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Internet

Addio raccomandata , spazio alla Pec

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOPosta elettronica certificata: facciamo chiarezza!

 

PEC si? PEC no? Che fare? Ebbene, facciamo chiarezza.

Ormai lo sappiamo tutti: PEC significa posta elettronica certificata, cioè uno strumento che si è conquistato la ribalta grazie ad una norma introdotta dal legislatore con quella decretazione d’urgenza che, nello spirito dell’art. 77 comma 2 della nostra Costituzione, sarebbe stata destinata ad assolvere più impellenti funzioni. La PEC permette di attribuire ad un messaggio di posta elettronica lo stesso valore di una tradizionale lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, con il beneficio aggiuntivo della certificazione sia del contenuto del messaggio che della provenienza della comunicazione (e conseguentemente - ma in termini fortemente attenuati - la presumibile identità del mittente).

Sorprende sapere che la PEC costituisce un prodotto nazionale di eccellenza, dal momento che si fonda su di uno standard esclusivamente italiano. Allora, se questa è la PEC, perché mai dovremmo usarla?

Forse solo perché l’art.16 comma 7 del decreto legge 29 novembre 2008 n. 185 (convertito in legge 28 gennaio 2009 n. 2) ha di fatto imposto di dotersene entro il 2 novembre venturo? Sicuramente no.

Le motivazioni per fruire della PEC sono assai più significative.

La PEC è uno strumento pratico ed efficiente, più “moderno” (e più ecologico) della carta, suscettibile di “certificare” la spedizione dei nostri messaggi che percorrono, a velocità vertiginosa, le “autostrade telematiche” del mondo digitale.

Un secondo motivo di cui tenere conto è costituito dal fatto che la PEC è comunque uno strumento comodo e flessibile, nel senso che il suo impiego non ci obbliga a cambiare il modus operandi che già attualmente utilizziamo.

Altri motivi? Certamente ve ne sono e sarebbe davvero noioso indagarli tutti.

Appare invece più utile esprimere una considerazione: a chi giova la PEC?

Ebbene, la PEC giova certamente agli “addetti ai lavori”, cioè ai fornitori dei servizio ed a tutto l'indotto di internet (providers, produttori connettività, hardware, software, siti web, ecc.), sia per l'effetto trainante derivante dall'obbligo per tutte le aziende ed i professionisti di dotarsi dello strumento, sia per la maggiore sensibilità alle nuove tecnologie generate dall’utilizzo dello strumento.

Giova anche agli operatori del contesto produttivo (aziende e professionisti) che ne guadagnano in termini di efficienza, risparmio di oneri economici (il costo annuale della PEC è ampiamente inferiore alla spedizione di 5 lettere raccomandate) e di tempi di spedizione (pochi istanti per la PEC a fronte di settimane per attendere il ritorno di un normale avviso di ricevimento).

Giova inoltre anche alla pubblica amministrazione, per risparmiare e velocizzare pratiche e per conservare ordinatamente ogni documento mediante una più organizzata archiviazione digitale.

Giova quindi anche ai cittadini, sia per il risparmio generato sulla spesa pubblica, sia per la migliore interazione con aziende, banche e pubblica amministrazione in genere.

Ma allora, se giova a tutti (o quasi), perché molti la boicottano?

Può davvero essere la mancanza di adeguata informazione o forse il motivo e che già sentiamo la nostalgia di quando il postino bussava sempre due volte?

 

Alessandro Graziani*

Avvocato del Foro di Roma


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Il Software Libero

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOL'organizzazione non governativa non-profit, dedicata al Software Libero.

 

Nel 2001 la FSFE è stata fondata come organizzazione europea sorella della Free Software Foundation di Boston (USA). Il cancelliere della sezione italiana, Stefano Maffulli, ha spiegato ad InGiustizia lo spirito che anima l’organizzazione «La FSFE si dedica a supportare il Software Libero in Europa in tutti i suoi aspetti. Creare consapevolezza su questo tema, rafforzare il Software Libero politicamente e legalmente, dare libertà alle persone supportando lo sviluppo di Software Libero, sono questioni centrali per la FSFE. L'accesso al software determina chi può participare a una società digitale. Quindi le libertà di usare, copiare, modificare e redistribuire il software, descritte nella definizione di Software Libero, consentono a tutti una pari possibilità di partecipazione all'era dell'informazione. La visione del Software Libero consiste nel fornire una solida base per la libertà in un mondo digitale, sia dal punto di vista economico e sociale/etico. Il Software Libero è una pietra miliare per la libertà, la democrazia, i diritti umani e lo sviluppo di una società digitale».


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Facebook: la nuova frontiera degli studi informatici

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOSi sa, la pubblicità è l’anima del commercio, e, se poi si considera che facebook è ormai considerato il social network più diffuso (e più visitato), il connubio è inevitabile. A questo treno che corre a folle velocità, si sono agganciati anche gli studi legali; si badi bene, gli scopi sono molteplici, non solo azioni di marketing muovono questa iniziativa, bensì anche la possibilità di scambiarsi opinioni, consigli pratici, aprire forum, insomma in poche parole per espandere e sviluppare la professione e la professionalità dello studio legale. Poiché grazie alla facilità e alla intuitività del social network, far giungere alle masse le proprie idee e/o opinioni risulta un compito molto più agevole di quanto non lo fosse non più di qualche anno fa. Infatti Facebook “pullula” di gruppi, l’iscrizione ai quali dà la possibilità agli studi legali di diffondere in nuovi spazi (altrimenti irraggiungibili) i concetti più profondi del sistema giustizia.

Attenzione, però, non è tutto oro ciò che luccica.

Ogni medaglia ha il proprio retro. L’utilizzo di questa tecnologia, ha causato al mondo giuridico non pochi problemi; è notizia recente infatti, riportata dal Financial Times, di un tribunale australiano che ha stabilito la possibilità di utilizzare Facebook come mezzo di notifica nei confronti di imputati irreperibili ma iscritti al social network. Fondamentale poi non sottovalutare il rischio che l’attività svolta dagli studi legali sul portale possa ledere la privacy dei propri clienti e non solo.

Bisogna quindi prestare bene attenzione a cogliere i soli vantaggi del fenomeno, che consentano di utilizzare il social network che vanta il maggior numero di accessi giornalieri per raggiungere giovani e non, al fine di diffondere e sviluppare la conoscenza del mondo giuridico, la quale non risulta più “ingabbiata” tra studi legali, notarili, aule di tribunale e facoltà universitarie, ma libera di raggiungere spazi molto più aperti ove il confronto e la discussione non incontrano “paletti” o rigidi formalismi.

 

Vincenzo Morelli


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SIAMM: nuovo applicativo

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOCon il nuovo applicativo informatico per la liquidazione delle spese di giustizia si preannuncia una forte accelerazione dei tempi.

L’Informatizzazione della giustizia avanza velocemente, dal primo gennaio infatti, è attivo, presso il tribunale ordinario di Roma l’applicativo SIAMM. Tramite il menzionato applicativo, i Difensori potranno far pervenire, per via telematica, alle cancellerie del Tribunale, le istanze di liquidazione delle spese di giustizia. Da quest’anno quindi l’utilizzo del sistema di trasmissione telematica, da parte dei Professionista, consentirà l’automatica “importazione” delle relative istanze, a cura della cancelleria del Giudice compente all’emissione del provvedimento di liquidazione, nel sistema SIAMM. Ciò comporterà sicuramente un’accelerazione e contenimento dei tempi necessari, fino ad ora, per l’emissione del mandato di pagamento da parte dell’Ufficio, infatti non appena il Magistrato avrà provveduto, si eseguirà la trasmissione telematica degli atti all’Ufficio Spese di Giustizia per la successiva emissione del mandato di pagamento. Compilare in forma elettronica le istanze di liquidazione della parcella di avvocati relativa a cause (civili e penali) è molto semplice, infatti il sistema ha una interfaccia molto intuitiva in cui gli utenti sono i veri protagonisti dell’Applicazione. Il beneficiario è individuato dalla propria qualifica (perito, interprete, difensore, custode, etc). Al termine di inserimento di tali dati, il sistema rende possibile la registrazione di una richiesta di liquidazione da presentare alla Cancelleria competente per il provvedimento di liquidazione. L’utente, cioè, seguirà un percorso guidato ed è accompagnato attraverso la compilazione di tutte le sezioni necessarie di tale percorso. Al termine della compilazione, il beneficiario risulterà già registrato in anagrafica e, pertanto, per le istanze successive basterà ricercarsi all'interno del sistema per recuperare i propri dati. L’informatizzazione del Tribunale di Roma (che come è ben noto è fra i più grandi d’Europa) consentirà un’accelerazione delle tempistiche, ma soprattutto un ulteriore passo avanti verso una maggiore efficienza della giustizia, che purtroppo è ancora posizionata agli ultimi posti nelle classifiche internazionali per celerità.

Diego De Gioiellis


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