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Intervista al Presidente Ordini Forensi Minori

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOContinua inesorabile la battaglia dell'Avvocatura volta alla ricostruzione del Paese a cominciare proprio dalla Giurisdizione. Noi, per saperne di più, abbiamo chiesto chiarimenti al Presidente degli Ordini Forensi Minori, Walter Pompeo. Il 6 Ottobre u.s. l'Organismo Unitario dell'Avvocatura è sceso nuovamente in campo: "non per protestare, ma per proporre" ha affermato il Presidente De Tilla. Tra i presenti il Presidente degli Ordini Forensi Minori, Walter Pompeo che, ha accettato di rispondere alle nostre domande.

Presidente, nel corso della Conferenza stampa indetta dall'Oua il 6 ottobre u.s. a Roma, sono state avanzate nuove proposte volte alla ricostruzione del nostro Paese e in particolare della "Macchina Giudiziaria". Cosa pensa delle iniziative comunicate dal Presidente De Tilla? C'è davvero la possibilità di ricostruire l'Italia? Quali iniziative sono state prese da Termoli e più in generale dalla regione Molise su tali tematiche? E' indubbio che questi siano tempi difficili per l'Avvocatura, in particolare per le nuove generazioni. Cosa consiglia ai giovani che vogliano intraprendere la professione forense?

L ' Avvocatura costituisce indubbiamente una componente essenziale nella vita sociale, economica, politica, culturale del Paese e l ' Organismo Unitario dell ' Avvocatura Italiana, la sua più ampia espressione politica, è una fucina di proposte estremamente interessanti perché generate dall ' esercizio del ministero difensivo nelle aule, non sulla carta, quindi assai concrete, dal contatto quotidiano con la giurisdizione, dalla rilevazione costante delle sue criticità. La classe politica, il Parlamento, il Governo dovrebbero avviare un tavolo di confronto quotidiano con l ' Avvocatura e il Paese ne trarrebbe grande beneficio. Al giovane Avvocato mi permetto di suggerire di svolgere la professione forense con elevatissimo senso del dovere, nei confronti della persona che assiste, in primo luogo, ma all ' un tempo dei valori dell' Avvocatura. Quindi scrupolosa difesa tecnica con lo sguardo rivolto alla deontologia , mai dimenticando che lo Stato ha bisogno di chi conosce e applica il diritto. I risultati non tarderanno ad arrivare .

Nel corso dell'incontro, il Presidente De Tilla si è soffermato, in particolar modo, sulle questioni relative alla Mediaconciliazione obbligatoria, il Patto per la Giustizia, il Decalogo dell'Oua per modernizzare la giurisdizione e la Revisione della geografia giudiziaria, concentrandosi in particolar modo sulle polemiche contro la chiusura dei Tribunali minori. Lei è d'accordo con le posizioni assunte dall'Oua e più in generale dall'Avvocatura italiana?

Tra l ' Organismo Unitario dell ' Avvocatura Italiana e il Coordinamento Nazionale degli Ordini Forensi Minori esiste una grande sintonia che si manifesta assai spesso . Molte delle posizionidel primo sono condivise e fatte proprie dal secondo; mi preme, però, precisare che il Coordinamento affronta, geneticamente, tutte indistintamente le tematiche che afferiscono l ' esercizio della professione forense e la giurisdizione in genere nelle realtà geograficamente minori, ma non si occupa di tutte le tematiche che coinvolgono l ' Avvocatura in generale. Quanto alla soppressione dei piccoli Tribunali è mio parere che una riorganizzazione della rete giudiziaria sia opportuna e utile . Ma essa deve trovare il proprio fine nella rifunzionalizzazione della Giustizia, non nella riduzione a tutti i costi degli uffici giudiziari. E, al contempo, essere operata non attraverso una delega concessa in un clima emergenziale, con voto di fiducia, al Governo, bensì utilizzando un ordinario iter legislativo che rinvenga nelle Commissioni Giustizia, non negli uffici ministeriali, i propri organi vitali nelle quali il Territorio possa esporre convenientemente e far valere le proprie ragioni. L ' esercizio della delega sarà un affare estremamente serio e delicato. Mi auguro che la riforma che ne verrà sia davvero epocale, come la vuole il Ministro, ma in senso positivo.

Nell'ambito della Conferenza è emersa una questione ulteriore degna di nota. Sembra, infatti, che le donne siano da tempo la maggioranza nelle facoltà di Giurisprudenza e che spesso si laureino prima dei maschi e con voti migliori. Peraltro non si parla soltanto della professione di avvocato, anche in Magistratura il numero delle donne è copioso e notevole per qualità. Come mai, secondo Lei, si sta verificando questa inversione di tendenza, considerando che fino al 1963 alle donne era addirittura vietato accedere ai concorsi per la Magistratura?

Quello della presenza delle donne nella vita del Paese è un argomento strano. Per un verso considero risibile che il contributo che una persona dà alle istituzioni possa essere esaminato e catalogato a seconda del sesso; quel che conta è il valore del contributo e non vedo perché se una donna è davvero valida, e ve ne sono moltissime, sempre più, il Paese non debba giovarsene. Per altro verso, però, constatiamo purtroppo che le difficoltà che la donna incontra nella propria affermazione professionale sono ancora molte, troppe. Le ragioni della progressiva affermazione delle donne? Semplice, spesso hanno più capacità degli uomini, spesso si impegnano di più. Nonostante la repentina ascesa femminile nell'ambiente giuridico, restano moltissime discriminazioni: ad esempio le donne continuano a guadagnare la metà degli uomini e non è loro riconosciuta alcuna tutela in gravidanza perché, in quanto libere professioniste, non ne hanno diritto.

Simili retaggi del passato sono solo l'ennesima conseguenza di un Sistema, il Nostro, ormai alla deriva o c'è un problema di mentalità più radicato?

Il sistema del Paese è figlio della cultura del Paese stesso.

Infine, nelle veste di Presidente del coordinamento nazionale degli Ordini forensi minori, cosa pensa della chiusura dei tribunali minori da parte del Governo? Quali le azioni da intraprendere?

Se il Governo vuole veramente realizzare una seria, oculata, proficua riorganizzazione delle circoscrizioni giudiziarie in effetti finalizzata a ridare fiato a una giurisdizione agonizzante deve prendere atto che l ' esercizio della delega ottenuta a settembre non è affatto il miglior strumento. I piccoli tribunali non sono una inutile dispersione di risorse ma un utilissimo investimento a sostegno dello Stato di diritto e di un sistema in cui la cultura della legalità sia davvero diffusa. Sopprimere un tribunale, e una procura, vicino al cittadino – utente, idoneo, già con la semplice presenza, a dissuadere chi voglia violare la legge e a convincere chi voglia investire e avviare un ' impresa, non è affatto saggio . Ancor meno quando lo si intenda fare sol perché, si sostiene, ma erroneamente, e l ' Avvocatura lo sa assai bene, che soppressioni e accorpamenti gioverebbero all 'economia del Paese. Quel che occorre fare, invece, quanto ai tribunali, è semplicemente rivedere i confini di molti di essi e applicare la legge sulle tabelle infradistrettuali. Se, poi, si ascoltassero i saggi consigli di un grande magistrato e impareggiabile manager della giurisdizione, quale è il Presidente della Corte di appello di Torino, cons. Mario Barbuto, si creassero all'interno dei distretti macroaree e si rendessero flessibili le ingessate piante organiche dei magistrati, in poco tempo e realmente a costo zero la giustizia sarebbe, non solo vicina al cittadino, ma anche molto più efficiente di quanto non lo sia adesso. Se, invece, si vuole affidare ai funzionari di via Arenula la riforma del reticolo giudiziario, lasciare fuori dal confronto l ' Avvocatura, porsi come principale obiettivo quella della riduzione degli uffici, allora il rischio è davvero enorme.

Vanessa Pinato

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