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Il business dell'acqua

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOL’acqua è un bene primario, bene di prima necessità per la regolare vita dei cittadini. Essa è fonte di vita e di sostentamento per ogni popolo del pianeta… Finora risorse come l’aria e l’acqua erano ritenute “non esclusive” perché nessuno ne era proprietario se non la collettività e tutti indistintamente potevano e dovevano usufruirne.

In sostanza si riteneva che esse non fossero delle comuni merci, ma diritti fondamentali. Ma da un po’ di tempo non è più così. Se ci basiamo sul principio che l’acqua è un bene paragonabile in ogni sua forma all’aria che respiriamo, possiamo facilmente dedurre che la privatizzazione, ma soprattutto, la speculazione è un atto contro i diritti fondamentali naturali e giuridici dell’uomo.

Negli ultimi dieci anni infatti, il Governo italiano ha varato nuove normative, leggi e regolamenti sulla gestione e sulla vendita al consumatore dell’acqua. Questi indirizzi, politici ed economici, hanno maturato l’interesse dei privati ad entrare nelle aziende municipalizzate e a farne di queste, una facile e comoda fonte di speculazione e guadagno assicurato. In pochi anni infatti, i privati hanno iniziato una vera e propria politica aggressiva per la conquista delle maggiori fonti e reti di distribuzione dell’acqua, tentando fino ad oggi, di conquistarne l’interno mercato nazionale grazie anche ad interventi statali ad hoc. < Noi lo avevamo preannunciato anni fa e oggi siamo di fronte a un nuovo scandalo nazionale. Questo quanto dichiara Luca Lorenzi responsabile nazionale del movimento giovanile de La Destra - Gioventù Italiana - e leader del movimento contro la privatizzazione degli acquedotti denominato ProgettoH2o.

Da anni combattiamo contro la privatizzazione di un bene pubblico come l'acqua e da anni stiamo assistendo a una lenta ma inesorabile svendita attuata dalle istituzioni nei confronti dei privati dei diritti di gestione delle acque nazionali.

Questa svendita si sta attuando attraverso un accordo tra centro destra e centro sinistra che attraverso decreti ministeriali o attraverso i lavori delle commissioni parlamentari non perdono occasione per svendere l'interesse nazionale e i diritti dei cittadini in favore di una casta imprenditoriale che sta lucrando sulla tasche di noi italiani. Già mesi fa annunciammo che il Governo Berlusconi aveva privatizzato gli acquedotti con un decreto fantasma passato inosservato da media e forze politiche.

Oggi invece è la commissione ambiente del Senato che fa un regalo di svariati milioni di euro ai gestori privati dell'acqua>>. Questa volta si parla dei conguagli retroattivi sulla depurazione delle acque scure. Per una Regione come la Toscana i dati sono allarmanti si parla di importi che vanno da 70 euro a 850 euro a famiglia per un conguaglio che serve solamente a far cassa a chi è riuscito a metter le mani sulla gestione delle risorse idriche. Il conguaglio è un principio illegittimo che investe tutti gli utenti del servizio, sul quale il Consiglio di Stato si è già pronunciato stabilendo l'irretroattività di provvedimenti amministrativi.

E sulle fatture di conguaglio, oltre alla retroattività, il Difensore civico della Regione Toscana ha riscontrato altre illegittimità, infatti non viene fornita alcuna spiegazione sull'ammontare dell'importo. Oltre l'illegittimità dei conguagli retroattivi questi sono stati applicati anche alle utenze non allacciate alla rete fognaria e alle utenze residenti in Comuni dove non esiste un sistema di depurazione o il sistema di depurazione non è funzionante. Molti cittadini italiani secondo i gestori dovrebbero pagare un conguaglio elevato per un servizio che non hanno mai ricevuto.

A tal proposito possiamo riportare l'intervento della sentenza della Corte Costituzionale n 335 del 10 ottobre 2008 che ha dichiarato "Non dovuto il pagamento del canone di depurazione per gli utenti non allacciati".

A seguito di queste evidenti irregolarità e di queste sentenze anche l'Assessore regionale Toscano Marco Betti ha fatto marcia indietro sui circa 20 milioni di euro pretesi ingiustamente dall'azienda che gestisce il servizio idrico dai cittadini. Ma a questo punto arriva il regalo della commissione del Senato ai gestori dei servizi idrici, infatti il Senato ha decretato che siano legittime le richieste di conguaglio laddove non solo esiste il servizio di depurazione ma anche in quei comuni dove sia presente solamente il "progetto" di un sistema di depurazione.

Possiamo parlare di un furto legalizzato mirato esclusivamente al mantenimento di interessi di parte contro il diritto dei cittadini ad avere servizi pubblici. Con questo balzello del Senato si pretenderà che gli italiani paghino una tassa retroattiva per un servizio che, forse un giorno, avranno.

 

 

Carmen Langellotto

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