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Riforme ed avvocatura

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIngiustizia n.4 del 2011 è quasi per intero dedicata alle riforme della giustizia e dell’avvocatura, già varate o in fieri. Temi centrali la mediaconciliazione e la progettata riforma dell’avvocatura.
Dalla lettura emerge un dato costante: l’avvocatura è sempre intervenuta tardi e male;  tardi perché  le proteste sono sopraggiunte a cose fatte o, per dirla alla buona, a babbo morto; male perché le critiche alle progettate riforme sono rimaste nel chiuso delle stanze degli addetti ai lavori, O.U.A., CNF. Niente, o quasi, per l’opinione pubblica, destinataria prima, in democrazia, dell’informazione sui problemi del diritto e della giustizia, informazione alla quale, prima di ogni altro soggetto, è tenuta l‘avvocatura nel suo ruolo di interprete e guardiano delle leggi, quel ruolo che è stato solennemente affermato dal Parlamento Europeo con la risoluzione 23 marzo 2006 sulle professioni legali… “la riforma delle quali ha conseguenze importanti che vanno al di là delle norme sulla concorrenza incidendo nel campo della libertà, della sicurezza e della giustizia e in modo più ampio, sulla protezione dello stato di diritto nell’Unione Europea”.
 Così è accaduto che l’assenza dell’avvocatura dal dibattito collettivo ha agevolato e sta agevolando riforme dell’ordinamento del tutto incompatibili col modello di stato di diritto al quale ci ostiniamo  a credere sia conformato il Paese. Basti pensare alle riforme del diritto del lavoro che stanno mandando alle ortiche lo Statuto dei Lavoratori;, alle riforme del diritto societario e di quello fallimentare che hanno allargato le porte all’avventurismo dell’impresa nel quadro  disastroso e selvaggio dell’economia globale, alla riforma della giustizia che ha partorito soltanto  l’aumento vistoso e generalizzato del contributo unificato; alla mediaconciliazione che ha aumentato costi e  tempi della giustizia moltiplicando strutture e centri di interesse e prospettando per di più vergognosi sospetti e sanzioni nei confronti dell’avvocatura, alla quale si fa, da parti autorevoli ma non disinteressate, carico della crisi  !!!
Ma l’avvocatura “organizzata”  continua a esibirsi in interventi flebili e tardivi dai quali traspare un radicato senso di colpa. Esemplare un intervento del Prof. Alpa su Guida al Diritto del 27 agosto. L’illustre Presidente del C.N.F. si impegna in una accorata difesa della classe forense, accusata, si legge, di avere un approccio di tipo “commerciale” al servizio giustizia. Ma alla difesa dell’avvocatura in cui si adopera Alpa non si accompagnano nè la doverosa e veemente indignazione per la assoluta e strumentale infondatezza dell’addebito nè la denuncia di ben altre e più gravi responsabilità della classe politica. Ed ecco che, nel silenzio degli organismi forensi, (mentre sto per licenziare questo articolo), Il Messaggero di Roma titola il 9 settembre a pag.7 “Così le lobby hanno stravolto la manovra – Avvocati- parlamentari ma anche farmacisti, tassisti, medici, tutti all’opera in Parlamento”.
Per buona fortuna qualche segno di consapevolezza si va manifestando nelle sedi diverse da quelle, inoperose, della rappresentanza istituzionale e associativa della categoria. Primo fra tutti è l’Ordine di Roma. Già con la Presidenza Cassiani l’avvocatura romana fece sentire la sua voce sui problemi del diritto e della giustizia nella pagina di un importante quotidiano della capitale; l’esperimento fu breve ma significativo. La Presidenza Conte ha incrementato i tempi e i modi degli interventi, ormai necessariamente sostitutivi della inerzia e della fragilità degli organismi nazionali. Così Antonio Conte promuove incontri col Ministro della Giustizia scuotendo dal torpore il C.N.F. (leggasi la eloquente lettera di Conte ad Alpa dell’11. agosto che appare su Internet);  promuove il 20 giugno, all’insegna del giusto orgoglio dell’avvocatura e con larga eco di stampa, la celebrazione del centenario della presenza dell’Ordine di Roma nel Palazzaccio.
 Così pure accade che ai dibattiti  dell’Ordine di Roma compaiano non solo avvocati e magistrati ma anche personaggi della vita civile, della cultura, dello spettacolo (Dacia Maraini, Maurizio Costanzo, Renzo Arbore). Piccoli segni di presenza, si dirà forse, ma grandi di vitalità e di novità. Questa è la strada per uscire dal chiuso di una concezione corporativa della categoria forense, per trasformarla in un soggetto politico, in un interlocutore necessario della classe politica e del potere.
Per raggiungere l’obiettivo i tempi, i modi, i mezzi devono radicalmente mutare.
I procedimenti di formazione delle leggi con le quali l’avvocatura è chiamata a operare vanno attentamente scrutinati fin dal nascere delle proposte di riforma, alle quali l’avvocatura deve concorrere quale necessario protagonista; l’avvocatura deve presenziare in prima linea al dibattito pubblico  sull’ordinamento e sulla giustizia avvalendosi, l’ho detto più volte, di tutti i mezzi della comunicazione: la stampa quotidiana e non solo quella specializzata, la televisione, internet ecc. ecc.. Questa presenza dell’Avvocatura è assolutamente necessaria e urgente per contrastare la campagna di discredito in atto nei nostri confronti da parte di esponenti anche autorevoli del mondo politico e della informazione. La nostra assenza, il silenzio dei nostri rappresentanti contrastano incomprensibilmente con l’assiduo attivismo di altri organismi professionali, dai Notai ai Commercialisti, sempre presenti nel dibattito perfino, quando occorre, con inserzioni a pagamento sulla stampa nazionale.
 In mancanza di questo non servono a nulla le geremiadi sulle condizioni precarie dell’avvocatura che ne danno anzi una immagine misera e irrilevante; non servono a nulla le minacce di sciopero che anzi legittimano l’accusa di contribuire alla crisi.
L’Avvocatura deve diventare, più che mai nell’attuale drammatica congiuntura del Paese, un “soggetto politico”. Con questo non voglio dire che Alpa e De Tilla debbano seguire l’esempio degli avvocati Robespierre e Danton o quello dell’avvocato Gandhi,(1)  questo no, perché le rivoluzioni sono pericolose…soprattutto per i protagonisti, ma che almeno….. organizzino dei girotondi come faceva in passato quel simpaticone di Moretti. Sto scherzando naturalmente.

Giorgio della Valle*

Avvocato del Foro di Roma


(1) Guido Alpa-Manuale di Diritto Privato – Cedam 2009 pag. 17: “Spetta ai giuristi il merito di aver promosso e governato alcuni dei più importanti rivolgimenti epocali, come la Rivoluzione francese e le Rivoluzioni italiane della fine del Settecento, e poi il Risorgimento.”

 

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