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Avvocato: una professione al ribasso

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOVorrei poter dire è una foto da non commentare, ma siamo avvocati, e tutti direttamente toccati. Non voglio qui mettermi a discutere i dettagli tecnici o l'importanza delle nuove tariffe recentemente approvate, ma vedere forme di pubblicità come questa, onestamente porta ad alcune importanti riflessioni. Basta digitare su un motore di ricerca parole come "pubblicità avvocati" e vediamo risultati sinceramente sconcertanti. Dico subito che se, il mese prossimo, fossi sommerso di debiti, se tasse, CPA, spese di studio, utenze e quelle per la sopravvivenza quotidiana non mi lasciassero speranza, forse anch'io accetterei una causa di divorzio per € 200,00. Meglio non pensarci perché, con l'aria che tira, non è ipotesi così remota. Ma vogliamo andare oltre? Riporto, censurando nomi e riferimenti, una mail ricevuta da un collega per una domiciliazione. Egregio Collega, dovendo depositare tre ricorsi per ingiunzione, promossi dalla nostra Cliente XXX e nello specifico: 1) Un ricorso per ingiunzione del valore di circa Euro 8.000,00, nei confronti della ABC di avanti il Tribunale di Roma. 2) Un ricorso per ingiunzione del valore di circa Euro 4.500,00 nei confronti della Bliss DEF avanti il Giudice di Pace di Roma. 3) Un ricorso per ingiunzione del valore di circa Euro 2.000,00 nei confronti della GHI, avanti il Giudice di Pace di Roma. In caso di Sua disponibilità, La informo di aver concluso con la Cliente un accordo tariffario a forfait, ragion per cui siamo a proporLe analogo accordo che prevede, per la suddetta procedura, il riconoscimento di un importo che sia ragguagliato all'attività da Lei espletata, ancorché entro un massimo di Euro 100,00 per ciascuna posizione (oltre Iva e Cpa, dedotta ritenuta), al netto delle spese di giustizia. Preciso che mi è giunta dopo l'entrata in vigore delle nuove tariffe. Una professione al ribasso? O una scarsa considerazione di noi stessi e, purtroppo, anche tra noi stessi? Posso accettare il cliente che, senza vergogna, chiede lo sconto, la rateizzazione, il patto di quota lite a causa vinta, ma che le tendenze al ribasso provengano da noi stessi, onestamente, mi fa riflettere che qualcosa non va nel sistema. E tutti noi, non raramente, accettiamo in aggiunta alle parcelle (spero mai in sostituzione delle stesse), qualche bottiglia di olio, vino, e altri generi non proprio inutili. E mi viene in mente la scena di un film trash anni 70/80, Pierino medico della Saub, dove il padre di Pierino, il grandissimo Mario Carotenuto, ripercorreva la carriera scolastica del figlio: licenza elementare a Roma; medie a Frosinone; ginnasio a Catanzaro; liceo a Canicattì, Laurea ad Addis Abeba. Ovviamente il posto di lavoro venne trovato grazie ad una raccomandazione della P2. Ma era solo la scena di un film comico? O di fantascienza che si è avverata? Non è forse la nostra la categoria che ha visto il turismo per gli esami in sedi facili in Italia, prima che alcuni interventi allargassero le nostre frontiere alla Spagna e fino in Romania? Il sottoscritto è il primo ad essere favorevole alla libera circolazione dei professionisti anche oltre i confini dell'UE, ma con la mia abilitazione conseguita a Roma, ritengo che non potrei accettare un caso in Francia o Spagna senza avere le giuste competenze maturate con una pratica effettiva e concreta. Al massimo potrei affiancare un avvocato locale. In Italia su 3759 avvocati stabiliti, ben 3452 sono di nazionalità italiana. Non dovrebbero essere almeno inglesi, tedeschi o greci? O si tratta di italiani residenti all'estero che decidono di tornare a casa perché la nostra Italia offre maggiori opportunità per la professione forense? Purtroppo le recenti affermazioni del ministro Orlando, ma altri prima di lui si sono espressi nella stessa direzione, secondo cui il numero degli avvocati in Italia è eccessivo (ma anche il termine spropositato rende bene l'idea) toccano, ed un intervento legislativo in tal senso appare opportuno. Sperando che non porti ad un'impennata nel numero degli abogados che vanificherebbe ogni apprezzabile sforzo. Cosa si diranno Carnelutti e Cicerone vedendo quello che accade? Quel Carnelutti di cui, si racconta, ad un signore che gli aveva offerto un passaggio in auto, inviò la parcella per il parere legale rilasciato durante il tragitto? In attesa però di interventi dall'alto, nel nostro piccolo, qualcosa può essere fatto, ad iniziare da noi stessi. E i nostri COA potrebbero dare un piccolo modesto contributo, iniziando a pubblicare insieme alla data di conseguimento del titolo non semplicemente l'indicazione dell'iscrizione in un elenco speciale (suona come quello dei professori universitari), ma una più chiara indicazione del tipo "Abilitazione conseguita in Spagna (o Romania)". Allo stesso modo potrebbe essere anche una buona idea che si indicasse almeno l'università in cui è stata conseguita la laurea. Chissà che anche qui non si abbia la piacevole sorpresa di scoprire colleghi con lauree a Tirana (almeno sapessero parlare albanese). In questo si, veramente, vorrei prendessimo esempio dai colleghi anglosassoni, statunitensi, ma anche francesi, che sul loro biglietto da visita, insieme a master e specializzazioni, aggiungono la loro alma mater. Purtroppo, duole ammetterlo, la nostra professione è uno specchio ahimè fedele della più complessa situazione che viviamo e la facoltà di giurisprudenza è spesso un refugium peccatorum per chi non è stato ammesso ad altre facoltà e, aggiungiamo, la professione forense un ulteriore scappatoia per tutti coloro che non hanno avuto la sperata fortuna nei vari concorsi. Ed ecco che si arriva al paradosso di una professione in offerta speciale. Tutto sommato, e come non mi stanco di ripetere, cari Colleghi, ricordiamoci sempre che ha fornito della nostra categoria una migliore immagine di quella che abbiamo, il buon Azzeccagarbugli che, una volta rifiutato il caso che il povero Renzo gli presentava, non esitò a restituire il più magro compenso rappresentato dai capponi. Un esempio di deontologia da ricordare meglio, non solo alle giovani leve.

Gianni Dell'Aiuto*

Avvocato del Foro di Roma

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