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Congresso extra? No,dannoso!

Perché un Congresso possa definirsi straordinario debbono concorrere almeno 4 condizioni: che trovi causa in una mutazione essenziale dello statu quo, sia essa improvvisa o meno; che si ponga lo scopo di riesaminare l'ubi consistam dei soggetti e degli interessi rappresentati, che elabori una nuova ed idonea linea strategica e di alleanze ed infine che faccia emergere una nuova classe dirigente. Il Congresso convocato a Milano per la fine di marzo non sembra avere in sè alcuna straordinarietà, ma porsi ben altri e minimi scopi. Se indubbiamente si è di fronte ad una mutazione epocale della struttura e del ruolo dell'Avvocatura così come l'abbiamo conosciuta ed esercitata, almeno dal 1933; non sembrano rinvenirsi gli altri essenziali requisiti sopra identificati. Manca infatti nel dibattito preparatorio qualcosa che superi le posizioni "storiche" oscillanti tra la dimensione elitaria, retrò ed autoreferente del progetto Mugnai e l'opposizione ribellista, ma senza proposte di altra componente dell'Avvocatura. In breve due facce di una stessa posizione conservatrice e priva di fantasia. Senza un riesame funditus delle dinamiche socio economiche del post moderno con le sue reali dinamiche di potere, senza un esame direi antropologico più che sociologico dell'Avvocatura non sarà possibile configurare il nuovo modello di esercizio della professione nel XXI secolo e quindi men che meno elaborare una nuova strategia e ricucire un sistema di alleanze di ceto - intendo mondo delle professioni e ceto medio. Ultimi elementi mancanti, e riprova della fondatezza del nostro assunto, sono la composizione della platea congressuale e la posizione delle istituzioni forense. La platea congressuale è la mera riproposizione di quella del Congresso ordinario del 2010 come se nulla fosse cambiato. Abbiamo invece almeno 15.000 nuovi iscritti non rappresentati, nuovi Presidenti di Ordini e soprattutto l'emergere di un diffuso senza di insoddisfazione e la presa di coscienza del cambiamento in gran parte dell'Avvocatura. Sarebbe stato quindi necessario procedere democraticamente ad una nuova elezione dei delegati così da legittimare democraticamente dibattito e deliberazioni senza correre il rischio che nel Congresso Ordinario di Bari del prossimo ottobre si giunga ad esiti diversi; con il rischio di esplicitare un grave conflitto interno all'Avvocatura e di minarne più gravemente la credibilità verso l'esterno. La classe dirigente intendiamo il CNF e la Giunta OUA avrebbero almeno dovuto presentarsi dimissionari al Congresso. Se non altro, da sconfitti per salvare l'onore e per ottenere una sia pur temporanea nuova legittimazione in vista dell'organizzazione del Congresso ordinario. Quale sia dunque lo scopo di un tale Congresso straordinario, ce lo dice proprio la mancanza di dimissioni. È il vecchio strumentale richiamo dell'Annibale alle porte per ricompattare intorno a se l'intera categoria purgandosi delle proprie responsabilità, nobilitando l'isolamento. Zusammen gegen alles! Purtroppo però un tal Congresso sarà esiziale per l'Avvocatura. Servirà solo a bloccare ogni dibattito sulla modernizzazione del ceto forense, a dimostrare l'effettivo isolamento dalle altre componenti del ceto medio, a dimostrare la mancanza di credibilità della nostra classe dirigente nei confronti della politica e delle altre componenti sociali. A fine marzo i decreti legislativi saranno stati convertiti, ognuno avrà incassato la sua mercede; all'interno dell'Avvocatura si saranno acuite le spaccature. Saranno andati in crisi tutti i modelli di rappresentanza socio politica costruiti negli anni '90. Le giovani generazioni infine, e questo è più grave, saranno definitivamente condannate al precariato intellettuale; prive di valida formazione di efficacie rappresentanza; o peggio abbandonati a derive che, compromettendo definitivamente il senso di appartenenza; faranno esplodere il conflitto economico e sociale all'interno del ceto per la conquista della scialuppa di salvataggio. Un'ultima amara considerazione: ben mi ricordo, e ne conservo i documenti, che già al Congresso di Napoli del 1999 e quindi nel successivo di Firenze erano state elaborate analisi e proposte quasi nel dettaglio, per scongiurare proprio la catastrofe attuale. Ma di questo in un altro articolo se il Direttore ce lo concederà. Una classe dirigente che in 20 anni non solo non ha capito, ma non ha neppure ascoltato non può e non deve tentare di perpetuarsi con la furbesca chiamata all'unità. Abbia almeno il coraggio di dimettersi. Questo si sarebbe un segnale forte all'interno ed all'esterno dell'Avvocatura. Il Congresso straordinario sia aperto e seminariale, preparatorio del Congresso ordinario così solo avrebbe senso e dignità e varrebbe la pena di parteciparvi.

Roberto Zazza

*Presidente Forum delle Professioni

Avvocato del Foro di Roma

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