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Giustizia. Una riforma in cerca d'autore

Maria SerraE’dalla seconda metà degli anni novanta che, sulla scia del ciclone Mani Pulite, si parla di riforma della Giustizia. In quegli anni fu un grande maestro del giornalismo italiano, Indro Montanelli (che non amava affatto la cronaca giudiziaria) a dire dalle pagine delle lettere del Corriere della Sera, quanto la giustizia italiana sia malata, di più allo sbando.

La nostra Carta costituzionale attribuì il potere giudiziario allo Stato, ma oggi la Giustizia è materia contesa tra politica e magistratura. Silvio Berlusconi è la persona sulla quale la maggioranza degli italiani ha riposto le sue speranze perché si interrompesse questa anomalia.

Obiettivo non raggiunto e di riforma della giustizia neanche l’ombra. Piuttosto si sono scatenati una serie di attacchi sistematici e ad personam, tesi a distruggere la credibilità e ad infangare la vita di un uomo, che da quando ha deciso di fare politica, è diventato il bersaglio, o forse più probabilmente la scappatoia di una classe politica decisa e unita affinché non cambiasse nulla. Nel frattempo nel mondo avveniva tutt’altro, ma il provincialismo di certa carta stampata e più in generale del mondo dell’informazione ha sempre preferito dedicare intere paginate al nostro piccolo mondo antico, piuttosto che allargare i propri orizzonti e quelli dei lettori. Basti pensare che l’Europa e i rapporti internazionali vengono tirati in ballo solo quando sono funzionali ad esprimere un giudizio negativo (e sempre per interessi di parte) sull’Italia politica e berlusconiana.

Nell’Agosto del 2004 la notizia che cavalcò la sinistra riguardò un Berlusconi che, durante la visita di Blair in Sardegna, girava per Porto Rotondo con una bandana in testa. Foto e polemiche si sprecarono. Evidentemente c’è qualcosa che non va e non è certo la bandana di Silvio, un feticcio, come ce ne saranno altri in seguito, usato puntualmente come un tappeto sotto il quale nascondere la polvere di un Paese che a nessuno fa comodo alzare. Significherebbe altrimenti iniziare quel percorso di riforme che eviterebbe il declino economico e sociale che da più tempo si insinua pericolosamente nelle maglie di un ordine mondiale in crisi. Sempre nel 2004 viene dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale il lodo Schifani e il Gip di Bologna archiviava l’inchiesta sulla mancata scorta a Marco Biagi, decisione controversa e sulla quale la politica è riuscita nell’intento di non assumersi alcuna responsabilità.

Nel frattempo i magistrati, che continuano anche oggi a condizionare la politica nazionale, si presentano all’inaugurazione dell’anno giudiziario con una toga nera al posto di quella con l’ermellino per dimostrare la loro contrarietà alle politiche di governo.

Seguirà poi nel mese di Aprile lo sciopero in tutta Italia proclamato dall’Anm. Il Senato infatti aveva approvato il disegno di legge sull’ordinamento giudiziario.

Ancora uno scontro tra la bandana popolare e il ‘regale’ ermellino. Ma di separazione delle carriere tra giudici e Pm e di terzietà del giudice neanche l’ombra. Gli scioperi proseguono e neanche gli avvocati vogliono cogliere l’opportunità di questa riforma, decidendo piuttosto di scioperare, dopo ben 14 anni, insieme ai magistrati. Eppure già solo i punti salienti contenuti nella legge delega, avrebbero determinato un effetto trainante anche per la professione forense che ancora oggi si trova a dover fare i conti con una subalternità di fatto che li limita nello svolgimento delle proprie funzioni e con una riforma dell’ordinamento forense aggrovigliato su di un sistema di lentezze esasperanti: i tribunali sono diventati dei magazzini per pratiche inevase e gli avvocati non vengono selezionati come si dovrebbe, con il risultato che solo la città di Roma ha un numero di legali pari a quelli di tutta la Francia. E poiché tutti i cittadini si scontrano ogni giorno con questo stato di cose, è lecito domandarsi, chi sarà l’artefice del cambiamento? Procedendo ad escludendum, non di certo l’attuale presidente della Camera che nel 2004, mentre il Governo al quale apparteneva cercava di cambiare l’Italia, si dimenava sulla fecondazione assistita, materia certamente d’attualità sul fronte dell’etica, ma non prioritario rispetto alle carenze strutturali che bloccano un intero Paese. E nemmeno la sinistra (o presunta tale), incapace di essere alternativa nei programmi e nei progetti. Intanto in Ottobre Giulio Andreotti veniva assolto definitivamente in Cassazione e l’anno si chiudeva con un cavalletto fotografico lanciato in faccia a Berlusconi nei pressi di Piazza Navona. Arrestato e interrogato il giovane turista si limitò a dire: “L’ho fatto perché lo odio”. Nota di merito: tre alpinisti italiani raggiungono la vetta dell’Everest, a 8.850 metri di quota, senza utilizzare ossigeno. Non è consolante constatare che anche quaggiù comincia a mancare l’aria.

 

Maria Serra

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