le parti sociali? Ricchi e poveri sono, su fronti opposti ma omologati dai media, nella frana delle dinamiche economiche che non torneranno umane se non riequilibrando quella bilancia che è ben figurata nelle aule del tribunale. Così, analizzato il problema,quello della organizzazione e funzionamento della Giustizia, ed, a caduta, le connessioni possibili per un riordino della società, dobbiamo prendere atto della necessità della totale rielaborazione del quadro. Questo è innestato nelle accelerazioni dei tempi virtuali che sconfessano gli equilibri culturali e antropologici della Polis. L’uomo è condizione condizionato dei cambiamenti che vive nella società ed allora deve rimodellare le priorità di intervento risalendo alle radici del problema che è l’uomo sociale. Questo è “elementare” direbbe Sherlock Holmes a Watson. Allora nuovi paradigmi devono regolare il progresso delle civiltà secondo i tempi e i luoghi dell’oggi in cui ogni innovazione deve vivere nella filosofia del sapere. La reductio ad unum degli statuti delle religioni, delle costituzioni degli stati, può essere, pur nelle articolazioni diverse come è legge di vita, nella rifondazione di quel principio ineludibile del diritto di ogni cittadino del mondo, nel pianeta globale dell’oggi, di avere concreta giustizia nella sapienza di una nuova cultura. Oltre la violenza degli antagonismi che ha come traguardo solo Hiroscima. Piccoli passi di corrispondenza appaiono all’orizzonte nella attuazione di principi e leggi dove può, nello specifico, essere fattuale la difesa dei più deboli, i menodotati, i malati, i vecchi ed anche la speranza non ci deve lasciare se vediamo tornare al sole 33 minatori persi a settecento metri di profondità.

 

Giovanni Lombardi

Avvocato del Foro di Roma www.viapanisperna.com

 


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"La responsabilità civile nel pallone"

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOLa nuova frontiera del risarcimento calcistico

Il mondo del calcio ha da sempre dato ispirazione in tema di responsabilità civile, innanzi tutto con la celeberrima sentenza Meroni, e questo è fatto notorio. Com’è notorio che, mentre un tempo il danno non patrimoniale risarcibile era considerato solo quello derivante da un fatto di reato come previsto dall’art. 185 C. P., ormai da decenni la giurisprudenza ha ampliato la categoria del danno risarcibile inserendo le categorie di danno morale, biologico ed esistenziale. Si è così accresciuta la tutela dei cittadini, fino ad arrivare a sentenze che hanno un che di folkloristico: è l’esempio del giudice di pace che ha riconosciuto il danno esistenziale perfino a chi non riusciva a riavere i soldi “mangiati” dalla macchina stampatrice dei biglietti dei mezzi pubblici.
Così la nuova frontiera del risarcimento calcistico e non solo potrebbe essere legata ai danni che le società sportive e i loro amministratori causano in conseguenza delle loro irregolarità e inadempienze: dalla frode sportiva all’iscrizione fraudolenta al campionato, dal ritardato pagamento degli stipendi e dei contributi (che è già costato al Bologna diversi punti) alla non corretta manutenzione e gestione degli impianti sportivi, che in alcune occasioni hanno permesso il verificarsi di violenze negli stadi.
Il caso certamente più clamoroso degli ultimi anni è stato quello di Calciopoli.
Il nostro direttore, l’avv. Romolo Reboa, ha colto l’occasione per essere, ancora una volta, all’onore della cronaca costituendosi parte civile nell’ambito del processo contro Moggi. Il campionato del 2006, dopo lo scandalo, avrebbe perso di interesse in quanto le partite erano state già tutte decise “a tavolino”, ma gli abbonati delle payperview pagarono ugualmente l’abbonamento come se quello fosse un campionato “normale”.
Il danno sarebbe quindi non solo per i tifosi della Juventus, ma anche per quelli delle altre squadre di Serie A abbonati.
Un ragionamento simile è fatto da Luca Stanghellini, docente di diritto civile e di diritto sportivo all’Università di Siena, sostenendo che i tifosi, anche associati, possano agire contro i dirigenti della loro squadra del cuore per far valere, se non un loro interesse legittimo, almeno il loro interesse di fatto, e questo a norma di quanto previsto dal 2395 C.C..
In definitiva, i nuovi spunti in tema di responsabilità civile potrebbero portare alla fine del mondo del pallone, almeno per come lo conosciamo oggi, ma saranno anche l’occasione per segnare un punto a favore dello sport vero.
D’altronde la storia lo insegna: le svolte della giurisprudenza sulla responsabilità civile passano per il calcio.

Massimo Reboa


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