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Previdenza: riforma o controriforma?

Il tentativo di riforma previdenziale ha coinvolto tutti, non solo i lavoratori che fino ad adesso hanno contato sul sistema pubblico. Gli enti previdenziali privati temono gli effetti della riforma, che applica ad essi alcuni principi propri del sistema pubblico. L’avvocato De Tilla, presidente della Cassa Previdenziale Forense e dell’Associazione degli Enti Previdenziali Privati spiega ai lettori di InGiustizia perché.

D) Presidente, approva il metodo con il quale il Governo è arrivato ad adottare la riforma previdenziale?

R) Il mio giudizio sull’ipotesi di estendere alcuni principi della riforma anche agli Enti privati dei professionisti è profondamente negativo, sia per quanto riguarda il metodoche nel merito. E’ un attacco all’autonomia degli Enti previdenziali privati, che non sono stati nemmeno consultati sull’argomento, riservato per legge alla loro specifica autonomia normativa. Gli effetti potrebbero essere devastanti: per l’esempio l’abbassamento a sessanta ananni dell’età pensionabile per le donne (laddove gli ordinamenti previdenziali degli Enti professionali già prevedono una età pensionabile almeno a sessantacinque anni, senza distinzione di sesso) causerebbe «buchi» clamorosi nelle gestioni di molte Casse previdenziali. Per la sola Cassa Forense, sulla base di una prima stima di massima, comporterebbe oneri per circa 250 milioni di Euro.

Va segnalata poi l’imposizione di una anzianità di iscrizione quarantennale per l’ammissione a pensioni di anzianità a categorie professionali che iniziano, per la maggior parte, l’attività lavorativa intorno ai 26/27 anni. Tali pensioni, già limitatissime, sarebbero così destinate a sparire con evidente disparità di trattamento con le altre categorie di lavoratori.

L’assoluta carenza di informazioni in ordine alla realtà delle Casse professionali è, inoltre, testimoniata dall’inserimento di tali Enti fra quelli destinatari di una norma che fissa un massimale ai nuovi trattamenti pensionisticipari a circa 30 milioni mensili di lire, che è ben al di là di qualsiasi trattamento pensionistico massimo erogato da tutti gli Enti previdenziali dei professionisti e che potrebbe comportare la rovina delle Casse.

D) Un punto molto dibattuto è quello che applica agli enti previdenziali privatizzati le misure a garanzia della sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico obbligatorio.

Quali possono essere gli effetti di tale principio sugli enti?

R) La ricerca di misure strutturali sempre più moderne per dare ulteriore stabilità agli enti previdenziali privati e ulteriori garanzie di sostenibilità ai loro iscritti deve essere sempre condotta nel rispetto delle diverse realtà delle categorie professionali, delle caratteristiche, anche storiche, delle Casse di Previdenza, della loro situazione finanziaria, delle prospettive demografiche della professione tutelata, etc.

In quest’ottica vanno inquadrate le recenti modifiche normative varate da alcuni Enti, o allo studio di altri, di diversa portata e con diverse prospettive, ma sempre nella direzione di valorizzare «l’irripetibile individualità» (come la definisce la Corte Costituzionale) dei vari sistemi previdenziali nell’ambito delle libere professioni.

Non mancano comunque connotazioni comuni, quali «l’autofinanziamento» del sistema (le Casse non godono di finanziamenti pubblici e sono gli iscritti e, comunque, gli appartenenti alla categoria professionale i soggetti che forniscono forniscono loro le risorse), o la «solidarietà» infracategoriale che si realizza, in buona sostanza, in una forma di risparmio obbligatorio collettivo con regole di redistribuzione interna che tutelano le categorie più deboli. Ciò comporta l’autogoverno (previdenziale), con margini di autonomia che non possono essere lesi da interventi pubblici autoritativi.

Quel che appare, comunque, certo e comune a tutti, è che le Casse professionali, dopo la privatizzazione, hanno raddoppiato i patrimoni rendendo efficienti le gestioni e prolungando le proiezioni attuariali anche con l’incremento delle riserve legali, ben al di là delle previsioni normative.

D) E sugli iscritti?

R) La fissazione di trattamenti iniqui e non rispondenti alle aspettative dei professionisti italiani.

D) Quali sono le proposte dell’AdEPP?

R) Si chiede la possibilità per gli enti previdenziali professionali di gestire direttamente, anche in forma congiunta, la previdenza complementare, adattando alla loro specificità alcune norme del Decreto Legislativo 124/93; poi di istituire fondi immobiliari o acquisire società immobiliari o quote delle stesse anche tramite conferimento di immobili in proprietà, con atti soggetti a imposte di registro ipotecarie e catastali in misura fissa; infine, per gli Enti che lo ritenessero necessario, di introdurre il sistema contributivo di calcolo delle pensioni previsto dalla legge 335/95, adattandone in modo flessibile i parametri demografici e finanziari alla categoria professionale di riferimento. Si chiede quindi la previsione di forme di silenzio assenso nelle procedure di approvazione ministeriale delle delibere degli Enti, nonché l’estensione della tutela sanitaria integrativa prevista nel 1° comma del d.d.l. 2058/S anche agli Enti previdenziali di nuova costituzione.

L’Adepp, inoltre, ha fatto propria la richiesta di introdurre alcuni fondamentali correttivi ai sistemi previdenziali degli Enti istituiti ai sensi del D.Lgs. 103/96 per alcune categorie professionali (Psicologi, Biologi, Periti Industriali, etc.) come proposto dagli Enti stessi. A tal fine si è suggerita l’introduzione, mediante apposito emendamento, di un articolo 6 bis che contenga misure specifiche per tali Enti.

Il pacchetto degli emendamenti richiesti contiene anche la richiesta di adeguare la delega previdenziale all’accordo recentemente sottoscritto presso il Ministero del Welfare in tema di totalizzazione.

L’articolata proposta dell’Adepp si chiude con la richiesta di integrazione normativa tendente a risolvere definitivamente ogni dubbio circa il regime previdenziale cui sottoporre le attività di co., co., co., svolte da soggetti iscritti agli Albi e ad adeguare il regime fiscale delle Casse professionali almeno a quello, di maggior favore, previsto per i fondi pensione integrativi.

Quest’ultima previsione, in particolare, assume una rilevanza decisiva se si pensa che oggi, sugli Enti previdenziali dei professionisti, grava una vera e propria doppia tassazione che colpisce sia il momento dell’accumulo delle riserve e gli investimenti sia, in un momento successivo, le rendite pensionistiche corrisposte agli iscritti.

La capacità propositiva dimostrata dalle Casse Professionali merita l’attenzione di tutti coloro cui stanno veramente a cuore i problemi previdenziali di un milione di professionisti.

Credo sinceramente che i segnali di apertura e di sensibilità politica recentemente manifestati dal Governo (vedasi la rapida approvazione della legge sul «tetto» per le indennità di maternità alle libere professioniste), conducano ad un radicale ripensamento sull’infausta norma di equiparazione al regime pubblico e al recepimento delle articolate proposte dell’Adepp. In caso contrario i professionisti italiani sapranno, ancora una volta, stringersi a difesa dell’autonomia delle loro Casse di Previdenza.

D) Se il governo non dovesse fare marcia indietro, quali iniziative potrebbe intraprendere la Cassa Forense?

R) L’assemblea degli Stati generali delle professioni convocata dall’AdEPP, alla quale hanno partecipato i rappresentanti degli ordini aderenti al Cup (guidati dall’Architetto Raffaele Sirica), alla Consilp (guidata dal Dottor Gaetano Stella) e alla Confedertecnica (guidata dall’Ingegnere Mario Cassano), ha accolto il messaggio del Ministro Maroni ed ha insistito nell’eliminazione dal maxiemendamento dell’estensione dei principi della previdenza pubblica a quella privata, nonché nell’inserimento nel collegato previdenziale delle proposte AdEPP.

Mi risulta che siano stati presentati emendamenti in tal senso da parlamentari di tutte le forze politiche.

L’AdEPP vigilerà sull’iter legislativo e convocherà nel mese di gennaio altri incontri delle Professioni per decidere le ulteriori iniziative da intraprendere.

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