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Parturiunt montes...nascitur brevis mus! Senza pudio

Insomma, dallo scuotimento sbandierato delle montagne ne viene fuori un deludente topolino. Eppure era stato annunciato come il Congresso che avrebbe dovuto segnare la riscossa della rinascita dell'Avvocatura; il Congresso che avrebbe dovuto spezzare il giogo della lunga sudditanza dell'Avvocatura dall'assedio dei Poteri Forti. Le avvisaglie non erano tuttavia state delle migliori: una lunga astensione inconcludente, perché arrivata a giochi fatti; una fallimentare manifestazione nazionale, quella di Roma, sulla quale è forse meglio stendere un velo pietoso; tutto ha contribuito a segnare il passo e forse il "de profundis" della vecchia Avvocatura. La delusione e il disastro sono sotto gli occhi di tutti; inutile girarci intorno e giocare a rimpiattino con le solite, trite frasi fatte: non si è andati al di là di Genova 2010. E' la maledizione della Concordia che incombe tuttora. Soltanto il velleitarismo e l'auto-referenzialità di un gruppo dirigente che non ha saputo governare il cambiamento può continuare senza pudore a parlare di unitarietà di un'Avvocatura che non trova punti di riferimento e, purtroppo, neanche nuove guide dopo l'inutile Congresso Straordinario di Milano, governato dall'assenza di dibattito e dalla modestia dei risultati. Basti pensare che su una sessantina di mozioni presentate, ne sono state ammesse al voto soltanto diciassette, peraltro conosciute soltanto dai presentatori e non dalla totalità dei delegati, che spesso ne hanno preso visione dopo l'avvenuta votazione, in quanto le copie venivano distribuite in ritardo, a rilento, a casaccio. Forse, in attesa del prossimo Congresso, che si terrà a Bari in autunno, sarà il caso di ripensare a modalità di presentazione anticipata delle mozioni, da discutersi anticipatamente a livello di Fori distrettuali. Già la gran parte dei colleghi si sta interrogando a cosa potrà mai servire una tardiva e inconcludente reazione, pur annunciata da roboanti quanto inconcludenti e sterili proclami, agitati da qualche abile masaniello, che ben avrebbe dovuto farlo prima, se ne avesse avuto il carisma abbinato ad un adeguato e forte peso politico, per fare quella "chiamata alle armi" dell 'Avvocatura, per indirizzare e condizionare il cambiamento, aiutando la Politica prima che venisse fatta ostaggio da parte di sparute elites, nemmeno tanto occulte, che rispondono soltanto al Grande Capitale, che di certo starà gongolando, in attesa di un evento che potrebbe non venire mai: il referendum abrogativo antimediazione. Bisognerà pure che qualcuno spieghi che in Cassazione bisognerà prima depositare mezzo milione di firme e, se ammesso come referendum, quindi sarà necessario convincere venti milioni di italiani a recarsi ai seggi per mettere una croce, rendendo valido il referendum. Non si dimentichi che la mozione riguardante il referendum abrogativo popolare antimediazione è passato con 551 voti soltanto, essendosi espressi negativamente 330 delegati, con oltre - a conti fatti - un ulteriore quarto di astenuti su 1200 delegati. E allora ci si deve chiedere: chi andrà con i banchetti per le strade a chiedere le firme ai cittadini? Cosa si racconterà alla gente se, medio tempore, la Corte Costituzionale, si pronuncerà positivamente sulla media conciliazione? E che dire del pasticcio di mozioni tra loro contrastanti sulle quali sono stati chiamati in rapida successione i delegati con diritto di voto, rectius di televoto? Basti pensare a quella relativa all'introduzione del Tribunale delle Imprese; dapprima è passata la mozione sulla soppressione ovvero non istituzione, sic et simpliciter, con 653 voti a favore e soltanto 225 contrari; quindi il Congresso è stato chiamato a votare sulla sua "distrettualizzazione", mozione bocciata per una trentina di voti ( 427 a 396 ). L' Avvocatura come soggetto costituzionale e perno della giurisdizione ha ritrovato il suo orgoglio al momento del voto sulla mozione presentata, pur con l'ausilio sincretistico di altra mozione, dagli Ordini forensi siciliani e illustrata dal collega, Avv. Marullo, presidente dei distretti siculi, riguardante la riforma dell'Ordinamento forense, che deve necessariamente trovare in sede parlamentare, e pertanto nella normazione primaria (legge ordinaria) la sua ragion d'essere. I numeri a questo proposito hanno parlato chiaro: 689 favorevoli e chissà perché 116 contrari ...ma forse erano distratti o non avevano avere cognizione della mozione. Altrettanto appeal ha suscitato, unanime essendo stato l'apprezzamento, la mozione sul ripristino delle tariffe forensi con fissazione dei minimi inderogabili; mozione quest'ultima archiviata con 749 voti a favore e soltanto 88 contrari. Inoltre, per i più pessimisti, è stata messa ai voti anche una ulteriore mozione di contrasto alla liberalizzazione tariffaria, con la previsione dell'azione di nullità, sempre esperibile in quanto non soggetta a prescrizione, per i preventivi "acchiappaclienti", fatti a prezzi assolutamente stracciati, censurabili anche disciplinarmente. Del tutto assente il dibattito sulle società di capitali, che forse avrebbe dovuto costituire il fulcro di un Congresso, che pur titolava "I diritti non sono merce ", pur essendosi espressa in prima battuta una contrarietà di massima e, in via sussidiaria, una richiesta di un sistema di garanzie atto a scongiurare la perdita di autonomia degli studi legali. Insomma si è trattato di un Congresso su cui si sentiva, palpabile, aleggiare un vago e generale senso di frustrazione, frammisto ad una marcata, lamentosa autoreferenzialità, come al volo hanno fatto notare, dato il ferreo contingentamento dei tempi d'intervento, il presidente dell'Ordine di Agrigento e, se la memoria non m'inganna, il presidente dei distretti piemontesi, Avv. Napoli. Il mea culpa tuttavia deve essere generale. Nota a margine: il mondo della politica era del tutto assente: qualcuno dovrà interrogarsi su questo, che pur qualcosa significherà. A Roma, qualcuno potrebbe argomentare che ciò è dovuto al fatto che "nun ce se filano de pezza" ! Per l' Avvocatura romana e distrettuale una buona notizia: l' avvenuta riconciliazione, foriera - si spera - di future sinergie e per azioni comuni in ambito regionale e nazionale. C'è da augurarsi che il CNF e l' O.U.A. abbiano trovato modo e tempo di presentare un progetto organico di riforma dell'Ordinamento forense entro il termine del 12 Aprile scorso; con l'auspicio sincero, come ha avuto modo di sostenere il Presidente della Corte di Appello di Milano, che "la crisi economica non segni anche la crisi della ragione" .

Francesco Lodise*

Delegato del Foro di Velletri

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