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La pistola fumante della Confindustria

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLONell’autunno appena terminato ho avuto modo di illustrare in quattro convegni, con relazioni titolate: “la manovra economica ed i suoi risvolti sull’Avvocatura” e, prima, nel convegno del 14 luglio 2011 organizzato dall’Associazione degli Avvocati Romani  al Teatro Manzoni in Roma (con il Presidente della Cassa Nazionale Forense Avv. Alberto Bagnoli e il Presidente dell’O.U.A. Avv. Maurizio De Tilla, oltre il Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Roma e delegato alla Cassa, Avv. Mauro Vaglio), la relazione strettissima che esiste tra la posizione della Confindustria e l’emanazione di disposizioni di legge pesantemente punitive per l’Avvocatura e per i diritti dei cittadini. La prova oggettiva, la “pistola fumante”, che indica senza tema di errore la grande industria come la mandante delle norme che hanno reso agonizzante la professione forense e vorrebbero rendere di fatto inattuabile in molti casi l’osservanza degli articoli 3 e 24 Costituzione, è la relazione del Centro Studi di Confindustria del giugno 2011 nella quale è indicato un vero proprio programma di interventi legislativi tesi a destrutturare la professione forense e la giustizia civile. La relazione, titolata: “Ripresa Globale - dallo slancio al consolidamento: Italia in ritardo”, composta di 103 pagine, si occupa addirittura da pagina 73 al termine, cioè per 30 pagine, del tema Giustizia, includendo pesanti considerazioni sugli Avvocati e sulla professione forense. Ma sarà bene andare sullo specifico della relazione, senza alcuna necessità di esaminare le ben conosciute norme di legge seguite dal luglio 2011, sino al decreto di ieri. Prima di ogni altra considerazione, traspare in questa relazione il totale disinteresse degli autori per i diritti dei cittadini. Infatti la relazione svolge argomentazioni e propone soluzioni con l’obiettivo (dichiarato) di diminuire il contenzioso e sveltire i procedimenti civili, in totale spregio del dettato costituzionale che assicura l’uguaglianza tra i cittadini (art. 3) e il libero accesso alla Giustizia della Stato Italiano (art. 24). La Confindustria, di conseguenza, ritiene utile qualsiasi intervento del legislatore teso a disincentivare il ricorso al processo da parte del cittadino e pone quale principale, se non esclusivo, metodo, la leva economica, dichiarando apertamente di essere favorevole all’imposizione del contributo unificato per tutti i tipi di procedimento ed all’aumento di quelli esistenti (pag 98: Di fronte alla crescita esponenziale registrata nell’ultimo decennio (+200%), dal 1 gennaio 2010 è stato introdotto il pagamento di un contributo di 30 euro per l’avvio dei procedimenti di opposizione a sanzioni amministrative fino a 1.500 euro. I risultati sono stati consistenti: in appena un semestre si è registrata una riduzione pari, in media, al 52%). Anche la mediazione per la Confindustria deve esistere e, ancor di più deve essere obbligatoria (pag. 102. “principio dell’obbligatorietà, l’unico in grado di assicurare alla mediazione adeguata diffusione, soprattutto nella fase iniziale, e quindi di deflazionare il contenzioso giudiziario”). Lo zampino c’è anche nella riduzione dei Giudici di Pace (pag. 100: “È dunque urgente mettere in cantiere una riforma dell’ordinamento dei giudici di pace che punti a migliorare la qualità delle loro decisioni, riducendone il numero, e a eliminare comportamenti opportunistici”). Non interessa alla Confindustria se il cittadino eviterà di opporsi ad una contravvenzione ingiusta perché il ricorso gli costerebbe più della sanzione che vorrebbe impugnare, così come non interessa che lo stesso debba perdere tempo e denaro essendo obbligato a rivolgersi ad una società privata di mediazione composta magari da periti, psicologi ed estetisti (con tutto il rispetto per le categorie) che dovrebbe amministrare la Giustizia prima di poter adire il Giudice (e controllata da chi? Vogliamo domandarcelo?). L’importante è “deflazionare” il contenzioso! Ma è nelle varie parti in cui si parla degli Avvocati che si disvela il vero intento della relazione confindustriale e degli interventi nei nostri confronti: ridurre il costo dei professionisti per la grande industria facendo divenire sostanzialmente questi ultimi dipendenti a basso costo. Una sorta di Co.Co.Co. nuovo conio. Ecco cosa si legge nella relazione: - esaminando la questione della cd. “litigiosità eccessiva” esiste un apposito capitolo a pag. 81, titolato: “Più avvocati, più cause”; in esso si legge: “Alcuni ricercatori, però, suggeriscono, anche con analisi empiriche convincenti, che la direzione del nesso causale vada dal numero degli avvocati alla litigiosità: in presenza di alte asimmetrie informative sulla qualità delle prestazioni professionali e di vere e proprie restrizioni alla concorrenza, gli avvocati possono indurre più di un cliente a intentare cause non completamente necessarie. La situazione è aggravata dal fatto che gli avvocati in genere sono pagati sulla base del tempo e del numero degli atti dedicati a ciascun procedimento e a prescindere dall’esito della causa”. E’ chiaro come l’autore, a prescindere da ogni considerazione sulla potenzialità offensiva di alcune frasi, sia totalmente privo (o voglia esserlo) delle pur minime cognizioni di diritto in relazione allo svolgimento dell’attività professionale forense intesa come obbligazione di mezzi e non di risultato e in ordine al principio della dignità del lavoro (qualità e quantità dell’attività svolta), concetto che probabilmente vorrebbe fosse dimenticato in assoluto; - (pag. 102: “È necessario, in particolare, garantire la libertà nella scelta dei professionisti, confermando la facoltà di derogare ai minimi tariffari ed eliminando gli incentivi a prolungare la durata del processo. Va cioè evitato che la remunerazione dei legali sia collegata principalmente al numero e alla complessità delle attività svolte e, quindi, alla durata delle cause stesse. Un classico esempio di circolo vizioso. La possibilità di negoziare i compensi al di là dei minimi imposti dall’Ordine costituisce uno strumento efficace per realizzare l’ulteriore obiettivo di consentire al cliente di conoscere preventivamente i costi del giudizio. Perciò occorre rimuovere i vincoli normativi e deontologici ancora esistenti alla pubblicità e imporre espressamente all’avvocato di informare il cliente sul prevedibile ammontare complessivo delle spese necessarie per la gestione della controversia, assicurando così trasparenza al compenso per la sua prestazione”). Sembra di leggere il testo del decreto di ieri che ha abolito totalmente le tariffe professionali. Lascio ai lettori la possibilità di esaminare in tutti i punti la relazione dove si potrà trovare, ad esempio, anche “l’istanza di prelievo” (pag. 95) per le cause pendenti in appello e Cassazione, la “motivazione breve” (pag. 96) e altre piacevoli indicazioni tutte tese ad indirizzare il cittadino verso la più totale sfiducia per il professionista Avvocato. Insomma, le norme che sono state emesse nei confronti degli Avvocati e sui costi della Giustizia a partire dal luglio 2011 ci sono proprio tutte in questo libello. E non dimentichiamo le società di professionisti per le quali è prevista la possibilità che la maggioranza del capitale sia nelle mani di soci esterni con buona pace dell’autonomia professionale e le relative conseguenze in tema di ingresso della criminalità organizzata negli studi. Negli Stati Uniti per gli Avvocati tale possibilità è stata tassativamente esclusa. Battiamoci con forza per proteggere i diritti dei cittadini, gravemente lesi da questa deriva, e contro la gravissima mistificazione della realtà che spaccia le norme appena approvate sulle professioni come utili per i cittadini, quando in realtà esse servono a chi detiene i mezzi finanziari ed il potere economico per uscire da un momento difficile a spese di alcune categorie di lavoratori. Ora tocca a noi: chi sarà il prossimo?

Fabrizio Bruni*

Avvocato del Foro di Roma e Presidente dell’Associazione degli Avvocati Romani 

 

LA RELAZIONE DELLA CONFINDUSTRIA E’ DISPONIBILE SUI SEGUENTI LINK:

http://www.associazionedegliavvocatiromani.it/wordpress/corsi-e-convegni/relazione-confindustria-giugno-2011/1011/%20

http://www.avvocatofabriziobruni.it/162/articoli-2/relazione-confindustria-giugno-2011/

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