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Roma (foro)

Nuovo servizio: "Procura 335"

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOE' attivo il nuovo servizio telematico, dedicato agli avvocati, denominato "Procura 335", che consente di richiedere agli Uffici del Ruolo della Procura della Repubblica le informazioni ostensibili ai sensi dell'art. 335 c.p.p., su eventuali iscrizioni nei registri delle notizie di reato dove il cliente figura come indagato o come persona offesa. Nell'adunanza del 4 ottobre 2012 il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma ha deliberato di accettare la proposta della Società Lextel per l'accesso gratuito a tale servizio, in via sperimentale fino al 31 dicembre 2012, e si è riservato di valutare l'opportunità di mantenerlo dopo tale data in base alle statistiche di utilizzazione da parte degli iscritti nell'Albo di Roma. Al momento, tuttavia, il servizio non è disponibile per la Procura presso il Tribunale di Roma, per cui i penalisti romani dovranno ancora imbattersi nelle lunghe file all'ufficio RE.GE. di Piazzale Clodio. Potranno, invece, essere consultati comodamente da studio, o da qualsiasi luogo dal quale risulta possibile connettersi a internet, i dati delle Procure che fino ad ora hanno aderito al servizio, ossia: Brindisi, Campobasso, Firenze, Gela, Genova, La Spezia, Matera, Napoli, Oristano, Palermo, Rimini, Sala Consilina, Santa Maria Capua Vetere, Savona, Siracusa, Taranto, Termini Imerese, Trapani, Venezia, Vercelli. C'è da augurarsi, quindi, che arrivi al più presto il benestare della Procura di Roma, poiché il nuovo servizio consente agli avvocati penalisti di facilitare e velocizzare gli adempimenti da svolgere quotidianamente presso gli uffici giudiziari, com'è avvenuto già da qualche anno nei procedimenti civili con l'introduzione del Processo Civile Telematico.

Linda Fiore*

Avvocato del Foro di Roma


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Elezioni COA 2012: Caiafa o Caifa?

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLORigettato il ricorso con il quale l'avv. Caiafa ha tentato di subentrare nel Consiglio dell'Ordine all'avv.sa Stoppani. Ma qualcuno pensa che il vero obiettivo poteva essere il seggio dell'avv. Condello. Come sembra essere tradizione, anche le elezioni per il rinnovo del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma 2012-2013 hanno avuto il loro strascico polemico. È recentissima, infatti, la pronuncia con la quale il CNF ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall'avv. Antonio Caiafa. L'avv. Caiafa, primo dei non eletti della lista Vaglio, con reclamo ex art. 6 D.L. vo Lgt 23 nov. 1944, n. 382, ha infatti impugnato la proclamazione degli eletti nel turno di ballottaggio, tenutosi dal 13 al 16 febbraio 2012, chiedendone l'annullamento con la conseguente sua proclamazione a componente eletto del neo Consiglio. In particolare, il reclamante ha dedotto, a fondamento della propria domanda, che in diverse occasioni, per meri errori nella scrittura del prenome e/o del cognome, non gli sarebbero stati attribuiti, in sede di scrutinio, i voti con cognome esatto e prenome errato, ovvero, cognome simile e prenome esatto, o, ancora, cognome simile e prenome errato che, invece, secondo la disciplina elettorale richiamata, avrebbero dovuto essergli validamente attribuiti, come previsto dalle vigenti "norme per lo svolgimento delle operazioni elettorali", al punto 8, alle lett. A, b, d ed e. E considerando che l'avv. Caiafa sostiene di essersi classificato primo dei non eletti con 3522 voti distanziandosi dall'ultimo degli eletti di soli 36 voti e che i voti che non gli sarebbero stati attribuiti sarebbero almeno 50 ...... A suffragio della propria posizione, l'avv. Caiafa ha prodotto anche una missiva dell'Avv. Vaglio al CNF con la quale avrebbe denunciato l'irregolarità della procedura di scrutinio con la lettura contemporanea di più schede. Nel procedimento, si è costituita anche il diretto contro interessato, l'avv. Isabella Maria Stoppani, ultima degli eletti, la quale ha dedotto che effettivamente vi sarebbero state irregolarità, quali diversità di criteri nello spoglio da seggio a seggio, e che, pertanto, sarebbe stato opportuno procedere a scrutinare tutte le schede o, comunque, limitando l'indagine agli ultimi cinque eletti. La difesa dell'avv.sa Stoppani è apparsa subito non solo finalizzata alla tutela del proprio seggio ma anche a quella di coinvolgere nella querelle l'avv. Domenico Condello, quattordicesimo degli eletti con soli nove voti in più di quelli dell'avv.sa Stoppani. Invero qualcuno ha affermato che il vero obiettivo dell'avv. Caiafa fosse proprio il seggio dell'avv. Condello visto che sia l'avv. Caiafa sia l'avv.sa Stoppani avevano partecipato alle elezioni entrambi nella lista capeggiata dall'avv. Mauro Vaglio. Solo venti, forse un venticello di calunnia ma, Chernobyl insegna, il vento può portare con sé i veleni e intossicare ambienti diversi da quelli da cui è partito. Il CNF, con decisione n. 91 del 25.06.2012, ha rigettato il ricorso, sostenendo la genericità del medesimo, in quanto nel reclamo non sarebbero stati indicati specificatamente la natura dei vizi denunziati, il numero delle schede contestate e le sezioni cui si riferirebbero le schede medesime. Speriamo che questa volta, a differenza delle precedenti elezioni, la parola "fine" possa essere messa presto e non quasi a ridosso della prossima tornata elettorale.

Valeria Noccioli*

Avvocato del Foro di Roma


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COA Roma: bagarre sui pagamenti IVA

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOChe l'entrata in vigore della Mediazione non sia stata indolore lo sapevamo già: fin dall'inizio, infatti, vi è stata tanta confusione sulle regole procedurali. Ma stavolta a creare agitazione è stata la questione che i compensi dovuti all'Organismo di Mediazione siano assoggettabili o meno all'IVA. La questione è stata recentemente trattata in due sedute del Consiglio dell'Ordine di Roma, rispettivamente quelle del 10 e del 17 maggio, sebbene si sia scoperto che si tratterebbe di una vexata questio già sottoposta agli organi predisposti. Tant'è che è stata avanzata la proposta di una procedimento disciplinare nei confronti dei Consiglieri Gianzi e Condello, i quali, nel corso dei precedenti incarichi, si sarebbero resi rei di omessecomunicazioni al Consiglio relativamente alla questione della mancata fatturazione, quanto meno, a partire dal 10 novembre 2011. La vicenda prende origine dall'audizione del dott. Antonio Spoti, Collaboratore Amministrativo, e del sig. Piero Paris, Funzionario del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma, entrambi sentiti sulle criticità contabili dell'Organismo di Mediazione Forense dell'Ordine degli Avvocati di Roma. In particolare, l'attenzione è stata rivolta sulle già rilevate difficoltà in ordine alla fatturazione fin dal mese di aprile 2011. Si è appreso così che, per le fatture tardive, il Consiglio dell'Ordine aveva già eseguito un ravvedimento operoso. Quisquiglie, si badi, ma il problema si è riproposto tout court il mese successivo. Dal mese di giugno 2011, invece, non è stato più effettuato alcun ravvedimento operoso. Non solo! A fronte di 2.778 procedure iscritte nel 2011, solo 475 sarebbero state fatturate. Nonostante le ripetute richieste di risposte da parte del sig. Paris e del dott. Spoti, il Consiglio non avrebbe dato riscontri ed istruzioni: infatti, quando il sig. Paris riceveva la lista degli incassi, non gli venivano consegnati i dati per emettere le fatture. Cosicchè, tra settembre e dicembre 2011, l'Organismo di Mediazione avrebbe incassato l'importo di euro 350.000,00, senza emettere alcuna fattura!! Nonostante fosse chiaro, a parere del dott. Spoti, che bisognasse applicare l'IVA, così come fatto da tutti gli altri Organismi. Del resto, tale necessità fu confermata dall'Agenzia delle Entrate, nel novembre 2011, e di ciò sarebbero stati informati per iscritto il Consigliere Condello, il Consigliere Gianzi e i Revisori dei Conti. La conseguenza di tutto ciò è che l'Organismo di Mediazione, per il nuovo ravvedimento operoso, dovrà versare all'Agenzia delle Entrate ben € 20.000,00 circa, solo per l'anno 2011; cui andranno necessariamente a sommarsi gli importi dovuti per il ravvedimentoì operoso, gravato degli interessi, per la mancata fatturazione dal 1° gennaio 2012 al 28 febbraio 2012. Per dovere di cronaca, è bene precisare che il Consigliere Condello ha ricordato che il Dipartimento di Mediazione non ha gestito la contabilità, nè poteva farlo, e che la nuova normativa sulla mediazione, non aveva affrontato, dal punto di vista fiscale, il problema della applicabidi lità dell'IVA sulle indennità versate agli Enti Pubblici (i Consigli dell'Ordine). Sul punto è stato anche sentito il Prof. Avv. Claudio Berliri, Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti del Consiglio, il quale ha ribadito che l'Agenzia delle Entrate, rispondendo al suo interpello, ha asserito che tale l'attività di mediazione, in quanto diretta a prestazione di servizi, è riconducibile ad attività commerciale. Pertanto, il contributo versato dalle parti che partecipano alla mediazione è imponibile e soggetto ad IVA. Non è certamente compito di questa rivista trovare il colpevole e condannarlo. Tale compito spetta al Consiglio, previa regolare procedimento disciplinare. Ci si auspica solo che a seguito di tutto ciò si ponga fine alle eventuali irregolarità e che la situazione contabile dell'Organismo di Mediazione diventi chiara.

 

VALERIA NOCCIOLI

* AVVOCATO DEL FORO DI ROMA


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In ricordo di Fabio De Priamo

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOL'avvocato Colangeli ricorda l'amico e collega scomparso prematuramente.L'immagine di Fabio che riappare più frequente è quella della sua risata sorniona, quasi una spia dell'umorismo universale che lo animava; sapeva commentare ogni avvenimento prendendone immediatamente l'aspetto comico, e in questo si esprimeva con la massima sintesi la sua intelligenza luminosa. Abbiamo trascorso alcuni anni vedendoci tutti i giorni, tra lo studio, il tribunale e qualche trattoria alla buona; i fatti della vita e delle vicende giudiziarie che davano spunto di riflessione erano innumerevoli, e nella varietà delle forme e dei caratteri di questa commedia umana emergeva spesso il lato paradossale, quella punta di contraddizione che i comportamenti delle persone si portano dietro. Qui interveniva quella sintesi logica di cui parlavo sopra, e Fabio la fissava con un processo verbale fenomenale: il tormentone. Negli anni passati insieme ne sono nati a decine; lui, io e gli altri amici della nostra generazione universitaria e poi forense, potevamo disporre di un immenso repertorio cui attingere in ogni momento; perché poi i vizi, le contraddizioni, i tic, i rituali nevrotici della gente sono piuttosto ripetitivi, quindi tornano con altri protagonisti ma sono quelli. Capitava allora che un testimone di cui si assisteva alla performance dibattimentale ti ricordasse, nei modi o nel parlato, un cliente, o un avvocato, o un giudice, che avevi notato anni prima traendone un tormentone, e via allora ripetere frasi paradossali e immaginare una contro-scena rispetto a quella di cui eri spettatore. Si poteva andare avanti per minuti, creando piccole sceneggiature dove i personaggi erano a metà tra macchiette alla Totò, cliché tramandati del mondo giudiziario (l'avvocato trombone e retorico, il pubblico ministero acido e permaloso, il giudice indolente e scettico), e loschi figuri del crimine romanesco. Questo suo essere serafico e acutamente ironico faceva di Fabio un uomo genuinamente romano: la vera essenza della romanità, fatta di spirito corrosivo ma tollerante, si fondeva in lui col profondo orgoglio di appartenere alla nostra città. Aldilà della passione calcistica per il giallo e rosso, Fabio sentiva per Roma l'adorazione e il culto di chi ne concepisce la tradizione storica e culturale come una missione ancora viva, e ciò di certo gli proveniva dalla formazione rigorosa impartitagli dalla famiglia. Ma ora è il caso che io ricordi la vera perla tra i tanti suoi pregi: l'onestà intellettuale. Sono stato colpito, al suo funerale, dall'insistenza con cui il sacerdote che officiava il rito ha sottolineato questo aspetto del suo carattere; evidentemente, mi sono detto, lo aveva conosciuto bene. È così; Fabio aveva idee personali su tutto ciò di cui s'interessava, aveva linee-guida e forti convincimenti sui rapporti sociali, sul lavoro, sulla politica, sull'amicizia e la famiglia; ma al tempo stesso sapeva ascoltare le voci diverse. Il modo con cui esaminava i temi degni di discussione con gli altri era sempre attento a tutte le componenti della questione, non si fermava al primo giudizio scaturito dalla "pancia". Voleva, e pretendeva, da se stesso le ragioni complete del perché di un'opinione. Qui forse sta il segreto del suo talento di avvocato; la capacità, questa da vero fuoriclasse, di sceverare da un problema tutte le angolature, anche le meno percettibili, e di disporre quindi del materiale più completo per l'argomentazione. Una volta, ricordo, eravamo in un processo molto delicato, dai risvolti tecnici difficili ma anche caratterizzato da una mole di atti tremenda; lui stava discutendo, e la sua arringa era ancora a metà, sebbene iniziata da più di un'ora. A un certo punto una nostra collega, avvicinatasi al cancelliere per depositare un documento, percepì il giudice a latere sussurrare al presidente "questo s'è studiato tutto!". Dirlo così sembra ovvio, ma chi frequenta i tribunali penali, ed è avvezzo all'oralità, sa cosa intendo; è difficile che una discussione orale contenga e condensi tutto il materiale di un grosso processo con la massima compiutezza e la massima sintesi. Questo accadeva a lui con naturalezza, perché era abituato (come andare in bicicletta per un bambino) all'analisi delle diverse prospettive. Non sapendo mentirsi, si sentiva in dovere di rendere conto all'interlocutore delle, anche marginali, incongruenze della sua tesi, e anzi di evidenziarle; ciò però lo rendeva più credibile sui punti decisivi del suo discorso. Ho sempre pensato che sarebbe stato un ottimo giudicante proprio per questi motivi, ed è così che aveva successo col giudice bravo: gli assomigliava. Ancora mi torna in mente che queste capacità di rigore intellettuale le aveva apprese in famiglia, le ho riviste spesso nei suoi fratelli, impegnati in altri campi della cultura ma con brillantezza simile; poi le aveva coltivate bene all'università, dove per molti anni fu un assistente prezioso nella cura degli allievi. Fu in quella veste che lo vidi le prime volte, quando ancora ero un laureando e lui fresco assistente di procedura penale; seguiva nella tesi un comune e caro amico, ma mi capitò di chiedergli anch'io consigli un paio di volte, in istituto: era disponibile e generoso nell'attenzione, e chiaro e rassicurante nella spiegazione. Tante altre volte lo avrei visto fare così durante gli esami, in facoltà, dove interrogavamo spesso insieme, o in studio, dove i tesisti talvolta venivano, con i loro scritti, a sottoporci l' "avanzamento lavori". Un altro aspetto della sua personalità era la modestia, l'umiltà. Mai remissivo verso i forti, era però schivo alla ribalta, non incline alla vanteria; due cose forse odiava più di ogni altra: la vanagloria e il narcisismo, vizi peraltro abbondanti nel mondo giudiziario-forense. Dei tormentoni di cui raccontavo all'inizio, numerosi erano quelli dedicati alla cialtroneria dei vanesi: l'avvocato che ad alta voce racconta i suoi successi, veri o presunti, nel bar del tribunale; il pubblico ministero che condisce la sua requisitoria di colorature letterarie, meglio se latine; il collega che annuncia, con fare guascone, che in udienza dirà "cose terribili". A queste icone della vanagloria Fabio si contrapponeva con quell'ironia lieve, ma ficcante, sopra ricordata: magari al collega che narrava, pieno di sé, di aver parlato col giudice di una data questione, era capace di dire con nonchalance: "ti ha trattato male?", così smontandolo inesorabilmente dal piedistallo. Questa capacità di dare valore alla propria vita, e alla propria professione, con la coerenza dei doveri e la leggerezza dello spirito, ha fatto di Fabio un campione della giustizia. Quelli come lui, con capacità così elevate, saranno sempre pochi, per forza, ma è la sua formazione onesta e franca che dobbiamo sperare di vedere più spesso nelle giovani generazioni, prima di tutto di uomini e poi di giuristi. Sembra incredibile che un "ragazzo" di nemmeno 48 anni abbia compiuto tanti piccoli miracoli di correttezza, verso sé e verso il mondo, con tanta semplicità. Sembra incredibile che Fabio, con la sua Fiammetta, non potrà vedere i suoi figli diventare adulti, e questo è l'aspetto più ingiusto del suo destino. Divenuti padre per la prima volta in tempi ravvicinati, ci raccontavamo le sensazioni che ci davano i nostri primogeniti ancora piccoli, quando la sera si tornava a casa dal lavoro, e il commento finale era: "... ed è gratis!"; come a dire che la massima gioia, nella vita, te la dà una cosa che non si paga. Fabio è stato un uomo integro. Non potrà essere dimenticato.

Giorgio Colangeli

*Avvocato del Foro di Roma


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Elezioni COA: il cambiamento

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOCome tutti i colleghi iscritti al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma sanno, tra la fine del mese di gennaio 2012 – il primo turno - e, slittamenti "su" neve a parte, la metà del mese di febbraio 2012 – il ballottaggio - si sono svolte le elezioni per il rinnovo dei Consiglieri componenti il COA. Ebbene, forse potrà ai più sembrare stridente con il contesto, ma la prima parola che mi viene in mente è emozione: questo ho provato in occasione delle elezioni di questo anno, sia come elettrice che come scrutatrice. Già proprio questa è la sensazione e lo stato d'animo che mi ha trasmesso l'intero iter che ha accompagnato questo evento per noi avvocati romani così importante, dall'inizio alla fine, con l'elezione al primo turno dell'Avvocato Mauro Vaglio Consigliere e, successivamente, al ballottaggio, la vittoria degli altri Consiglieri capitanati dapprima dal Consigliere Mauro Vaglio e ora dal Presidente Mauro Vaglio. E' stato emozionante anche vedere le lunghe file di colleghi che, sprezzanti del freddo, della pioggia e della neve, hanno voluto dire la propria attraverso lo strumento del voto, pur nella divergenza di vedute ma con il desiderio di confronto. Tutti noi sappiamo il clima direi pressoché "talebano" si sta abbattendo sulla nostra categoria e su questo, purtroppo, tanto si è detto e scritto e, in particolare, è un momento durissimo per la nostra avvocatura romana, come per il resto degli altri Ordini d'Italia. Dunque il nuovo Consiglio entrante ha la responsabilità di fare da Nocchiero di una barca enorme, il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma – il più grande d'Europa - che ha tante falle e tanti problemi ma che, certamente, ha tute le qualità e la predisposizione per affrontare con coraggio, entusiasmo, positività, concretezza, razionalità e onestà le difficoltà che si presentano e che ci coinvolgono, magari facendo un "Inchino" all'isola giustizia e avvocatura in sicurezza, senza lasciare questa nave alla deriva. Dunque, un ringraziamento al Consiglio dell'Ordine uscente che ha guidato l'avvocatura romana fino a questo momento e, come ogni passaggio di consegna si conviene, congratulazioni, auguri e in bocca al lupo al Consiglio dell'Ordine entrante e al nuovo Presidente, Avvocato Mauro Vaglio, perché il cambiamento inizi e il COA di Roma sia appunto "la Casa di tutti noi avvocati".

Paola Tullio

Responsabile della comunicazione A.T.R.

Avvocato del Foro di Roma


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