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Intervista con Claudia Ricchetti, capo della Direzione Legale e Societaria di Anas

GRANDI INNOVAZIONI PERCORRONO L’ANAS

Trasparenza, maggior controllo, riduzione del contenzioso, più spazio agli avvocati interni ed una piattaforma sperimentale per la selezione dei legali: tante le innovazioni in atto.

Claudia Ricchetti, capo della Direzione Legale e Societaria di Anas, racconta gli importanti cambiamenti che stanno avvenendo in Anas ed in particolare nella gestione degli Affari Legali: tra le tante novità introdotte con il suo arrivo in azienda, una piattaforma sperimentale per la selezione dei legali esterni.

D: Direttore, una tra le tante innovazioni che stanno interessando l’Anas e che ha attirato la mia attenzione, è rappresentata dalle nuove modalità di affidamento esterno dei mandati legali.

R: Si, anticipando il nuovo decreto sulla trasparenza, abbiamo avviato un nuovo sistema di selezione degli avvocati attraverso una piattaforma elettronica 4clegal , in modo tale da tracciare in maniera precisa e puntuale sia l’iter selettivo sia il numero di incarichi affidati ai singoli professionisti. Attualmente siamo partiti in maniera sperimentale con due regioni particolarmente critiche e con il maggior numero di avvocati ossia la Puglia e la Campania. E quindi basandoci sulla logica delle specializzazioni abbiamo individuato una serie di materie nelle quali ciascun avvocato deve dichiararsi competente perché non si può essere tuttologi! Infatti i requisiti di ammissione sono stati tarati secondo la complessità della materia: ad esempio per i penalisti e giuslavoristi così come per il contenzioso in materia di appalti abbiamo chiesto i cassazionisti mentre per recupero crediti, procedure esecutive etc ci sono dei livelli d’ingresso diciamo un po' più bassi. Inoltre, abbiamo varato un nuovo regolamento in cui è previsto che non bisogna essere legati da legami di parentela o affinità con persone che lavorano nella nostra direzione entro il secondo grado, ciò per evitare alcun tipo di commistione e poi tutta una serie di documenti da produrre per avvalorare l’iscrizione in un solo distretto di corte di appello. All’inizio abbiamo avuto un tasso di soccombenza delle iscrizioni altissimo e soprattutto pochissime iscrizioni nelle categorie di specializzazione elevata: pochi penalisti, pochissimi giuslavoristi mentre grande concentrazione su responsabilità civile e recupero crediti. Per promuovere la piattaforma abbiamo chiesto aiuto anche agli ordini forensi, in particolare per le categorie dove c’erano meno iscritti, ed una volta chiuso il processo di selezione è partito l’affidamento dei primi incarichi in Puglia e Campania.

D: Come funziona questa piattaforma?

R: Dunque, se ad esempio ho un contenzioso di recupero crediti piuttosto che di responsabilità civile nella città di Bari, invito, tramite posta certificata, tutti quei soggetti che si sono iscritti per quel tipo di categoria di specializzazione, facendo un contest: qual è l’oggetto della causa, qual è il prezzo che io metto a base d’asta, dando un termine per porre dei questi tramite posta elettronica certificata. Dopodiché viene fatta una graduatoria.

D: Mi scusi un’asta su chi prende la causa? Per esperienza, essendo stato revisore in Croce Rossa, al San Camillo ed al Forlanini, mi domando se questo criterio, senza determinati ulteriori spazi non rischia di qualificare intellettualmente la prestazione?

R: No, intanto non è un’asta ma un sistema di qualità: il sistema infatti permette di ricevere offerte che siano basate e giudicate sulla base di due tipi di parametri: qualitativo e prezzo. Inoltre, non bisogna dimenticare che noi abbiamo un ulteriore vincolo ossia l’avvocatura interna. Io posso assegnare un incarico all’esterno solo quando diventa antieconomico gestire una causa internamente o quando la competenza interna, per il livello di specializzazione richiesto, non è sufficiente. E poi soprattutto non deve essere un incarico riservato all’Avvocatura di Stato!

D: Ma teoricamente tutto il contenzioso è riservato all’Avvocatura dello Stato?

R: No. L’Avvocatura dello Stato ci rappresenta solo per alcune materie: ad esempio il contenzioso in materia di lavori o va all’interno o va all’Avvocatura di Stato così come il contenzioso in materia di concessioni autostradali. Ci possiamo rivolgere all’esterno solo in casi di conflitto con l’Avvocatura o se il contenzioso è particolarmente complesso da richiedere specifiche competenze.

D: Mi scusi ma non è possibile la codifesa?

R: No, la codifesa non è possibile con l’Avvocatura dello Sato.

D: Ma con l’avvocatura interna si però? In fondo non vi è incompatibilità!

R: No. L’Avvocatura interna va da sola. Non è una questione di incompatibilità ma di costi. Non avrei vantaggi perché pagherei il servizio due volte. E in più rispondo di danno erariale perché pago due volte!

D: Beh però l’avvocato interno lo paga in forfettario e poi il regolamento interno non prevede la ripartizione solamente delle spese di vittoria?

R: No, il regolamento interno dell’Anas è diverso. Le spese liquidate in caso di sentenza favorevole vanno all’Anas non al professionista che viene remunerato diversamente.

D: E invece nella vostra piattaforma è prevista una differenza di compenso in base al risultato?

R: No, onestamente sono contraria al sistema della success fees, come la chiamano gli americani, non solo perché ha delle grosse implicazioni negative in termini del dlgs 231/2001, ma anche perché nei modelli organizzativi il pagamento, con una percentuale variabile legata al successo, è visto molto male. In realtà se ci riflette può essere un indizio di corruttela.

D: La mia esperienza come revisore in enti pubblici ed in realtà societarie di grandi dimensioni mi ha insegnato che talvolta in questi luoghi si utilizza il contenzioso “per fare passare” diciamo delle operazioni “impossibili”. Per evitare situazioni del genere, ad esempio in Croce Rossa, abbiamo, come collegio sindacale, adottato un sistema di controllo attraverso il censimento di dati e tipologia di contenzioso. Anche in Anas avviene ciò?

R: Noi siamo come un piccolo tribunale, abbiamo 12.000 mila cause pendenti che sono gestite attraverso un sistema informatico interno attraverso cui si effettua  una classificazione delle cause per tipologia quindi sappiamo già quante cause ci sono in materia di lavori, quante in materia giuslavoristica, responsabilità civile, amministrative etc.…Sicuramente analizzando i tipi di contenzioso ad esempio in materia di gare, abbiamo trovato delle lacune e quindi stiamo realizzando un vademecum di supporto da distribuire alla direzione appalti ed acquisti ed a tutte le commissioni di gara. Anche in materia di lavori, dove abbiamo il grosso del contenzioso in termini di valore ed entità, stiamo cercando di implementare e dare degli strumenti ai direttori di lavori ed ai rup, in modo tale da avere una documentazione molto dettagliata e tracciata di tutto ciò che accade. Stiamo iniziando a mettere un po' di ordine! D’altronde sono qui da pochissimo tempo.

D: Dal suo insediamento in Anas, cosa è cambiato nell’azienda? Come vive questa nuova esperienza?

R: Nell’azienda stanno cambiando tante cose, mi pare che il Presidente Armani abbia fatto tanto e mi sembra che stia continuando a fare, sta cercando di dare degli input. E’ molto orientato al risultato, all’ordine, all’onestà, alla correttezza ed al merito. Ciò che ho fatto io è per esempio aver varato una nuova organizzazione interna, cercando appunto di attribuire i compiti in funzione delle specifiche competenze, per avere un’organizzazione più funzionale e più efficace e devo dirle che sono molto contenta di questa nuova struttura ed anche il mio staff. Consideri che è come se gestissi uno studio legale con quaranta avvocati qui in sede ed altrettanti distribuiti sul territorio. Come sto vivendo? Il lavoro in Anas è un lavoro bellissimo. Secondo me è l’unico posto che ti consente di fare il manager, il direttore legale come in un’azienda privata ma anche l’avvocato sul campo.

D: L’ Europa, poi la fusione Anas-Ferrovie che porterebbe l’uscita dell’Azienda dalla pubblica amministrazione a quanto pare, qual è il futuro dell’Anas?

R: Per quanto riguarda l’Europa, Anas è un’azienda molto nazionale quindi l’impatto con l’UE può essere solo di tipo regolamentare, mentre per la fusione Anas – Ferrovie, non sarà il passaggio in Ferrovie, come ha detto il presidente Armani, a far uscire Anas dalla p.a., perché come Lei ben sa ci sono dei requisiti che vanno mantenuti ad esempio avere dei ricavi da mercato che coprono almeno il 50 % dei costi sostenuti. Quindi il primo passaggio è l’autonomia finanziaria di Anas, una volta definito il percorso di tale autonomia si può passare sotto Ferrovie. Ciò è fondamentale perché noi non abbiamo ricavi da mercato. Il futuro di Anas sta nell’ottenere ricavi da mercato che possono essere o l’accisa, come diceva il Presidente quando è arrivato qui in Anas, o sistemi di eurovignette che invece sono quelli che sono adottati in alcuni paesi d’Europa. Vedremo, stiamo esplorando varie possibilità.

D: Direttore, per concludere: il nuovo sistema di selezione che ci ha illustrato permetterà agli studi di entrare “misurandosi”? Lei ha parlato solamente di alcune regioni al momento coinvolte nel progetto, quando partirà in tutta Italia?

R: Si, come ho accennato, adesso sono partite le iscrizioni per Calabria, Molise, Friuli Venezia Giulia e Umbria. In queste regioni abbiamo avuto poche iscrizioni mentre in Puglia e Campania molte di più. Io penso che lo strumento informatico paradossalmente abbia messo un freno alle iscrizioni, diciamo che c’è una grande resistenza al cambiamento.

D: Mi domando, ma con questo sistema come si supera la parte dell’ intuitu personae?

R: Torniamo sempre allo stesso problema. Ci sono delle cause che sono massive dove l’intuitu personae conta poco nel senso che conta poi la qualità della prestazione offerta, quindi è chiaro che se un avvocato lavora male, tra l’altro lo prevede il regolamento, non viene invitato al prossimo contest, viene sospeso dall’albo e inizia ad avere un track record negativo. Ci sono poi delle cause un po' più delicate dove si può prevedere (infatti alla fine di questa fase di sperimentazione poi rifiniremo il regolamento, perché ripeto anche noi stiamo imparando e testando il sistema) la possibilità per esempio di derogare all’invito a tutti i professionisti di una categoria ma selezionarne solo cinque al massimo dieci perché ritenuti più adatti per svolgere quel tipo di attività. A quel punto il contest viene fatto tra i professionisti scelti. Ma guardi, questa è la stessa logica che ho utilizzato quando ho lavorato in aziende private: quindi l’intuitu personae vuol dire che mi prendo un basket di cinque o dieci avvocati che sicuramente sono il top di gamma in quell’attività lì e chiedo loro di formularmi un’offerta. Sinceramente non la capisco tutta questa grande resistenza al cambiamento.

D: No assolutamente, non è resistenza. In realtà mi domandavo se la trasparenza possa funzionare in questo tipo di meccanismo.

R: Nel nostro regolamento è già previsto un sistema premiale e penalizzante a seconda di come ha lavorato il professionista nel passato: è logico che, se ha sempre vinto tutte le cause ed è stato puntuale nel lavoro, nell’offerta partirà con un punteggio più alto e quindi con più vantaggi rispetto ad un altro. Sinceramente penso che il problema sia un altro: ci sono troppi avvocati. La selezione, a mio avviso, deve essere fatta all’inizio del percorso di studi così come accade per la facoltà di medicina non invece mettendo delle barriere dopo la laurea, tanto poi la vera selezione la fa il mercato: vanno avanti i più bravi!

Romolo Reboa 

avvocato del Foro di Roma 

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