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Etica

Le crisi del terzo millennio

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIl mondo si trova ad un bivio. Il disastro di Fukushima, in Giappone, ha portato nuovamente alla ribalta i pericoli delle radiazioni nucleari. In concomitanza con l’inizio della crisi nucleare, un nuovo teatro di guerra regionale si è aperto in Nord Africa, dietro la scusa di una “operazione umanitaria” sponsorizzata dall’ONU, con il compito di “proteggere la vita dei civili”. Questi due eventi, apparentemente non collegati, sono di importanza cruciale per comprendere sia la questione nucleare sia i progetti bellici della NATO – che ora ha esteso le sue pretesa alla Libia.
Le potenziali conseguenze della crisi in Giappone, ancora da valutare pienamente, sono di gran lunga più gravi del disastro di Chernobyl (1986), come riconosciuto da diversi scienziati. I media dicono che la crisi Fukushima è stata “contenuta”; ma il governo giapponese stesso ha dovuto ammettere che “il livello di gravità del disastro nucleare ... corrisponde a quello di Chernobyl”. Inoltre, lo scarico di acque altamente radioattive nell’Oceano Pacifico costituisce un potenziale innesco di un processo globale di contaminazione radioattiva. Elementi radioattivi non solo sono stati rilevati nella catena alimentare in Giappone; acqua radioattiva è stata rilevata nelle piogge della California.
La guerra in Libia è stata lanciata nei giorni del disastro di Fukushima. Mentre leggete queste righe, un pericoloso processo di escalation militare è in corso. Aerei della NATO stanno colpendo obiettivi civili in Libia, incluse aree residenziali ed edifici governativi – in violazione palese del diritto internazionale. La guerra in Libia è parte integrante della più ampia agenda militare in Medio Oriente e nell’Asia centrale, che fino a poco tempo consisteva di tre distinte aree di conflitto: Afghanistan, Pakistan e Iraq. Un quarto teatro guerra si è ora aperto in Nord Africa. Questi quattro teatri di guerra sono interconnessi. Essi fanno parte di un conflitto esteso su di un’ampia regione, dal Nord Africa al Medio Oriente, inghiottendo gran parte del bacino del Mediterraneo.
Gli Stati Uniti si sono imbarcati in un’avventura militare che minaccia il futuro dell’umanità. La guerra globale al terrorismo, presentata come uno “scontro di civiltà”, è in realtà una vera e propria guerra di conquista, mossa da obiettivi “strategici” ed economici. Le bugie raccontate dal governo americano sui fatti dell’11 settembre 2001 sono noti e documentati. L’intervento militare viene giustificato come parte di una campagna internazionale contro i “terroristi islamici”, ma il popolo americano è sempre meno propenso ad accettare questa “crociata” contro il male, il cui scopo ultimo, che non è mai menzionato nei giornali, è la conquista territoriale ed il controllo sulle risorse energetiche. I piani di conquista prevedono anche un sostegno nascosto a gruppi para-militari, che vengono poi utilizzati per destabilizzare i governi non-allineati agli interessi americani e per imporre gli standard occidentali di “governance” e di “democrazia”.
Washington e i suoi alleati hanno scelto di dichiarare guerra ai Paesi con minore capacità militari: questo fattore è stato cruciale nella decisione degli Stati Uniti di mettere in attesa l’operazione Iran, preferendo l’avventura di una “guerra umanitaria” alla Libia.
L’opinione pubblica è tratta in errore dai media: “Dobbiamo lottare contro il male in tutte le sue forme come  mezzo per preservare il modo di vita occidentale”, è il mantra ripetuto ovunque. Rompere la grande bugia che sostiene la guerra come un impegno umanitario significa rompere un progetto criminale di distruzione globale, in cui la ricerca del profitto è la forza principale.
Questa guerra può essere evitata se la gente saprà confrontarsi con i loro governi, mettendo pressione ai loro rappresentanti eletti, organizzando manifestazioni a livello locale, in città, villaggi e comuni di ogni grandezza, diffondendo la parola, informando i cittadini sulle implicazioni di una guerra che rischia di diventare “nucleare” e “mondiale”.


Gabriele Sabetta


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Aspetti morali e giuridici dell'oncologia

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOL’ipetermia nella cura dei tumori.
Quotidianamente capita, a me e alla mia équipe, di essere interpellati per decidere il percorso terapeutico da pazienti affetti da tumore non più controllabile con le terapie tradizionali (chemio e/o radioterapia ).
E’ triste e grave che nel 75% dei casi ci viene descritta dai Pazienti stessi, già provati da esperienze cliniche spesso devastanti, la condanna da parte di molti oncologi che può essere sintetizzata nella frase: o chemio o niente, con previsioni di morte a scadenze prefissate, con sole prescrizioni di morfina a vari dosaggi, con proposte di terapie sperimentali dall’esito incerto e, spesso a nostra esperienza, demolitive.
Esiste nella panoramica terapeutica italiana, e non solo, una scuola di terapie ufficiali che si basano su concetti biologici consolidati dalla bibliografia mondiale .Tra queste l’ipertermia costituisce un ruolo fondamentale nel trattare pazienti non più rispondenti alla chemioterapia  tradizionale e ciò particolarmente è assai utile nel potenziare la stessa chemio e la radioterapia quando si inizi un cammino così delicato come è la terapia dei tumori inoperabili .
La chirurgia  rimane sempre la via iniziale da intraprendere spesso anche con risultati definitivi , ma se la malattia non può essere eradicata totalmente, un corretto approccio multidisciplinare  che non abbassi le difese immunitarie, come spesso accade, può rendere  più lunga la sopravvivenza e migliorare il “performance status”.
L’ipertermia capacitiva dall’esterno potenzia gli effetti della chemio e della radioterapia, non ha effetti collaterali  e aumenta le difese immunitarie e spesso l’oncologo tradizionale non lo sa o per scarsa informazione scientifica o per pigrizia a cambiare i protocolli dettati  dalla case farmaceutiche .
E questo è grave anche perché molti pazienti  riferiscono che l’oncologo è contrario spessissimo
ad associare l’ipertermia ad  altre terapie in una sorta di proprietà privata del paziente  al quale spesso, anche non considerando lo stato di debolezza psicologica, si minaccia di sospendere la chemio se associata alla termo o si spostano le terapie diverse dalla chemio o a quando questa non faccia  più effetto o abbia stremato i Pazienti o ancor più grave si terrorizza il Paziente dicendo che l’ipertermia è dannosa .
Tutto ciò fa riflettere e i Medici, gli Avvocati e i Giudici sapranno certamente come approfondire se nel P.te neoplastico sia stato  fatto tutto il possibile per prolungare la vita ai P.ti stessi.
Se è possibile, questo è eticamente indispensabile in linea  con le decisioni dei Medici che lottano al massimo per la vita! Sarà utile verificare se siano state compiute terapie mediche e chirurgiche ufficiali senza prima rivolgersi alle terapie sperimentali di incerto e spesso devastante risultato.
All’inaugurazione  del VI Corso di Perfezionamento in Ipertermia Clinica del Policlinico Universitario di Tor Vergata diretto dal Prof. G.M. Pigliucci, quest’ultimo e il Prof. Francini, Ordinario Oncologo dell’Università di Siena,  hanno puntualizzato la fondamentale importanza clinico-scientifica dell’associazione chemio-ipertermia, mettendo in evidenza altresì come la chemioterapia isolata, come spesso viene praticata, può diventare di nocumento qualora non sia ben pilotata e ben accompagnata da terapie che  proteggano l’organismo dagli  effetti collaterali .
Dal canto suo il Prof. Roberto Volpi, Urologo (Ospedale  S. Camillo di Roma ) ha  brillantemente esposto la fondamentale importanza in urologia dell’associazione delle terapie tradizionali con le terapia Ipertermia, nell’ottica virtuosa di ridurre l’invasività chirurgica quando questa non risulti radicale e di rendere sempre più ampia la possibilità di migliorare le prospettive di vita e di benessere dei P.ti urologici affetti da neoplasie in operabili.

Prof. Giuseppe M. Pigliucci*

Professore di Ruolo Università Tor Vergata Roma


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Il testamento biologico

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOMetro di confronto culturale della politica italiana.

Oggi più di ieri l’orizzonte della storia, nel disordinato evolversi  della umanità,  sembra naufragare  verso un impossibile futuro che si nutre soltanto di arcobaleni di speranza.

La storia, in una realtà dissipatrice di certezze e di equilibri, sta per giungere alle colonne di Ercole dove la polis si ingarbuglia, ritmata nelle accelerazioni di tempi informatici.

La straordinaria, geometrica, progressione dei mezzi offerti dalla scienza debbono essere “domati”, compresi e riproposti nell’ordine delle utilità conseguenti alla legalità del loro uso.

Infatti nel loro mal uso producono quelle crisi evidenti  in tutto il pianeta, che, sentinella di guardia e cartina di tornasole pone iperbolici guadi alla nostra coscienza.

Infatti la  frontiera delle responsabilità sociali e personali  è erosa in una risacca inconcludente per  radicate, pervadenti,  ideologie discriminatorie, mentre  la persona, come cittadino, deve vivere la dialettica dei diritti-doveri nella “riconoscenza” consapevole  dello Stato che li formalizza con  gli equilibri conquistati dalla convivenza sociale.

Questa forma e in forma proprio là dove la legalità sembra subire uno iato o una offesa, anche nella gradazione della loro imputabilità, (testamento biologico).

Il diritto alla vita si manifesta, alle radici della sua essenza, nella volontà fisiologica di auto sufficienza  della persona.

 Dalla nascita sino alla morte questo diritto, primario ed elementare ad esistere, si arricchisce di tutti gli attributi che formeranno, nello svolgersi della coscienza, l’identità della  persona e questo anche, attraverso il  riconoscimento sociale in cui si articola la società nella sua più ampia relativa pienezza antropologica culturale.

Questa oggi si alimenta al limite del possibile,in una prioritaria contraddizione, per  una sintesi impossibile nell’inesprimibile rapporto tra la vita e la morte.

Orgoglio, paura o fede,costituiti nel tempo della storia, sono in agguato, ai margini di questo  campo che dobbiamo coltivare nel rispetto della legalità.

Questo è ritmato nella originalità del suo tempo che esclude “interferenze di stato”, ed in questo vale riscoprire, nella sua assolutezza, il rispetto della persona in un mondo  che si incurva e cede  di fronte a questa necessità, paurosamente,come oggi vediamo.

Il riconoscimento di questo, comunque, è un paradigma necessario, nella antropologia  della  specie umana, per quel sempre miglior mondo che vorremmo esplicare, nel vivere.

In questo segmento di tempo si svolge il filo della convivenza e della cultura dell’uomo (coscienza, sapienza?) secondo un ordine che tende a quell’armonia, anche sociale, che poi nel concreto,di volta in volta , dibatte o  disattende.

Il testamento biologico, per altra via, è quindi  termine opportuno e necessario per verificare la capacità politica  di una società che vuole  rendere palese  e realizzare quel principio d’ordine, di legalità e di libertà, nei limiti e nei modi in cui l’individuo, nel  suo crescere in società, può esprimere, rispettato, rispettandolo.

Questo laddove, nel cittadino come individuo, si fronteggia, il diritto alla sacralità della vita  che non è discutibile, ed il suo diritto all’autosufficenza della scelta delle cure e delle terapie, nel rispetto, appunto e proprio, della vita.

Questa anche quando è  relativizzata alla autonomia di ciascuno che nel caso è  il passaggio dalla vita alla morte biologica.

Rimangono, agli estremi limiti del passaggio,lungo o breve che sia, le consapevolezze  solo di colui che le ha vissuto e le vive,con la sua persona.

Rimangono all’esterno,  capisaldi di fortini fuori luogo e tempo, le  incommensurabili ideologie di un linguaggio su un campo finito che non consente violazioni e contraddizioni.

L’arida verità di un campo dove  è dato a te solo  il diritto che non hai (vivere ancora) e  non puoi concedere ad altri (accanimento terapeutico).

Sino a che punto il cittadino può decidere allora, oggi,  nel rispetto della solidarietà che ogni forma di intervento sociale -le cure mediche - dovrebbe offrire,  della sua vita con il testamento biologico?

La vita è, nella sua fondamentale indisponibilità, sacra ,ma la sacralità della vita, come bene concesso dal mistero che viviamo ogni giorno, è nella riconoscenza di questa nei limiti  del rispetto che ci conquistiamo l’un l’altro.

Anche con la solidarietà cosciente che si suggella con il canone che il testamento biologico dovrebbe esprimere  e deve concedersi  in una società che ha nella legge di uno Stato le forme della convivenza  “civile”, armoniche ed equilibrate.

Altrimenti questo lungo percorso dell’umanità, per ritrovarsi anche in quei luoghi dove possiamo ancora dare dignità alla nostra vita, con affermare l’umanità conquistata nell’equilibrio dei suoi valori, sarebbe perso.

Chiaramente allora il testamento può esprimere e formalizzare, nei suoi limiti dati, il valore di una cultura , (che si rinnova con la scienza, che  può e deve  dare aiuto tecnico organico e professionale)  nel rispetto però della persona riconosciuta ancora nei suoi diritti civili  che, nella coscienza della solidarietà  nelle forme maturate  dalla nostra identità politica, deve trovare .

La solidarietà sociale si realizzerà così in concreto, fattiva politicamente e culturalmente valida,  senza  quelle  distonie  di  intervento che sarebbero prevaricatrici in un’area  ed un tempo  in cui non vi è più linguaggio.

“Impossibilia  nemo tenetur”in questa saggezza aforistica sarebbe opportuno, proprio per il rispetto della vita, ancorarsi.

 

 Giovanni Lombardi



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"Il Lazio: Passato e Futuro"

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOUna analisi dell’ On. Francesco Saponaro.

Lunedì 14 marzo u.s. a Roma, sulla bella terrazza dell’Hotel dei Consoli, si è svolta la presentazione del libro “Il Lazio: passato e futuro”, un’approfondita analisi dell’On. FRANCESCO SAPONARO, Presidente della Commissione Regionale P.M.I.

Nel libro l’Autore esamina le sfide economiche che attendono il Lazio, affrontando le attuali criticità del sistema imprenditoriale e formulando proposte per il rilancio dell’economia, con particolare attenzione ai giovani, alle dinamiche innovative dello sviluppo e alla salvaguardia delle PMI tradizionali. Francesco Saponaro, eletto nel 2010 con la lista Polverini, già consigliere regionale nel 2005, assessore alle Attività Produttive con la Giunta Storace nel 2000 ed in precedenza segretario generale della Confcommercio Roma, ha sempre svolto un dialogo fattivo con le istituzioni locali e con le forze attive del territorio, avanzando proposte concrete per tutelare i consumatori e sostenere le imprese, divenendo un autorevole punto di riferimento del sistema sociale ed economico del Lazio.La conferenza è stata aperta dal Dr. ANDREA BACCHERINI, Presidente dell’Associazione “Nero su Bianco”, che ha sottolineato le tematiche economiche riguardanti la Regione Lazio, passando poi la parola al Dr. FRANCESCO GUZZARDI, dirigente Cisl e direttore del periodico “Conquiste del lavoro”, nonché coordinatore dell’incontro, che ha affermato come oggi ci si debba impegnare per trovare risorse e soprattutto come ben impiegarle. Infatti, le problematiche del Lazio di fronte alla globalizzazione devono essere innanzitutto ben affrontate e gestite…la Germania non a caso è uscita dalla crisi per prima in Europa, in quanto il suo export è rivolto alla Cina e all’India, ove non si registra alcuna crisi. In questo settore l’Italia si sta invece appena affacciando, con un 8% dell’esportazione in tale area. Infine è importante anche ciò che si può fare a costo zero, come ad esempio la semplificazione fiscale.

Il Dr. STEFANO COMMINI, presidente giovani imprenditori Confindustria- Lazio, alla domanda se le parti sociali oggi debbono o possono agire indipendentemente, ha risposto che in mancanza di interlocutori le aziende devono necessariamente organizzarsi e fare gioco di squadra, in quanto – isolatamente – non vi sono prospettive. In Italia, ove la sanità ha  un debito pazzesco e l’Irpef un carico insopportabile, le aziende si devono necessariamente organizzare in modo sistematico ma, a volte c’è carenza di interlocutori e, con riferimento a Saponaro, purtroppo una sola persona “non fa un istituto”.

Sulla domanda riguardante l’ipotizzato grande distretto per la nautica tra Ostia e Fiumicino, COMMINI ha risposto che su tale progetto si parla da tempo, ma per la realizzazione  occorrono sinergie. Roma ha un’altissima concentrazione di università e di centri ricerca, ma oggi ci vuole un’internazionalizzazione: è questa una necessità, soprattutto verso i paesi dove il Pil cresce a due cifre. Bisogna investire, fare infrastrutture nei nuovi paesi, conquistare mercati, creare nuovi bacini d’utenza, nonostante il disinteresse dei nostri grandi gruppi.

Il prof. PAOLO MAZZOLETTI, docente Marketing alla Luiss, su ciò che bisognerebbe fare per sviluppare le P.M.I, afferma che da noi c’è troppo individualismo, mentre occorre invece fare sistema e lavorare insieme per il bene comune. Non si può pensare di nominare amministratori solo per la loro fede politica: amministrare significa avere una condivisione e per lavorare occorre un contesto nazionale, con obiettivi comuni, senza i quali il paese avrà grossi problemi di competitività e di crescita. MAZZOLETTI, inoltre, riflettendo sull’odierno predominio della finanza sull’economia, ha evidenziato i dati impressionanti sulla entità della speculazione rispetto ai Pil nel mondo, superiore di ben tre volte e la esplosività di tale situazione; la complessità dei mercati richiede una immediata regolamentazione. Al di là delle proposte indicate da Saponaro per la Regione, le difficoltà esistono e ciò richiede un momento di riflessione. Sempre secondo MAZZOLETTI la nostra classe accademica è restia a cedere potere, c’è poca collaborazione col mondo produttivo, le nostre università nel mondo non sono ai primi posti, tanto che la prima di esse si trova al 40° posto delle classifiche internazionali, illustrando come anche nelle recenti riforme della scuola, pur in presenza di intuizioni giuste, scarseggiano tutti quegli investimenti indispensabili nella cultura e nella ricerca.

GUZZARDI, colloquiando con i suoi interlocutori, ha anche evidenziato che oggi in Italia le tasse sono tante, come quelle sulla benzina: £.1,90 sono per il rifinanziamento della guerra in Etiopia del 1936, altre per la crisi di Suez del 1956, poi per la catastrofe del Vajont, per l’alluvione di Firenze, per i terremoti del Belice, del Friuli e dell’Irpinia, per le missioni in Libano e in Bosnia, mentre la benzina in fondo non costerebbe oltre i dieci dollari al barile e spesso molto meno… Il resto è speculazione! GUZZARDI ha anche ricordato come in Europa il 99% delle imprese siano piccole e medie, occupando circa 150/milioni di lavoratori e come ciò, stranamente, non riesce ad essere un volano per i giovani nel campo dell’occupazione.

Il Dr. ARNALDO ACQUARELLI, presidente della fondazione “Etica ed Economia”, ha evidenziato l’influenza dell’economia e finanza, rispetto ad altri valori fondamentali. In Italia ci sono ad esempio 280.000 leggi contro le 5.900 in Francia; da noi la politica si interessa di tutto, anche ove basterebbe una semplice circolare, dimenticandoci allo stesso tempo dei costi sulla benzina. I problemi della finanza sono stati portati dalla bolla speculativa ma, dove non c’è un’economia di fondo, i nodi presto o tardi vengono al pettine. L’etica e l’economia inoltre sono state da sempre separate, ma non può esserci economia se non è un’economia responsabile, che guardi al bene comune, a partire dalle scuole. Non si può agire solo individualmente o per la difesa di interessi particolari. Ci vorrebbe oggi un’autorità sovrannazionale che organizzi la finanza e l’economia mondiale. Il Lazio è infatti incardinato in Italia, questa in Europa e l’Europa nel mondo. Siamo insomma una rete, facciamo parte di un mondo. Così dal Giappone il disastro delle centrali atomiche arriverà presto o tardi alla finanza e poi all’economia reale.

Il libro di Saponaro compie una interessante indagine sulla situazione economica del Lazio, non elencando solo ciò che non funziona, ma offrendo uno studio su numerosissime proposte per la Regione. Ciò in quanto l’autore non proviene dal mondo della politica, ma da quello degli scout, ove ha iniziato la sua attività, poi è passato alla Confcommercio prima di diventare assessore alle attività produttive. Oggi purtroppo in Italia mancano persone esperte che conoscano bene la materia e le difficoltà; infatti bisogna anzitutto conoscere bene i fenomeni, per poi intervenire efficacemente. Inoltre ACQUARELLI ha risposto a GUZZARDI (che ricordava come il welfare abbia garantito in passato certe condizioni - ora non più esistenti) come oggi il welfare nel mondo sia agonizzante. Ad esempio, l’Inghilterra sta sperimentando in questo campo nuove possibili soluzioni, spostando il welfare da un sistema centralizzato alle persone, che vengono così maggiormente responsabilizzate. Per la sanità, ad esempio, viene indicato un budget personale ed i servizi si stanno autogestendo con grande successo grazie al volontariato, conseguendo un  risparmio fino al 50%. E’ questa un’economia sociale che ci può liberare dai servizi centralizzati.

Infine SAPONARO, nel suo intervento riepilogativo, ha illustrato la necessità di riprogettare il “concetto di amministratore pubblico”. Amministrare il Lazio oggi è assai complesso perché non esiste  una classe di amministratori all’altezza, essendo stati questi eletti in una lista civica di persone spesso prive di esperienza amministrativa, senza alcun rapporto col territorio. Il libro dà una valutazione su ciò che è stato fatto negli ultimi anni. Quello che è mancato sono state soprattutto le scelte e la preparazione culturale necessaria per capire le esigenze e le problematiche del territorio.

Saponaro ha quindi ribadito come nel nostro paese esiste purtroppo una molteplicità di leggi, un autentico ginepraio, tanto da dover operare costantemente una serie di semplificazioni, come egli stesso, durante la sua attività di assessore nel settore dell’artigianato, ha proceduto, passando da 700 a 76 leggi ! Leggi che poi risultano tutt’ora spesso difficili, necessarie di spiegazioni, interpretazioni e soprattutto di semplificazioni. Altra cosa da rilevare è che spesso opere realizzate, come la Nuova Fiera di Roma o la Nuvola di Fuksas, non offrono i risultati auspicati in quanto non sono inserite nel circuito culturale di Roma, né inserite in un contesto di internazionalizzazione; mentre si riscontrano buoni risultati con l’Auditorium, evidentemente perché è gestito bene.

In conclusione ci vuole sussidiarietà, oggi gli enti pubblici non riescono più a gestire il territorio e tra società civile e Regione non c’è dialogo. Occorre costruire progettualità, con ingegno e fantasia, per il bene comune. A giugno uscirà una 2^ parte del libro, che costituirà un nuovo documento per affrontare l’evoluzione dei concetti di rappresentatività, di progettualità, di imprenditorialità.

 

Giuliano Marchetti

www.consulpress.it

 


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Telemarketing: le regole del Garante

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIn concomitanza con l'entrata in funzione del Registro pubblico delle opposizioni, introdotto dalla recente normativa che ha modificato le regole del telemarketing, il Garante privacy ha fissato i limiti entro i quali gli operatori del settore potranno utilizzare i dati personali degli abbonati presenti negli elenchi telefonici per effettuare chiamate con operatore ai fini di invio di materiale pubblicitario, vendita diretta, ricerche o comunicazioni commerciali.

Infatti, gli abbonati che non desiderano ricevere telefonate pubblicitarie dovranno iscriversi al Registro, gestito dalla Fondazione Ugo Bordoni. E proprio per assicurare che la volontà dei cittadini venga effettivamente rispettata, il Garante ha imposto alle imprese una serie di obblighi: le società che operano nel settore del telemarketing non potranno più contattare i numeri degli abbonati che si sono iscritti nel Registro; se un abbonato ha chiesto a una determinata azienda di non essere più disturbato, quell'azienda dovrà rispettare la sua volontà anche se l'abbonato non si è iscritto al Registro; la singola azienda che abbia invece ricevuto in passato il consenso dell'abbonato a ricevere telefonate promozionali, potrà contattarlo, anche se questi è iscritto nel Registro. Tale consenso, che dovrà essere documentabile per iscritto al Garante, potrà comunque essere ritirato in qualunque momento. Con l'entrata in funzione del Registro viene meno anche la possibilità di utilizzare le numerazioni telefoniche contenute in banche dati comunque formate (comprese quelle costituite utilizzando i dati estratti dagli elenchi telefonici prima del 1° agosto 2005), senza aver prima acquisito un consenso ad hoc. Per quanto riguarda le numerazioni presenti in pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque (ad es. albi professionali) esse potranno essere utilizzate solo se le telefonate promozionali risultino direttamente funzionali all'attività svolta dall'interessato (sempre che questi non si sia opposto) o se il telemarketing sia previsto dalla normativa di riferimento. L'avvio del Registro non modifica le regole finora usate  per la pubblicità  via posta o effettuata con strumenti diversi dal telefono (ad es. posta elettronica, telefax, messaggi del tipo Mms o Sms, chiamate automatizzate senza operatore) che prevedono sempre e comunque la richiesta di un consenso preventivo e informato dell'utente.

Il mancato rispetto delle prescrizioni dell'Autorità comporta l'applicazione di una sanzione da 30mila a 180mila euro, che potrà raggiungere, nei casi più gravi, i 300mila euro. (www.garanteprivacy.it)


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