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Diritti

Contributo di solidarietà

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIn questi giorni sta infuriando la polemica sulla posizione assunta dai calciatori, riguardante il loro rifiuto ad assoggettarsi al così detto “contributo di solidarietà”, come disposto dall’ultimo decreto legge, varato dal governo, per fronteggiare l’ennesima crisi che sta coinvolgendo finanziariamente l’intero pianeta. I Signori calciatori (la “c” di calciatori è volutamente in carattere minuscolo, cosi come la “g” di governo), tra l’altro sostenuti dalla loro Associazione di categoria, asseriscono che nulla debbono in quanto le loro retribuzioni sono state concordate “al netto” d’imposte e tasse con i propri datori di lavoro (le Società Calcistiche). Quasi contemporaneamente similari rimostranze sono state sollevate da numerosi parlamentari (decisamente poco onorevoli), tra l’altro con toni più lamentosi, quasi piagnucolosi, in quanto – a loro avviso – verrebbero coercizzati da tale decreto a subire un prelievo fiscale non previsto, né programmato, come hanno dichiarato in varie interviste su Radio Radicale. A questo punto, ritengo siano opportune e necessarie alcune osservazioni:
1) A prescindere dalle interpretazioni giuridiche della normativa in oggetto, la questione riguarda un problema di sensibilità che, a quanto pare, non lambisce minimamente né i signori calciatori, né i signori parlamentari.
Per quanto riguarda i “calciatori”, questi – con il loro atteggiamento – dimostrano di costituire una categoria o una ennesima casta (a livello vip e star) di “lavoratori” – per così dire – strapagati nonché privilegiati e che pertanto, dall’alto dei loro stratosferici appannaggi, non dovrebbero fingere di non sapere che ci sono famiglie che stentano ad arrivare a fine mese. 
Così come l’altra casta dei parlamentari, che piagnucola a Radio Radicale per future eventuali decurtazioni a prebende e privilegi, non dovrebbe fingere di non sapere che quanto ognuno di loro spende in un intero mese, per le prelibatezze dei menù nei ristoranti della Camera e del Senato, corrisponde a quanto una famiglia spende quotidianamente, e con sacrificio, nel reparto alimentare di un supermercato.
2) La “questione” mossa dai calciatori, secondo cui la retribuzione contrattata con i propri datori di lavoro deve intendersi “netta”, conferma quanto più volte affermato sulla Consul Press, ove si è sempre evidenziato come le imposte sulle retribuzioni a carico dei lavoratori-dipendenti, nel settore privato, non gravano assolutamente sugli stessi dipendenti, ma solo sui loro datori di lavoro.
Infatti nella realtà, quando il dipendente - in sede di contrattazione con la propria  azienda - concorda la  propria “retribuzione netta”, è l’imprenditore che sulla base dell’importo netto deve ricostruire a tavolino un importo lordo da assoggettare a contributi previdenziali e all’Irpef che, poi, sarà tenuto a versare tramite il modello F24.
Quanto qui nuovamente asserito, nel punto 2, è stato condiviso anche dai quotidiani “Rinascita” e “L’Opinione”, nonché dal mensile “Il Borghese” che hanno a suo tempo pubblicato alcuni articoli della Consul Press in cui veniva ribadita tale tesi.
Ciò con buona pace dei sindacati e delle sinistre che sostengono come i lavoratori-dipendenti siano gli unici a pagare interamente le imposte, perché trattenute direttamente sulla loro busta paga, mentre – a loro dire – i lavoratori autonomi ed i professionisti sono sempre gli unici ed i soliti evasori.

Giuliano Marchetti

 


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I diritti sono fatti così

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOI diritti sono fatti così: se non li conosci ti servono a poco e niente. E i diritti umani, anche se li consideriamo un progresso della nostra civiltà talmente grande da essere irreversibile, non possono essere dati per scontati o considerati come qualcosa di oramai acquisito. La nostra storia è costruita sulla violazione di quei diritti umani e sulla consapevolezza, sempre tardiva, del male commesso. Il ripetersi a distanza di pochi anni degli stessi orrori in altri paesi fa pensare, ad una più attenta riflessione, che questo progresso sia solo una pia illusione e che i principi stabiliti in numerose carte dei diritti umani e fondamentali siano destinati a rimanere lettera morta. Le discriminazioni dei più deboli di oggi a confronto sembrano poca cosa se paragonate alle violazioni di diritti umani che hanno fatto la storia, ma esse nascono dallo stesso sentimento di incomprensione del diverso da noi e dal tentativo di sottometterlo. Queste sono le fondamenta latenti per successive discriminazioni. Ecco allora il ruolo delle carte internazionali dei diritti umani e il compito degli avvocati in questa vicenda.
Infatti è proprio con il pensiero rivolto alle piccole e grandi violazioni di tali diritti che la Scuola Superiore dell’Avvocatura del Consiglio Nazionale Forense, di concerto con la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova, ha stampato una raccolta delle principali carte internazionali e sovranazionali a tutela dei diritti umani e fondamentali della persona con la prefazione di autorevoli giuristi. Il volume sarà distribuito ai praticanti che frequentano le Scuole forensi promosse dagli stessi Ordini degli avvocati, ma si auspica l’estensione a tutti gli iscritti. Il fine è quello di ricordare agli avvocati di domani il valore etico e la coscienza morale di cui devono farsi portatori nella nostra società. Valore etico perché con la loro professione rendono ordinata una società dove altrimenti dominerebbero violenza e prevaricazione. Coscienza morale perché con la loro presenza sono capaci di diffondere nella nostra società quella cultura dei diritti fondamentali che dovrebbe informare non solo i nostri rapporti giuridici ma, più in generale, il modo di relazionarci in società.
La svolta, passata sotto silenzio, della Carta di Nizza in particolare ha portato all’integrazione dei principi delle carte fondamentali nel diritto degli stati appartenenti alla UE, salvo poche materie che ne sono rimaste fuori. I diritti sono fatti così: un limite tanto allo strapotere dei mercati quanto all’iniziativa di qualche “impulsivo” che pensi che di aver trovato la soluzione facile al “problema” dello straniero, dell’immigrato o di qualunque altro “diverso”. I diritti bisogna conoscerli; agli avvocati l’oneroso compito di farli valere nei tribunali. La scienza ci fa fare passi da giganti, le carte dei diritti fondamentali ci aiutano a non fare i passi del gambero.

Massimo Reboa


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Sull’affidamento condiviso iniziate le audizioni al Senato

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIeri, 29 giugno, sono iniziate presso la Commissione Giustizia del Senato le audizioni in merito ai ddl 957 e 2454 che modificano la legge 54/2006 sull’affidamento condiviso. Tra i soggetti auditi la Libera Associazione Donne Divorziate e Separate (LADDES Family FVG, ma di recente allargatasi in ambito nazionale) e Crescere Insieme, alla quale si devono i suddetti ddl. Le due associazioni, in perfetta sintonia, hanno fatto notare come la nuova proposta nasca da una pressoché completa inosservanza della legge in vigore, che sacrifica tutti i  membri della famiglia separata, a partire dai figli, cui si negano diritti indisponibili in nome di un “interesse del minore” che ne è l’esatto contrario. L’affidamento condiviso rappresenta, infatti, la scelta effettuata dal Parlamento a larghissima maggioranza tra i modelli monogenitoriale e bigenitoriale di gestione dei figli a favore del secondo, caratterizzato dalla presenza equilibrata di entrambi i genitori, entrambi investiti di compiti di cura a vantaggio dei figli, ai quali provvedere direttamente. Il sistema legale, che già era riuscito a ritardare di 12 anni questa svolta, ha insistito invece nel privilegiare il vecchio modello, attribuendo a un solo genitore, il collocatario, ogni responsabilità e fatica e all’altro solo l’obbligo di trasferirgli denaro, con una frequentazione del tutto squilibrata dei due nuclei allevanti. Il completo scollamento del sistema legale dal paese reale – unito ancora una volta, madri, padri e figli,  nel chiedere effettive pari opportunità per tutti – è stato ieri confermato ancora una volta, essendosi i rappresentanti di AIAF, OUA, UNCM e AIMMF arroccati a difesa del modello monogenitoriale, lasciando all’altro solo la derisione del nome. Le associazioni promotrici si impegnano a proseguire la loro civile battaglia, confidando che il potere legislativo sappia difendersi dalle invasioni di campo del potere giudiziario.

 


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Istituzione dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIl Senato in data 22 giugno ha approvato in via definitiva la legge istitutiva dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza che finalmente pone il nostro Paese in una situazione di parità con gli altri Stati europei che da tempo avevano istituito questa figura di garanzia, di preminente e centrale importanza nella promozione e tutela dei diritti delle persone in età evolutiva. L’approvazione della legge è tanto più significativa in quanto nasce dalla sinergia trasversale di forze politiche di maggioranza e di opposizione, con l’appoggio e la collaborazione attiva di significative istanze della società civile, inaugurando, si spera, uno stile di collaborazione almeno nelle aree famiglia e minori che debbono costituire terreno fertile di incontro di diversi approcci per dotare il Paese degli strumenti  legislativi di cui necessita con urgenza. Non ci si può esimere dal rilevare che invece di segno opposto sono gli eventi che segnano il percorso della pure auspicata riforma sulla filiazione, che ad oggi vede il disegno di legge delega del governo, benemerito ma significativamente migliorabile, blindato e tetragono ad ogni tentativo di pur opportuno emendamento.

http://www.cameraminorile.com/


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Monumento in memoria di Francesco Cecchin

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIl Comitato "Giardino Francesco Cecchin" con un comunicato stampa risponde alle perplessità sollevate dal PD capitolino e dall'Anpi ccirca la costruzione di un monumento in Piazza Vescovio, in memoria del giovane Francesco Cecchin, giovane di destra morto il 16 giugno del 1979 nel quartiere Trieste in circostanze mai del tutto chiarite, vittima degli anni di piombo.

 

"Dall’articolo apparso in data 20 maggio u.s. sul quotidiano Repubblica.it, apprendiamo con stupore ed amarezza che il PD capitolino e l’Anpi, sezione Musu-Regard riterrebbero “inopportuna” la deposizione di una stele in memoria del giovane Francesco Cecchin, morto il 16 giugno 1979 in seguito alle lesioni riportate nel corso di un’aggressione politica consumatasi in uno dei periodi più bui della nostra Repubblica ed i cui autori, come in tanti altri casi, non sono mai stati ufficialmente identificati.

L’articolo prende spunto ed informazioni da un gruppo aperto creato nel mese di giugno 2009 sul social network Facebook, a cui sin da subito hanno aderito oltre 1.400 cittadini romani e non, oggi oltre 1.500, nella condivisione del ricordo di un barbaro omicidio e nel desiderio di vedere confermata dalle istituzioni la volontà di proseguire nella ricerca di una verità sino ad oggi ancora negata alla famiglia, agli amici, alla società tutta.

Le naturali perplessità che sorgono in chi quella Piazza la vive da 40 anni, nel leggere di “preoccupate reazioni” di non meglio identificati soggetti, crollano a fronte di un ricordo che da 31 anni, generazione dopo generazione, ha portato e porta ancora oggi pacificamente e civilmente in quella piazza  migliaia di ragazzi, giovani ed adulti, semplici cittadini, ogni 16 giugno. Questa presenza forte ed incredibile, commossa e popolare, ha da sempre evidentemente pesato su chi non sa cambiare se non nelle parole e prosegue con lo stesso linguaggio stereotipato ad invocare patenti democratiche ormai superate dalla storia.

In nome di tale volontà nel mese di luglio 2009 è stato costituito un Comitato per l’intitolazione del Giardino di Piazza Vescovio, teatro dell’omicidio, a Francesco Cecchin e, in una comunicazione ufficiale, peraltro presente sin dall’inizio sul Gruppo, è stato richiesto al Sindaco di Roma di voler dare un segnale tangibile in tale direzione ai parenti, ai tanti amici di Francesco, ai cittadini di un intero quartiere e della Città che ancora ha la piena e radicata memoria di quanto accadde, inserendo un manufatto che ricordasse la tragica fine all’interno di un assai più ampio progetto di riqualificazione urbana di portata ben più ampia della sola Piazza, previsto da Roma Capitale e dalle Istituzioni del Municipio II.

Dall’articolo sembrerebbe che l’intera operazione sia stata fatta nel più totale silenzio, mentre basta aprire la pagina del gruppo di FB, addirittura nella descrizione del gruppo stesso, per rendersi conto che di tale operazione si parla apertamente e sin da subito, nella più assoluta chiarezza e trasparenza, a partire proprio dalla richiesta formale consegnata al Sindaco.

Come rappresentanti del Comitato, nello stigmatizzare posizioni che a pochi giorni dalla 32 commemorazione di Francesco Cecchin appaiono ai nostri occhi strumentali e contrarie a qualunque percorso di possibile condivisione della memoria, sottolineiamo che proprio a fronte di anni di forti richieste da parte dei cittadini del Municipio e della Città le Istituzioni capitoline hanno finalmente dato una risposta concreta, che tale risposta viene da noi intesa come un segnale di volontà nella direzione della ricerca di una verità senza la quale nessuna condivisione sarà mai possibile e che, infine, l’unica “inopportunità” da noi ravvisata, ammesso che ve ne sia una, è che ci siano voluti ben 32 anni per giungere a questo piccolo, ma significativo, risultato a fronte della forte richiesta da parte dei Cittadini romani romana e non.

La stele in ricordo di Francesco Cecchin è un simbolo condiviso con la gente della Piazza, con i suoi abitanti, con i commercianti, con il quartiere. Non vi è alcuna divisione, non si esprime con essa alcun estremismo ma solo il forte sentimento che esalta il significato della vita umana ed il suo immenso valore. Il resto è inutile e pericolosa retorica di parte".

A nome del Comitato “Giardino Francesco Cecchin”.


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