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Diritti

Figli naturali: assistenza morale

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLO"Il figlio ha diritto ad essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni". Così riporta l'articolo 315 bis del codice civile, in vigore dal 1° gennaio 2013, in virtù delle modifiche apportate dall'art. 1, comma 11, L. 219/2012 "Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali". La riforma, che di fatto che eguaglia i diritti dei figli naturali a quelli dei legittimi, ovvero nati all'interno del matrimonio (nel Codice Civile le parole "figli legittimi" e "figli naturali", ovunque ricorrono, sono sostituite dalla parole "figli") incide, dunque, anche sulla disciplina inerente la potestà genitoriale. La previsione, nella nuova formulazione, contempla espressamente il diritto dei figli – nati al di fuori o all'interno di un rapporto matrimoniale – a crescere in famiglia e a mantenere rapporti significativi con i parenti. Il figlio minore che abbia compiuto i 12 anni, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha altresì diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano. Si generalizza per legge dunque (oltre a quanto già prevede l'articolo 155-sexies del codice civile per la separazione e il divorzio) il diritto del minore a esprimere il suo punto di vista.


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Responsabilità da cose in custodia

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOLa Cassazione, con la sentenza n. 27898/11, si occupa nuovamente del delicato tema della responsabilità da cose in custodia, di cui all'art. 2051 c.c.. Il caso: S.P.P. conveniva in giudizio il Comune, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni subiti a seguito di una caduta, avvenuta nel tardo pomeriggio del giorno 11 gennaio 1998, mentre percorreva la rampa di scale che dall'interno dell'edificio portava all'uscita. L'attore esponeva di essere scivolato su uno dei gradini, a causa della mancanza di illuminazione nonchè dei detriti e dei calcinacci che imbrattavano il percorso. In primo grado la domanda veniva rigettata, per poi trovare accoglimento in appello, così che il Comune decideva di proporre ricorso per Cassazione. La Suprema Corte, tuttavia, ha confermato la sentenza impugnata, ribadendo come la responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia, prevista dall'art. 2051 c.c., prescinde dall'accertamento del carattere colposo della condotta del custode e dall'accertamento della pericolosità della cosa, "avendo natura oggettiva e necessitando, per la sua configurabilità, del mero rapporto eziologico tra bene ed evento, di talchè essa sussiste, in definitiva, in relazione a tutti i danni cagionati dalla res, sia per la sua intrinseca natura, sia per l'insorgenza in essa di agenti dannosi, essendo esclusa solo dal caso fortuito (Cass. civ. 7 aprile 2010, n. 8229; Cass. civ. 19 febbraio 2008, n. 4279; Cass. civ. 5 dicembre 2008, n. 28811)". Nel caso di specie, quindi, mentre l'attore aveva dimostrato che la caduta si era verificata lungo la scala di un edificio di proprietà del Comune, a causa della mancanza di illuminazione nonchè a causa della presenza di calcinacci sui gradini, il convenuto, invece, non aveva fornito prova alcuna di aver adottato tutte le misure idonee a scongiurare danni a terzi, così che, a parere degli Ermellini, era da ritenersi responsabile ai sensi dell'art. 2051 c.c..

Daniele Costa


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Tutela europea dei diritti umani

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOCon il patrocinio di Thorbjørn Jagland, Segretario Generale del Consiglio d'Europa prende il via a partire dal 23 novembre 2012 il CORSO DI SPECIALIZZAZIONE SULLA TUTELA EUROPEA DEI DIRITTI UMANI. Il corso di specializzazione, giunto alla sua XIII edizione, si articola in una serie di quattro incontri, della durata di tre ore ciascuno, che si terranno presso l'Aula Magna della Suprema Corte di Cassazione, il venerdì ed il sabato. Durante il corso i partecipanti potranno accedere alla documentazione relativa a ciascuna lezione attraverso il sito dell'Associazione (www.unionedirittiumani.it ). Le iscrizioni al corso dovranno effettuarsi presso la segreteria dell'Unione forense per la tutela dei diritti umani (Sig.ra Gioia Silvagni), tel. 06 8412940, e.mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. entro il 22 novembre 2012 e sino al numero massimo di 200 partecipanti. La quota di iscrizione è di € 150,00 (comprensiva di IVA) inclusiva della documentazione distribuita durante il corso. Al termine del corso sarà rilasciato ai partecipanti un attestato di frequenza che darà titolo al riconoscimento di n. 16 crediti formativi da parte del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma.


 


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Banca dati dei minori adottabili

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIl Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha accolto il ricorso presentato da Ai.Bi. (Associazione Amici dei Bambini) contro il Ministero della Giustizia per la realizzazione della Banca Dati dei minori adottabili. La  Banca Dati prevede la messa in rete da parte dei 29 Tribunali italiani dei Minori di un database che contiene: i dati relativi «ai minori dichiarati adottabili nonché ai coniugi aspiranti all'adozione nazionale e internazionale», con indicazione di ogni informazione utile a garantire l'adozione nel più breve tempo possibile (legge 149/2001, art. 40, comma 1); i dati "riguardano anche le persone singole disponibili all'adozione" (149/2001, art. 40, comma 2). Dopo la sentenza del 1° ottobre 2012, il Ministero della Giustizia, incaricato alla realizzazione del database dei minori adottabili dalla legge 149, è stato condannato, dopo oltre 10 anni di inadempienza, a creare la Banca Dati entro 90 giorni.


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Per crescere, giustizia civile

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOLa grande occasione offerta dalla recessione economica e la raggiunta consapevolezza che il fenomeno "Giustizia", in particolare "Giustizia Civile", costituisca il maggior ostacolo alla crescita del Paese e per essa agli investimenti nazionali e internazionali, può offrire l'opportunità di avviare una riforma organica del processo civile, un inizio fattibile per svecchiare, semplificare, troncare difetti ed antichi rituali obsoleti ed improduttivi. La ricetta è tanto semplice quanto di difficile applicazione: abbandonare l'inefficace principio del come dovrebbe essere (metodo deduttivo) e affrontare il fenomeno per come è (metodo induttivo), con interventi possibili e praticabili, sempre tenendo conto che si lavora su un sistema ed ogni modifica comporta effetti collaterali su le altre componenti dello stesso sistema. Il Sistema Giustizia non è un'isola indipendente dai fenomeni che hanno travolto l'Italia, a sua volta è parte di un sistema più grande, il Sistema Italia. Forse per la prima volta (è stata sempre in primo piano la "giustizia penale") i vertici delle istituzioni pubbliche e private, il mondo dell'informazione, le forze della economia reale hanno metabolizzato che la "Giustizia Civile" ha effetti collaterali sulla economia del Paese, sulla amministrazione finanziaria, sul senso di appartenenza dei cittadini, sulla credibilità dell'Italia all'estero, sul livello di civiltà della nazione, sulla difesa della dignità degli onesti, sul favore improvvido dato ai debitori, su tutti coloro che lavorano e producono, contribuendo alla ricchezza del Paese (PIL) ed in primo luogo sulla crescita dell'Italia. E' ormai acclarato che il fallimento della "Giustizia Civile", unitamente a quella perenne piovra della "Burocrazia", costituisce l'impedimento principale allo sviluppo della bella Italia. L'Avv. Prof. Paola Severino, Ministro dello Giustizia (il solo ministro ad avere rilievo costituzionale art. 110) deve cancellare con decreto o altro provvedimento ad effetto immediato tutte le commissioni, comitati, gruppi di esperti, suggeritori a vario titolo che si sono occupati di "Giustizia Civile"; deve consultare congiuntamente, come è stato fatto per la riforma del mercato del lavoro, "quelli della Giustizia Civile": Confindustria, Rete Imprese, Confcommercio, Confesercenti, Abi, Ania, alleanza delle Coop, i Presidenti degli Ordini territoriali più rappresentativi, il COLAP, il CUP e se utile il Laboratorio Forense che mi onoro di coordinare. La consultazione deve durare una sola settimana e nei 15 giorni successivi, dopo aver acquisito e sintetizzato tutti gli studi, indagini, proposte realizzati sul tema, deve essere "prodotto" un primo pacchetto di provvedimenti, compatibile con i successivi nel quadro di una riforma organica del Sistema. Si può fare, si deve fare per aiutare il Governo Monti impegnato a salvare l'Italia. In un dotto articolo su questo giornale Dimitri Buffa ha segnalato che la mala giustizia (civile) costa 5 punti di PIL. Gli antagonisti, del tutto inconsapevoli, potrebbero essere una parte della Magistratura, arroccata su modelli desueti, convinta di detenere le formule per la ristrutturazione del "Sistema Giustizia", senza averne le competenze specifiche quali: conoscenze di econometria, statistica descrittiva, sociologia dell'organizzazione, analisi costi-benefici, calcolo della produttività ecc. Peraltro, essendone parte in causa, con evidenti coinvolgimenti emotivi e di pratica professionale. Comprensibilmente coloro che si sentono idonei per indicare il percorso del processo di ammodernamento, fatalmente possono essere elementi che ne impediscono la fattibilità. Compromettere il futuro vorrebbe dire non agire, non possiamo più guardare al passato e vivere di ricordi. La soluzione non è tanto sui principi, ma si basa sull'efficienza, sulla produttività, sulla organizzazione del lavoro, sul metodo costi-benefici, sulla privatizzazione di alcune procedure da attribuire agli avvocati, per accrescere la domanda di lavoro e far partecipare i nuovi giovani professionisti, attraverso un outsourcing rispetto alle attività proprie della magistratura e ausiliari. Efficienza e competitività. I Tribunali lavorano al 50% al di sotto delle loro capacità (turnazione di 6 ore + 6, mattina e pomeriggio): a) raddoppiare il numero dei togati con immissione nei ruoli di avvocati con 15 anni di professione certificata attraverso un concorso-colloquio; b) trasferire gli esuberi della P.A. più personale in mobilità, cassaintegrati, esodati nelle cancellerie dei Tribunali, previo un corso di formazione di tre mesi gratuito organizzato dagli Avvocati; c) licenziare con effetto immediato i Giudici di Pace che non superano un test di verifica sulla conoscenza delle procedure e dei codici ed assumere con un concorso-colloquio, da indire entro 6 mesi, giovani avvocati under 40 con 10 anni di professione certificata. Ampliare l'area della competenza professionale dell'avvocato, conquistare nuovi territori per l'agire forense, creare nuove opportunità, riappropriarsi di competenze sottratte, rivendicare posizioni professionali che vengono impropriamente svolte da altri professionisti. In breve ridisegnare i confini della competenza forense (accertamento tecnico preventivo, compravendita immobiliare fino a € 200 mila; pignoramento; procedimento di ingiunzione; privatizzazione delle esecuzioni; separazione personale consensuale ecc.). Le riforme degli anni '90, le sezioni stralcio operative dalla fine del 1998 non hanno prodotto i risultati sperati. I ruoli civili di "nuovo rito" hanno raggiunto consistenze eccessive. La stessa istituzione del giudice unico di primo grado (dlgs. 19 febbraio 1998, n. 51) si è rivelata misura insufficiente. Da oltre 10 anni gli operatori del diritto segnalano che la prima cosa da fare è "togliere carico di lavoro al giudice"e che la soluzione può essere cercata in due direzioni: a) aumentare considerevolmente il numero dei magistrati; b) diminuire in modo altrettanto consistente la mole dei loro affari. La seconda soluzione inizialmente è più percorribile perché agisce sulla organizzazione e sul tipo di lavoro del giudice: il giudice entra nel processo solo quando deve giudicare. Le parti ed i loro difensori si riappropriano dei tempi e dei modi di introdurre, trattare ed istruire le controversie civili.

Carlo Priolo*

Avvocato del Foro di Roma


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