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Roma (foro)

La parola al Presidente Rosa

Il Presidente Rosa, su mandato del Comitato dei Delegati della Cassa Forense, ha presentato lo scorso 13 Febbraio un esposto al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma per denunciare il carattere, a loro giudizio, diffamatorio, di dati finanziari e patrimoniali dell’Ente, diffusi dalla lista ‘Agire e Informare’.

1) Presidente, una scelta drastica. Non crede che, come avviene anche nella politica o in qualsiasi competizione elettorale, ognuno abbia la facoltà di poter fornire una lettura critica dei dati e dei risultati?

Io ho eseguito una delibera presa a grande maggioranza dal CDD. Il diritto di critica è sacro ed inviolabile ma incontra dei limiti secondo i parametri elaborati in tema di diritto di cronaca dalla giurisprudenza, vale a dire la necessità di fornire una informazione rispondente alla verità obiettiva attraverso l’uso di espressioni corrette o almeno tollerabili per i correnti livelli di “decenza espressiva” (ex plurimis Cass. pen., Sez. V, 25 luglio 2008 n. 31392).

2) Si sente di sostenere ancora oggi una riforma tanto aspra che ha generato tra gli iscritti un notevole malumore o, se fosse possibile, farebbe un retro front su alcune decisioni?

La riforma era indispensabile per garantire la stabilità di lungo periodo così come imposto giustamente dalla legge. Ha scontentato tutte le generazioni ma questo, come nelle transazioni, è un fatto positivo perché conferma che non sono state create corsie preferenziali per qualche generazione di iscritti. La riforma garantirà alle giovani generazioni, che più delle altre ne avranno bisogno, un futuro pensionistico sereno.

3) Attraverso quali studi è stato possibile calcolare la diminuzione da qui a qualche anno del numero degli iscritti?

La diminuzione non riguarda il numero totale degli iscritti che continua ad aumentare bensì il numero dei nuovi iscritti Cassa attraverso lo studio dell’andamento numerico dei laureati in giurisprudenza nonché del numero delle nuove iscrizioni nel Registro dei Praticanti che sono in costante flessione come da tabelle allegate.

4) Per quale motivo la lista di ‘Agire e Informare’ avrebbe voluto diffondere informazioni non attinenti al vero?

Bisogna chiederlo agli autori.

5) In quali formule di investimento si riversa il patrimonio della Cassa Forense? E a quanto ammonta la perdita che si è generata a causa della crisi finanziaria che ha investito anche il nostro paese?

Il patrimonio viene gestito secondo regole molto prudenziali tenuto conto della natura contributiva obbligatoria delle risorse. Circa il 70% è investito in obbligazioni, immobili e liquidità. Il 30% è investito in azioni prevalentemente italiane. Non si è generata alcuna perdita reale (tranne i tre milioni di obbligazioni Senior Lehman peraltro ampiamente recuperate da plus realizzate su vendita titoli e valute).

6) In vista della presentazione del Bilancio 2008, può darci qualche anticipazione?

E’ in corso di formazione il bilancio consuntivo. Abbiamo utilizzato il decreto anticrisi (art. 15 comma 13 DL 185/2008) con criteri di estrema prudenza e chiuderemo con un consistente avanzo di esercizio.

 

Maria Serra


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Giustizia: penalisti in sciopero per la riforma

L’astensione alle udienze degli avvocati nelle Aule penali del Paese e’ del 95%. Si stanno svolgendo solo i processi con i detenuti’’. Ad annunciarlo è il presidente dell’Unione camere penali italiane Oreste Dominioni, durante la manifestazione del 10 marzo u.s. tenutasi al Teatro Capranica e promossa in coincidenza dell’astensione dal lavoro degli avvocati dai consigli degli ordini regionali, dal Consiglio nazionale forense, dall’Organismo unitario dell’avvocatura e da diverse associazioni della categoria per chiedere al mondo politico un’accelerazione nell’approvazione della riforma forense, in quanto il rinnovamento dell’avvocatura è un tassello fondamentale del rinnovamento della giustizia. Lo sciopero degli avvocati ha lo scopo, ha spiegato Dominioni, di dare “un’accelerazione determinante alla legge di riforma dell’avvocatura, contro un atteggiamento di passività, se non di ostilità, della politica’’.

La relazione sul disegno di legge di riforma forense, approvato in commissione giustizia al Senato il 18 novembre scorso, è stata calendarizzata dal presidente di Palazzo Madama, Renato Schifani, per il prossimo 18 marzo. “Abbiamo accolto con favore l’iniziativa del presidente, ma registriamo con forte contrarietà il fatto che per Schifani la disciplina dell’accesso e del tirocinio professionale, per noi un punto fondamentale, non vada riformata’’. Mentre, secondo il presidente dell’Organismo unitario dell’Avvocatura, Maurizio De Tilla, il motivo del ritardo nell’approvazione della riforma forense è da rintracciare nella contrarieta’ “dei poteri forti’’ in particolare dell’Antitrust, che fa dichiarazioni contrarie ai minimi tariffari, delle associazioni confindustriali, e di altri poteri trasversali contro l’avvocatura e le professioni’’.

Parole forti che però non hanno scalfito il mondo politico in quanto, come affermato dal senatore Filippo Berselli, presidente della commissione Giustizia del Senato, durante il suo intervento alla manifestazione “Dopo le elezioni regionali il Senato approverà il testo sulla riforma della professione forense”. Era importante che venisse calendarizzata la discussione. Ora è stata calendarizzata con la data del 18 marzo. Possiamo quindi dire che entro aprile sarà approvata al Senato”. Il testo sulla riforma della professione forense dovrà poi passare all’altro ramo del Parlamento e potrà subire delle modifiche. “È possibile - ha detto ancora Berselli - che l’altro ramo del Parlamento apporti qualche modifica o miglioramento. Ma ho motivo di credere che anche la Camera lo licenzi rapidamente.

In tal caso noi lo approveremo in via definitiva senza il solito pingpong”.

Vedremo. Perché come ha affermato in sede di manifestazione, il Presidente dell’OUA, Maurizio De Tilla,” se ci saranno nuovi ritardi l’avvocatura farà sentire la propria voce in maniera decisa’’.

 

 Carmen Langellotto


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In attesa della riforma degli ordini professionali l'Ordine si difende da sè

L'Ordine di Roma fa da sè.

 

L’annosa questione dell’accesso all’ordine forense pervade ormai così in profondità l’avvocatura da non essere andata in vacanza neanche nel caldo luglio ultimo scorso: infatti è del 29 l’adunanza dell’Ordine degli Avvocati di Roma in cui viene affrontata la questione dei giuristi che si recano nella penisola iberica a conseguire il titolo di “abrogado” per ritornare in Italia e far valere il titolo in quanto parte dell’Unione Europea.

La necessità di permettere la circolazione dei professionisti per tutto il mercato comunitario ha dato così la sponda a quanti hanno scelto di trovare soluzioni alternative alla difficile prova per l’iscrizione agli ordini forensi italiani, com’è evidente tanto dall’entità del flusso di laureati diretti verso i paesi dei cugini latini quanto dalle percentuali di ammissione agli Ordini italiani (basti pensare che molti al 5° tentativo non desistono ancora).

Il problema sarebbe quasi di facile soluzione se il mondo dei giuristi, ma soprattutto quello dell’economia, non fossero quanto mai divisi sul da farsi (si pensi agli autorevoli interventi del professor Pietro Ichino e al grande dibattito che ogni volta ne segue e agli opposti propositi di riforma del ministro Alfano).

Si apre quindi la caotica discussione a tutto campo che rispecchia visioni sostanzialmente diverse della società: da un lato chi ritiene che quello dell’Avvocatura sia un settore molto sensibile e che come tale vada protetto da parte dello Stato e dall’altro chi invece ha fiducia nel naturale operare del “mercato” e accusa gli ordini di corporativismo. Col risultato che tra una e l’altra opzione la soluzione è sempre stata, fino ad oggi, non scegliere (e quindi non inimicarsi nessuno dei due bacini elettorali).

Dunque l’Ordine degli Avvocati di Roma, ignorato nel bene e nel male, è costretto a difendersi da sé, come del resto sono costretti a fare i giovani giuristi frequentatori della Spagna, per i quali sono nati anche appositi siti web che danno tutte le informazioni del caso e possono curare anche la relativa istruttoria. L’Ordine ha così sospeso le richieste d’iscrizione all’Albo per verificare l’esercizio effettivo della professione forense e per convocare i richiedenti per verificare l’effettivo possesso delle capacità professionali.

Insomma, ognuno se la cava come può.

 

Massimo Reboa

 

 

 

  


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Rilascio locali Piazza Cavour

Antonio Di Pietro accoglie l'invito di In-giustizia

 

L’invito dell’Avvocato Romolo Reboa, direttore di Ingiustizia, indirizzato a tutti i Senatori e Deputati delle Commissioni di Giustizia, per trovare in sede politica una soluzione concreta al problema relativo al rilascio dei locali di Piazza Cavour occupati dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma,continua a riscuotere consensi al di là dei colori politici di appartenenza. Dopo Ghedini, Valentino, Berselli, Lo Presti e Divina, anche Antonio Di Pietro ha accolto il suggerimento lanciato dal Direttore rispondendo di proprio pugno sulla questione. Di seguito la lettera che il Deputato ha indirizzato alla nostra testata. 

  


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Ma che vuole Dominioni

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOSecondo il Presidente delle Camere Penali Oreste Dominioni il “Patto per la Giustizia” firmato il 10 luglio in Cassazione da ANM, OUA e Sindacati del personale giudiziario - artefice e sponsor Maurizio de Tilla – è “ inutile propaganda” .

E’ - incalza Dominioni – una “improvvida iniziativa al ribasso” con cui si evadono i temi di una seria riforma della Giustizia penale e si appiattisce l’Avvocatura “sulle istanze di conservazione della magistratura associata” ( da Corsera dell’11.07.2009).

Critiche ingenerose che sembrano in realtà rivolte, più che alla sostanza e agli scopi della iniziativa, all’attivismo di de Tilla, nuovo Presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura, che, alla guida dell’ Organismo Forense, pone a frutto l’esperienza acquisita sui problemi dell’Avvocatura al vertice della Cassa Avvocati e dell’Organismo Internazionale dell’Avvocatura nel corso di innumerevoli occasioni di approfondimento e dibattito. L’iniziativa intelligente e tempestiva di de Tilla turba all’evidenza gli equilibri consolidati; tra questi in particolare la pretesa delle Camere Penali di esclusiva egemonica sui problemi della giustizia.

Senonchè proprio le Camere Penali non hanno titolo alla critica; ed infatti tra le ragioni della debolezza dell’avvocatura italiana sul piano delle riforme v’è il rifiuto dell’Unione delle Camere Penali di far parte organicamente e unitariamente .degli Organismi di rappresentanza degli avvocati.

Questa apartheid nasconde in realtà il disegno di una collocazione antinomica rispetto alla Magistratura vista come avversario da combattere o condizionare, non si sa bene se per scelta culturale o per mandato politico. De Tilla invece, con brillante intuizione, mira ad associare più debolezze - Magistratura Avvocatura Personale della giustizia – così da accrescerne la forza contrattuale nei confronti del potere politico che, al di là di roboanti promesse e di mini riforme cartacee, nulla fa da sempre per potenziare e rendere tempestivo ed efficace il sistema delle tutele. E poi, e poi finalmente, per mano di de Tilla, è l’Avvocatura che prende l’iniziativa, è l’Avvocatura che si presenta al pubblico degli utenti come protagonista. Ed ecco che nel telegiornale nazionale di maggiore ascolto de Tilla, a nome dell’Avvocatura Italiana, presenta al Capo dello Stato il nuovo ordinamento forense. Era ora! Questa è la strada.

Altro che appiattirsi sulle istanze di conservazione della Magistratura. Il programma deve essere piuttosto quello di non appiattirsi sul programma di conservazione dello statu quo che, sulla crisi della giustizia, è stata sempre, ieri e oggi la scelta costante della classe politica di destra o di sinistra.

Ovviamente non bastano le presenze e gli schieramenti. Resta il problema dei contenuti che registrano purtroppo ancora le istanze di conservazione, queste si, della classe forense: come appare dal progetto del nuovo ordinamento forense in viaggio parlamentare, fermamente ancorato al passato; come appare dalla perdurante e deliberata assenza dell’Avvocatura italiana dal tavolo dal negoziato sull’economia del Paese nel quale incalzano ormai anche le piccole imprese. Ma questa è un’altra storia.

 

 

Giorgio Della Valle*

Avvocato del Foro di Roma  


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