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Magistratura

Magistrati ed avvocati a confronto

La pancia non è uguale per tutti.

 

Quando si tratta dei propri soldi l’attenzione è massima, per gli altri poco importa.

Con veemenza e malcelata ipocrisia i Magistrati si sono sollevati contro i tagli ai loro stipendi di dipendenti dello Stato, superprotetti e superpagati, anche se è vero che sono una risorsa importante, ma credo non la sola.

Quando si tratta di decidere delle spese di lite per gli avvocati nei processi la discrezionalità è volatile come i titoli di borsa. Tariffe fissate con decreto, spese documentate, adempimenti dovuti, compimenti istruttori risultanti dal fascicolo d’ufficio, tutta carta straccia.

Si decide secondo un criterio umorale, con valutazioni unilaterali, del tutto arbitrarie. La compensazione delle spese segue le previsioni meteorologiche, il lavoro dell’avvocato è un optional; è fatto per sport, una sorta di passatempo, ma ….. Evviva, anche i Magistrati hanno una pancia, la loro ed a volte molto pronunciata.

Scusate dimenticavo, per completezza di informazione, va detto che si preoccupano dei giovani Magistrati e dei giovani avvocati chi si preoccupa? Forse quando decidono sulle spese di lite verificano l’anno di nascita del difensore. Sembra che la pancia non è uguale per tutti, come invece la legge.

Ovviamente l’Organismo Unitario della Avvocatura (l’eminente organo politico degli avvocati) è latitante. Basta firmare il Patto per la Giustizia, qualche convegno e via.

 

Carlo Priolo* Avvocato del Foro di Roma


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L'anticopyright nella new economy

Riflessioni di un giudice artista

Mi presento. Sono il giudice Francione che emise nel 2001 la sentenza anticopyright.
Assolsi quattro venditori di cd extracomunitari per stato di necessità (fame), avendo rilevato un danno sociale in concreto inesistente per il limitato numero di copie vendute e per analogia con la diffusione anticopyright dell'arte libera e gratuita in rete.
Tutti compravano e comprano cd per strada, tutti scaricavano e scaricano musica e altro dalla rete col peer to peer e condannare a 8 mesi quei poveracci mi sembrava davvero ingiusto.
Oltre a giudice (ora in pensione) sono un drammaturgo e hactivist socioculturale a tempo pieno. In veste di artista ho elaborato una nuova teoria del diritto d’autore in chiave anticopyright che ho esposto nel recente convegno UN SALTO QUANTICO PER L’ECONOMIA ( 27-28-29 gennaio 2011; La Sapienza Università di Roma - Facoltà di Economia) nella mia relazione La New Economy attraverso il diritto e l’arte Reputo che l’opera d’arte non sia dell’autore ma dell’Umanità, da cui l’artista ricava tutti i materiali, pur riconoscendogli una paternità morale e un limitato diritto di sfruttamento commerciale. In questa strategia sono andato oltre le Creative Commons, che rappresentano una riforma moderata del diritto d’autore conservatore attuale ma non risolvono i problemi di fondo. Le licenze CC. sono comunque sottoposte alla volontà dell'autore che potrebbe anche non rilasciarle.
Nell'anticopyright, invece, all'autore "va imposta la diffusione libera e gratuita delle sue opere nella Cyberteca Universale" salvo a lucrare per quanto può sul prodotto confezionato. Come funziona l'anticopyright. Finisce il ricatto del prodotto artistico che può essere utilizzato solo pagando. L'arte e' di tutti!
Con l'anticopyright, se hai i soldi, paghi il mio prodotto confezionato (ad es. libro cartaceo). Se hai pochi soldi, paghi il prodotto degradato (dvd, cd, dischetto etc.). Se non hai soldi, usufruisci gratuitamente della mia opera in rete. Ciò grazie alla cyberteca universale dove ogni autore è tenuto a depositare e mostrare la sua opera. E l'autore guadagna? Certo che guadagna: in primis il vero profitto per l'autore è veder diffusa la sua opera ma poi anche materialmente guadagna ad es. col vendere comunque il prodotto confezionato o degradato, con l'esecuzione dei suoi pezzi, col ricevere dal server una percentuale in rapporto al tempo necessario a scaricare la sua opera e così via. Sintetizzando il motto del copyright, in certo senso “ricatto legalizzato” della old economy, è: "Prima paghi e poi leggi, ascolti la musica, vedi il film"; Il motto dell'anticopyright, autentico potlach ovvero dono vicendevole della new economy, è: "Prima l e g g i , ascolti, vedi e poi, eventualmente, acquisti".
La verità è che la rete e il mondo sono già anticopyright.
Che il legislatore possa adeguarsi, se no i magistrati, noi fruitori liberi di arte e cultura, ci mandano tutti in galera… Anche se per la verità non basterebbe un continente come l’Australia per contenerci tutti! Altre informazioni: http://www.antiarte.it/eugius/ sentenza_anticopyright1. htm Mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

Gennaro Francione


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