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Ambiente

Decreto Mezzogiorno: sacchetti biodegradabili a carico del consumatore

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La questione dei sacchetti biodegradabili a pagamento è ormai sulla bocca di tutti. A difendere la normativa, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, gli ecologisti e perfino il sindacato dei chimici Filctem mentre, dall’altra parte, c’è il mondo dei social network, che denuncia la normativa a voce alta mettendo in difficoltà quella parte del mondo politico che l’ha promossa e approvata. L’ex premier Matteo Renzi ha replicato su Facebook, affermando che il Governo ha solo attuato la normativa europea. La norma riguarda due tipi di imballaggi: primo tipo, i sacchetti dati al consumatore per l’asporto dei prodotti dal punto vendita; secondo tipo, gli imballaggi interessati dalla direttiva, cioè quelli per alimenti sfusi o a contatto diretto con i cibi (ortofrutta, macelleria, gastronomia, pescheria)  quindi sacchettini leggerissimi con spessore sotto i 15 micron. L’obiettivo, naturalmente, è quello di difendere l’ambiente. In estate il Parlamento ha approvato il decreto Mezzogiorno nel quale all’articolo 9-bis è stato aggiunto il recepimento della direttiva 720 che, nella legge italiana, impone dal 1° gennaio 2018 l’uso esclusivo di plastica biodegradabile per i sacchettini “ultraleggeri” con i quali si pesano e si prezzano i prodotti sfusi. Ma fin qui, il problema per il consumatore non sussiste fin quando non viene appreso che il costo del sacchettino è a carico di quest’ultimo. Da qui le polemiche. Oscillerà fra 4,17 e 12,51 euro il prezzo che ogni famiglia dovrà aggiungere quest'anno alla spesa alimentare fatta in supermercati e ipermercati a causa dei sacchetti biodegradabili a pagamento. A fare la stima su questo ulteriore peso al budget familiare, è l'Osservatorio di Assobioplastiche che ha compiuto una prima ricognizione nella grande distribuzione, in occasione dell'entrata in vigore del decreto Mezzogiorno. La stima, compiuta dall'Osservatorio in una dozzina di grandi magazzini alimentari, afferma che il costo di ogni singolo sacchetto è risultato compreso fra 1 e 3 centesimi. Assobioplastiche ricorda che il consumo di buste si aggira tra i 9 e i 10 miliardi di unità, per un consumo medio di ogni cittadino di 150 sacchi all'anno.

"Queste prime indicazioni di prezzo ci confortano molto - spiega Marco Versari, presidente di Assobioplastiche -, perché testimoniano l'assenza di speculazioni o manovre ai danni del consumatore". Peraltro, i sacchetti "sono utilizzabili per la raccolta della frazione organica dei rifiuti - aggiunge - e quindi almeno la metà del costo sostenuto può essere detratto dalla spesa complessiva".

In risposta subito la Codacons è "un nuovo balzello che si abbatterà sulle famiglie italiane, una nuova tassa occulta a carico dei consumatori". Per Legambiente, invece, "non è corretto parlare di caro-spesa. L'innovazione ha un prezzo, ed è giusto che i bioshopper siano a pagamento, purché sia garantito un costo equo, che si dovrebbe aggirare intorno ai 2-3 centesimi a busta. Così come è giusto prevedere multe salate per i commercianti che non rispettano la vigente normativa". Pareri discordanti non solo da parte dei consumatori ma anche da associazioni importanti. Fatto sta che i sacchetti biodegradabili andranno pagati, e c’è già chi sui social riesce a trovare modi esilaranti per ovviare al sistema!

Martina Pazzaglia 


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La nuova legge per gli animali

Il testo approvato l’8 giugno scorso è stato redatto in sede di stesura originaria da un gruppo di giuristi della LAV del quale ho avuto il piacere di essere chiamato a far parte. Il nostro intento è stato – naturalmente – quello di realizzare un testo diretto non a qualche animale ma a tutti gli animali domestici e selvatici, e che superasse il vecchio ed ormai insostenibile principio genetico dell’ex articolo 727 del codice penale che - pur dopo le modifiche della Legge 473/93 - non garantiva un’idonea tutela penale.

Purtroppo, durante i lavori parlamentari, il testo, grazie a pressioni venute da più parti, è stato modificato e sono state apportate delle modifiche scriteriate, ma ciò nonostante la legge approvata rappresenta un indubbio passo in avanti nella protezione degli animali. Molti gli aspetti più innovativi.

Maltrattamento e doping Reclusione da tre mesi ad un anno o multa da 3mila a 15mila euro per chi cagiona una lesione ad un animale, un danno alla salute, o sevizie o comportamenti, fatiche, lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche.

Aumento della metà se deriva la morte dell'animale.

Elevazione da contravvenzione a delitto Non permette l'estinzione del reato con una semplice oblazione ed allunga la prescrizione a 5 anni (7 e mezzo se prorogata).

Abbandono di animali Arresto fino ad un anno o ammenda da 1.000 a 10mila euro. Detenzione incompatibile con natura degli animali e produttiva di grandi sofferenze Arresto fino ad un anno o ammenda da 1.000 a 10mila euro.

Spettacoli o manifestazioni Con sevizie o strazio, reclusione da quattro mesi a due anni e multa da 3mila a 15mila euro. Aumento di un terzo se vi sono scommesse o se ne deriva la morte dell'animale impiegato.

Uccisione per crudeltà Reclusione da tre a diciotto mesi. Si supera la distinzione fra uccisione di animale altrui, considerato "patrimonio", ed uccisione di animale proprio senza maltrattamento (finora non sanzionata, esempio, in eutanasia da un veterinario) o di animale "di nessuno" (previsione finora limitata a cani e gatti ma senza specifica sanzione).

Combattimenti fra animali e competizioni non autorizzate Reclusione da uno a tre anni e multa da 5mila a 160mila euro per chi promuove, organizza o li dirige. Aumento di un terzo se presenti minorenni o persone armate o con promozione attraverso video.

Allevamento, addestramento, fornitura di animali per combattimenti Reclusione da tre mesi a due anni e multa da 5mila a 30mila euro.

Effettuazione di scommesse, anche se non presente ai combattimenti o competizioni Reclusione da tre mesi a due anni e multa da 5mila a 30mila euro.

In caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti Sono sempre disposti la confisca degli animali impiegati sia per i combattimenti che per i maltrattamenti ed affidamento ad associazioni con spese anticipate dallo Stato che potrà rivalersi sul condannato.

E' anche disposta la sospensione da tre mesi a tre anni dell'eventuale attività di trasporto, commercio o allevamento di animali; in caso di recidiva è disposta l'interdizione.

Produzione, commercializzazione e importazione pelli di cani o gatti Arresto da tre mesi ad un anno o ammenda da 5mila a 100mila euro, confisca e distruzione del materiale.

Sperimentazione senza anestesia se non autorizzata Reclusione da tre mesi ad un anno o multa da 3000 a 15mila euro.

Per l'applicazione della legge Creazione di un coordinamento interforze fra Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato e Polizie municipali e provinciali. La vigilanza viene affidata anche alle guardie particolari giurate delle associazioni che avranno funzioni di polizia giudiziaria.

Interessi lesi Le associazioni animaliste riconosciute perseguono finalità di tutela degli interessi lesi dai reati previsti dalla presente legge.

Attività formative Possibilità di promozione d'intesa fra Stato e Regioni dell'integrazione dei programmi didattici delle scuole di ogni ordine e grado in materia di etologia e rispetto degli animali.

Certo, tutti ci auguravamo una legge che accogliesse appieno le istanze animaliste, ma le possibilità di ottenere una legge migliore in questo quadro politico e di forze economiche, che in alcuni passaggi hanno fortemente condizionato in negativo l’emanazione di questa norma, era ridotta a zero.

 

 

 Ciro Troiano

Responsabile LAV 'Combattimenti' e 'Osservatorio Nazionale Zoomafia'

 

 

 

 

 

 

 


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Canili, scandali senza fine

avv. Romolo Reboa, Romolo Reboa, avvocato, studio legale, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLO,

Dopo i numerosi casi di operazioni di vario tipo condotte dalle forze dell’ordine e dalla magistratura a Roma, un altro canile è finito nell’occhio del ciclone. Si tratta de «Il poverello», sulla via del Mare.

 

Dopo i numerosi casi di operazioni di vario tipo condotte dalle forze dell’ordine e dalla magistratura a Roma, un altro canile è finito nell’occhio del ciclone. Si tratta de «Il poverello», sulla via del Mare, struttura nella quale è intervenuto il magistrato a seguito di ipotesi di gravissimi casi di maltrattamenti. Il Comune di Roma è dal 3 dicembre il custode giudiziario di cani e il consigliere delegato del Sindaco per i diritti degli animali, Monica Cirinnà, ha rivolto un appello per l’adozione delle bestiole.

Appello a parte, condivisibile anche perché a fare le spese di questi affari criminali sono proprio gli animali (nonché i volontari e le associazioni corrette ed attive) rimane un problema: questi eventi si verificano continuamente ma non sembra che esista ancora un sistema costante di controlli degli enti locali che garantisca l’immediata repressione della criminalità.

 


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Trasporti di animali, viaggia l’inciviltà

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, avvocato, studio legale, Romolo, Reboa, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLO

Il peggiore traffico di animali avviene alla luce del sole: non si tratta infatti di quello ben più noto e clandestino di animali esotici, ma del trasporto di bestiame dai luoghi di allevamento a quelli di macellazione. Il nostro Paese è purtroppo profondamente coinvolto da questo fenomeno per la sua posizione geografica.

Infatti i trasporti avvengo lungo tragitti internazionali di cui molti porti italiani, di collegamento verso le altre sponde del mediterraneo, sono snodi principali.

Gli animali, esseri senzienti, possono percorrere anche 2.500 KM su strada o effettuare viaggi di quattro giorni, compressi e senza cibo, acqua, cure, spesso senza scendere dai mezzi di trasporto.

Molti muoiono ed infatti si sono verificati casi eclatanti come quello di Bari, pochi anni fa, quando furono trovati 115 bestiole morte su due camion parcheggiati nel porto in piena estate.

Il problema principale è che questi traffici avvengono sostanzialmente in clima di tolleranza: anche quando la normativa, italiana o comunitaria, viene applicata con precisione, i vincoli per i trasportatori e le aziende coinvolte sono così blandi che il traffico non viene sostanzialmente interrotto.

Si ribalta dunque una situazione che si verifica frequentemente, per la quale le leggi sono buone ma non vengono applicate. Stavolta è diverso. Per garantire una reale difesa dei diritti degli animali servono nuovo normative, nuovi obblighi, nuovi limiti.

Gli animalisti chiedono proprio un nuovo quadro legislativo che permetta di sancire sostanzialmente la fine di questi viaggi della morte, prevedendo il rafforzamento dei servizi veterinari alle frontiere e dei controlli lungo le strade.

La vera svolta può avvenire imponendo a livello internazionale, per esempio tramite convenzioni, il principio per il quale il bestiame va macellato nel luogo di allevamento, cioè prima del trasporto, e non in quello di consumo.

 


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Una legge per 8 milioni di famiglie

L’ordinanza Sirchia sui cani «pericolosi» potrebbe essere superata da una legge proposta da Giulio Schmidt, parlamentare di Forza Italia, presentata in collaborazione con la Lega Antivivisezione.

 

L’ordinanza Sirchia sui cani «pericolosi» potrebbe essere superata da una legge proposta da Giulio Schmidt, parlamentare di Forza Italia, presentata in collaborazione con la Lega Antivivisezione.

La proposta prevede, tra l’altro, visite veterinarie, corsi per proprietari o detentori, attestati di idoneità o pericolosità, inasprimento delle sanzioni per omessa custodia o malgoverno o abbandono di animali, divieti di menomazioni o sistemi di costrizione ed operazioni che mirano a sviluppare l’aggressività dei cani (comprese le selezioni e gli incroci).

«Deve essere chiaro che quando si parla dei cani ci si riferisce a otto milioni di famiglie. Per questo motivo ogni provvedimento deve contemperare le più svariate esigenze – ha affermato Giulio Schmidt - Negli ultimi tempi si è divulgato nella società civile un esteso malessere nella convivenza tra cani e uomini. Si è parlato di sicurezza pubblica, di assicurazioni, e di interessi anche economici legati al business legato alla cinofilia ma non del benessere dei cani. Non credo alla storia dei cani buoni e dei cani cattivi. Ci sono invece cani trattati male o finiti nelle mani sbagliate. D’altra parte nessuno deve subire le conseguenze di una gestione sbagliata di questi cani e non preoccuparsi di uscire di casa con la paura di venire assalito da un cane. Non bisogna dimenticare, però, che le tipologie di cani che vengono additate come ‘pericolose’ sono state appositamente create dagli allevatori ed addestrate per sviluppare questa aggressività. I cani non possono quindi diventare i capri espiatori di un disagio sociale che è dovuto a ben altre cause.

Stiamo vivendo le conseguenze di un problema che per anni è stato una giungla. Il Parlamento ha il dovere in questo momento delicato di affrontare un coraggioso dibattito su questo problema, che non riguarda solo i cani».

 


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