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Interviste

Il danno da fumo

Abbiamo di recente incontrato l’avvocato Edoardo Adducci del Foro di Roma, titolare dello Studio legale Adducciandassociates, al quale abbiamo posto delle domande in merito alla ormai prossima uscita della sua monografia in materia di risarcimento del danno da fumo ed impostazione dei giudizi di risarcimento del danno.

Avvocato come mai l’esigenza di predisporre una monografia su tale delicata materia?

Come noto, il contenzioso che si è sviluppato in questi ultimi anni nel nostro paese in materia di risarcimento del danno da fumo (nel nostro caso quello attivo, ovverosia quello che deriva dal consumo “diretto” di prodotti da fumo) ha evidenziato la presenza di due posizioni – tra loro intimamente contrapposte- che si contendono il campo.

Da un lato, va annoverata la posizione dei Tribunali, che preoccupati da un allargamento delle maglie dell’illecito extracontrattuale, che condurrebbe alla risarcibilità delle più disparate situazioni (si pensi a quella del consumatore danneggiato da prodotti surgelati o da forno o di rosticceria), nega in origine la tutela risarcitoria ai soggetti danneggiati, fondando le loro motivazioni sul fatto che il fumo è scelta volontaria e che il danno è direttamente connesso non all’uso delle sigarette, ma all’abuso delle stesse (si vedano, in tal senso, le sentenze del Tribunale di Roma del 1997, quella dell’8 gennaio 2000, nonchè del 4 aprile 2005 e la pronuncia del Tribunale di Brescia del 10 agosto 2005); dall’altro sta l’orientamento della Corte di appello di Roma rappresentato dalla pronuncia del marzo del 2005, che qualificando l’attività di produzione e vendita dei prodotti da fumo quale attività pericolosa ai sensi dell’art. 2050 c.c., ha accolto le istanze risarcitorie provenienti dagli eredi del soggetto deceduto per consumo diretto di prodotti da fumo alcuni anni orsono.

Detta conclusione è stata supportata dai risultati a cui è pervenuta la disposta CTU; in quella sede i consulenti hanno dimostrato – se non in maniera assoluta, ma almeno altamente probabile – la sussistenza di un nesso di causalità tra il fumo di sigaretta e la malattia cancerosa contratta dal soggetto danneggiato.

La sopra evidenziata contrapposizione lascia gli operatori del diritto (primi fra tutti gli avvocati) disorientati ed incerti.

Mi scusi però di recente è intervenuta una sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato il risarcimento del danno da fumo a favore degli eredi di una vittima del fumo di sigarette?

Si è vero. Anche se occorre precisare che a nulla è servito detto intervento della Suprema Corte di cassazione, la cui pronuncia dell’ottobre 2007 va annoverata solo per aver demandato ad un altro giudice un approfondimento sulla valutazione delle voci di danno risarcibili a favore degli eredi della vittima come liquidate dalla Corte di appello nelle pronuncia del 2005.

Niente di più o di meno, avendo uno dei ricorrenti principali rinunciato alla maggior parte dei motivi del proprio ricorso.

Quindi la situazione è ancora incerta?

Si ed un intervento chiarificatore della Corte di cassazione si renderà comunque necessario nel futuro, soprattutto perché i tribunali sono fermi nel ritenere infondate le domande risarcitorie e perché i problemi che ruotano attorno al danno da fumo attivo non sono di poco conto.

Qualche esempio?

Si pensi alla soluzione della questione relativa alla problematica della individuazione del soggetto legittimato passiva in tali giudizi (l’eventuale condanna al risarcimento del danno a favore del soggetto danneggiato deve ricadere sullo Stato italiano o sul nuovo acquirente dell’azienda di cui prima del 2003 era titolare lo Strato italiano?), quella della corretta qualificazione giuridica dell’attività di produzione di prodotti da fumo (è o meno attività pericolosa ai sensi dell’art. 2050 c.c.?) e, ancora, quella della disposizione della CTU e dei risultati a cui la stessa è in grado di pervenire ai fini della dimostrazione della esistenza del nesso di causalità (nei giudizi per il risarcimento del danno da fumo la CTU diventa un vero e proprio mezzo di prova?).

Per quando è atteso questo intervento della Corte di Cassazione?

Ancora molti anni non essendo ancora intervenuta la decisione della Corte di appello di Roma sul caso Schiaratura, altro caso il cui primo capitolo si è chiuso avanti il Tribunale di Roma nel gennaio del 2000.

Con il caso Staltieri si è perduta una grande occasione per fare chiarezza una volta per tutte su tale delicata materia.

Quindi fornire una risposta se non definitiva, ma almeno logica e razionale ai quesiti sopra riferiti, diviene di fondamentale importanza per gli operatori del diritto in questa fase transitoria?

Giusto. Si è pensato ad una monografia che venga a toccare specificatamente tali temi; una monografia che vuole porsi come strumento pratico ed utile diretto agli operatori del diritto che si trovano ad affrontare una causa di risarcimento del danno da fumo attivo e hanno dei dubbi circa la proponibilità o meno di un’azione di tipo risarcitorio, volendo tutelare al meglio gli interessi del proprio o dei propri assistiti.

Una monografia estremamente pratica dunque....

Sì, diretta a fornire le linee guida essenziali per impostare una causa risarcitoria in materia di danno da fumo, non mancando però di evidenziare i casi in cui ad oggi, non sussistendo i presupposti per la proposizione di un’azione risarcitoria nei confronti del soggetto produttore di prodotti da fumo, è preferibile abbandonare l’idea di incardinare un giudizio.

Prima di chiudere ho letto, visitando il sito web del suo Studio (www.adducciandassociates. eu), uno speciale in materia di risarcimento del danno da fumo.

Di che cosa si tratta?

E’ uno speciale che contiene al suo interno, oltre che un richiamo alle principali normative nazionali e comunitarie in materia di fumo, anche degli utili approfondimenti sulle azioni collettive risarcitorie da poco introdotte nel nostro ordinamento con l’approvazione della Legge finanziaria e le loro interferenze con il danno da fumo attivo.

 


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In Giustizia incontra Maurizio De Tilla

Il Presidente OUA - Maurizio De Tilla,  avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIl nuovo Presidente dell'OUA.

 

Presidente De Tilla, quali sono i temi più urgenti che ha ritenuto necessario inserire nell’agenda delle attività svolte dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura?

La prima mozione approvata dall’Assemblea dell’OUA, tenutasi nei giorni 16 e 17 gennaio ha riguardato l’abrogazione della legge Bersani che ha violato la Costituzione e la normativa europea.

Il Parlamento europeo e la Corte di giustizia europea hanno più volte riconosciuto l’alta funzione sociale, l’indipendenza, il segreto e la confidenzialità quali valori fondamentali della professione di avvocato, considerandoli di pubblico interesse, e hanno, inoltre, sottolineato la necessità di regole finalizzate alla protezione di questi valori. Bersani ha, invece, ignorato questi principi sancendo norme ispirate ad un criterio di concorrenza dei prezzi, inapplicabili al mondo professionale, che finisce per ridurre la qualità del servizio a scapito dei consumatori. L’abolizione delle tariffe e dei minimi degli onorari è un intollerabile intervento legislativo che va subito rimosso, anche perché in contrasto con i più recenti indirizzi del Parlamento europeo, in quanto non risulta imposto da un’esigenza di adeguamento al diritto comunitario.

La legge Bersani va immediatamente abrogata anche per un’altra ragione: fissa la nullità delle norme deontologiche in contrasto con la stessa legge, con ciò ignorando che i codici deontologici hanno un fondamento costituzionale. Tutto ciò è la precondizione per l’approvazione della nuova legge professionale forense.

Nello specifico, nel testo che l’avvocatura sta predisponendo è previsto tra l’altro che si vietino le società con soci di solo capitale e che si ristabilisca il divieto del patto di quota lite.

Altro tema importante è la riforma del processo civile. Le modifiche dovranno riguardare il numero dei riti, termini perentori anche ai giudici, che semplificazione di atti e sentenze. Non è, infine, da trascurare che la riforma del processo civile va accompagnata dalla razionalizzazione delle risorse esistenti (finanziarie, personali, organizzative e tecnologiche) che sono “sotto o male utilizzate”, nonchè da un incremento delle stesse. Ma anche un maggiore impegno dei singoli operatori (avvocati, magistrati, dirigenti e personale amministrativo), nonché dei capi degli Uffici giudiziari e del Ministero della giustizia (con maggior presenza di avvocati esperti), affinchè si eliminino le sacche di burocratizzazione e di autoreferenzialità.

L’organizzazione puntuale (e aziendale) del lavoro giudiziario, va in parallelo con la messa a regime del processo telematico e con la riforma della magistratura laica inquadrare in un rapporto di lavoro e nella previdenza) su presupposti di selezione e preparazione adeguata e di tenuta deontologica. A ciò si aggiungano vie autonome, quali gli istituti della mediazione e della conciliazione, affidati esclusivamente alle istituzioni forensi e agli avvocati.

Sulla riforma del giudizio per Cassazione va osservato che l’emendamento approvato in Senato, che sanziona con l’inammissibilità il ricorso per cassazione nei confronti della sentenza di appello confermativa di quella di primo grado, lascerà gravemente pregiudicato il diritto di difesa di chi risultasse soccombente anche in appello. Si intende riformare il processo civile.vanificando una norma costituzionale (l’art. 111, secondo comma) che prevede che contro le sentenze pronunciate dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali è sempre ammesso ricorso in cassazione per violazione di legge. La proposta di limitazione del ricorso per cassazione trae fondamento dal numero enorme dei ricorsi che si sostiene sia alimentato anche dal numero spropositato di avvocati cassazionisti.

Il rimedio proposto è, però, peggiore del male.

Per evitare il lamentato inconveniente si dovrebbe, da un canto, escludere (con norma costituzionale) dal giudizio per cassazione le vertenze di esiguo valore, e dall’altro ridurre il numero dei cassazionisti con criteri di effettività e formazione permanente. Invece che intervenire incisivamente sui due evidenziati aspetti, si vuole – nei fatti – eliminare la ammissibilità di gran parte dei giudizi per cassazione. Selezionare i ricorsi va bene, ma non certamente con norme contrarie alla Costituzione.

La inammissibilità preliminare (che è poi infondatezza) chi poi la decide? E con quali garanzie per la difesa? Con quale contraddittorio?Cosa ne pensa dello scontro tra magistratura e politica e tra gli stessi uffici giudiziari?

La invadenza della magistratura nella gestione della politica ha oramai radici molteplici: la volontà di alcuni giudici di condizionare il sistema politico e determinarne la prosecuzione o il cambiamento; la determinazione di altri giudici di incidere doverosamente sulla etica dei comportamenti dei pubblici amministratori; la confusione tra ruoli istituzionali che non dovrebbe esistere in una giurisdizione che abbia come finalità la tutela del bene pubblico e dei valori della società. In altri termini si assiste a ripetute deviazioni delle finalità della giustizia alla quale l’avvocatura assiste impotente. Per le terapie ci sentiamo di condividere i sei punti della proposta del Presidente della Camera (riforme condivise, efficienza del sistema giudiziario - maggiori risorse, più managerialità, interventi sul processo civile -priorità individuate dal Parlamento per l’esercizio dell’azione penale, riforma del Csm, la separazione delle carriere dei magistrati, garantendone l’autonomia, evitare gli abusi nelle intercettazioni), il quale con l’autorevolezza e l’obiettività della sua funzione tenta di individuare i rimedi per eliminare le principali cause della crisi della Giustizia. Occorrono interventi incisivi ed immediati.

C’è un crescente sentimento di sfiducia nei confronti della giustizia che mina fortemente di nuovo le fondamenta della nostra democrazia.

La stella polare di una riforma per il cittadino deve essere quella di restituire efficienza al sistema giustizia.

In una sua nota ha detto che l’ Oua lancerà una forte iniziativa politica per sancire il valore costituzionale dell’avvocatura. Ci può anticipare qualcosa?

Insediandomi alla presidenza dell’OUA ho sentito subito la necessità di formulare alcune riflessioni per un dibattito che si concentri su un progetto complessivo che possa riconoscere all’Avvocatura una posizione di grande rilevanza costituzionale.

L’OUA dovrà riprendere, con efficace determinazione, una proposta già formulata insieme alle altre componenti dell’Avvocatura.

Se il processo è la sede propria dell’esercizio della giurisdizione, dalla rilevanza costituzionale della difesa affidata agli avvocati dall’art. 24 della Costituzione non può che trarsi una sola conseguenza: l’Avvocatura, come la Magistratura, è uno dei soggetti della giurisdizione.

La identità dell’Avvocatura trae fondamento da una configurazione storico-giuridica che ne evidenzia gli indeclinabili connotati di autonomia e di indipendenza che possono equipararsi alle guarentigie della Magistratura.

Da questa premessa deriva la fondatezza della proposta formulata dall’OUA di configurare un cambiamento della rubrica del Titolo Quarto della Parte Seconda della Costituzione con la dicitura “La giurisdizione”.

Il Titolo andrebbe suddiviso in tre sezioni: la prima dedicata ai principi fondamentali della funzione giurisdizionale, la seconda contenente i principi riguardanti la Magistratura, la terza i principi relativi all’Avvocatura e quindi alla difesa dei cittadini.

Mi soffermo sulla prima e sulla terza sezione rinviando ad un’altra occasione le riflessioni sulla seconda sezione riguardante la Magistratura.

Nella sezione prima andrebbe sancito il principio dell’essenzialità delle funzioni delle due componenti della giurisdizione, della loro indipendenza, nonché della terzietà del giudice e dell’assoluta parità tra le parti nel processo. Con l’esplicito impegno della Repubblica ad assicurare una ragionevole durata del processo e l’adeguatezza degli strumenti e dei costi della giustizia.

Nella sezione terza andrebbe sancito il principio che la difesa affidata agli avvocati è funzione essenziale in ogni procedimento giudiziario.

L’indipendenza dell’Avvocatura è un principio inderogabile e tende a garantire la tutela dei diritti, della libertà e della dignità della persona.

Per il ruolo che assume nel contesto della giurisdizione, l’Avvocatura può concorrere, con propri rappresentanti, all’Amministrazione della giustizia nelle diverse articolazioni (Consiglio Giudiziario [senza limitazioni], Ministero della Giustizia, etc.).

La costituzionalizzazione dell’Avvocatura comporta inoltre che l’ordinamento forense, al pari dell’ordinamento giudiziario, costituisce un momento essenziale dell’Amministrazione della giustizia.

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma ha chiesto il suo intervento per difenderlo dallo sfratto del Palazzo di Giustizia di piazza Cavour. Cosa intende fare?

L’OUA è già precedentemente intervenuta a favore del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma facendo propria la linea di opposizione allo sfratto dal Palazzo di Giustizia.

In tutte le principali capitali d’Europa (Parigi, Bruxelles, Madrid etc.) l’Ordine degli Avvocati ha la sede principale nel Palazzo di Giustizia alla quale si accompagna un’ ulteriore sede esterna più funzionale e partecipata.

 

Carmen Langellotto


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Donne sull'orlo di un pubblico impiego

Intervista con Paola Saraceni, segretario nazionale Ugl Ministeri.

Segretario, recentemente le donne del pubblico impiego, sono state “richiamate” dal Ministro Brunetta, perché impegnate a fare la spesa in orario di servizio. Cosa pensa di quest’affermazione e quale il ruolo delle donne nel Welfare?

Se ci sono donne che sono state sorprese a fare la spesa nell’orario lavorativo, io sono ancora più dura di Brunetta, licenziamento punto e basta. Perché ciò vuol dire che non sanno che approfittano e che quindi addirittura commettono un reato quello del peculato. Quindi non sono solo da licenziare, ma anche da denunciare.

Anche questa proposta non è da me condivisa e spiego il perché. Si è sempre parlato di volontarietà…

Perché se in passato è stata fatta una legge che distingueva le donne dagli uomini sul lavoro, è stata fatta perché la donna è caricata di altro lavoro che è appunto la cura della famiglia, della casa e degli anziani. Quindi ritengo che la volontarietà deve essere alla base di una scelta di questo tipo. Anche se, guardando le statistiche, alla fine ci siamo accorti che la donna poi volontariamente va in pensione un po’ come gli uomini. Perché prolunga il tempo, poiché magari accede al mondo del lavoro più tardi rispetto all’uomo e di conseguenza per arrivare ad avere una pensione dignitosa prolungano il tempo di attività professionale. Anche in questo caso generalizzare è errato.

Sono note le difficili condizioni di lavoro in cui opera il personale giudiziario e le continue proteste per il progressivo smantellamento del sistema giudiziario. Quali gli interventi per risolvere i problemi evidenziati?

Quindi, chi va in pensione lascia un vuoto ed il proprio lavoro viene ridistribuito tra gli altri lavoratori aggravandoli ulteriormente oltre le carenze cui facevo riferimento poc’anzi che hanno reso la burocrazia ancora più affannosa e affannata…

Intanto, come già detto, piante organiche in cui il rapporto tra carichi di lavoro e personale presente sia un rapporto equo. Riforme vere che snelliscono il sistema giudiziario, informatizzazione vera affidata al nostro personale e non come in passato a ditte private. Ed infine, la riqualificazione del personale che è stata operata in tutti i settori del pubblico impiego eccetto che nel sistema giudiziario, che attualmente si trova nel caos più totale. Tanto che stiamo in perenne stato di agitazione e andremo avanti finchè il Ministro Alfano non comprende che riformare la giustizia significa riformare l’organizzazione della giustizia. Infatti, lentezza, eccesso di burocrazia e sistemi obsoleti hanno portato a questa situazione di collasso.

Carmen Langellotto

 


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Il "Bombacci" del terzo millennio

L'Ass.re Umberto Croppi, avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOUmberto Croppi, Assessore alle Politiche Culturali del Comune di Roma.

Da ragazzo era un giovane fascista del Fuan partecipando a scontri e manifestazioni. Militante del MSI durante i difficili anni di piombo fino al 1991. Uscito dal partito, si impegna nei nuovi soggetti della politica di quegli anni divenendo capogruppo dei Verdi e uno tra i fondatori di “Nessuno Tocchi Caino”. Infine, abbandonate le esperienze partitiche, per i casi della vita inizia ad occuparsi a tempo pieno di cultura ed editoria. Scrittore e saggista, è autore di numerose opere oltre ad essere un eccellente esperto di comunicazione. Oggi Umberto Croppi, classe 56’, ricopre la carica di Assessore alle politiche culturali e alla comunicazione del Comune di Roma sotto la giunta Alemanno. Lo ha incontrato, nel suo Ufficio di Piazza Campitelli, l’Avvocato Romolo Reboa, Direttore Responsabile della prestigiosa rivista giuridica In-Giustizia La Parola al Popolo.

D. Umberto Croppi, un personaggio particolare, il fascista più comunista degli anni di piombo. Questa rivista vuole iniziare non con l’assessore, ma con il fondatore di “Nessuno Tocchi Caino”.

R. Ingiustizia mi rievoca la barca di Enrico, un marinaio di Porto Ercole che d’inverno faceva il tombarolo e d’estate affittava il suo gozzo e che frequentavo da adolescente. Un personaggio alla Tomas Milian…, fuori dagli schemi, con pochi soldi in tasca, che affittava la barca all’intellighenzia comunista ricca di allora: era l’unico missino di Porto Ercole.

D. Dall’anticonformismo di “La Voce della Fogna” alla fondazione di “Nessuno Tocchi Caino”?

R. Noi avevamo fatto una bandiera di «La Voce della Fogna», giornale di chi non era accettato, ma ribaltava questa sua marginalità.. Da lì imponemmo nel dibattito politico alcuni argomenti anche di rottura col nostro mondo. Già allora eravamo contro la pena di morte mentre il MSI/DN raccoglieva firme per ripristinarla!

Così arrivai alla conoscenza di Sergio D’Elia e Maria Teresa Di Lascia, e alla partecipazione all’Assemblea di Bruxelles dove nacque “Nessuno Tocchi Caino” derivazione della “Lega internazionale di parlamentari e cittadini per l’abolizione della pena di morte”. Un impegno che continua tuttora, malgrado l’onere dell’Assessorato.

D. Il Comune di Roma farà iniziative culturali all’interno delle carceri?

R. Ci sono dei fili diretti con i presidenti di varie organizzazioni. Cito fra i tanti, Carmen Bertolazzi, che opera attivamente all’interno delle carceri e con la quale abbiamo ipotizzato una futura collaborazione per iniziative in tal senso.

D. Quale modello culturale per una città come Roma e quale città nel mondo si avvicina a questo modello ideale?

R. Ritengo che i modelli imitativi non funzionino. Roma presenta peculiarità tali da renderla unica. Solo Roma ha 2500 anni di storia, quasi sempre da protagonista e teatro di sperimentazioni, innovazioni culturali, architettoniche, monumentali, artistiche, giuridiche in un territorio sempre abitato dall’uomo, amalgamando generi e epoche. Questa specificità è difficile da comprendere anche ai turisti che visitano la città e che, a volte, non comprendono la profondità dello scenario in cui si muovono.

D. Recentemente si è parlato anche del progetto “WikiRoma”…

R. Sì, un ‘enciclopedia virtuale ed auto-implementabile. Noi abbiamo accumulato un know-how nel rapporto con la storia che appunto non ha eguali. L’ambizione è inserire Roma nei circuiti internazionali dai quali negli ultimi anni era ormai esclusa. Il nostro grande sforzo è proprio quello di attivare le leve culturali per far sì che Roma rientri nei grandi circuiti internazionali della produzione della cultura.

D. Tra le iniziative delle precedenti amministrazioni, ricordo “Imperatori alla sbarra” a Massenzio vicina per taglio a questa testata, cioè la logica del processo per poter la storia.

R. Quella è una fase conclusa. E’ stata una formula interessante, ma in prospettive immediate non sono previsti dei format analoghi. Stiamo continuando alcuni esperimenti, quale la collaborazione con l’editore Laterza sulle lezioni di storia in piazza Campidoglio.

Mio intento è sottolineare con quel tipo di manifestazione la contraddittorietà. Noi siamo portati a dare per scontato la storia, ma poi scopriamo che invece anche la storia più antica è stata difforme e contraddittoria. Quindi reputo importante anche il racconto della contraddittorietà.

D. Come può una città come Roma competere nei circuiti culturali internazionali senza una rete capillare di informatizzazione gratuita?

R. La copertura della rete Wi-Fi o Wimax è uno dei pezzi importanti del nostro progetto. Però noi stiamo cercando di fare di più. Per esempio ai Mercati di Traiano con l’IBM abbiamo fatto un esperimento di tagg leggibili attraverso il cellulare, facendone oggetto anche di una sorta di caccia al tesoro e coinvolgendo i bambini proprio per dimostrare l’accessibilità di questo tipo di tecnologie. Inoltre, abbiamo sperimentato al Foro di Nerva tecnologie di visioni 3D attraverso occhiali portatili. Ora questi e tanti altri esperimenti simili piano pian diventeranno un sistema. Tutto questo avrà in prospettiva come cuore pulsante di questa rete una sorta di “Museo della Città” basato su tecnologie che consentano di “leggere” Roma in ogni suo punto.

D. Quale risposta a chi ha definito Umberto Croppi l’assessore dei tagli alla cultura?

R. La giunta Alemanno ha destinato alla cultura più soldi di qualsiasi giunta precedente. Veltroni, prima di dimettersi, aveva previsto per il 2008 una spesa minore rispetto all’anno precedente. In sede di assestamento del bilancio 2008 l’abbiamo elevata a 162 milioni, con un incremento di due punti percentuali rispetto al totale della spesa corrente, spendendo quindi di più. Razionalizzando la spesa ed utilizzando sponsorizzazioni quest’anno ci permettiamo il «lusso» di fare più manifestazioni… Altro che tagli nella spesa, sono aumentate in grande misura le iniziative. Ad esempio, quest’anno apriremo l’ “Estate Romana”, oltre che col tradizionale Festival delle Letterature con una manifestazione dedicata all’editoria romana in piazza del Popolo.

D. La cultura del dialetto romanesco rientra nei progetti dell’Assessorato?

R. Non ci sono iniziative dirette sul dialetto. Però stiamo riservando molto spazio alla valorizzazione di tradizioni culturali che indirettamente abbracciano anche le forme dialettali. Ad esempio il Carnevale romano ha coinvolto la città in oltre quaranta iniziative. Un altro appuntamento tradizionale cui daremo corso a breve è il 24 giugno p.v., per San Giovanni, la festa tradizionale di Roma. Assisteremo alla rivalutazione di alcune forme ormai storicizzate per concludere la manifestazione con un musical di Branduardi, in cui verranno riadattate le tradizioni legate alla festa di San Giovanni.

D. E sulla “Festa de’ Noantri”?

R. Alla Festa de’ Noantri in senso stretto viene data molta attenzione. Alemanno già da alcuni anni è ospite sulla barca per la tradizione della Madonna Barcarola: un’iniziativa che dura un mese e forse più, nata spontaneamente per volontà di privati. Quest’anno per la prima volta il Comune partecipa direttamente con il patrocinio. E come accadeva una volta, la Festa si svolgerà sulla sponda occidentale del Tevere.

D. Recentemente l’Assessorato alla Cultura in occasione del centenario del Futurismo ha curato una rassegna di fumetti partigiani. E’ innegabile che questi eventi siano espressione di un modus operandi trasversale. E’ da questo presupposto che si muove e si indirizza la tua attività di Assessore?

R. Chi governa una città complessa come Roma deve aver coscienza di gestire la complessità. Non si può coprire la carica di assessore per affermare una parte della cultura o della politica. La rassegna di fumetti partigiani, rientra tra le attività svolte dalla “Casa della Memoria”, istituzione comunale che appunto svolge opera di conservazione, studio e valorizzazione del patrimonio partigiano. Per quanto riguarda invece il mio approccio culturale, da tempo, ho compreso che la forma, i contenuti, l’estetica dei partiti che noi abbiamo conosciuto non esiste più. E quindi bisogna, ripeto, governare la complessità.

Sicuramente la complessità rappresenta da anni uno dei miei riferimenti personali. Mi sento abbastanza in sintonia con l’ esigenza di interagire con soggetti diversi.

D. Tra i personaggi di epoca fascista, ti senti vicino concettualmente ad un “Bombacci”?

R. Per certi aspetti sì. Intanto perché il filone culturale cui ho fatto riferimento nel mio interno all’MSI passava attraverso la figura di Beppe Niccolai, un “bombacciano”, un comunista prestato al fascismo. E poi perché Bombacci rappresenta una metafora interessante di chi riesce a cambiare posizione nella propria vita. Fondatore insieme a Bordiga del partito comunista, comunista durante il fascismo, si ritrova ad aderire alla repubblica sociale e a morire fucilato gridando “Viva Mussolini!Viva il socialismo!”. Essere coerenti con la propria weltaschung nella consapevolezza di mutare in maniera radicale le posizioni di appartenenza, è uno stile di vita nel quale mi riconosco.

 

Carmen Langellotto

 

 


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Ricadute sugli uffici e sul personale giudiziario della riforma

Paola Saraceni, Segretario Nazionale UGL Ministeri, avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOLa parola a Paola Saraceni, Segretario nazionale UGL Ministeri.

 

Le modifiche apportate dalla riforma del processo civile a detta di molti determinerà un eccezionale aggravio per l’attività giudiziaria in generale ed è indubbio che senza risorse finanziarie, senza gli investimenti nella formazione e nell’innovazione informatica, senza gli incrementi nelle postazioni di lavoro del personale qualsiasi riforma, giusta o meno che sia sarà destinata a fallire. A tal proposito abbiamo interpellato Paola Saraceni, segretario nazionale UGL Ministeri.

Segretario, il 4 luglio scorso è divenuta legge la riforma del processo civile. Quali le ricadute sull’attività giudiziaria?

Qualsiasi riforma della giurisdizione non può prescindere dal personale giudiziario ed è più che mai necessaria una politica che sappia programmare i suoi bisogni quantitativi e qualitativi; che lo formi e lo motivi e ne curi il benessere.

Il personale giudiziario ridotto numericamente si ripartisce già un enorme carico di lavoro e la riforma del processo civile ne prospetta un ulteriore gravoso incremento, mentre è noto a tutti che il personale a supporto della giurisdizione è l’unico nel settore pubblico a non aver avuto la possibilità di un processo di riqualificazione nonostante fosse previsto dal CCNLdel 5 aprile 2000. Proprio in questi giorni, durante lo sciopero ci siamo recati negli uffici giudiziari e abbiamo constatato che la situazione ormai è collassata: uffici deserti, mucchi di fascicoli abbandonati in ogni angolo dei corridoi e via dicendo.

Le carenze di strutture, di personale, di mezzi e soprattutto di risorse finanziarie dimostrano una complessiva disattenzione rispetto agli aspetti organizzativi, che rappresentano l’aspetto più importante affinché il sistema possa essere efficiente.

A gran voce viene richiesta la sospensione del contratto integrativo per il personale giudiziario. Quale l’alternativa?

Nessuna trattativa può andare avanti senza che al personale venga riconosciuto il diritto di progressione in carriera, bloccato dall’aprile 2000. Da oltre 10 anni il Personale degli Uffici Giudiziari aspetta di essere riqualificato al pari dei colleghi di tutti gli altri ministeri. Per questo motivo, chiediamo di sospendere la trattativa sul Contratto Integrativo e di procedere, per Legge, alla ricollocazione di tutto il personale giudiziario, nella posizione economica e giuridica immediatamente superiore, per sanare una decennale ingiustizia!

Infine, Segretario, il 10 luglio u.s. è stato siglato il “Patto per la giustizia e per i cittadini”. Cosa ne pensa?

Il “patto per la giustizia” nelle intenzioni va sicuramente bene. Resta però il fatto che per i lavoratori non cambia nulla. “ L'esempio lampante è quanto annunciato dal sottosegretario Caliendo nel corso di incontro con i sindacati, secondo il quale per la riqualificazione del personale giudiziario servono 40 milioni di euro. Se poi alla mancata riqualificazione di cancellieri, ufficiali giudiziari, ausiliari e contabili aggiungiamo che con la riforma del processo civile e con la legge sulla sicurezza, altre competenze stanno per piovere sulla testa dei dipendenti giudiziari, tra l'altro già in grave sottorganico, allora ecco spiegato perché secondo la Ugl Ministeri le riforme a costo zero sono inattuabili se si vuole per la giustizia italiana un reale un cambio di rotta.

 

Carmen Langellotto


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Il sistema giustizia per Santacroce

Incontro con il Presidente della Corte di Appello di Roma   Questo doveva essere il resoconto di un’intervista a tu per tu con il Presidente della Corte d’Appello di Roma, Dott. Leggi tutto

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Convegno: Magistrati scrittori

Il 2 ottobre 2011 si è tenuta presso la Pinacoteca Palacultura di Latina la quarta edizione del Convegno dei magistrati-scrittori,realizzato da Eugius, Unione Giudici Scrittori d’Europa, nell’ambito della kermesse “Giallolatino”, Leggi tutto

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35 anni tra i protagonisti al "Canottieri Roma"

Festeggiato il compleanno della fondazione del giornale con la presentazione del libro "Da Piazzale Appio a Piazzale Clodio" Martedì 14 dicembre 2010, presso il “Circolo Canottieri di Roma”, si è svolta Leggi tutto

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"Per i diritti degli ultimi"

La tradizionale serata di fine anno della rivista Venerdì 16 dicembre 2011 la nostra Capitale ha cambiato aspetto, o almeno così è stato in via Flaminia 213 dove, presso lo Studio Leggi tutto