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Il processo indiziario genera mostri

La Dichiarazione Universale dei Diritto dell'Uomo andrebbe integrata, sancendo la necessità di bandire universalmente e costituzionalmente da tutti gli ordinamenti giuridici del mondo il processo indiziario come decisivo ai fini del verdetto. Verrebbero meno automaticamente in Italia processi come quelli di Sofri, Marta Russo, Cogne, via Poma, Scazzi, Melania Rea e, nell'America di Amanda Knox, dopo i casi-scandalo di Bernabei, Larry Fuller, Michael Blair, verrebbe messo fuori Chico Forti, da oltre 10 anni in galera e condannato all'ergastolo in via altamente indiziaria per omicidio. Il processo indiziario rovina la giustizia fomentando nel popolo il convincimento che l'indiziato di un omicidio sia senz'altro il colpevole. Ciò è acuito dai processi in tv che alimentano nella gente il gusto disumano del reality giallo, in cui sarebbe oltremodo deludente lasciare un delitto senza colpevole. "Ormai si è formato il convincimento, con le trasmissioni che ricostruiscono le scene del crimine, che tutti, senza conoscere le carte, possano parlare dei processi. Eravamo un popolo di allenatori di calcio, stiamo diventando tutti giudici". Così ha affermato Claudio Pratillo Hellmann, il presidente della Corte d'Assise d'Appello, all'indomani della sentenza che ha mandato assolti Amanda Knox e Raffaele Sollecito (art. di Alessandro Capponi, Il giudice di Perugia: «Assolti, ma forse sono colpevoli» http://archiviostorico.corriere.it/2011/ottobre/06/giudice_Perugia_Assolti_forse_sono_co_9_111006015.shtml. I danni del processo indiziario non sono solo a valle con sentenze giocate su logiche astratte e non scientifiche ma anche a monte, fondando l'istituto della custodia cautelare, decisamente anticostituzionale perché compromette la libertà della persona, dovendo invece scattare a prove certe e, comunque, solo a condanna definitiva. L'Inquisizione, ben conscia che senza confessione non si poteva condannare un indiziato, cercava di estorcerla con la tortura fisica. Oggi, dopo i lumi di Beccaria, in molte parti del pianeta si ricorre ancora a una forma assai sofisticata di tortura psicofisica: la carcerazione preventiva anche annuale su base indiziaria. La moderna e diffusa procedura di restrizione per la tutela della collettività, formalmente ineccepibile ex lege ma nella sostanza medioevale, è la misura cautelare imposta su base indiziaria e non su prove forti, nella presupposizione in hasard fundata che l'indiziato sia sicuramente colpevole e nella speranza sottaciuta che in cattività sia spinto a confessare. Ma se uno è innocente cosa deve mai confessare? Il sistema globale (giudici-media pro gioco indiziario) è implicitamente condannato dall'esito della sentenza di Perugia. Viene individuato un presunto colpevole, Tizio, dato in pasto al popolo dalle tv sacrificali, le a-tv-zeche, e con finte discussioni sull'argomento si alimenta un solo risultato. Il presunto colpevole è... sicuramente colpevole! Il guaio è che ciò potrebbe influenzare inconsciamente i giudici, i quali dovrebbero avere grande coraggio per affermare, dopo mesi di media, processi, carcerazioni preventive: "Signori, abbiamo sbagliato tutti. Tizio è innocente!". Quanto meno nel senso che non ci sono prove sicure che sia colpevole. Il coraggio in tal senso i giudici di Perugia l'hanno avuto, pronti a ricevere gl'insulti della gente fuori che gridava istigata dai media: "Al rogo! Al rogo!". Ma chi ripagherà Raffaele e Amanda dei 4 anni di carcerazione preventiva subita per poi essere assolti? Secondo i dati riportati dall'esperto Marco Pannella in un'intervista: "In Italia il 40% dei detenuti è in attesa di giudizio, parliamo, dunque, di 30 mila persone circa. Di questi, affidandosi alle statistiche, il 50% verrà proclamato innocente. Ciò si traduce in 15 mila persone rinchiuse nelle carceri, in attesa di un giudizio che li scagionerà dalle accuse dopo 6-7 anni". Aggiunge quanto al caso di Perugia: "Amanda e Raffaele - e sono felicissimo per loro - tutto sommato sono stati fortunati. In tantissimi casi, troppi, le cose vanno decisamente peggio perché ci sono migliaia di persone nelle loro condizioni, rinchiusi nei penitenziari per reati mai commessi (art. In Italia nessuno paga per gli errori giudiziari, http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/04/amanda-e-raffae le-assoltialfano-chi-li-risarcira/162011/ Il sistema indiziario italiano contrasta, soprattutto per le conseguenze intermedie (carcerazione su base indiziaria), con la presunzione di non colpevolezza (art. 27 Cost.) dell'imputato e col principio della libertà personale inviolabile (art. 13 Cost.). Contrasta di fondo con l'esigenza di certezza del diritto e col principio secondo cui la condanna deve avvenire "al di là di ogni ragionevole dubbio", principio positivizzato nell'art. 533 del codice di procedura, modificato dall'art. 5 della legge n. 46 del 2006. Il processo indiziario per sua natura crea sempre un ragionevole dubbio. Ergo l'intero meccanismo del processo indiziario è incostituzionale e lo è la carcerazione preventiva su base indiziaria. Bisogna, quindi, eliminare questo pericolosissimo e medioevale istituto che, pur di assicurare colpevoli alla giustizia, da procedura estrema ed eccezionale del nostro sistema diventa regola, al posto del legittimo e primario processo per prove, finendo col mettere dentro tanti innocenti e fondando la bellezza del 90 % delle nostre cause penali! I processi indiziari possono e devono essere fatti ma, se gl'indizi non si trasformano in prove fortissime, non si va a giudizio! Soprattutto le prove fortissime devono fondare la restrizione cautelare ad evitare che si rimanga dentro per mesi se non per anni per poi venire assolti. Gl'indiziati gravi vanno, quindi, al più controllati direttamente sul territorio. Con tali rimedi si elimineranno moltissimi processi e di fatto si sfoltiranno le carceri, università e rifugio per masse di microcriminali recuperabili e a tal punto, secondo i dati di Pannella, luoghi per stage di devianza per tanti innocenti. La nostra speranza è una nuova coscienza prima di tutto nei giudici e poi nel legislatore che il meccanismo è viziato e che si fondino sentenze di condanna solo su prove sicure, evitando nella fase preliminare il meccanismo perverso stigmatizzato implicitamente dall'esito della sentenza di Perugia, auspicando che la gente venga messa dentro solo se pericolosa e con prove certe. Il 13 giugno 2000 emisi l'ordinanza con cui, come giudice monocratico del Tribunale di Roma, sollevai questione di incostituzionalità del sistema indiziario alla luce soprattutto della nuova formulazione del giusto processo (art. 111 della Costituzione). La Corte Costituzionale respinse in via brevissima la questione ma la battaglia continua. Noi ci auguriamo che, in attesa di una mossa del legislatore (ma dubitiamo fortemente di tale impeto), un avvocato o un giudice coraggioso risollevi la questione alla luce del ragionevole dubbio che, secondo noi, può invocarsi in ogni processo fondato su indizi e non su prove certe.

Gennaro Francione*

Magistrato - Scrittore

 

Per saperne di più si veda:

· L'ordinanza d'incostituzionalità del giudice Francione contro il processo indiziario e il pericolo di ordalie logiche, emessa il 13 giugno 2000. http://www.antiarte.it/eugius/processo.htm;

· L'ERRORE DEL GIUDICE - CONTRO IL PROCESSO INDIZIARIO (Ianua di Roma): un pamphlet di Gennaro Francione contro gl'indizi a favore del processo scientifico, l'unico in grado di attuare una giustizia realmente uguale per tutti e probabilisticamente più vera, con interventi di Enzo Albano, Giuseppe Dante, Ferdinando Imposimato e Angelo Macrì.

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