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Roma (foro)

La riforma della Cassa Forense

Intanto per gli avvocati è caccia al voto.

 

I risultati delle elezioni della Cassa Forense li sapremo presto visto che in questi giorni gli avvocati sono stati chiamati alle urne per decidere chi rientrerà tra gli 11 delegati che spettano al collegio elettorale del Lazio.

Ma visto che in questi mesi si è parlato molto del testo definitivo della riforma della previdenza forense che il Comitato dei Delegati ha licenziato il 17 settembre 2008, vediamo quali sono i principali cambiamenti che interesseranno gli avvocati.

La modifica più significativa attiene all' età pensionabile, che passerà dagli attuali 65 anni a 70 anni. Il Comitato ha però previsto due deroghe all' innalzamento della pensione ai 70 anni. La prima è stata riconoscere all'iscritto la facoltà di anticipare, rispetto a quanto previsto dalla citata scaletta, il conseguimento del trattamento pensionistico a partire dal compimento del 65° anno di età (fermo restando i requisiti della anzianità di iscrizione e contribuzione) perdendo il 25 % della pensione che avrebbe maturato al 70 anno di età.

L'importo della quota di base verrà ridotto nella misura dello 0,41% per ogni mese di anticipazione rispetto al requisito anagrafico ricordato e che corrisponde ad un 5% l'anno. La seconda possibilità ha riguardato un emendamento piuttosto sofferto che ha stabilito che questa riduzione non si applica ove l'iscritto, al raggiungimento del 65° anno di età, abbia maturato un'anzianità di effettiva iscrizione e contribuzione pari ad almeno 40 anni. In tale ipotesi percepirà la pensione nella sua interezza.

Tale emendamento consente di "premiare" gli avvocati che hanno avuto una lunga militanza professionale accompagnata da un' immediata iscrizione alla Cassa. Il Comitato dei Delegati ha votato anche a favore dell'introduzione della pensione Modulare, una sorta di pensione propria su base volontaristica nella quale si può far confluire importi variabili di anno in anno.

Quindi la pensione di vecchiaia sarà costituita dalla somma di due quote che confluiscono in un trattamento unitario. Una prima quota, detta di base, calcolata secondo il criterio retributivo ed una seconda quota, detta modulare, che sarà in piccola parte obbligatoria e per la maggior parte facoltativa, calcolata secondo il criterio contributivo. Attraverso un emendamento è stata anche eliminata la pensione minima, sostituita dall'integrazione al trattamento minimo. L'integrazione al trattamento minimo costituisce un beneficio del quale possono usufruire soltanto gli iscritti realmente bisognosi (fino al 2008 con una pensione annua inferiore a € 10.160,00 e per il futuro con un reddito complessivo dell'iscritto e del coniuge che non può essere superiore, per poterne beneficiare, a tre volte il trattamento minimo e quindi ad € 30.480,00). Si è poi ridotto da dieci a cinque, come per l'infortunio, gli anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa per poter fruire, ricorrendone i requisiti, della pensione di inabilità e invalidità così allargando la tutela per le generazioni più giovani iscritte, continuativamente, da data anteriore al compimento del quarantesimo anni di età. E' stato aumentato il contributo soggettivo dal 12 al 13 per cento. E' stato determinato il contributo minimo pari a 2100,00 euro per l'anno 2010 e 2400,00 euro per l'anno 2011. Per gli anni successivi tale contributo minimo sarà soggetto alla rivalutazione monetaria.

A partire dal primo anno successivo alla maturazione del diritto a pensione dovrà corrispondere sino al tetto reddituale un contributo pari al 5 per cento del reddito professionale netto ai fini Irpef e del 3 per cento per la parte eccedente il tetto reddituale. E' stato introdotto il contributo soggettivo modulare obbligatorio pari all'1 per cento del reddito professionale netto dichiarato ai fini Irpef entro il tetto, destinato al montante individuale su cui sarà calcolata la quota modulare del trattamento pensionistico. In ogni caso sarà dovuto un contributo minimo pari a euro 160,00 per l'anno 2010 e di euro 180,00 per l'anno 2011. Come detto, si è poi previsto che gli iscritti possano versare, in via volontaria ed eventuale, una ulteriore contribuzione modulare dall'1 al 9 per cento del reddito professionale netto dichiarato ai fini Irpef entro il tetto con la medesima destinazione.

Il contributo integrativo è stato aumentato al 4 per cento con un minimo dovuto pari ad euro 550,00 per l'anno 2010 e 650,00 per l'anno 2011. Per i giovani per i quali è stato previsto che per i primi cinque anni di iscrizione agli Albi e praticantato sarà dovuto il contributo integrativo in proporzione all'effettivo volume d'affari dichiarato.

Sono state aumentate le agevolazioni prevedendo che per le domande di iscrizione presentate successivamente al 1° gennaio 2009 che comportino una decorrenza di iscrizione anteriore al compimento del 35° anno di età, il contributo soggettivo minimo di base e modulare sia ridotto alla metà per i primi cinque anni di iscrizione alla Cassa. E' evidente che questi sono solo alcuni dei passaggi principali della riforma e che, con tutta probabilità, i nuovi delegati saranno chiamati a confrontarsi largamente su questi temi.

 


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La parola al Presidente Rosa

Il Presidente Rosa, su mandato del Comitato dei Delegati della Cassa Forense, ha presentato lo scorso 13 Febbraio un esposto al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma per denunciare il carattere, a loro giudizio, diffamatorio, di dati finanziari e patrimoniali dell’Ente, diffusi dalla lista ‘Agire e Informare’.

1) Presidente, una scelta drastica. Non crede che, come avviene anche nella politica o in qualsiasi competizione elettorale, ognuno abbia la facoltà di poter fornire una lettura critica dei dati e dei risultati?

Io ho eseguito una delibera presa a grande maggioranza dal CDD. Il diritto di critica è sacro ed inviolabile ma incontra dei limiti secondo i parametri elaborati in tema di diritto di cronaca dalla giurisprudenza, vale a dire la necessità di fornire una informazione rispondente alla verità obiettiva attraverso l’uso di espressioni corrette o almeno tollerabili per i correnti livelli di “decenza espressiva” (ex plurimis Cass. pen., Sez. V, 25 luglio 2008 n. 31392).

2) Si sente di sostenere ancora oggi una riforma tanto aspra che ha generato tra gli iscritti un notevole malumore o, se fosse possibile, farebbe un retro front su alcune decisioni?

La riforma era indispensabile per garantire la stabilità di lungo periodo così come imposto giustamente dalla legge. Ha scontentato tutte le generazioni ma questo, come nelle transazioni, è un fatto positivo perché conferma che non sono state create corsie preferenziali per qualche generazione di iscritti. La riforma garantirà alle giovani generazioni, che più delle altre ne avranno bisogno, un futuro pensionistico sereno.

3) Attraverso quali studi è stato possibile calcolare la diminuzione da qui a qualche anno del numero degli iscritti?

La diminuzione non riguarda il numero totale degli iscritti che continua ad aumentare bensì il numero dei nuovi iscritti Cassa attraverso lo studio dell’andamento numerico dei laureati in giurisprudenza nonché del numero delle nuove iscrizioni nel Registro dei Praticanti che sono in costante flessione come da tabelle allegate.

4) Per quale motivo la lista di ‘Agire e Informare’ avrebbe voluto diffondere informazioni non attinenti al vero?

Bisogna chiederlo agli autori.

5) In quali formule di investimento si riversa il patrimonio della Cassa Forense? E a quanto ammonta la perdita che si è generata a causa della crisi finanziaria che ha investito anche il nostro paese?

Il patrimonio viene gestito secondo regole molto prudenziali tenuto conto della natura contributiva obbligatoria delle risorse. Circa il 70% è investito in obbligazioni, immobili e liquidità. Il 30% è investito in azioni prevalentemente italiane. Non si è generata alcuna perdita reale (tranne i tre milioni di obbligazioni Senior Lehman peraltro ampiamente recuperate da plus realizzate su vendita titoli e valute).

6) In vista della presentazione del Bilancio 2008, può darci qualche anticipazione?

E’ in corso di formazione il bilancio consuntivo. Abbiamo utilizzato il decreto anticrisi (art. 15 comma 13 DL 185/2008) con criteri di estrema prudenza e chiuderemo con un consistente avanzo di esercizio.

 

Maria Serra


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Giustizia: penalisti in sciopero per la riforma

L’astensione alle udienze degli avvocati nelle Aule penali del Paese e’ del 95%. Si stanno svolgendo solo i processi con i detenuti’’. Ad annunciarlo è il presidente dell’Unione camere penali italiane Oreste Dominioni, durante la manifestazione del 10 marzo u.s. tenutasi al Teatro Capranica e promossa in coincidenza dell’astensione dal lavoro degli avvocati dai consigli degli ordini regionali, dal Consiglio nazionale forense, dall’Organismo unitario dell’avvocatura e da diverse associazioni della categoria per chiedere al mondo politico un’accelerazione nell’approvazione della riforma forense, in quanto il rinnovamento dell’avvocatura è un tassello fondamentale del rinnovamento della giustizia. Lo sciopero degli avvocati ha lo scopo, ha spiegato Dominioni, di dare “un’accelerazione determinante alla legge di riforma dell’avvocatura, contro un atteggiamento di passività, se non di ostilità, della politica’’.

La relazione sul disegno di legge di riforma forense, approvato in commissione giustizia al Senato il 18 novembre scorso, è stata calendarizzata dal presidente di Palazzo Madama, Renato Schifani, per il prossimo 18 marzo. “Abbiamo accolto con favore l’iniziativa del presidente, ma registriamo con forte contrarietà il fatto che per Schifani la disciplina dell’accesso e del tirocinio professionale, per noi un punto fondamentale, non vada riformata’’. Mentre, secondo il presidente dell’Organismo unitario dell’Avvocatura, Maurizio De Tilla, il motivo del ritardo nell’approvazione della riforma forense è da rintracciare nella contrarieta’ “dei poteri forti’’ in particolare dell’Antitrust, che fa dichiarazioni contrarie ai minimi tariffari, delle associazioni confindustriali, e di altri poteri trasversali contro l’avvocatura e le professioni’’.

Parole forti che però non hanno scalfito il mondo politico in quanto, come affermato dal senatore Filippo Berselli, presidente della commissione Giustizia del Senato, durante il suo intervento alla manifestazione “Dopo le elezioni regionali il Senato approverà il testo sulla riforma della professione forense”. Era importante che venisse calendarizzata la discussione. Ora è stata calendarizzata con la data del 18 marzo. Possiamo quindi dire che entro aprile sarà approvata al Senato”. Il testo sulla riforma della professione forense dovrà poi passare all’altro ramo del Parlamento e potrà subire delle modifiche. “È possibile - ha detto ancora Berselli - che l’altro ramo del Parlamento apporti qualche modifica o miglioramento. Ma ho motivo di credere che anche la Camera lo licenzi rapidamente.

In tal caso noi lo approveremo in via definitiva senza il solito pingpong”.

Vedremo. Perché come ha affermato in sede di manifestazione, il Presidente dell’OUA, Maurizio De Tilla,” se ci saranno nuovi ritardi l’avvocatura farà sentire la propria voce in maniera decisa’’.

 

 Carmen Langellotto


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In attesa della riforma degli ordini professionali l'Ordine si difende da sè

L'Ordine di Roma fa da sè.

 

L’annosa questione dell’accesso all’ordine forense pervade ormai così in profondità l’avvocatura da non essere andata in vacanza neanche nel caldo luglio ultimo scorso: infatti è del 29 l’adunanza dell’Ordine degli Avvocati di Roma in cui viene affrontata la questione dei giuristi che si recano nella penisola iberica a conseguire il titolo di “abrogado” per ritornare in Italia e far valere il titolo in quanto parte dell’Unione Europea.

La necessità di permettere la circolazione dei professionisti per tutto il mercato comunitario ha dato così la sponda a quanti hanno scelto di trovare soluzioni alternative alla difficile prova per l’iscrizione agli ordini forensi italiani, com’è evidente tanto dall’entità del flusso di laureati diretti verso i paesi dei cugini latini quanto dalle percentuali di ammissione agli Ordini italiani (basti pensare che molti al 5° tentativo non desistono ancora).

Il problema sarebbe quasi di facile soluzione se il mondo dei giuristi, ma soprattutto quello dell’economia, non fossero quanto mai divisi sul da farsi (si pensi agli autorevoli interventi del professor Pietro Ichino e al grande dibattito che ogni volta ne segue e agli opposti propositi di riforma del ministro Alfano).

Si apre quindi la caotica discussione a tutto campo che rispecchia visioni sostanzialmente diverse della società: da un lato chi ritiene che quello dell’Avvocatura sia un settore molto sensibile e che come tale vada protetto da parte dello Stato e dall’altro chi invece ha fiducia nel naturale operare del “mercato” e accusa gli ordini di corporativismo. Col risultato che tra una e l’altra opzione la soluzione è sempre stata, fino ad oggi, non scegliere (e quindi non inimicarsi nessuno dei due bacini elettorali).

Dunque l’Ordine degli Avvocati di Roma, ignorato nel bene e nel male, è costretto a difendersi da sé, come del resto sono costretti a fare i giovani giuristi frequentatori della Spagna, per i quali sono nati anche appositi siti web che danno tutte le informazioni del caso e possono curare anche la relativa istruttoria. L’Ordine ha così sospeso le richieste d’iscrizione all’Albo per verificare l’esercizio effettivo della professione forense e per convocare i richiedenti per verificare l’effettivo possesso delle capacità professionali.

Insomma, ognuno se la cava come può.

 

Massimo Reboa

 

 

 

  


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Rilascio locali Piazza Cavour

Antonio Di Pietro accoglie l'invito di In-giustizia

 

L’invito dell’Avvocato Romolo Reboa, direttore di Ingiustizia, indirizzato a tutti i Senatori e Deputati delle Commissioni di Giustizia, per trovare in sede politica una soluzione concreta al problema relativo al rilascio dei locali di Piazza Cavour occupati dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma,continua a riscuotere consensi al di là dei colori politici di appartenenza. Dopo Ghedini, Valentino, Berselli, Lo Presti e Divina, anche Antonio Di Pietro ha accolto il suggerimento lanciato dal Direttore rispondendo di proprio pugno sulla questione. Di seguito la lettera che il Deputato ha indirizzato alla nostra testata. 

  


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